Identificazione di pattern nei cosiddetti “vaccini” : prove di auto-assemblaggio dei reticoli di origami di DNA

Pubblicato il 3 Gennaio 2022 da Veronica Baker

Questi fori giocano un ruolo molto importante nell’interazione con altre sequenze di reticoli di origami di DNA, che possono combaciare come se fossero un pezzo di Lego.

Veronica Baker


Identificazione di pattern nei cosiddetti “vaccini” : prove di auto-assemblaggio dei reticoli di origami di DNA

Uno degli aspetti più difficili da determinare nel riconoscimento di pattern nei cosiddetti “vaccini” è la identificazione della procedura con cui gli oggetti che sono stati osservati sperimentalmente (micro/nano-router , micro/nano-rectenne) sono stati in grado di assemblarsi.

Nella letteratura scientifica sono stati trovati decine di studi che indicano varie tecniche di assemblaggio, come la litografia elettronica, il fascio ionico focalizzato FIB (Focused Ion Beam) e persino modelli sintetici di DNA con cui verrebbero definiti i circuiti QCA.

Tuttavia, nei campioni dei cosiddetti “vaccini” non è stata trovata alcuna chiara evidenza di autoassemblaggio.
Queste particelle sembrano unirsi per formare strutture più complesse, definendo semplici schemi geometrici.

Nella letteratura scientifica, questo comportamento o movimento quasi diretto delle particelle, nell’ambito della costruzione di oggetti e dispositivi micro/nano elettronici in una nanorete di comunicazioni intracorporee, ha un’alta probabilità di corrispondere ad un processo di auto-assemblaggio basato sul DNA, crescita epitassiale ed origami.

Questa deduzione ha portato alla localizzazione di articoli scientifici che, con alta probabilità, potrebbero confermare l’auto-assemblaggio di oggetti complessi, compresi circuiti, schede, router, sensori ed altri componenti e dispositivi micro/nano elettronici.

Questa nuova scoperta spiega anche come possano auto-assemblarsi i componenti responsabili del fenomeno di trasmissione dell’indirizzo MAC bluetooth (Sarlangue, G.; Devilleger, J.; Trillaud, P.; Fouchet, S.; Taillasson, L.; Catteau, G. 2021) come micro/nano-routermicro/nano-antenne, micro/nano-rectenne, con cui si configura l’hardware della rete di nano-comunicazioni intra-corporea

La Figura 1 mostra esempi di auto-assemblaggio osservati nella letteratura scientifica e la loro corrispondenza con i campioni analizzati del cosiddetto “vaccino” Pfizer.

Da un punto di vista morfologico, ci sono coincidenze importanti che ci permettono di dedurre e quasi supporre che l’auto-assemblaggio possa essere una realtà dimostrabile.


reticoli di origami di DNA
Fig. 1. : Prove dell’autoassemblaggio di reticoli di origami di DNA nel cosiddetto “vaccino” Pfizer

Data la complessità della questione dell’auto-assemblaggio, nonché la rilevanza delle prove scoperte, verrà condotta un’analisi dettagliata, intorno a tre temi fondamentali : a) auto-assemblaggio diretto ; b) auto-assemblaggio mediante crescita epitassiale regolare ; c) auto-assemblaggio di origami.

Auto-assemblaggio diretto

L’articolo di (Kumar, P. 2010) presenta la prima chiara indicazione di “autoassemblaggio diretto” che si può osservare nel campione del cosiddetto “vaccino”, come in figura 2.
Le nanoparticelle osservate sembrano unirsi in cluster di dimensioni maggiori e poi in strutture più complesse che si muovono nella goccia del campione.


reticoli di origami di DNA
Fig 2. : Il campione del cosiddetto “vaccino” mostra particelle con apparente movimento di auto-assemblaggio, il che fa sorgere il sospetto che venga utilizzata la tecnica del DNA ibridato per l’auto-assemblaggio diretto. (Kumar, pag. 2010)

Secondo  (Kumar, P. 2010), l’auto-assemblaggio diretto è fondamentale per lo sviluppo di dispositivi elettronici, magnetici ed ottici miniaturizzati, che si adattano ai materiali derivati ​​dal grafene trovati nei campioni del cosiddetto “vaccino”.
Infatti afferma che
le nanoparticelle hanno attirato molta attenzione in quanto tali componenti a causa delle loro proprietà uniche dipendenti dalle dimensioni, tra cui superparamagnetismo, chemiluminescenza e catalisi.

