Schiavitù volontaria

Pubblicato il 28 Settembre 2022 da Veronica Baker

Mara il Tentatore non può scoprire dove si trovino gli esseri risvegliati, poiché quest’ultimi vivono in piena coscienza ed in perfetta libertà.

Dhammapada


Schiavitù volontaria

Schiavitù volontaria
Se fossimo davvero liberi, se non utilizzassimo mai la nostra energia per distruggerci, nessun potere farebbe presa su di noi…

“Il male non confessa mai di essere il male.
Continua imperturbabile a dare l’apparenza del bene.

È proprio come un partito politico totalitario : vuole dominare ma parla solo di “liberazione”.
Mente ma non smette di dichiarare la sua buona fede e di trattare i suoi avversari come bugiardi.

Se vi prende tra le sue grinfie vuole distruggere la vostra anima : quindi vi farà sputare su ciò che amate (a cominciare da voi stessi), vi isolerà, vi renderà dipendenti, vi farà paura, farà leva su ogni vostra debolezza, vi spingerà finalmente a disprezzare voi stessi.

Distruggerà in voi ogni stima di sé, di modo che non possiate più pensare liberamente.
La tirannia si esercita rivolgendo le anime contro se stesse. Terrorizza, seduce, colpevolizza, compromette.

Diffonde frustrazione ed odio, fa sputare su ciò che si ama o su ciò che si rispetta.
La tirannia organizza il disprezzo di sé.
Manifesta nel mondo l’ego di coloro che sono assoggettati.

Se fossimo davvero liberi, se non utilizzassimo mai la nostra energia per distruggerci, nessun potere farebbe presa su di noi.

Nessuno al di fuori di te ha autorità su di te.
La molla del potere è semplice : con il tuo consenso, dirige la tua stessa energia contro di te.

“Ho paura” significa : “Mi faccio paura” ; “Sono sedotto” significa : “Mi seduco”, e così via.

Tra le anime, ci sono le prede, i predatori e coloro che, sottraendosi alla caccia, sono nell’amore.

Le prede non si sentono completamente loro stesse.
Non occupano la pienezza della vita. non sono completamente presenti.

Non proteggono la loro mente e dunque la loro vita è esposta.
I predatori, loro, sono assetati della vita degli altri, al fine di nutrire il loro ego entrano nella mente delle loro prede dalle crepe della loro presenza.

Inoltre assicurano il loro potere facendo delle loro vittime i loro propri nemici.
La zona morta, insensibile, la parte non protetta della sua mente sigilla il destino della vittima.

A partire da qui, occorre che la preda contribuisca alla propria anestesia, che l’inizio di necrosi attraverso il quale il parassita ha potuto entrare in lei si estenda costantemente : ossessioni, narcisismo, paura, pigrizia, avidità, “bisogno d’identità”.

E mentre si allarga la sua piaga, la vita dell’anima indebolita defluisce senza ritorno.
Una persona in preda ai veleni della mente fa lavorare gli altri alla soddisfazione delle proprie nevrosi.

Utilizza la sua energia per alimentare i propri scenari nevrotici.
Ma ci sono sempre due responsabili del male : il parassita e colui che si lascia parassitare.
Anche lasciarsi parassitare è una nevrosi.

L’attivo ed il passivo sono le due facce del male, gli ego complementari.
L’ego del vampiro non può inserirsi che sull’ego della vittima.

Se questa non ostentasse la sua zona di debolezza, d’illusione, d’insensibilità, non si lascerebbe prendere.
Coloro che pensano che non hanno il diritto di vivere sono già morti a metà.

Certe persone sono inclini al potere o allo sfruttamento.
Sono i parassiti, i vampiri.

Altri, i dominati, i gentili, i dolci, sono parassitari dai primi.
Le due categorie di persone contribuiscono in parti uguali alla perpetuazione ed alla propagazione della sofferenza.
Eppure è molto più facile per il parassitato che per il parassita liberarsi dalla sofferenza : rimane il meno dipendente fra i due.

Ti fanno male solo perché hai prestato il fianco ai loro attacchi.
Se tu fossi rimasto completamente presente, se tu avessi vissuto in piena coscienza, non ti saresti esposto a questa sofferenza.

Non sei vittima, sei volontario.

Colui che ti trascina in una corrente di pensieri avvelenati, costui ti fa del male.

È lui o sei tu ?
Chi comanda la tua mente ?”

Fonte : Pierre Lévy, Il fuoco liberatore.



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