Un popolo di serie B

Pubblicato il 20 Marzo 2021 da Veronica Baker

In Italia il valore degli incarichi non corrisponde sempre alla realtà.
Molto spesso il piantone conta più del colonnello, l’usciere ne sa più del ministro, il segretario può quello che il cardinale non osa, e così via.

Nelle piazze e nei salotti la conoscenza di questo ‘annuario segreto’ delle potenze, forma uno dei punti indispensabili per poter fare carriera. Rivolgersi al principale senza passare per la succursale, è uno dei più comuni errori di tutti i novizi della vita italiana.

Giuseppe Prezzolini


Un popolo di serie B
Ci considerano – ed a ragione – di serie B….

Siamo una barzelletta.

Basta leggere un nostro giornale
O guardare un nostro telegiornale.

Spiace dirlo da italiana.
Ma lo penso per davvero.

L’eticità, il rispetto per l’altrui persona, i diritti sociali, ma soprattutto lo spirito critico che esistono nella maggioranza degli altri paesi noi ce li scorderemo sempre.
Ci considerano – ed a ragione – di serie B.

Questa profonda crisi – certamente acuita dai recenti fatti – è in realtà dovuta soprattutto al tessuto sociale di raccomandazioni e non meritocratico che ha fatto dell’Italia un paese di baristi, albergatori e raccomandati di ogni genere.

Dove le persone valide ed oneste spesso devono scappare perchè sono sempre e comunque chiuse dai soliti noti.
Unita ad una mentalità chiusa e bigotta che non permette alle individualità di emergere.

Dare le colpe esclusivamente ai politici (in ogni caso da prendere a calci nel sedere dal primo all’ultimo) è semplicemente riduttivo.
Perchè sono sempre lo specchio del paese intero.

Si dovrebbe innanzitutto pensare a migliorare noi stessi.
Non chiedere sempre e solo aiuto agli altri.

Ma procedere tutti insieme con sacrifici e collaborare.

Non essere l’uno contro l’altro invidiosi del vicino.
Solidali a parole.
Ma poi campanilisti all’eccesso.

Non succederà mai.
Ecco il perchè noi italiani saremo sempre considerati un popolo di serie B.
Degni di essere schiavizzati senza pietà dai popoli “virtuosi”.



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