Sudamericanizzazione del Mediterraneo

Pubblicato il 1 Febbraio 2022 da Veronica Baker

Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse.
In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.

George OrwellNineteen Eighty-Four


Sudamericanizzazione del Mediterraneo

Qualcuno ha ancora dei dubbi su come finirà la vicenda Saipem ed in generale quale sarà la fine dell’Italia ?

Una delle più importanti società italiane a partecipazione statale che opera in un settore strategico come quello dell’energia, vale a dire Saipem, controllata da un’altra società di Stato, cioè Eni, sta precipitando verso il fallimento.

Prima un intervento interno che brucerà risorse dei contribuenti.
Ovviamente non andrà a buon fine.
Ed arriverà un investitore estero che si prenderà l’azienda per un piatto di lenticchie.

In fondo “il vile affarista” è sempre prevedibile visto che non si discosta dal copione che ha sempre attuato da liquidatore.

Infatti la storia si ripete sempre.
Cambiano i personaggi, ma gli attori principali sono sempre i medesimi.

Vale la pena quindi ripresentare – intergrato ulteriormente con spunti presi dal mio archivio – un post pubblicato solo un paio di mesi fa.

Cosa accadrà alle finanze pubbliche nazionali dato che il gettito fiscale del Nord sta precipitando bruscamente ?

Non è che la intenzione – nemmeno tanto malcelata – di colpire l’Italia produttiva sia proprio far collassare l’Europa attraverso il default dell’Italia (terza economia dell’UE) ?

Perchè sono state colpite in particolar modo Lombardia e Veneto, le due locomotive economiche d’Italia ?
Casualità o segnale preciso ?

A cosa serve un immenso carcere militare e sanitario che costringe la popolazione a vivere sottoposta a permanente vigilanza ?
Un laboratorio di ingegneria sociale, che comincia con la militarizzazione delle crisi, del territorio e della società ?
Oppure temono rivolte quando saranno annunciate misure altamente impopolari che toccheranno i conti correnti della gente comune ?

Ricordo inoltre che “ufficialmente” stanno ritirando il denaro contante perchè “infetto” e quindi è necessario “disinfettarlo e lavarlo”…


Bienvenidos a Tijuana

“Bienvenida a Tijuana
Bienvenida mi amor
De noche a la mañana
Bienvenida mi amor”

Bienvenidos a Tijuana
Un modello economico di tipo messicano…

Osservando la dialettica del cosiddetto Great Reset che si sta imponendo in questo momento riguardo al futuro economico del Mediterraneo (nel dettaglio Portogallo, Italia  Grecia e Spagna, cioè i cosiddetti PIGS) quando la situazione si sarà (un giorno) “normalizzata”, qualsiasi infrastruttura dovrà scomparire (treni ad alta velocità, centrali elettriche non eco-sostenibili, industria manifatturiera) per lasciare il posto ad una nuova economia “verde” che consisterà esclusivamente in questi settori :

Turismo. “Frotte” di turisti – naturalmente non prima dal 2023, più probabilmente 2025 – verranno a visitare le bellezze paesaggistiche ed artistiche.

“Piccolo” artigianato. Un settore manufatturiero ridotto ad aziende a conduzione artigianale che lavorano nel bordo grigio che divide industria ed agricoltura.

Agricoltura “a bassa resa”, poco intensiva, con uno scarso uso di tecniche meccaniche e bioingegneristiche.

Svalutazione “competitiva”. Così le aziende hanno i bilanci in ordine, ma con i ricavi i proprietari possono a malapena vivere. Poveri ma felici.

Per altro esistono già paesi simili.
I paesi latino-americani più poveri.

Che infatti solitamente possiedono :

Una quantità di bellezze naturali e paesaggistiche da mozzare il fiato.
Un’enorme quantità di tradizioni legate alla religione.

Una quantità enorme di spiagge di una bellezza inestimabile.
Un’agricoltura poco intensiva e che presenta prodotti esclusivamente “biologici”.
Mestieri che si ereditano di padre in figlio, dalla bottega allo studio di professionisti.

Ovviamente i truffatori non mostrano mai tutto il “pacchetto”.
Ma solo una bella cartolina dove certe cose non si vedono.

