Un ambiente malsano

Pubblicato il 23 Aprile 2019 da Veronica Baker

Per uno scacchista è ovvio sostenere che essere portati per gli scacchi implichi grande intelligenza, se non genialità, ma purtroppo abbiamo pochi elementi a sostegno di questa teoria.

Garry Kasparov


Come già detto in precedenza, un ambiente che purtroppo non cambierà mai.


18 Agosto, 2009


Un
Perché è tutto un circolo vizioso…

La situazione è decisamente peggiore per quanto riguarda i tornei.
Qua è possibile facilmente capire il perché alla lunga la gente si stufa.

E non di rado anche i giocatori migliori e più promettenti dopo alcuni anni smettono.

Perché è tutto un circolo vizioso.
Che ben pochi hanno il coraggio di denunciare.

Se gli scacchi venissero insegnati e giocati in modo sportivo, come un fatto culturale, come un bellissimo gioco del quale valorizzare gli aspetti creativi, educativi, estetici, allora non avremmo tanti frustrati che ammorbano l’ambiente.

Non avremmo ad esempio dei genitori che costringono – nell’indifferenza dei dirigenti federali – dei ragazzini di 8-10 anni con un po’ di talento a giocare un torneo dopo l’altro come trottole, nella speranza di farne dei grandi maestri.

Ed invece ne fanno dei nevrotici infelici, rovinando loro l’età più bella.

Non avremmo dei “talponi” ammuffiti che anche in vacanza passano la mattina chiusi nella loro stanza in una località turistica, a preparare la partita del pomeriggio (anche negli open).

Anziché fare un po’ di attività fisica e godere delle bellezze naturali e culturali della località in cui si gioca.

Un ambiente malsano

Non avremmo degli squilibrati che magari per alcuni anni giocano come pazzi, un torneo dopo l’altro, nella speranza di ottenere le norme necessarie per un titolo internazionale.
E poi non riuscendovi smettono per sempre di giocare nei tornei.

Non avremmo gli atteggiamenti ignoranti e snobistici di quanti – troppi – identificano il valore dei giocatori sulla sola base del punteggio Elo.
Dimenticando che l’Elo è solo un sistema di valutazione sportiva e relativa, di medio-lungo periodo.
Che però nulla può dire sulle possibilità di un giocatore in una singola partita.
Né delle risorse di idee, conoscenze, intuizioni di quel giocatore.



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