Per sfruttare completamente le potenziali capacità delle nanoparticelle, dobbiamo sviluppare nuovi metodi per assemblarle in modelli o strutture utili.
Queste strutture auto-assemblanti promettono nuove opportunità per sviluppare dispositivi ottici, elettronici, optoelettronici e magnetici miniaturizzati
“.

D’altra parte, Kumar rivela anche che il metodo di “auto-assemblaggio direttoè adatto per generare dispositivi su scala nano e micro grazie alla sua capacità di utilizzare punti quantici o nanopunti.

Questo concetto viene spiegato nel seguente modo : “Man mano che le dimensioni o le funzioni del dispositivo diventano sempre più piccole, i processi litografici convenzionali risultano essere limitati per la loro produzione.
È necessario sviluppare metodi alternativi per superare questa difficoltà.

Quando le tecnologie di produzione convenzionali, come la litografia ottica, si evolvono, iniziano anche a scontrarsi con limiti fondamentali…Inoltre, sono necessarie nuove tecniche di produzione per aiutare a prolungare sia la durata che la gamma di applicazioni delle tecniche esistenti…La tecnica di auto-assemblaggio diretto può essere utilizzata in modo appropriato per produrre nanostrutture funzionali, ad esempio nanofili e una serie organizzata di nano-punti (cioè punti quantici)“.

In altre parole, il cosiddetto “auto-assemblaggio diretto” permette ai GQD (Graphene Quantum Dots o punti quantici di grafene), di auto-assemblarsi secondo un modello predefinito. 

Tra i possibili tipi di auto-assemblaggio diretto o guidato, Kumar prende in considerazione “l’assemblaggio guidato da modelli in cui utilizzano modelli di superficie atomica ; l’assemblaggio guidato da un campo elettromagnetico o da un campo elettrico, da un fascio di elettroni, luce e laser, tra gli altri “.

Inoltre afferma che “l’auto-assemblaggio diretto è una tecnica valida e facilmente riproducibile con prospettive future per l’uso su scala industriale…il che significa costruire strutture ben ordinate, molto spesso interessanti, che hanno ricevuto molta attenzione per la loro facilità di organizzazione dei materiali su scala nanometrica in strutture ordinate in modo tale da produrre strutture complesse su larga scala“.

Questo sembra essere un punto fondamentale nel contesto della rete intracorporea di nanocomunicazioni e nano/micro dispositivi, perchè devono essere creati migliaia di dispositivi in modo tale che l’intero sistema possa funzionare in modo corretto (Zhang, R.; Yang, K.; Abbasi, QH; Qaraqe, KA; Alomany, A. 2017 | Galal, A.; Hesselbach, X. 2018 | Galal, A.; Hesselbach, X. 2020)

Tra tutte le forme di auto-assemblaggio, la più probabile e morfologicamente più coerente è l’auto-assemblaggio determinato da modelli di DNA biologico.

Tra i suoi vantaggi, Kumar evidenzia “la fabbricazione di nanofili in quanto vengono risolti problemi di integrazione (eliminando la necessità di manipolare singoli nanofili), oltre ai problemi di contatto per il trasporto elettrico e magnetico“.

Un concetto che si adatta al tipo di nanodispositivi osservati, ad esempio micro/nano rectenne e materiali derivati ​​dal grafene, come i punti quantici di grafene (GQD).