“Bienvenida mamacita
I’m in ruta Babylon
Bienvenida la cena
Sopita de camarón
Calavera no llora
Serenata de amor
Calavera no llora
No tiene corazón”

Quello che infatti non raccontano infatti i pauperisti che propongono questo modello economico “sostenibile” è che all’interno sono pure compresi :

Un substrato di povertà estrema, di persone che non riusciranno mai a salire di livello sociale sino al livello di “povero”.

Un substrato di assoluto analfabetismo che produce solo schiavi a buon mercato.

Una scuola dove nessuno che non venga da una famiglia adeguata potrà mai salire la scala sociale, e che produce esclusivamente disoccupati o figli di papà.

Un sistema organizzato e pervasivo di prostituzione legalizzata, pedofilia tollerata e mostruosità morbosa di ogni genere, che lavora come extra-reddito del turismo e che con il tempo diventerà una delle principali industrie nazionali.

Armando Munoz ha costruito questa statua di 55 piedi per la celebrazione del centenario di Tijuana nel 1990…

E’ necessario assolutamente che il Mediterraneo – una volta superato questo difficile momento – torni ad essere una potenza industriale con ferrovie, infrastrutture, industrie, centrali elettriche.

In poche parole composto da nazioni industrializzate.

Altrimenti prima o poi a turno i paesi saranno costretti ad abbandonare una valuta forte.

Svalutando la moneta distruggeranno i redditi delle famiglie, il risparmio e le pensioni.

Un folto substrato di poveri sarà sempre più presente.

E gli scenari saranno sempre più tristi e cupi.

Iniziate ad abituarvi.

Perchè ogni giorno che passa sta sempre di più diventando il vostro futuro.

Ma non volete sentire queste parole.
Forse lo preferirete dopo che sarà successo.

“Bienvenida a la aduana
Bienvenida mi suerte
A mi me gusta el verte
I wanna go to San Diego
I wanna go y no puedo
Bienvenida a Tijuana
Bienvenida la Juana
Calavera no llora
Serenata de amor
Calavera no llora
No tiene corazón”

Bienvenidos a Tijuana.


Ma continuiamo ancora ad andare a ritroso, e vediamo quando questo processo è iniziato e chi sono i veri responsabili di tutto questo scempio.
Ed ancora una volta, dobbiamo andare indietro fino al 1992.

La storia si ripete sempre.
E l’archivio mi darà ancora una volta ragione.


Febbraio 10, 2010


La storia si ripete sempre

Un articolo “storico”.
Dedicato a tutti coloro che dal 1992 stanno sbagliando bersaglio, e che non si rendono minimamente conto di cosa li attenderà dopo.
Alleati , pedine e sicari del “vero potere”.


Sudamericanizzazione del Mediterraneo
Il vero centro di potere privato mondiale…

L’ Europa è in vendita, Goldman Sachs sta acquistando.
La statunitense banca d’affari è senza ombra di dubbio il vero centro di potere privato mondiale.
Ed è scesa ultimamente più agguerrita che mai per fare shopping in Europa.

Fondata nel 1869 a Manhattan grazie a due immigrati tedeschi (Marcus Goldman e Samuel Sachs) oggi è una vera forza “imperialista”.

Goldman Sachs per altro è una vecchia conoscenza italiana.

Nel 1992 banchieri, finanzieri e manager italiani, statunitensi e anglo-olandesi si incontrarono sul panfilo della regina Elisabetta – il Britannia – con all’ordine del giorno il processo di privatizzazioni che di lì a breve sarebbe stato attuato dal governo italiano.

Tra i croceristi eccellenti c’era il “filantropo” George Soros, super finanziere d’assalto di origini ungheresi ma americano d’adozione, a capo del Quantum fund (diretta emanazione del gruppo Rothschild) e protagonista di una incredibile serie di crack provocati in svariate nazioni potendo contare su smisurate liquidità di diversa provenienza a volte ignota e oscura.

Allora in Bankitalia c’erano il governatore Ciampi e il direttore centrale Dini, che fronteggiarono – si fa per dire – il maxi attacco speculativo nei confronti della lira.

Carlo Azeglio Ciampi era capo di Bankitalia.
La sola cosa che avrebbe dovuto fare era una telefonata alla banca centrale tedesca (la Bundesbank), la più potente d’Europa e chiedere un sostegno.

