Super superman

Pubblicato il 1 Maggio 2019 da Veronica Baker

“Lei ha mai conosciuto i campioni ?”
“Ho studiato le loro partite a tavolino” mi rispose.
“Ho rifatto le loro mosse di apertura, ho spiato le combinazioni nel loro nascere”.
“E non si può ripeterle ?” gli chiesi.
“Sì” mi rispose.
“Ma è l’altro che non le ripete”.

Giuseppe Pontiggia


Super superman
Nei suoi libri parla spesso del gioco…

Per tornare (per l’ultima volta) al discorso della comunicazione negli scacchi, mi è venuto in mente un altro esempio di cattiva comunicazione.

Riguarda il famoso scrittore Giuseppe Pontiggia.

Pontiggia era – come molti sanno – un appassionato scacchista.
Infatti nei suoi libri parla spesso del gioco.

Tuttavia abbandonò subito il gioco agonistico.
Il perchè lo spiegò in uno dei suoi libri più famosi : “Il giardino delle Esperidi“.

Pontiggia racconta che da ragazzo era più bravo dei suoi amici.

Ed aveva battuto alla cieca un cugino.

Allora prese appuntamento col maestro Giovanni Ferrantes – che all’epoca dirigeva l’Italia Scacchistica – e gli chiese come diventare un campione.

Ferrantes gli disse che occorreva studiare molte ore al giorno.

Mentre stava parlando, Pontiggia vide il titolo di un libro della sua biblioteca : “Strategia degli avamposti” di Esteban Canal.
Forse lo ritenne troppo complesso, e si convinse che l’obiettivo era troppo difficile.

Super superman

Allora – scrive Pontiggia :

“…confusamente capii che la mia battaglia con gli scacchi era perduta.”

Boh!
Non l’ho mai capita questa cosa.

Ma come ?
Pontiggia era entusiasta.
Ma poi gli bastò un’occhiata ad un libro di scacchi, e la conversazione con un maestro per demoralizzarsi ?

Non voglio accusare Ferrantes – ci mancherebbe – che ha fatto moltissimo per gli scacchi.
Però forse era il caso di dire al povero Pontiggia :

“Ragazzo, ma chi te lo fa fare di volere diventare per forza un campione ?
Cerca di giocare e divertirti, gli scacchi sono belli a qualunque livello.

Poi, se avrai passione e costanza, vedrai che probabilmente i risultati verranno.
Se no non importa, non è mica necessario diventare campioni per divertirsi giocando a scacchi.”

Ecco, ho un po’ la sensazione che ancora una volta la mentalità elitaria dell’ambiente scacchistico, che forse negli anni ’50 era ancora più forte di oggi, avesse fatto un’altra vittima.

Anzichè convincerlo a giocare a scacchi per divertirsi, che è la cosa migliore, la conversazione con Ferrantes spinse Pontiggia a lasciarli per sempre.
E Pontiggia non giocò mai agonisticamente.

Ecco cosa volevo dire quando scrivevo che gli scacchisti non conoscono il marketing e la comunicazione.
Non sanno vendere il loro “prodotto”.
E chissà quante altre volte è successo…



BannerVeronica 1


You cannot copy content of this page