Inoltre Kumar afferma che “l’uso di modelli fisici di DNA porta alla crescita di nanomateriali in una posizione predefinita, eliminando la necessità di manipolazione post-crescita e fornendo la possibilità di collegamenti elettrici per ulteriori caratterizzazioni, un’affermazione che aiuta a capire come le forme quadrangolari osservate nei campioni del cosiddetto “vaccino” siano costruite e definite, con una forte somiglianza con PCB, microchip, sensori e circuiti integrati.

Aggiunge inoltre che “tali modelli danno luogo alla crescita di nanopunti (quantum dots), nanofili verticali, che possono essere utilizzati in modo controllabile per produrre dispositivi FET (Field Effect Transistor), dispositivi di giunzione a tunnel magnetici e dispositivi per applicazioni ottiche” ; un’altra affermazione che conferma come con l’auto-assemblaggio diretto sia possibile creare nanotecnologie miniaturizzate di qualsiasi dispositivo elettronico noto.

In altre parole, l’auto-assemblaggio guidato da modelli di DNA biologico può essere utilizzato per realizzare tutti i dispositivi necessari per una nanorete intracorporea, e questa è probabilmente la tecnica utilizzata nei cosiddetti “vaccini”, come dimostrato sulla base delle immagini osservate e le dichiarazioni nella letteratura scientifica (Catania, V.; Mineo, A.; Monteleone, S.; Patti, D. 2014 | Keren, K.; Berman, RS; Buchstab, E.; Sivan, U.; Braun, E. 2003).


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Fig. 3. : Transistor ad effetto di campo FET con nanotubi di carbonio modello DNA. (Keren, K.; Berman, RS; Buchstab, E.; Sivan, U.; Braun, E. 2003)

Kumar inoltre nota che “le strategie dirette dalle biomolecole (modelli biologici di DNA) hanno mostrato metodi molto promettenti nell’assemblaggio delle nanoparticelle in un’ampia varietà di architetture, grazie alla loro alta efficienza, elevata specificità e programmabilità genetica (McMillan, RA; Paavola , CD; Howard, J.; Chan, SL; Zaluzec, NJ; Trent, JD 2002).

Questi materiali nanoassemblati hanno dimostrato di avere potenziali applicazioni in nuovi sistemi di rilevamento, come i biosensori (Taton, TA; Mirkin , CA; Letsinger , RL 2000) e sensori chimici (Liu, J .; Lu, Y. 2003 | Liu, J .; Lu, Y. 2006), e nella costruzione di dispositivi nanoelettronici (Keren, K .; Berman, RS; Buchstab, E .; Sivan, U .; Braun, E. 2003) [paradossalmente configurati con nanotubi di carbonio]“.

Il che riconferma che si tratta di una tecnica/metodo molto conveniente per la implementazione della nanotecnologia nel corpo umano.

Auto-assemblaggio tramite crescita epitassiale regolare

Se l’evidenza dell’auto-assemblaggio diretto può essere considerata un’ipotesi ben fondata, l'”auto-assemblaggio mediante crescita epitassiale regolare” mostra prove ancora più convincenti.

La Fig. 4 mostra un’esatta equivalenza tra la letteratura scientifica ed i campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer analizzati dal Dr. (Campra, P. 2021).
Alcuni degli oggetti più numerosi, di forma quadrangolare e piramidale, sarebbero in realtà il risultato di una tecnica di auto-assemblaggio epitassiale, che è appunto “
uno dei processi di fabbricazione dei circuiti integrati” (Shen, J .; Sun, W .; Liu, D .; Schaus, T .; Yin, P. 2021 | Burns, MA; Mastrangelo, CH; Sammarco, TS; Man, FP; Webster, JR; Johnsons, BN; Burke, DT 1996 | Esener, SC; Hartmann, DM; Heller, MJ; Cable, JM 1998 | Krahne, R.; Yacoby, A.; Shtrikman, H.; Bar-Joseph, I.; Dadosh, T. ; Sperling, J. 2002 | Chen, Y .; Pepin, A. 2001).