Ovvero : siete disposti a spendere centinaia di milioni di dollari per acquistare lire, sostenendo il corso della nostra moneta ?
Se la risposta era negativa ogni mossa a quel punto era inutile.
Soros utilizzava l’effetto-leva (100 : 1) in derivati, ed una qualsiasi azione difensiva tradizionale era perdente già in partenza.

Bankitalia a quel punto doveva lasciare fluttuare la nostra moneta ai venti della speculazione.
Invece Ciampi inspiegabilmente “difende” la lira da solo, dilapidando 48 miliardi di $ in valuta estera e prosciugando le riserve valutarie di Bankitalia.

Come previsto la manovra non riesce.
La lira si svaluta del 30%.

Ciò significa che da quel momento gli stranieri che vogliono acquistare le industrie statali e parastatali italiane potranno pagarle il 30% in meno.
La preparazione alle svendite infatti – come già detto prima – era già avvenuta.

Il panfilo Britannia della regina d’Inghilterra era apparso davanti a Civitavecchia (2 giugno 1992), per dettare le condizioni delle privatizzazioni.

Il Britannia era carico di finanzieri della City di Londra, delegati di Warburg, di Baring, di Barclays : costoro convocano sul Britannia (ossia su suolo inglese) esponenti di spicco dell’Iri, dell’Eni, dell’Agip, della Comit, di Assicurazioni Generali e…

Mario Draghi, allora direttore del Tesoro, dipendente pubblico italiano, ma uomo di ferro di Goldman Sachs.

Draghi scende prima che il Britannia prenda il largo ma ha il tempo di fare un discorso in cui approva l’urgenza di privatizzare per sottrarre le industrie di Stato alla politica.

Sceso Draghi, i finanzieri di Londra si dividono, come al mercatino dell’usato, i gioielli dell’economia italiana.
E si profilano altri sconti.

Sudamericanizzazione del Mediterraneo
Sceso Draghi, i finanzieri di Londra si dividono, come al mercatino dell’usato, i gioielli dell’economia italiana. E si profilano altri sconti…

L’agenzia di rating Moody’s – di punto in bianco senza che fosse accaduto nulla di nuovo – “declassa” l’Italia, mettendola fra i paesi a rischio d’insolvenza.

Lo Stato dovrà pagare interessi più alti sui Buoni del Tesoro, dissanguandosi.
Subito Soros lancia la speculazione sulla lira.
E’ una manovra concertata fra Moody’s, Soros ed i suoi banchieri di riferimento.

Fra i più accaniti speculatori contro la lira nella fase iniziale dell’attacco di Soros si segnalano Goldman Sachs e Warburg.

Quei Warburg che poi “consigliano” al governo italiano di rivolgersi a Goldman Sachs per gestire le privatizzazioni.

E così l’alta finanza internazionale si sceglie i gioielli di stato, con calma, ed a prezzi stracciati.

Le privatizzazioni renderanno allo stato solo 26 mila miliardi.

Ciampi nella sua inutile “difesa della lira”, ha “speso” il doppio (denaro pubblico, cioè dei contribuenti).

La spartizione fu decisa nella successiva riunione del Bilderberg il 22-25 aprile 1993, che si riunì in Grecia e aveva il tema Italia all’ordine del giorno.
Non lo sappiamo perché la riunione, come sempre, fu a porte chiuse.

Ma dopo quella riunione del Bilderberg Ciampi “internazionalizza” il debito pubblico italiano, fino a quel momento prevalentemente interno.
È una scelta grave e non necessaria.

All’epoca gli italiani con i loro risparmi comprano volentieri i Bot.
Per lo Stato è un vantaggio enorme : perché s’indebita con i suoi cittadini (a cui può chiedere “sacrifici”, ossia di pazientare a farsi pagare gli interessi) e nella sua moneta, la lira, che può stampare a volontà.

Invece Ciampi offre i Bot sui mercati finanziari esteri.
Dove gli interessi dovrà pagarli in dollari, ossia in una valuta su cui non ha il controllo e che non può stampare quando vuole.



Di fatto, mette il debito italiano nelle mani della grande finanza – le solite Goldman Sachs, Warburg, Barclays – ed alla mercè delle “valutazioni” delle agenzie cosiddette “indipendenti” come Moody’s.

Chi pagò caramente il crollo della lira fu il risparmiatore italiano.



