Nanorouters nei cosiddetti vaccini : una scoperta fondamentale

Pubblicato il 25 Novembre 2021 da Veronica Baker

In questo contesto si colloca la scoperta dei circuiti di un nanorouter nei campioni dei cosiddetti “vaccini”.

Un tassello fondamentale in tutte le ricerche che sono state effettuate e che conferma l’installazione di un hardware nel corpo delle persone “inoculate” senza il loro consenso informato, che esegue processi di raccolta e di interazione completamente fuori dal loro controllo.

Veronica Baker


Nanorouters nei cosiddetti vaccini : una scoperta fondamentale

Dal momento in cui l’ossido di grafene è stato scoperto per la prima volta nei cosiddetti “vaccini”, tutti i risultati e le scoperte compiute successivamente non hanno fatto altro che confermarne la sua presenza (Campra, P. 2021).

Ad oggi, sono state trovate anche prove e indicazioni più che ragionevoli anche dell’esistenza di nanotubi e nanopolpi di carbonio/grafene, sfere mesoporose, nano-vermi colloidali semimoventi : tutti oggetti che non dovrebbero fare parte di alcun “vaccino” e che naturalmente non sono stati dichiarati dalla case farmaceutiche fra i componenti.

Inoltre, anche altri tipi di oggetti sono stati identificati ed evidenziati in immagini di campioni di sangue di persone a cui è stato inoculato il cosiddetto “vaccino”, in particolare micro-robot magnetici a nastro di idrogel, nano-antenne di grafene cristallizzato e punti quantici di grafene, noti anche come GQD.



In questa occasione, analizzando una delle immagini ottenute dal Dr. Campra, corrispondente ad un campione del cosiddetto “vaccino” Pfizer (vedi figura 1) si è scoperto che con grande probabilità è un nanorouter, o quantomeno una parte dei suoi circuiti.

Nell’immagine originale si vede una goccia ben definita in cui compaiono strutture cristalline di formato quadrangolare o cubico.
Guardando da più vicino è possibile notare
dei segni su questi cristalli, con un andamento regolare, in alcuni casi ben definito, ma limitato dall’ottica del microscopio.


Nanorouters nei cosiddetti vaccini
Fig. 1. : Formazioni cristalline che mostrano segni di quelli che sembrano circuiti. Tra questi oggetti è stato scoperto il circuito di quello che potrebbe essere un nanorouter. Immagine di un campione del cosiddetto “vaccino” Pfizer, ottenuto da (Campra, P. 2021)

La scoperta è stata possibile isolando ogni cristallo quadrangolare, applicando un processo di rasterizzazione, focalizzazione e delimitazione dei bordi dell’immagine, al fine di pronunciare ulteriormente le marcature osservate.

Una volta completato questo processo, è stata disegnata una bozza con le linee e i motivi inscritti sul vetro, creando un contorno pulito di quello che in realtà sembrava un circuito.

È stato molto sorprendente trovare linee parallele e perpendicolari con una distribuzione davvero lontana da qualsiasi modello frattale, il che ha automaticamente dedotto la possibilità che fosse un prodotto di fabbricazione.

Per questo motivo sono stati ricercati pattern simili nella letteratura scientifica, con uno schema simile al circuito appena disegnato.
Il risultato della ricerca è stato quasi immediato, poiché è stato trovato un modello di un nanorouter a punti quantici, come mostrato nella figura 2.


Nanorouters nei cosiddetti vaccini
Fig. 2.: Possibile nanorouter a punti quantici osservato in un cristallo quadrangolare, in un’immagine ottenuta dal medico (Campra, P. 2021). Nell’angolo in basso a destra, si osserva il circuito nanorouter a punti quantici pubblicato da (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013). Nota l’ovvia somiglianza tra lo schizzo, la forma inscritta nel cristallo e il circuito del punto quantico.

Quest’ultima scoperta è di fondamentale importanza, non solo per capire il vero scopo e i componenti dei cosiddetti “vaccini”, ma anche per spiegare l’esistenza del fenomeno degli indirizzi MAC, visibili attraverso il Bluetooth di molti dispositivi mobili.

Contesto della scoperta

Prima di procedere alla spiegazione di ciò che è stato definitivamente verificato, vale la pena tratteggiare in modo definitivo il contesto in cui è inquadrata, in modo tale da assicurarne prima la comprensione e poi il successivo approfondimento.

