Un triste declino (che arriva da molto lontano)

Pubblicato il 5 Dicembre 2019 da Veronica Baker

Quando una società si allontana dalla bellezza, che dell’arte è una delle facce, inizia la decadenza.
Quando un individuo pensa di poter fare a meno dell’etica e della bellezza che ne è inseparabile compagna inizia la morte vera, quella spirituale.

Franco Battiato


Con questo articolo chiudo definitivamente il capitolo delle mie “esperienze” in un ambiente che – come ho già affermato più volte – a mio avviso è diventato talmente malsano che ritengo sia meglio per chiunque mantenersene alla larga.

Ovviamente – e ci mancherebbe altro – questa è esclusivamente la mia opinione personale.


Un triste declino
Addirittura criticare sprezzantemente i più forti giocatori del passato…

A quanto pare, fra gli scacchisti le maggiori preoccupazioni sono :

Doping informatico e cheating in generale
Paura di perdere contro un giocatore dall’elo inferiore

Avere un rating il più alto possibile
Spartizione di premi previo accordo fra giocatori prima dell’ultimo turno
Compravendita di partite al fine di ottenere una norma

Le polemiche fioccano sterilmente.
Temi triti e ritriti.

Ma si è mai visto qualcuno proporre qualche cosa di concreto ?
No.
Quindi significa che alla maggioranza va bene così.

Naturalmente non esiste una panacea per tutti questi mali.
Ma il primo esempio di lealtà e correttezza sportiva dovrebbe venire dai giocatori di punta e dagli istruttori.

Ma sono proprio queste due categorie a brillare spesso per la scarsa eticità.
Ed a dare cattivi esempi di imitazione per le nuove generazioni.

Purtroppo sin dall’inizio non si insegna la sportività, il fair play, la correttezza.
Ma si induce una ambizione esagerata che inevitabilmente sfocia in un agonismo esagerato.

Non importa come.
Ma occorre sempre e comunque vincere.

Il fine giustifica i mezzi

Non più manovre armoniche, non più geometrie perfette.
Nè idee fantasiose, combinazioni brillanti.

Ma esclusivamente calcolo matematico.

Va molto di moda oggi dire che gli scacchi non sono poesia.
Ma solo lotta e ricerca della verità “assoluta”.

Le valutazioni della macchina sono leggi inalienabili.
E che un uomo può (anzi deve!) raggiungere la perfezione (a scacchi come in altre attività) eguagliandola nel calcolo.

I commenti ormai sono più o meno sempre di questo tenore.

Ed i risultati erano piuttosto prevedibili da immaginare.

Gente che non ha mai spinto un legnetto – quindi potenzialmente chiunque, anche chi non conosce nemmeno le regole del gioco ed il movimento dei pezzi, ma sa solo leggere la notazione algebrica – può sentenziare commenti da top-GM con supponenza e spocchiosità.
Addirittura criticare sprezzantemente i più forti giocatori del passato.

Una domanda spontanea

Che interesse potranno destare nei mass-media ?
Zero, ovviamente.

Perchè il primo che passa per la strada può atteggiarsi da campione del mondo solo perchè possiede un PC – od anche solo uno Smartphone – con Stockfish od Houdini.

Che interesse ha nel lettore medio di un qualsiasi giornale (online o cartaceo, poco cambia) la pagina degli annunci economici ?
Oppure la pagina dedicata alla variazione dei titoli azionari in borsa ?

Come la pagina degli annunci funebri.
Dove sono scritte più o meno sempre le stesse frasi, al massimo con una foto ricordo del proprio caro che si è addormentato.

Quindi cosa ci si può aspettare come percezione del movimento da parte della alla gente comune ?
Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo ora dove l’immagine è tutto, mentre i contenuti hanno valore zero.

Nulla.
Nessun ritorno di immagine, nè ovviamente di popolarità.

Un lento (ma inesorabile) declino

Un triste declino
Questi giochetti erano un vero proprio gioco d’azzardo…

Ci vuole poco a comprendere che è proprio il tipo di messaggio completamente sbagliato.
Già pensare di praticare uno “sport” dove è noto già in partenza che sarai più debole di una macchina è frustrante di per sè.

ll “woodpusher” comune infatti non vuole più ascoltare alcuna valutazione proveniente da una persona in carne ed ossa.
Anche nel caso di un GM di fama mondiale.

Inoltre gli allenatori non fanno che ricordare che occorrono tantissime ore di studio e che è tassativo iniziare in tenera infanzia.
Chiudono il cerchio gratificazioni finanziarie nulle o quasi tranne che i primissimi del mondo e nessuna possibilità di avere visibilità mediatica fuori dal proprio ambiente.

Con queste basi chiunque capirebbe che semplicemente non c’è speranza alcuna di aumentare il numero dei proseliti.