Al che, Bettino Craxi (un personaggio sicuramente molto corrotto, ma anche molto migliore di quanto i commentatori politici hanno sempre voluto fare passare) puntò l’indice contro “una quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici”, parlando di “potenti interessi che pare si siano mossi alla scopo di spezzare le maglie dello Sme”, e di un “intreccio di forze e circostanze diverse”.

Parole sante…



In quel periodo, il governo italiano – che usciva sfiancato finanziariamente dalla svalutazione – avviò il processo di privatizzazione.
La ciliegina finale.

All’evento, la Goldman Sachs non si fece trovare impreparata, visto che ha il dono di trovarsi al momento giusto e al posto giusto, quando in giro c’è profumo di affari.
La banca giocò, allora, un ruolo decisivo e, oggi, corsi e ricorsi storici, sta facendo altrettanto per l’Europa, facendo più private equity e shopping nel settore delle infrastrutture, immobili e tecnologie.

Aggiunge al mestiere di banca d’affari, l’attività di “compradores”, ossia rileva pezzi importanti di attività economiche.
Si serve per gli acquisti di fondi e/o di strumenti finanziari esterni costituiti ad hoc, accompagnandosi, però, nelle operazioni, ad altri investitori.

Fra gli altri “affari” , nel 2006 ha acquistato il maggiore operatore portuale inglese, la Associated British Ports, per 4 miliardi.
Prima aveva rilevato per 3,7 miliardi il 51% di una grande fetta immobiliare della catena della grande distribuzione tedesca Karstadt.

Quanto all’Italia, oltre agli acquisti del 1992, nel 2000 fece shopping e business, avendo al fianco il suo fondo Whitehall, nel ramo immobiliare.

Comprò dall’Eni, in via di dismissioni di rami secchi, l’area immobiliare di 300 mila metri quadrati di San Donato Milanese per circa 3000 miliardi di vecchie lire, dove dovevano trasferirsi i locali della Rai di Corso Sempione.

Fu il primo grande acquisto immobiliare, ma non l’ultimo.

Sudamericanizzazione del Mediterraneo
Inoltre, nel board di Goldman Sachs hanno figurato anche Romano Prodi e Mario Monti. Uomini forti per un potere superforte…

Infatti subito dopo ne fece altri, tra cui gli immobili della Fondazione Cariplo nonché, con un altro big Usa, Morgan Stanley, i patrimoni mattonari di Unin, Ras e Toro.

Sul piano industriale, la Goldman Sachs è presente nel capitale di Prysmian (ex Pirelli Cavi) e nel fondo Management&Capitali di Carlo De Benedetti.

Nel 2001, il neo governatore di Bankitalia, Mario Draghi, quando si dimise da direttore generale del Tesoro e da responsabile delle privatizzazioni, passò armi e bagagli alla vice presidenza della Goldman Sachs International.

In quel periodo, la banca d’affari svolse il ruolo di advisor di Abn Amro e di Banco di Bilbao : la banca olandese ha comprato l’AntonVeneta e gli spagnoli la Bnl.

Inoltre, nel board di Goldman Sachs hanno figurato anche Romano Prodi e Mario Monti.
Uomini forti per un potere superforte.

Ecco la storia passata.

GS ed i suoi alleati vogliono accaparrarsi nei prossimi anni pezzi pregiati italiani.

Che cosa ?
Enel , ma soprattutto Eni (con le loro controllate Saipem, Terna e Snam).

Soprattutto l’Eni, non fa ancora del tutto gli interessi anglo-americani che nel settore dell’energia mirano ad accaparrarsi la disponibilità diretta delle fonti petrolifere, e mettere sotto controllo unico gli attori secondari nel mercato del greggio e del gas.

L’hanno provato a fare con il petrolio russo : crollo organizzato del rublo, deficit alle stelle, un Boris Eltsin ben felice di vendere le vecchie imprese sovietiche a qualunque prezzo.
Fu così che i Rothschild prestarono a un piccolo avventuriero russo, Khodorkovski, i soldi per comprare a prezzi da svendita fallimentare la Yukos.

Ora che Vladimir Putin si è ripreso la Yukos e fa una “propria” politica nazionale energetica con la sua Gazprom, gli anglo-americani cercano in tutti i modi di isolare la Russia.