Innanzitutto va tenuto presente che il grafene e i suoi derivati, ossido di grafene (GO) e nanotubi di carbonio (CNT), fanno parte dei componenti dei cosiddetti “vaccini”, come ormai è stato ampiamente dimostrato in tutti i modi su questo sito.

Le proprietà del grafene sono eccezionali dal punto di vista fisico, ma anche termodinamico, elettronico, meccanico e magnetico.

Le sue caratteristiche gli permettono di essere utilizzato come superconduttore, assorbitore di onde elettromagnetiche (microonde EM), emettitore, ricevitore di segnali, antenna quantica, il che ha reso possibile la creazione di un’elettronica avanzata su scala nano e micrometrica.

Per questo motivo il grafene può essere ormai considerato un nanomateriale fondamentale per lo sviluppo della nano-biomedicina (Mitragotri, S .; Anderson, DG; Chen, X .; Chow, EK; Ho, D .; Kabanov, AV; Xu, C. 2015), reti di nanocomunicazione (Kumar, MR 2019), di nuove terapie per la somministrazione di farmaci (Yu, J .; Zhang, Y .; Yan, J .; Kahkoska, AR; Gu, Z. 2018), di trattamenti contro il cancro (Huang, G .; Huang, H. 2018) ed il trattamento neurologico delle malattie neurodegenerative (John, AA; Subramanian, AP; Vellayappan, MV; Balaji, A .; Mohandas, H .; Jaganathan, SK 2015).

Tuttavia la letteratura scientifica è molto chiara per quanto riguarda le implicazioni sulla salute per il corpo umano.

È noto che il grafene (G), l’ossido di grafene (GO) ed altri derivati ​​come i nanotubi di carbonio (CNT) siano altamente tossici in quasi tutte le loro forme, provocando mutagenesi, morte cellulare (apoptosi), rilascio di radicali liberi, tossicità polmonare, polmonite, genotossicità o danni al DNA, infiammazione, immunosoppressione, danni al sistema nervoso, circolatorio, endocrino, riproduttivo e urinario, che possono causare morte anafilattica e disfunzione multiorgano, come già dimostrato più volte.

In secondo luogo, il grafene è un nanomateriale radiomodulabile, in grado di assorbire onde elettromagnetiche e moltiplicarne le radiazioni, agendo come una nano-antenna, od un ripetitore di segnale (Chen, Y.; Fu, X.; Liu, L.; Zhang, Y. ; Cao, L.; Yuan, D.; Liu, P. 2019).

L’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche può causare l’esfoliazione del materiale in particelle più piccole (Lu, J .; Yeo, PSE; Gan, CK; Wu, P .; Loh, KP 2011), chiamate punti quantici di grafene o GQDs (Graphene Quantum Dots), le cui proprietà e peculiarità fisiche sono potenziate grazie alla loro scala ancora più piccola, grazie all’effetto “Quantum Hall”, poiché agiscono amplificando i segnali elettromagnetici (Massicotte, M.; Yu, V.; Whiteway, E.; Vatnik, D.; Hilke, M. 2013 | Zhang, X.; Zhou, Q.; Yuan, M. ; Liao, B.; Wu, X.; Ying, M. 2020), e di conseguenza la distanza di emissione, soprattutto in ambienti come il corpo umano (Chopra, N.; Phipott, M.; Alomany, A . ; Abbasi , QH; Qaraqe, K .; Shubair, RM 2016).

I GQD possono acquisire varie morfologie, ad esempio esagonale, triangolare, circolare o poligono irregolare (Tian, ​​​​P .; Tang, L .; Teng, KS; Lau , SP 2018).
La capacità superconduttiva e trasduttrice fanno del grafene uno dei materiali più adatti per creare reti di nanocomunicazione wireless interagenti con il corpo umano.

Questo approccio è stato intensamente studiato dalla comunità scientifica, dopo aver trovato e analizzato i protocolli e le specifiche disponibili, ma anche i sistemi di instradamento per i pacchetti di dati che genererebbero nano-dispositivi e nano-nodi all’interno del corpo umano, in un complesso di sistemi chiamato CORONA, il cui obiettivo è l’efficace trasmissione di segnali e dati in rete, ottimizzando il consumo energetico (il minimo possibile), e riducendo allo stesso modo gli errori nella trasmissione dei pacchetti di dati (Bouchedjera, IA; Aliouat, Z .; Louail, L. 2020 | Bouchedjera, IA; Louail, L .; Aliouat, Z .; Harous, S. 2020 | Tsioliaridou, A .; Liaskos , C.; Ioannidis, S.; Pitsillides, A. 2015).

