Tertium non datur

Pubblicato il 18 Aprile 2021 da Veronica Baker

Tertium non datur.

Aristotele


Un’esposizione sintetica – ma allo stesso tempo chiara – della società moderna e di chi davvero comanda oggi da parte di un vero gentlemen che purtroppo ci ha lasciato alcuni anni fa.

I comunisti li aveva conosciuti bene.
E le loro malefatte le aveva subite proprio sulla sua pelle…


“Si tratta, in breve, della ripartizione delle società fra tre sistemi : la capitalista, la feudale e la socialista.
E quando io gli esposi che è così che me lo insegnarono al ginnasio ungherese, egli obiettò : no caro Stefano, le categorie sono solo due.
O sono capitaliste, o sono socialiste.

Tertium non datur

Tertium non datur
Tertium non datur…

Quando io gli chiesi dove inseriva quel sistema storicamente esistito che tutti chiamiamo feudale, egli mi disse : è la forma più avanzata del sistema socialista.

E mi spiegò : ogni società è governata da una elite.
Una elite che governa mettendo in primo piano ciò che considera i propri interessi primari.

È la differenza che vi è fra interessi primari delle due società che ne determina la natura.
Nella società capitalista l’interesse di accumulare soldi da trasmettere al momento del trapasso prevale su tutto il resto.

Ed è qui che casca l’asino.

Un imprenditore abile, un finanziere con o senza scrupoli ma competente, persino un politico – questo sì senza scrupoli – può accumulare e lasciare ciò che aveva accumulato alla sua prole.

Ma chi vi dice che questa prole sarà altrettanto abile, competente o magari senza scrupoli ?
I soldi sono volatili, e sono tanti figli di papà che sono caduti in disgrazia e miseria.
È il principale disappunto che il capitalista può muovere al sistema.

Dall’altra parte nemmeno è tutto un letto di rose.
Perché se è vero che i figli elitari hanno istruzione superiore e posto nella società adeguato assicurato, è vero che tutto sembra perpetuarsi in eterno.

I figli prendono la posizione dei figli, e così avanti senza fine.
A nessuno extra-elitario viene in mente di soffiare la posizione di un figlio del figlio di un elitario.
Per almeno due motivi.

Il primo è che gli manca la preparazione per svolgere un lavoro di responsabilità.
Il secondo motivo è la struttura autoritaria implicita nelle società socialiste che esercitano un controllo non solo comportamentale, ma anche psico-politico dell’individuo.

Si comincia prestissimo, già nella scuola elementare.
Ricordo che sin dall’età di 10-11 anni avevo come guida un giovane della Federazione della gioventù lavoratrice (DISZ) che aveva il compito di indottrinarci, noi pionieri.

Indottrinato anche lui, sapeva come fare.
Un mio caro amico compagno di classe, il cui padre era un ricco commerciante all’ingrosso di legname prima che il regime gli togliesse l’azienda, viene un giorno a scuola e, a nostra incredula sorpresa, ci attacca bottone e con allegra aggressività ci scaglia in faccia la frase : “Sai ? Io sono comunista. E tu ?”

E così con tutti noi, che avevamo genitori cui fu tolto il qualcosa definibile come mezzi di produzione, imprese, negozi.
Fu necessario l’intervento, suppongo un po’ manesco, del padre per calmare il suo esuberante entusiasmo.

Più avanti, quando si trattava di proseguire gli studi, fui rifiutato all’ammissione universitaria, evidentemente in base alle informazioni e giudizio trasmesse dal Professore che era anche Segretario del Partito della scuola.

Oggi è difficile identificare una società di tipo socialista con una feudale.
Mancano, per cominciare, i latifondi.

Distrutti, svaniti nella nebbia della storia.
In realtà nulla prova che società multinazionali, con un patrimonio immenso sotto il controllo di poche persone, spesso di uno solo, non sia in realtà un latifondista.

E nulla ci dice che sia più facile o più difficile far sparire un latifondo, piuttosto che il controllo di una Apple o Microsoft, di una Coca Cola o di una Fiat o qualcosa di simile.

Siamo in una società in cui i ricchi diventano sempre più ricchi, il divario fra ricchi e poveri è in costante aumento, ed i ricchi si mettono in tasca sempre più le chiavi del potere.

Il più delle volte, se non sempre, restano nell’ombra, ma solo perché quelli che vediamo alla luce non sono che marionette facilmente manovrabili.
Se vogliamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che un monarca che vedono tutti è, se non altro, più onesto e, forse, anche più socialista.1


Note



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