La presenza di aziende relativamente autonome come l’Eni ostacola questo processo di soffocamento.

Fate sempre attenzione, questi saranno i temi economico/finanziari dei prossimi anni.

Ed inoltre, sempre attenzione al fatto che tutti gli stati in cui GS ed i suoi alleati iniziano attacchi speculativi – che vanno sempre a segno in questi casi ! – sono sempre guidati da coalizioni appartenti – solamente sulla carta , of course – ad una classe politica che a parole fa sempre gli interessi dei cittadini, ma che poi invece li spenna e basta.

Tutto il mondo è paese.
E tutti gli stati sovrani ed i politici sono della stessa pasta, oltre che tutti – o quasi – in ostaggio delle lobbies e della banche d’affari.

Chi crede che siano i politici a comandare davvero negli stati sovrani, non ha capito nulla del mondo di oggi…



Novembre 23, 2011


La fine dell’ex Bel Paese

Cosa stanno concertando già dietro le quinte ?
Stanno operando affinché la giurisdizione legale del debito italiano detenuto da investitori esteri sia spostata dall’Italia alla Gran Bretagna (esattamente come hanno già fatto il 26 Ottobre in Grecia).

In questo modo per l’Italia sarà impossibile ri-denominare il debito in Lire.
E gli italiani saranno schiavizzati per tutta la loro vita alle dipendenze della Corona Inglese.

Perchè il debito dovrà essere ripagato interamente in €.
Ed a quel punto, con una Lira che ad un certo punto dovrà tornare obbligatoriamente, ma che dovrà essere svalutata almeno del 60-70% rispetto all’€ a causa del panico generale, sarà una carneficina.

I supermercati si svuoteranno di tutto.
Mentre il denaro contante all’improvviso sparirà dalla circolazione dopo essere stato accuratamente ritirato chirurgicamente in precedenza.

A cosa servono le restrizioni dell’utilizzo dei contanti ?

Ma attenzione.
Questo processo colpirà inesorabilmente tutti gli Stati dell’Eurozona a catena.
Con la Germania che molto probabilmente avrà già staccato la spina in precedenza.


Ed infatti, dopo due anni, nell’indifferenza generale o quasi…


Gennaio,23, 2013


E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale è stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013, le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs). Il decreto precisa che per nuove emissioni si intendono quelle la cui prima tranche è emessa a partire dal 1° gennaio 2013.

L’introduzione delle CACs nei titoli di Stato, obbligatoria ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità segue lo schema approvato dal Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea.

Fanno parte integrante del decreto due allegati, il primo dei quali (allegato A) riporta le clausole per tutti i tipi esistenti di Buoni del Tesoro Poliennali, inclusi quelli indicizzati all’inflazione (BTP€i e BTP Italia), e di Certificati di Credito del Tesoro, inclusi quelli zero-coupon (CTZ).

L’allegato B, invece, riguarda eventuali emissioni di titoli aventi caratteristiche differenti o di diversa tipologia rispetto a quelli citati,. Le CACs saranno introdotte anche per le emissioni sui mercati internazionali.

Le CACs hanno impatto anche sull’attività di stripping così come prevista nel nuovo decreto ministeriale, anch’esso del 7 dicembre 2012, in quanto non vi sarà fungibilità tra componenti separate di titoli soggetti alle CACs e componenti separate di titoli non soggetti alle dette clausole.

Cosa sono le CAC ?

Delle vere e proprie clausole vessatorie previste sui nuovi titoli di stato di durata superiore a 12 mesi.
Per uno stato che versa in una condizione di crisi del debito sovrano possono quindi essere ricontrattati interessi, scadenze.

Inoltre può essere proposto agli investitori lo scambio con obbligazioni di diversa tipologia.

Quindi tutti i BOT ed i BTP emessi dal 1.1.2013 non saranno più garantiti dallo stato italiano.
Ogni paese europeo, infatti, potrà legittimamente rinegoziare la propria esposizione debitoria con gli investitori.
Non rispettando gli accordi originari divenuti insostenibili.

Per buona pace dello spread.
Un valore numerico assolutamente inutile al fine pratico.


La politica è diventata talmente disgustosa (almeno dal mio punto di vista) che tutti i giorni mi chiedo quanto tempo ancora ci vorrà prima che il popolo comprenda che l’unica soluzione è dar luogo ad una vera e propria rivoluzione.