L’epitassia si riferisce al deposito di uno strato di materiale (ad esempio punti quantici di grafene, ossido di grafene, idrogel, ecc.) su di un substrato di nucleazione primaria.
Tuttavia, a differenza dei processi di crescita tradizionali, in questo caso si ottiene tramite ibridazione del DNA.
Ed è a questo punto che
(Liu, J.; Wei, J.; Yang, Z. 2021) sviluppano uno degli temi della loro ricerca.


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Fig. 4. : Si osserva una corrispondenza esatta tra oggetti autoassemblati mediante crescita epitassiale regolare dalla letteratura scientifica (Liu, J .; Wei, J .; Yang, Z. 2021) e oggetti osservati nel cosiddetto “vaccino” Pfizer (Campra, P. 2021).

Secondo (Liu, J .; Wei, J .; Yang, Z. 2021) l’auto-assemblaggio di  “nanoparticelle inorganiche in assemblaggi di nanoparticelle mesoscopiche o macroscopiche è una strategia efficiente per fabbricare dispositivi avanzati con funzionalità emergenti su scala nanometrica.

Inoltre, l’assemblaggio di nanoparticelle su substrati può consentire la fabbricazione di dispositivi integrati, simile alla crescita di cristalli atomici.
I recenti progressi nell’assemblaggio di nanoparticelle suggeriscono che gli assemblaggi ordinati di nanoparticelle potrebbero essere ben prodotti su di un substrato selezionato, noto come crescita epitassiale morbida
“.

Questa definizione conferma che la fabbricazione di dispositivi micro/nano elettronici (circuiti integrati) può essere ottenuta mediante crescita guidata di cristalli su di un substrato o stampo di DNA.

Un concetto spiegato nel seguente modo : “l’ibridazione del DNA è stata applicata per assemblare nanoparticelle in superreticoli con strutture cristalline sorprendentemente ricche.
La struttura tridimensionale a doppia elica del DNA (passo fisso, diametro fisso) è risultata avere più vantaggi rispetto ad altri materiali nel guidare le nanoparticelle verso un assemblaggio tridimensionale ordinato (
Nykypanchuk, D.; Maye, MM; Van-Der-Lelie , D.; Gang, O. 2008).

Il riconoscimento specifico tra le coppie di basi, la capacità di controllare la lunghezza del filamento di DNA e la sequenza di basi lo rendono un’arma potente per l’assemblaggio su scala nanometrica.
La capacità di programmazione del DNA lo rende un legante orientato alla struttura estremamente attraente”.

Questo conferma che l’auto-assemblaggio del DNA non solo può costruire strutture 2D, ma che anche strutture 3D possono essere generate grazie ai legami a doppia elica del DNA, permettendogli di essere usato per configurare tutti i tipi di forme, comprese le forme cubiche e prismatiche viste nella figura 4.

Tra gli studi citati da (Liu, J .; Wei, J .; Yang, Z. 2021) c’è il seguente paragrafo sull’auto-assemblaggio epitassiale, che rivela una vasta esperienza nella sperimentazione di costrutti cristallini basati sul DNA, con una tolleranza di errore (mismatch) solo dell’1%.

Secondo (Lewis, DJ; Zornberg, LZ; Carter, DJ; Macfarlane, RJ 2020), questa tecnica è una combinazione di nanoparticelle funzionalizzate con DNA ed un filamento di DNA funzionalizzato con substrato per progettare un processo di assemblaggio epitassiale.

Hanno scoperto che le forme Winterbottom a cristallo singolo di cristalli di nanoparticelle si formano controllando le energie interfacciali tra i cristalli e il fluido, il substrato e il cristallo, ed il substrato ed il fluido.

Altri esempi mostrano che le nanoparticelle innestate di DNA auto-assemblate in film colloidali bidimensionali possono essere applicate come substrato per un assemblaggio epitassiale morbido. 

