Titoli di coda

Pubblicato il 11 Aprile 2021 da Veronica Baker

È accaduto così in tutte le epoche del mondo che alcuni hanno lavorato e altri hanno, senza lavoro, goduto di una gran parte dei frutti.
Questo è sbagliato, e non deve continuare.

Abraham Lincoln


Tutto quello che stiamo vedendo oggi con i nostri occhi non sono altro che i titoli di coda di un processo iniziato anni fa ed a cui nessuno ha voluto mai veramente opporsi.

La meritocrazia è andata via via scomparendo, stabilizzando una vera e propria casta.
Che non solo si è radicata, ma ha preso completamente il sopravvento in tutti i settori, ormai dominati esclusivamente da vere e proprie lobbies di potere.

Ormai è impossibile uscirne fuori.
Con la crisi finanziaria del 2008 si era avuta l’occasione di estromettere tutta una classe dirigenziale che aveva combinato esclusivamente disastri.

Ma non solo non si è intervenuti alla radice del problema (come si poteva e si doveva fare) eliminando o quantomeno riducendo il potere delle lobbies.

Invece è stato addirittura permesso di aumentarlo.
Ci meritiamo davvero (come civiltà) un periodo buio.


April 7, 2010


Titoli di coda
Concedendo loro molte libertà…

La globalizzazione delle multinazionali è una catastrofe naturale di fronte alla quale governi e società sono oramai impotenti.
Essendo un processo a mio modo di vedere oramai irreversibile.

I ricchi Paesi industrializzati hanno ceduto molto, troppo presto alla pressione dei grandi gruppi.
Concedendo loro molte libertà.
Che questo danneggi o meno la nostra società e il nostro pianeta, non ha importanza.

I grandi gruppi e le cosiddette elite hanno abusato ed abusano della globalizzazione per i propri interessi.
E si arricchiscono ulteriormente per mezzo di sfruttamento, guerre, danni all’ambiente, speculazioni finanziarie.
Non a caso, in tempi non sospetti definii la globalizzazione come il cigno nero dell’economia mondiale.

Quali sono le ragioni di questa crisi che appare sempre più profonda e marcata nel tempo ?
Personalmente mi sento di sposare le seguenti due tesi :

L’accordo WTO del 2001 è stato assolutamente deleterio per l’Occidente. Aprire i mercati alla Cina, all’India ed al resto dell’Asia senza nessuna corrispondente contropartita da parte di questi paesi ha causato un aumento mostruoso del deficit estero cumulato (in particolare in USA, Australia, Europa Occidentale, Inghilterra)
La “delocalizzazione”. Spostare fabbriche e società di servizi negli stessi paesi, in particolare banche, società informatiche e call-center

Queste due “idee” all’apparenza geniali (si tagliano i costi alla produzione e si migliorano i bilanci delle aziende) sono in realtà alla fine deleterie.

La lenta agonia della economia occidentale

Tutti i mass-media più importanti fanno a gara a ripetere che “fa bene anche a noi l’apertura al mercato mondiale”.
Ma invece non è affatto vero !

La globalizzazione porta al miglioramento della situazione del paese meno ricco a spese del paese che precedentemente era più avanzato.
Notare inoltre che in un ciclo economico di questo tipo, il declino dei paesi globalizzati sarà a partire da un certo punto molto più veloce e repentino dei paesi globalizzanti.

Lasciare che progressivamente tutto quello che acquistiamo all’ipermercato venga prodotto in Cina o India e spostare pian piano le nostre fabbriche e servizi in Asia (o Messico per gli USA) è la ricetta per l’autodistruzione.
La crisi finanziaria è stata solo un modo per nascondere la realtà della svuotamento dell’economia europea ed americana.

Passando all’Italia (ma il ragionamento si potrebbe estendere a tutto l’Occidente), si può tranquillamente notare che sul lungo periodo la nostra economia è destinata – se non cambieranno le cose – ad un declino irreversibile :

Pressione fiscale al 50% (teorico, come vedremo).
Cinque milioni di famiglie hanno mutui per la casa. Pignoramenti in aumento costante.

Assegni protestati. Un trend in continuo e costante aumento
Si moltiplicano dati che indicano consumi zero o negativi (basta andare agli ipermercati). Gli sconti (in particolare sui generi alimentari) sono sempre più frequenti.

Le persone che lavorano (considerando i cassa-integrati) sono circa 22 milioni su 58 milioni di italiani. Un dato che mostra come la pressione fiscale su chi effettivamente lavora non è il 50% ma ben più alta, dato che nel calcolo della pressione fiscale al denominatore si utilizza il PIL, che include l’intera popolazione, dagli infanti ai novantenni, ai disoccupati a chi lavora in nero

Il 50% è solamente la media.
Chiunque abbia un reddito da lavoro tutto o quasi visibile e fatturabile paga sul 65-70% del reddito che produce in tasse.
Incidono infatti tutte le tasse “indirette” sul consumo.

Questo è assolutamente demenziale.
Per tirare avanti la massa dei lavoratori si indebita.
I consumi si fermano.
E con loro l’economia.
Simultaneamente invece il debito dello stato italiano continua a salire.

Titoli di coda

Di conseguenza in Italia è diventato impossibile stimolare l’economia.
Lo stato infatti si mangia la maggioranza del reddito nazionale e spreca gran parte di queste risorse.

L’unica che potrebbe essere stimolata è quella privata.
Quella statale segue leggi che non sono economiche.

Ma quando l’economia è più del 50% statale si ferma e comincia ad accumulare debiti.