Questo è ciò che avremmo dovuto fare (in Italia) sin dal 2011.
Epoca dell’attacco (molto sottovalutato allora da tutti) per mettere su il fantoccio Mario Monti prima e Gianni Letta dopo.

Allora la pensavo in questo modo.
La mia opinione non è certo cambiata.

Ma forse, chiunque avesse voluto osare qualcosa del genere sarebbe stato ben presto ritrovato suicida sotto un cavalcavia, oppure impiccato ad una maniglia o sul soffitto ad un metro da terra…


Novembre 7, 2011


Bailout o default ?
Sudamericanizzazione del Mediterraneo
Un bel messaggio alle banche d’affari USA…

Ricordo ancora che siamo un paese del G8.
Quindi non possiamo fallire.
Perchè trascineremmo nel baratro l’intero mondo, USA compresi.

Basterebbe poco, in fondo :

1.Un bel messaggio alle banche d’affari USA (iniziando da quella avente indirizzo a 85 Broad St. , NY 10004) ed a quelle inglesi nella City intorno alle cinque del pomeriggio, cioè all’ora del tè. Ricordo che queste istituzioni detengono la stragrande maggioranza del debito estero italiano, insieme alla scassatissima Deutsche Bank

2.Un bell’accordo economico con i paesi del BRIC per quanto riguarda l’approvvigionamento di materie prime, in particolare petrolio e gas

3.Una bella rottura con quel lager che è ormai diventata l’UE e le sue folli idee marxiste che suoni più o meno così : “‘Azzi vostri, noi non paghiamo e rovesciamo il tavolo.
Ci avete concesso troppo credito ? Dovevate accorgervene prima”, con conseguente rottura degli obblighi italiani ratificati col Trattato di Lisbona (con conseguente default in Euro nel caso non accettassero)

Certo, per alcuni anni dovremmo subire pesante conseguenze e probabilmente un isolamento politico/economico, fra cui :

Un collasso istantaneo della capacità di ottenere prestiti da nazioni appartenenti all’UE.
Inoltre il nostro debito pregresso verrebbe convertito nella nuova moneta che si svaluterebbe immediatamente nei confronti degli altri paesi dell’UE di almeno il 50%-60%, con conseguente inflazione inizialmente alle stelle.

L’UE ci avrebbe ricattato commercialmente : ritorno finanziamenti, ritiro fondi, smobilitazioni fabbriche.

I crediti sarebbero rinegoziati con fatica. Gli Italiani (in questo caso con la I maiuscola) dovrebbero fare molti sacrifici all’inizio.

Ma :

I mercati non sono ideologici, non hanno nè colore nè ideale, e sono soprattutto immorali e materialisti.
Ti amano alla follia se gli fa fare dei quattrini velocemente e ti vendono allo scoperto alla morte se hanno il sentore che sei un attimo in difficoltà.

Un’Italia con una moneta sovrana può pagare puntualmente i propri titoli di Stato senza problemi sempre.
Inoltre i creditori dovrebbero accettare a bocca chiusa (finalmente le mascherine servirebbero a qualcosa di utile) un reale haircut dei loro investimenti.
E’ il Libero Mercato, bellezza ! Chi lavora nel settore sa benissimo che si deve sempre accollare quello che si chiama grado di rischio in un investimento.
Ed inoltre i tassi di interesse sulle nuove emissioni scenderebbero davvero velocemente…

Inoltre il nostro paese è (nonostante tutto) ancora moderno, con individualità di nicchia brillanti, banche (paradossalmente) molto più solide di quelle tedesche e francesi (per non parlare delle strafallite spagnole), ha un risparmio privato molto più grande degli altri paesi europei.
E soprattutto potrebbe produrre al medesimo livello tecnologico della Germania, ma a costi notevolmente inferiori
Si potrebbe quindi investire internamente in infrastrutture, ed in questo modo gli investitori esteri sarebbero immediatamente attratti da questo nuovo piano di sviluppo interno

Se avessimo avuto un vero politico che avesse fatto per davvero gli interessi del nostro paese tutto questo sarebbe già accaduto sicuramente da tempo.
E non saremmo nella tragica situazione in cui ci troviamo in questo momento.


