The act of killing (2012)

Pubblicato il 28 Novembre 2021 da Veronica Baker

La CIA ha sempre negato il coinvolgimento attivo nelle uccisioni.
Ma successivamente è stato rivelato che il governo americano ha fornito ampie liste di comunisti agli squadroni della morte indonesiani.

Veronica Baker


The act of killing

Anwar Congo ed i suoi amici si sono fatti strada inizialmente come ballerini di strada, torcendo le braccia, imitando scene di gangster da film noir e galoppando attraverso le praterie come cowboy.

I media indonesiani li hanno ripetutamente celebrati ed osannati in televisione, ma lui ed i suoi amici non sono altro che degli assassini.

Mezzo secolo fa in Indonesia si consumava una delle grandi stragi della storia.
A partire dall’ottobre del 1965, i militari indonesiani, con il sostegno attivo e diretto degli Stati Uniti massacrarono circa un milione di indonesiani : in maggioranza normali lavoratori dipendenti, sindacalisti, “comunisti”.

La CIA ha sempre negato il coinvolgimento attivo nelle uccisioni.
Ma successivamente è stato rivelato che il governo americano ha fornito ampie liste di comunisti agli squadroni della morte indonesiani.

Gli autori del massacro sono ancora al governo ancora oggi.

In un’intervista con Maurice Herzog a Berlino il regista Joshua Oppenheimer ha affermato :

“E’ stato come se, dopo mezzo secolo dagli stermini compiuti dai nazisti, fossi ritornato in Germania ed avessi trovato gli stessi assassini ancora saldamente al governo” .

Un film non facile da digerire, ma che sicuramente mostra una magistrale ed agghiacciante testimonianza sulla “banalità del male”.


The act of killing


Quando il governo dell’Indonesia è stato rovesciato con un colpo di stato dai militari nel 1965, Anwar e i suoi amici sono stati “promossi” da piccoli gangster che vendevano biglietti del cinema al mercato nero a leader dei cosiddetti squadroni della morte, aiutando l’esercito ad uccidere più di un milione di presunti “comunisti”, etnie di origine cinese (con una vera e propria “pulizia”) ed intellettuali.

Il tutto in meno di un anno.
Come boia del più noto squadrone della morte della sua città, lo stesso Anwar Congo ha ucciso centinaia di persone con le sue stesse mani.

Anwar è stato venerato fino al suo decesso (avvenuto nel 2019) essendo stato il padre fondatore di un’organizzazione paramilitare di estrema destra cresciuta alle spalle di questo squadrone della morte.

Un’organizzazione così potente che oggi i suoi leader non solo sono diventati ministri del governo indonesiano, ma soprattutto sono felici di vantarsi di tutte le loro malefatte da loro compiute : corruzione, brogli elettorali, fino ad arrivare ai genocidi del “passato”.

The Act of Killing è una pellicola che parla di assassini che sono saliti al potere, e del tipo di società che hanno costruito.

A differenza dei nazisti o di altri “famosi” autori di genocidi (come ad esempio negli anni ’90 in Ruanda), Anwar ed i suoi “compagni” non sono mai stati costretti dalla storia ad ammettere di aver partecipato a dei veri e propri crimini contro l’umanità.

Invece hanno riscritto la loro storia in modo trionfale, diventando modelli di ruolo per milioni di giovani paramilitari indonesiani.

The Act of Killing è un viaggio nei ricordi e nell’immaginazione di coloro che perpetrato questi orribili delitti, offrendo una visione reale di come funziona la mente di questi psicopatici che progettano questi genocidi di massa, aiutando a comprendere come “pensano” delle menti completamente malate.

E The Act of Killing  è anche una visione da incubo di una spaventosamente banale cultura dell’impunità, in cui degli assassini possono addirittura ridere e scherzare sui crimini contro l’umanità da loro compiuti in talk-show televisivi, celebrando un vero e proprio disastro morale con la facilità e la grazia di un numero di danza in stile Michael Jackson.

D’altra parte Anwar Congo ed i suoi amici all’inizio passavano tutto il loro tempo all’interno delle sale cinematografiche ritenendosi dei veri e propri “gangster del cinema”.

Non solo controllavano il mercato nero di biglietti, ma soprattutto i cinema stessi erano usati come come base operativa per organizzare i crimini più gravi.

Proprio per questo motivo l’esercito indonesiano li reclutò nel 1965 per formare i cosiddetti “squadroni della morte” : possedevano una comprovata capacità di violenza, ed inoltre odiavano i comunisti perchè per anni avevano boicottato i film americani, i più popolari (e redditizi) nelle sale cinematografiche da loro controllate.

Anwar ed i suoi amici erano infatti dei fan devoti di James Dean, John Wayne e Victor Mature, modellando in modo esplicito loro stessi ed i loro metodi di omicidio sui loro idoli di Hollywood.
Ed uscendo dall’ultimo spettacolo di mezzanotte, si sentivano “proprio come gangster usciti dallo schermo”.

In questo stato d’animo “inebriante”, attraversavano il viale fino al loro “ufficio” ed uccidevano la loro quota notturna di prigionieri.

Prendendo in prestito la sua tecnica dai film di mafia, Anwar preferiva strangolare le sue vittime con un filo di acciaio “per evitare un eccessivo spargimento di sangue”.

The act of killing
Una pellicola per capire come l’essere umano sia in grado di trovare delle giustificazioni anche davanti alla tortura ed a brutali omicidi…

In The Act of Killing, Anwar e i suoi amici accettano di raccontare come avvenivano i loro omicidi.

Ma la loro idea di essere dei protagonisti di un film non è stata certo quella di fornire una testimonianza, ma semplicemente recitare come nei film che amavano di più quando facevano i bagarini al cinema.

Anwar ed i suoi amici hanno in questo modo sviluppato le scene come in una fiction sulla loro esperienza omicida, adattata ai loro generi cinematografici preferiti : gangster, western, musical.

Sono stati loro infatti a scrivere le sceneggiature, recitare se stessi, ed interpretare pure le loro vittime.

Ma con il passare dei minuti la finzione cinematografica con il tempo diventerà sempre più drammatica, ed il set cinematografico diventa sempre più “caldo”.

Alcuni degli amici di Anwar iniziano a capire che “forse” gli omicidi erano “sbagliati”.
Altri invece si preoccupano delle conseguenze future sulla loro immagine pubblica.

I membri più giovani del movimento paramilitare invece sostengono che i veterani dovrebbero addirittura “vantarsi” dell’orrore dei massacri, perché è proprio grazie a questi genocidi che loro sono al governo del paese.

Le opinioni iniziano a divergere, e l’atmosfera sul set alla fine diventa molto tesa.
Anwar Congo ed i suoi “amici” in veste di attori inizieranno a vacillare.

Più drammaticamente, il processo di ripresa catalizzerà un inaspettato viaggio emotivo per Anwar, che passerà dall’arroganza al rimpianto per ciò che ha compiuto da giovane, mentre affronta, per la prima volta nella sua vita, le piene implicazioni di ciò che ha compiuto.




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