L’unica soluzione sarebbe esportare molto.
Ma con l’€ (non è possibile fare periodicamente delle svalutazioni “competitive”) e la concorrenza cinese sta diventando per noi molto difficile.

In Europa – e negli USA – abbiamo tagliato i tassi di interesse più o meno a zero per “stimolare” con la politica monetaria qualcosa che andrebbe fatto con quella fiscale.
Tagliare la spesa pubblica e le tasse.
Cosa però di fatto impossibile qua da noi.

In Cina la pressione fiscale è inferiore al 25% del PIL (ovviamente con dati sono completamente taroccati ed un costo del lavoro da fame).
In Russia – ed in generale nei paesi dell’Est Europa – è davvero molto bassa.
Idem in Asia, dove solitamente è inferiore il 30%.

Questo è il loro vero ingrediente di successo economico.

Mentre in Occidente, dove tutti gli stati sovrani hanno deciso una politica di stimolo monetario e non di taglio delle spese, arrivati al punto attuale (deficit fuori controllo) non potranno fare altro che stampare moneta per tappare buchi che saranno sempre più ampi fino ad arrivare un giorno ad un punto di non ritorno.

Ed il welfare ?

La vedo sempre più nera, al di là delle chiacchiere di propaganda.
Come faranno in uno scenario del genere a continuare a garantire servizi essenziali quando i fondi saranno terminati ?

Purtroppo il problema è che manca un pensiero economico-politico organico e ben strutturato.
E’ ridicolo che la denuncia dei problemi della globalizzazione si fondi su gruppi di svitati scassa-vetrine come i no-global “popolo di Seattle”.
E la loro “bibbia” sia un libretto qualunque da due soldi come “No logo” di Naomi Klein.

Mentre i media non fanno che disinformare.

Una nuova politica mondiale, promossa dai Paesi occidentali, dovrebbe basarsi su due semplici obiettivi :

Promuovere un welfare efficiente, tagliando gli sprechi incredibili che esistono
Togliere potere alle lobbies mondiali, per una distribuzione delle risorse più equa (ma senza ridicole e pericolose velleità comuniste come nel secolo scorso)

Invece si va inesorabilmente verso la direzione opposta.
Che garantirà un finale molto triste.

Titoli di coda
Sono mille gli sprechi dello Stato italiano…

E’ incredibile ad esempio che in Italia ci siano sprechi pazzeschi.
Gente assunta in comuni e regioni per fare gli stessi lavori di altri.
Puro clientelismo dopo le elezioni.
Impiegati statali a cui ancora lo Stato e le regioni danno gratis abitazioni di servizio.
Per non parlare degli orari ridicoli e della difesa “corporativa” verso fannulloni ed emeriti incapaci.

Per non dire poi delle risorse dilapidate in stipendi d’oro ai manager statali.
Ma sono mille gli sprechi dello Stato italiano.
E purtroppo manca assolutamente la volontà politica di metterci davvero mano.

Anche perché poi ti trovi contro il sindacato, i giornali, le tv, i fancazzisti di ogni risma.
Ma un bel giorno saranno inevitabili rivolte tra generazioni e categorie.

Quando uno Stato arriva al 70% ed oltre di pressione fiscale, vuol dire che assomiglia alla vecchia Unione Sovietica.

E viene meno ogni stimolo a fare impresa.

Quanto togliere potere alle multinazionali e alle lobbies

Anche qui non resta che scegliere.
E’ forse possibile continuare a vedere che un numero ristrettissimo di persone divengono sempre più ricche a discapito di tutto il resto della popolazione ?

Se la gente cominciasse ad opporsi ed indignarsi al fatto che ad esempio (nomi presi assolutamente a caso fra le diverse multinazionali mondiali) la Nestlè, la Procter & Gamble, la Shell hanno fatturati superiori a quelli di interi stati, sarebbe già un buon inizio.

Infine sulla globalizzazione.
Anche qui la disinformazione regna sovrana.

Quando un italiano compra una merce cinese, ad esempio un paio di scarpe, è facile sentire l’obiezione :

“Ma scusa, cosa dovrei comprare, se non arrivo a fine mese ? Me li dai tu i soldi ?”

Eppure quello che non arriva a fine mese non si rende conto che lui non arriva a fine mese anche perché compra scarpe cinesi.
Perché così facendo distrugge il lavoro dei calzaturifici indigeni e sta dando lavoro ai cinesi, che ringraziano sentitamente (ed ingrassano sulla nostra rovina).

C’è poi un discorso più importante da fare su alcuni paesi.

globalizzazione1
In pratica dice sì ad una dittatura spietata…

Se uno compra merce dalla Cina, non compra solo una merce.
Ma implicitamente dice sì ad un sistema disumano in cui la gente deve lavorare fino a 12-14 ore al giorno in condizioni di schiavitù.

Dove non esiste alcuna tutela sindacale di chi lavora.
E chi protesta viene incarcerato e non di rado ammazzato.

In pratica dice sì ad una dittatura spietata.

Ecco perché ad esempio in Germania un consumatore su quattro boicotta apertamente i prodotti cinesi.
E lo fa perché ha capito cosa succede alla nostra economia a comprare da certi paesi.

In Italia nessuno ne parla perché sono ipocriti.
Soprattutto i “buonisti” di sinistra.

Qualcuno dice che non si può tornare all’autarchia.

All’autarchia no.
Però nemmeno si può globalizzare lo sfruttamento ed il sistema dittatoriale cinese.



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