Ad esempio, (Wang, MX; Seo, SE; Gabrys, PA; Fleischman, D.; Lee, B.; Kim, Y.; Mirkin, CA 2017) hanno utilizzato nanoparticelle rivestite di DNA come elementi di costruzione più elastici e malleabili per adattarsi meglio alla mancata corrispondenza della rete

Studi successivi (Gabrys, PA; Seo, SE; Wang, MX; Oh, E .; Macfarlane, RJ; Mirkin, CA 2018) hanno mostrato che i film sottili di super-reticolo assemblati da nanoparticelle funzionalizzate di DNA possono immagazzinare ceppi elastici deformandosi e riorganizzandosi, con disallineamenti del reticolo fino a ± 7,7%, superando significativamente i disallineamenti del reticolo di ± 1% consentiti dai film sottili atomici.

È importante evidenziare che queste nanoparticelle rivestite di DNA sperimentano un rilassamento progressivo e coerente, dissipando la deformazione in modo elastico ed irrecuperabile attraverso la formazione di dislocazioni o vuoti.

Pertanto, è possibile sviluppare film colloidali eteroepitassiali controllando equivalenti atomici-soft-programmabili di nanometri e microstrutture utilizzando nanocristalli rigidi rivestiti con materiali polimerici morbidi e comprimibili“. (Liu, J.; Wei, J.; Yang, Z. 2021)

Origami auto-assemblanti

Infine, tra le forme più originali di auto-assemblaggio c’è il “metodo dell’origami“, legato anche questo all’uso di modelli di DNA.
In questo caso, la prova si trova nell’opera di (
Wang, J .; Yue, L .; Li, Z .; Zhang, J .; Tian, ​​​​H .; Willner, I. 2019) dal titolo “Active generation of nano-holes in DNA origami scaffolds for programmed catalysis in nanocavities”.

Il modello di un punto o di un foro all’interno di una struttura quadrangolare è sorprendente e caratterizzante da un punto di vista morfologico

Questo dettaglio è stato riscontrato nelle immagini ottenute dal Dr. Campra, che insieme all’oggetto di studio autoassemblante, hanno permesso di dedurre che era un altro pezzo del puzzle e che in realtà devono essere presenti oggetti più grandi auto-assemblati con il metodo dell’origami.

Le somiglianze sono chiare ed evidenti, come in figura 5, poiché la struttura quadrangolare degli oggetti, la posizione dei nano-fori inscritti all’interno della superficie, così come il numero o la quantità osservati nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, coincidono.


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Fig 5. : Si osserva che gli oggetti osservati nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer hanno una corrispondenza diretta con la letteratura scientifica riguardante l’auto-assemblaggio degli origami, dove i nanofori sono elementi caratteristici inconfondibili. (Wang, J.; Yue, L.; Li, Z.; Zhang, J.; Tian, ​​​​H.; Willner, I. 2019)

Ma prima di procedere ad analizzare la questione dei fori negli oggetti quadrangolari, vale la pena rivedere l’introduzione e lo stato dell’arte fornito dagli autori nel loro articolo, in quanto aiuta a situare le capacità della tecnica e dimostrarne il legame con la nanotecnologia utilizzata nei cosiddetti “vaccini”.

In effetti, si notano affermazioni sorprendenti, come che l’auto-assemblaggio origami sia un “assemblaggio programmato di nanostrutture di DNA bidimensionali (2D) e tridimensionali (3D), il che rappresenta un importante progresso nella nanotecnologia del DNA” (Hong, F.; Zhang , F.; Liu, Y.; Yan, H. 2017 | Rothemund, PW 2006 | Endo, M.; Sugiyama, H. 2014), il che conferma non solo le possibili dimensioni o gli assi dell’auto-assemblaggio, ma anche che il metodo dell’origami è compatibile con l’auto-assemblaggio con crescita epiteliale regolare e quindi con l’auto-assemblaggio diretto o guidato.