Il finale da me atteso : Brasile 1992

Questo è sia il finale che mi aspetto, sia il modello di crisi a cui da anni mi ispiro nelle mie analisi.
Non è quello susseguente alla crisi del ’29, nè l’Argentina del 2002.

Ma il crac del Brasile del 1992.
Ben più grande per le dimensioni del paese e soprattutto molto più traumatico per la realtà locale.

L’unica differenza (non da poco) è l’iperinflazione che c’era allora nel paese carioca, a livelli dello Zimbabwe attuale.
Ma basterà prima o poi un colpo di click all’improvviso, ed il contante magicamente scomparirà.

Un storia stranamente  mai ricordata da nessun sito e da nessun economista.
Se non erroneamente per la fase finale dell’impeachment.

Inoltre, il problema è che in Italia la risposta alle misure come quelle adottate dal piano Collor I (che ovviamente fallì per la sua inconsistenza) porterebbero dritte a rivolte popolari.

In Brasile chi nasce povero, migliora la sua condizione e torna poi povero vive la situazione come destino.
In Italia invece, abituati a mangiare caviale e champagne, nessuno accetterebbe anche solo temporaneamente di tornare a mangiare pane e cipolle.


Aprile 20, 2012


Sudamericanizzazione del Mediterraneo
Un’elezione si è polarizzò fortemente dal punto di vista ideologico.

Fernando Collor de Mello era un politico di Alagoas, appartenente a una famiglia di politici tradizionali, ma il suo partito, il PRN, era insignificante.

Il candidato Collor de Mello ricevette l’appoggio delle forze conservatrici di destra : grandi proprietari terrieri, grandi industriali e banchieri.
Un’elezione si è polarizzò fortemente dal punto di vista ideologico.

Durante la campagna elettorale, Collor de Mello utilizzò tutta la demagogica esistente.
Grazie al suo stile personalistico ed esibizionista, Collor riuscì a trasmettere alla popolazione l’immagine di un politico che lottava senza sosta contro la corruzione.

Per questo motivo, divenne noto come il “cacciatore di maharaja”, un riferimento alla sua opposizione ai politici e ad altri funzionari pubblici che ricevevano stipendi estremamente alti.

Collor de Mello riuscì anche a presentarsi come il candidato delle classi più povere della gente, che nella sua campagna furono chiamate “descamisados”.

Inoltre, diffondendo false idee sul candidato avversario e sullo scenario politico nazionale, riuscì a spaventare la popolazione.

Nell’area economica, il programma di governo del candidato Collor de Mello era esplicitamente di tendenza neoliberale e prevedeva un’ampia riforma dello Stato, la privatizzazione delle imprese statali e l’apertura dell’economia alla concorrenza internazionale.

Il Piano Collor cercò di stabilizzare l’inflazione “congelando” le passività pubbliche (come il debito interno) e limitando il flusso di denaro per fermare l’inflazione inerziale.

Ma la rapida e incontrollata ri-monetizzazione dell’economia sarebbe stata la causa del fallimento del piano di stabilizzazione dell’inflazione adottato.

Il governo Collor avrebbe dovuto assicurare una ri-monetizzazione “ordinata” e “lenta” per mantenere bassa l’inflazione.
Ma nei pochi mesi successivi all’attuazione del piano, l’inflazione continuò a salire.

Nel gennaio 1991, nove mesi dopo l’inizio del piano, l’inflazione finalmente diminuì, mantenendo però sempre un tasso del 20 per cento al mese.
Ma il congelamento delle passività pubbliche causò una forte riduzione del commercio e della produzione industriale.
Riducendo la creazione di denaro dal 30% al 9% del PIL, eliminò l’80% della moneta in circolazione.
Ed il tasso di inflazione finalmente scese dall’81% di marzo al 9% di giugno.

Ma a questo punto il governo si trovò di fronte a due scelte : mantenere il congelamento, rischiando una pesante recessione a causa della riduzione delle attività.
Oppure ri-monetizzare l’economia attraverso lo scongelamento, rischiando un ritorno dell’inflazione.

Il fallimento del Piano Collor I nel controllare l’inflazione è attribuito al fallimento del governo nel controllare la ri-monetizzazione dell’economia.

