Vinyan (2008)

Pubblicato il 21 Dicembre 2021 da Veronica Baker

Non conosco nessun altro lavoro che stende in modo proprio tagliente un aspetto completamente ignoto ed allo stesso tempo così importante al centro delle nostre strutture sociali.

Veronica Baker


Vinyan (2008)

Appena Vinyan si apre, è come se si venisse assorbiti in un mondo differente.

In effetti è come essere immersi in una rappresentazione della Thailandia come una metropoli vivace ed allo stesso tempo malavitosa : i mercati affollati, i club e i bar più malfamati tinti di sgargianti luci rosse e verdi, dove il dialogo è sovrastato dalla musica ad alto volume, il labirinto di vicoli e strade secondarie.

Ed è in questo contesto che vive una coppia benestante (Jeanne e Paul) che ha perso il figlio Joshua nello tsunami di Natale del 2004.

Sei mesi dopo, sempre in Thailandia, casualmente vedono un film riguardante una raccolta di fondi per un orfanotrofio che risiede in un’area ristretta (accessibile solo con barche) legata ad una organizzazione militare che contrabbanda ragazze da “piazzare” poi nello stato confinante del Myanmar.

Jeanne nota una figura vaga in lontananza che crede essere Josh, convincendo Paul a contattare il capo dell’organizzazione militare e noleggiare una delle sue barche per un’esorbitante tariffa “una tantum”.

Vinyan
Il film raggiunge un finale estremamente enigmatico…

Portata dapprima in un’isola popolata esclusivamente da orfani maschi che lanciano palloncini di notte per allontanare gli spiriti vinici, la coppia francese viene poi ulteriormente ingannata e portata verso un’isola disabitata dove, esaurite ormai le loro risorse finanziarie, finiscono in un’altra regione di orfani maschi abbandonati.

Il film ha un finale estremamente enigmatico in cui non viene mai spiegato nulla su chi siano i bambini.

Ma alla fine della pellicola si comprende subito un concetto fondamentale.
L’amore di una madre per un figlio supererà sempre ed irrevocabilmente l’amore per il “suo” uomo.

Per lei, in effetti, non importa se il bambino “proposto”od “offerto” è il “suo” o no.
Mentre per il padre è un fattore decisivo (“It’s not him, it’s not him”).

Il marito non ha superato la prova, quindi muore.

Mentre per tutti quei bambini maschi invece che l’hanno ucciso, la prova invece sarà ancora da superare : quella di non considerare il proprio figlio una proprietà, ed invece considerare tutti i bambini dei propri figli.

Questo film, al di là della difficoltà nel comprendere il messaggio finale, è un vero capolavoro.
E non conosco nessun altro lavoro che stende in tal modo proprio tagliente un aspetto completamente ignoto e nello stesso tempo così importante al centro delle nostre strutture sociali.



BannerVeronica 1


You cannot copy content of this page