In tutti i casi, l’utilizzo di strutture di DNA sintetico opportunamente configurate sono i necessari precursori per lo sviluppo delle strutture e degli oggetti osservati nei campioni del cosiddetto “vaccino”.  

Inoltre, (Wang, J .; Yue, L .; Li, Z .; Zhang, J .; Tian, ​​​​H .; Willner, I. 2019) confermano che il metodo di auto-assemblaggio dell’origami utilizzando il DNA consente l’ancoraggio di componenti per configurare, tra gli altri dispositivi, antenne plasmoniche, già in precedenza individuate nei campioni del cosiddetto “vaccino” come parte della nano-rete centrata sul corpo umano .

Un concetto letteralmente affermato nella seguente citazione : “Oltre a creare forme ingegnose di strutture di origami generate dal ripiegamento programmato del DNA, le strutture di origami sono state funzionalizzate con filamenti di acido nucleico sporgenti o filamenti di oligonucleotidi con bordi modificati.

I filamenti sporgenti sono stati utilizzati come siti di ancoraggio per l’organizzazione di polimeri, proteine ​​e nanoparticelle negli scaffold di ciascun origami.
Sono state dimostrate funzioni uniche di nanostrutture assemblate in scaffold di origami, come il funzionamento di cascate di enzimi, la progettazione di antenne plasmoniche e l’assemblaggio di strutture chiroplasmoniche.

Questa spiegazione è essenziale per comprendere il processo di formazione delle sovrastrutture, guidate da pattern di DNA, in quanto sono collegati attraverso i filamenti sporgenti dei blocchi di costruzione, funzionalizzati con nanoparticelle (ad esempio, punti quantici di grafene GQD), che insieme al fattore di scala e superconduttore del materiale, forniscono caratteristiche plasmoniche e di hall quantistico, implicando l’auto-assemblaggio di transistor e micro/nano chip della complessità richiesta.

Nella loro introduzione, (Wang, J.; Yue, L.; Li, Z.; Zhang, J.; Tian, ​​​​H.; Willner, I. 2019) forniscono anche interessanti annotazioni e citazioni sulle possibilità della tecnica origami e la progettazione di DNA walkers con capacità motorie per iniziare il movimento, girandosi e fermandosi, secondo i modelli di interazione molecolare.

Infatti, secondo (Lund, K .; Manzo, AJ; Dabby, N .; Michelotti, N .; Johnson-Buck, A .; Nangreave, J .; Yan, H. 2010) questi DNA walker sono essenzialmente dei robot molecolari guidato da molecole di substrato (precursori) in un insieme di strutture di DNA origami (modelli).

Un concetto confermato anche nella seguente citazione full-text di Lund, avvalorata anche da (Omabegho, T .; Sha, R .; Seeman, NC 2009 | Gu, H.; Chao, J.; Xiao, SJ; Seeman, NC 2010):

Spostare la robotica al livello di una singola molecola è possibile a priori, ma richiede di affrontare la capacità limitata delle singole molecole di immagazzinare informazioni e programmi complessi.

Una strategia per superare questo problema consiste nell’utilizzare sistemi in grado di ottenere comportamenti complessi dall’interazione di semplici robot con il loro ambiente.

Un primo passo in questa direzione è stato lo sviluppo dei cosiddetti DNA-walker, che sono passati dall’essere non autonomi, alla capacità di eseguire movimenti brevi ma diretti su binari unidimensionali.

In questo lavoro mostriamo che i walker casuali, chiamati anche ragni molecolari, che comprendono una molecola di streptavidina come corpo inerte e tre desossiribozimi come zampe catalitiche, mostrano un comportamento robotico elementare quando interagiscono con un ambiente definito con precisione.