Il governo aprì diverse “scappatoie” che contribuirono all’aumento del flusso di denaro : le tasse e le fatture governative emesse prima del congelamento potevano essere pagate con il vecchio Cruzado, creando una forma di “gap di liquidità” pienamente sfruttata dal settore privato.

Diverse eccezioni a singoli settori dell’economia furono aperte dal governo, come nei risparmi dei pensionati, e “finanziamenti speciali” nelle buste paga del governo.

Ma il governo non fu mai in grado di ridurre la spesa pubblica.

Economisti come Bresser Pereira e Mário Henrique Simonsen, entrambi ex ministri delle finanze, avevano previsto all’inizio del piano che la situazione fiscale del governo avrebbe reso il piano impossibile.

Misure del piano Collor I

Il piano fu annunciato il 16 marzo 1990, un giorno dopo l’insediamento di Collor.

Le sue politiche pianificate includevano :

L’80% di tutti i depositi overnight, conti correnti o conti di risparmio che superano i 50 milioni di dollari NCz (Cruzado Novo, 1300USD) sarebbero stati congelati per 18 mesi, ricevendo durante questo periodo un ritorno equivalente al tasso di inflazione più il 6% all’anno.

Sostituzione della moneta, il Cruzado Novo, con il Cruzeiro al tasso di NCz$ 1.00 = Cr$ 1.00.

Creazione dell’IOF, una tassa sulle operazioni finanziarie, su tutte le attività finanziarie, le transazioni con oro e azioni, e su tutti i prelievi dai conti di risparmio.

I prezzi e i salari furono congelati, con il governo che in seguito determinò degli aggiustamenti basati sull’inflazione prevista.

Eliminazione di vari tipi di incentivi fiscali : per le importazioni, le esportazioni, l’agricoltura, gli incentivi fiscali per le regioni del Nord e del Nordest, l’industria informatica e la creazione di una tassa sulle grandi fortune.

Indicizzazione immediata delle tasse applicata il giorno dopo la transazione, seguendo l’inflazione del periodo.

Aumento dei prezzi dei servizi pubblici, come gas, elettricità, servizi postali.

Liberalizzazione del tasso di cambio e varie misure per promuovere una graduale apertura dell’economia brasiliana rispetto alla concorrenza straniera.

Estinzione di diversi istituti governativi ed annuncio dell’intenzione del governo di licenziare circa 360.000 dipendenti pubblici per ridurre più di 300 milioni di spese amministrative.

Accuse di corruzione

Oltre al calo di popolarità del presidente e alla forte erosione della base parlamentare di sostegno politico, il governo di Collor de Mello cominciò ad essere il bersaglio di accuse di corruzione.

Diversi ministri e consiglieri del presidente, così come la sua stessa moglie, la first lady Rosane Collor, furono accusati di appropriazione indebita di fondi pubblici.

Nel maggio 1992, tuttavia, una faida familiare portò il fratello del presidente, Pedro Collor, a denunciare un vasto schema di corruzione nel governo, guidato dall’allora tesoriere della campagna presidenziale e uomo d’affari Paulo César Farias.

Il Congresso Nazionale ha subito pressioni per installare una Commissione Parlamentare d’Inchiesta (CPI) per indagare sulle accuse.
Il rapporto finale della CPI ha indicato legami tra il presidente e l’uomo d’affari Paulo Cesar Farias.

Dopo di che, il processo di impeachment del presidente della Repubblica è stato aperto.

Il CPI e il processo di impeachment paralizzarono il paese per mesi.

Nelle strade, i settori più organizzati della società iniziarono a manifestare a favore della rimozione di Collor dalla presidenza.
Le manifestazioni più grandi furono promosse dagli studenti (universitari e liceali) che divennero noti come i “caras-pintadas” (facce dipinte), per aver dipinto strisce verdi e gialle sui loro volti.

Le dimissioni di Collor

Di fronte all’opposizione dei membri del Congresso e alle manifestazioni di strada sempre più espressive, il governo Collor fu completamente isolato politicamente e socialmente.
In una storica sessione del 29 settembre 1992, il Congresso Nazionale decise di approvare l’impeachment del presidente Collor de Mello.

Per evitarlo, il presidente si dimise il 30 dicembre in pieno caos sociale, lasciando il paese con una “spettacolare” fuga in elicottero, destinazione Svizzera.




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