Sul problema della parità di genere

Pubblicato il 23 Gennaio 2019 da Veronica Baker

Sa che penso ?
Che la chiesa cattolica stia registrando oggi il suo più grande trionfo : l’uomo odia finalmente la donna.

Leonardo Sciascia – A ciascuno il Suo”


Aprile 28, 2014


Sul problema della parità di genere

Da anni sento ripetere che le donne non hanno gli stessi diritti dell’uomo.
E questo è (purtroppo) vero.
Sento poi dire che le donne sono considerate “inferiori” e spesso il nascere uomo ha dei privilegi.
Questo invece è (invece) falso.

Mi spiego.
La donna ha una posizione di inferiorità se si assumono come parametri positivi alcuni modelli maschili stereotipati.

In questi casi sì, la donna è in netto svantaggio rispetto all’uomo, e lo è ancora in molte zone del pianeta.

Sul problema della parità di genere
Se una persona è veramente alla pari, non c’è ragione di ribadirlo con una legge…

Pensiamo alla storia italiana.
Il diritto di voto alle donne è stato dato solo nel 1946, cioè pochissimo tempo fa.
Fino al 1975 il marito era il capo della famiglia e la donna era tenuta a seguirlo.

Con il codice del 1865 in vigore fino al 1943 il marito poteva picchiare la moglie purchè non provocasse ferite con sangue, oppure il cosiddetto “delitto d’onore” abolito solo nel 1981.

Si tratta di norme che fortunatamente sono scomparse, ma solo da un tempo relativamente breve.
Segno che i tempi in cui ci sarà una vera parità di diritti sono ancora lontani a venire.

Che la parità sia una chimera lontana lo dimostrano le leggi sulla “quote rosa” (o tutti i discorsi sulla cosiddetta “parita di genere”) che in realtà mortificano quel principio di parità che vorrebbero tutelare.

Perchè se una persona è veramente alla pari, non c’è ragione di ribadirlo con una legge.
Se un concetto viene ribadito dalla legge, semplicemente vuol dire che non è acquisito dalla maggioranza della popolazione.

E dividendo il mondo in donne e uomini ci si dimentica che ogni essere umano è una persona e non una categoria maschile o femminile (od “altro”, come oggi talvolta si legge).

Molti uomini, per carattere o per educazione, non vogliono adeguarsi ai parametri della società maschilista che li vorrebbe di successo, privi di emozioni, e grandi playboy.
E la società maschilista costringe gli uomini che non rientrano in questi parametri ad adeguarsi.

Inoltre la donna dalla sua situazione di (presunta) “inferiorità” non ha solo svantaggi.

Ne hanno sicuramente le donne che vogliono arrivare all’apice della carriera e che non ci riescono spesso perchè chiuse da una finta meritocrazia in ambienti di lavoro particolarmente sessisti.
Ma non quelle che invece non vogliono lavorare e vogliono farsi mantenere dal marito od amante, quelle a cui piace essere corteggiate, farsi portare fiori, e molti altri esempi.

Sul problema della parità di genere

Una società in cui i ruoli siano fissi dà esclusivamente dei vantaggi a quelle persone che in quei ruoli si riconoscono, e dà svantaggi a quelli che vorrebbero uscire da questi schemi.
E questo succede sia agli uomini che alle donne.

Quindi la società maschilista ha nuociuto e nuoce ad alcune donne, e giovato ad altre.
Ma ha nuociuto anche a molti uomini.
La donna insomma non ha avuto negli ultimi anni una posizione di svantaggio, ma semplicemente solo diversa.

Una società che riconosca davvero la parità di genere deve dare a tutti le stesse opportunità.

A questo punto si parlerebbe solo di “diversità” e non di “parità”, perchè il valore aggiunto della persona sarebbe la sua capacità di raggiungere la pace interiore, indipendentemente dalla sua condizione lavorativa, economica e sessuale.

La società maschilista non nuoce solo alla donna.
Nuoce alla libertà di tutti, uomini e donne.



StrongerthanDestiny


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