Le osservazioni al microscopio a singola molecola confermano che questi camminatori raggiungono il movimento direzionale rilevando e modificando le tracce delle molecole di substrato disposte in un paesaggio di origami di DNA bidimensionale” (Lund, K.; Manzo, AJ; Dabby, N.; Michelotti, N.; Johnson-Buck, A.; Nangreave, J.; Yan, H. 2010).

Un’affermazione che può confermare la presenza di molecole e frammenti con la capacità di auto-assemblarsi, il loro movimento, orientamento ed auto-organizzazione. e di configurare dispositivi elettronici complessi, secondo schemi e modelli di DNA sintetico.


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Fig 6. : Schemi di funzionamento degli origami DNA walker che spiegherebbero il movimento di componenti, particelle e cluster di punti quantici di grafene GQD nei campioni analizzati del cosiddetto “vaccino”.

Proseguendo con l’analisi di  (Wang, J.; Yue, L.; Li, Z.; Zhang, J.; Tian, ​​H.; Willner, I. 2019), si aggiunge che “la funzionalizzazione dei bordi di mosaici origami (di modelli di DNA) è stata applicata per progettare strutture origami multicomponenti programmate ed in particolare per sviluppare dimeri origami intercambiabili“.

In altre parole, i modelli di DNA possono essere definiti in modo tale da essere composti da parti specifiche (particelle, proteine, punti quantici, ecc.) secondo un programma od un modello predeterminato.

La tecnologia origami del DNA può comprendere altre aree, come hanno mostrato gli studi all’avanguardia di Wang e del suo team : “Sono stati fabbricati ingegnosi sistemi origami 3D.
Per esempio, è stato dimostrato l’auto-assemblaggio di una scatola origami, l’assemblaggio graduale di strutture di DNA programmabili su scala gigadalton ed il movimento guidato dalla luce di pacchetti origami 3D per produrre funzioni chiroptiche reversibili.

Sono state suggerite diverse applicazioni di nanostrutture di origami, tra cui catalisi programmata, rilascio controllato di farmaci, operazioni di gate logico e rilevamento“.

Tra le applicazioni citate, vale la pena evidenziare le operazioni di gate logico e rilevamento, tipiche della progettazione di circuiti QCA (Quantum Cell Automata), già citate nell’identificazione dei nanorouter tra i pattern precedentemente osservati nei cosiddetti “vaccini”.

Questa è un’ulteriore prova che la metodologia dell’origami del DNA è valida per lo sviluppo di dispositivi elettronici basati su punti quantici, data la capacità di controllare la costruzione ordinata di cavi e circuiti.

Completata la rassegna dei preamboli all’articolo di (Wang, J.; Yue, L.; Li, Z.; Zhang, J.; Tian, ​​​​H.; Willner, I. 2019), il discorso scientifico si concentra sull’oggetto delle cavità o fori nei cosiddetti “origami rafts”, che nell’inquadratura sono mostrati come strutture quadrangolari con un punto inscritto nella loro area.

Come dichiarato dagli autori dello studio, “la maggior parte di queste strutture di origami funzionali implica la modifica dal basso verso l’alto di zattere di origami, la modifica dei bordi delle tessere di origami od il piegamento delle tessere in tubi.

Tuttavia, si può prendere in considerazione la funzionalizzazione di strutture di origami con nanocavità (fori o barili) che potrebbero comportarsi da contenimento o canali per trasformazioni chimiche guidate.

Fino ad oggi, tali cavità sono state fabbricate all’interno dell’assemblaggio passivo di piastrelle origami ; e queste cavità sono state utilizzate per il docking sito-specifico di anticorpi, la ricostituzione di proteine di membrana e la funzionalizzazione di pori a stato solido per il trasporto selettivo.

Inoltre, strutture di DNA (non origami) sono state introdotte nelle membrane, e queste hanno agito come canali per il potenziale trasporto stimolato di specie di carico attraverso le membrane.

Al contrario, il presente studio introduce il concetto di fabbricazione attiva di nanofori in piastrelle origami. 