E soprattutto perchè mai si dovrebbe dedicare così tanto tempo alla pratica agonistica di un gioco ormai ridotto solo ad un calcolo numerico/spaziale, per di più completamente astratto ed avulso da qualsiasi aspetto pratico della vita reale ?
Quali potrebbero essere i motivi per spingere un neofita ad avvicinarsi ad un gioco come questo ?

In passato gli scacchi erano considerati contemporaneamente sia uno sport che arte.
Questo è stato uno dei cardini della scuola sovietica che in passato ha prodotto centinaia e centinaia di magnifici giocatori.
Ma oggi è diverso.

Un altro esempio della degenerazione attuale

Le nuove generazioni – ma anche molti degli storici frequentatori di tornei che ancora bazzicano l’ambiente – nella grande maggioranza dei casi non sono per nulla interessate al fattore estetico degli scacchi.

Ma esclusivamente al risultato finale.
Da ottenere in qualsiasi modo, corretto o scorretto che sia.

Non sono interessati alla bellezza del gioco.
Ma a tirare pugni sull’orologio e nulla più.

Preferendo in molti casi di provare a vincere solamente andando avanti ed indietro con i pezzi senza fare nulla aspettando la caduta della “bandierina”.
Oggi il fatidico 0.00 dell’orologio digitale, che permette speculazioni sul limite dei centesimi.

Un tempo con gli orologi Garde (o peggio con i BHB con la bandierina piccola) non era possibile capire quanto fosse il tempo effettivo che mancava.
E quindi questi giochetti erano un vero proprio gioco d’azzardo.

Oggi invece si assiste a partite fra GM – anche di alto livello – dove l’unico fattore che spesso è presente in una posizione è la mera speculazione sul tempo.

Le speculazioni sullo Zeitnot ovviamente ci sono sempre state ed hanno da sempre fatto parte del gioco.

Ma al di là dell’etica scacchistica, i Maestri di un tempo (non a caso con la M maiuscola) nella stragrande maggioranza di queste situazioni si sarebbero accontentati di un pari piuttosto che muovere a casaccio su e giù i pezzi sulla scacchiera in posizione strapatta.

In questo modo – e con la diffusione del gioco in rete quest’aspetto si è allargato in modo inesorabile – il gioco è viavia degenerato in un qualche cosa che non si può certo più chiamare né sport (quantomeno non nella accezione più popolare del termine, mentre se si mette in conto l’aspetto puramente agonistico è ben altra cosa e chi ha giocato agonisticamente anche un solo torneo lo sa molto bene) né tantomeno arte.

Concetti come creatività e fantasia sono andati viavia scemando

La causa ?
La crescente forza dei programmi per PC – che come si sa si basano esclusivamente sulla velocità di calcolo delle posizioni, sull’enorme libro di apertura implementato in precedenza e sulla tablabases in finale – sicuramente ha influito pesantemente.

E l’effetto ?
Nell’ambiente sono rimasti (ovviamente tranne i pochi professionisti di altissimo livello) solo coloro che hanno dedicato in passato talmente troppo tempo dietro al gioco che hanno trascurato ogni altro tipo di rapporto o di attività sociale.
Oppure che nel frattempo non hanno appreso alcuna altra professione ed in qualche modo devono pur campare.

O che semplicemente non dispongono di un’altra vera alternativa nella vita.
Anche se ad una domanda specifica risponderebbero che il motivo è la passione per l'(ex) Nobil Giuoco.

I primi che negli anni ’90 si sono resi conto di questo sono stati Bronstein e Fischer.
Due colossi della scacchiera che hanno sempre avuto il massimo rispetto per il gioco.
E che soprattutto hanno sempre visto gli scacchi prima arte e poi sport.

Infatti per poter provare a risolvere questo genere di problemi avevano inventato le cadenze ad incremento (prima Bronstein e poi Fischer) e la disposizione random dei pezzi in apertura (la 960 o Fischer random).

Ma con l’andare del tempo, anziché procedere in questa direzione, si è preferito dare la priorità alla lotta al cheating (pur essendo ovviamente importante vista la crescente diffusione di potentissimi mezzi di analisi informatica e di trasmissione) che invece è solo un problema collaterale.

I bari in qualunque ambiente ci sono e ci saranno sempre.
Soprattutto se i giocatori sono “educati” sin dall’inizio al raggiungimento del risultato con ogni mezzo piuttosto che cercare di vincere sulla scacchiera con il bel gioco.

Non è certo una questione di finanziamenti che mancano

Sento spesso dire che la crisi economica e la mancanza di fondi nei tornei distolgano l’interesse di molti potenziali appassionati al gioco.
Ma nella vecchia URSS la stragrande maggioranza degli agonisti (dall’amatore a molti fortissimi giocatori che ai tempi non hanno mai varcato la cortina di ferro) non guadagnavano nulla dal gioco.

Tranne i pochissimi di vertice.
Che comunque in ogni caso avevano soddisfazioni finanziarie assai misere.
Tranne il prestigio di avere giocato una bella partita.



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