Segnaliamo la formazione attiva guidata da DNAzyme di nanofori in impalcature origami e lo sblocco meccanico molecolare dei nanofori sollevando i domini a finestra coperti.

Applicando due diversi DNAzymes, viene dimostrata la fabbricazione programmata ed attivata di nano-fori nelle strutture di origami.
Inoltre, utilizziamo le cavità nei diversi scaffold di origami come nanoambienti confinati per catalisi selettiva e specifica
“.

In questa spiegazione, che non lascia dubbi sull’intenzionalità della fabbricazione della tecnica dell’origami, c’è un dettaglio fondamentale che deve essere preso seriamente in considerazione.

Si tratta della capacità delle cavità nei reticoli di origami del DNA di intrappolare, immobilizzare e fissare gli anticorpi (Ouyang, X.; De-Stefano, M.; Krissanaprasit, A.; Bank-Kodal, AL; Bech-Rosen, C.; Liu, T.; Gothelf, KV 2017), che era originariamente destinata a studi sierologici, ma quando applicata alla costruzione di dispositivi elettronici intra-corpo in micro/nano-scala,può raggiungere l’obiettivo di prevenire la fagocitosi e l’immobilizzazione di strutture auto-formanti.

Viene anche rivelato che questi fori giocano un ruolo molto importante nell’interazione con altre sequenze di reticoli di origami di DNA, che possono combaciare (come se fosse un pezzo di Lego) aggiungendo nuove impalcature di costruzione, come spiegato da (Kurokawa, T. ; Kiyonaka, S.; Nakata, E.; Endo, M.; Koyama, S.; Mori, E.; Mori, Y. 2018 ) nella figura 7.


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Fig 7. : Assemblaggio di DNA origami nei fori di placche quadrangolari, anch’esse placche costituite da strutture origami di DNA ( Kurokawa, T .; Kiyonaka, S .; Nakata, E .; Endo, M .; Koyama, S .; Mori, E .; Mori, Y. 2018 ). Ciò dimostra che il DNA funziona di fatto da elemento costitutivo che serve a guidare l’integrazione di altri componenti e materiali molecolari, come i punti quantici di grafene, con cui è possibile costruire dispositivi elettronici.

Un’altra applicazione citata da Wang e dal suo team per i fori è quella di servire come canali o pori attraverso la piastra o struttura origami di DNA per sviluppare biosensori, come confermato da  (Seifert, A .; Göpfrich, K .; Burns, JR; Fertig, N.; Keyser, UF; Howorka, S. 2015 | Burns, JR; Seifert, A.; Fertig, N.; Howorka, S. 2016).

Si afferma infatti che “i nanopori che attraversano la membrana a partire dal DNA piegato sono un esempio recente di nanostrutture biomimetiche ingegnerizzate che possono aprire applicazioni nei biosensori, nella consegna dei farmaci e nella nanofluidica…Stabiliamo che i pori del DNA presentano due stati di conduttanza dipendenti dalla tensione.

Basse tensioni di transmembrana favoriscono un livello stabile di alta conduttanza, che corrisponde a un poro del DNA non ostruito.
La larghezza interna prevista del canale aperto è confermata misurando la variazione di conduttanza in funzione della dimensione del poli (etilenglicole) (PEG), quindi si presume che PEG più piccoli entrino nel poro
“.

Questo non solo corrisponde a uno dei componenti indicati nell’elenco degli eccipienti del cosiddetto “vaccino” Pfizer, ma anche alla conduttanza richiesta per i componenti della nano-rete orientata al corpo umano (Yang, J .; Ma, M .; Li, L.; Zhang, Y.; Huang, W.; Dong, X. 2014 | Abbasi, QH; Yang, K.; Chopra, N.; Jornet, JM; Abuali, NA; Qaraqe, KA; Alomainy, A. 2016 | Oukhatar, A .; Bakhouya, M .; El Ouadghiri, D. 2021).

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