In questa rete di nanocomunicazioni viene utilizzato un tipo di segnale TS-OOK (Time-Spread On-Off Keying) che permette di trasmettere codici binari 0 e 1, attraverso brevi impulsi che comportano l’attivazione e la disattivazione del segnale durante intervalli di tempo molto piccoli di pochi femtosecondi (Zhang, R.; Yang, K.; Abbasi, QH; Qaraqe, KA; Alomania, A. 2017 | Vavouris, AK; Dervisi, FD; Papanikolaou, VK; Karagiannidis, GK 2018).

A causa della complessità delle nanocomunicazioni nel corpo umano, dove i nano-nodi della rete sono distribuiti in tutto il corpo, in molti casi in movimento a causa del flusso sanguigno, ed in altri attaccati all’endotelio alle pareti arteriose e capillari o nei tessuti di altri organi, i ricercatori hanno richiesto lo sviluppo di software per la simulazione di tali condizioni, al fine di verificare e validare i protocolli di nanocomunicazione che erano stati sviluppati (Dhoutaut, D.; Arrabal, T.; Dedu, E. 2018). 

D’altra parte, la rete di nanocomunicazione orientata al corpo umano (Balghusoon, AO; Mahfoudh, S. 2020), è stata attentamente progettata nei suoi aspetti topologici, concependo componenti specializzati nello svolgimento di tale compito.

Ad esempio, la nanocomunicazione elettromagnetica è costituita nel suo strato più elementare da nano-nodi che sono dispositivi (presumibilmente fatti di grafene, nanotubi di carbonio, GQD, tra gli altri oggetti e materiali) che hanno la capacità di interagire come nanosensori, attuatori piezoelettrici, e comunque come nano-antenne che propagano i segnali al resto dei nano-nodi.

I nano-nodi, trovano nei nano-router (detti anche nano-controllori) il passo successivo nella topologia.

La loro funzione è quella di ricevere i segnali emessi dai nano-nodi, elaborarli ed inviarli alle nano-interfacce, che li emetteranno all’esterno del corpo con la frequenza e la gamma necessarie, poiché deve superare la barriera cutanea senza perdere la chiarezza del segnale, in modo che possa essere ricevuto da un dispositivo mobile ad una distanza abbastanza ravvicinata (di solito pochi metri).

Quel dispositivo mobile sarebbe in realtà uno smartphone o qualsiasi altro dispositivo con una connessione Internet, che gli consente di agire come un “Gateway”.

La topologia definisce anche la possibilità che l’intera infrastruttura di nano-nodo, nanorouter e nano-interfaccia sia unificata in un unico nano-dispositivo, chiamato polo o metamateriale definito dal software SDM (Lee, SJ; Jung, C. ; Choi, K. ; Kim, S. 2015).

Questo modello semplifica la topologia, ma aumenta le dimensioni del dispositivo e la complessità della sua costruzione, concepita in diversi strati di grafene.

In ogni caso, indipendentemente dalla topologia, i nanorouter sono necessari per instradare e decodificare correttamente i segnali, per l’invio, ma anche per la ricezione, dato che possono essere progettati per un servizio bidirezionale, il che implica di fatto la capacità di ricevere segnali di comando operativi che interagiscono con gli oggetti della rete.

Alla nanocomunicazione elettromagnetica dobbiamo aggiungere anche la nanocomunicazione molecolare, affrontata nella voce sui nanotubi di carbonio e nuove evidenze nei campioni del cosiddetto “vaccino”.

In entrambi gli studi vengono analizzati le implicazioni di questi oggetti nel campo delle neuroscienze, della neuromodulazione e della neurostimolazione, poiché se si trovano nel tessuto neuronale (cosa molto probabile, data la loro capacità di superare la barriera emato-encefalica), possono stabilire connessioni che collegano la sinapsi neuronale.

Ciò significa che collegano i neuroni con scorciatoie diverse e più brevi degli assoni naturali (Fabbro, A.; Cellot, G.; Prato, M.; Ballerini, L. 2011).

Sebbene questo possa essere utilizzato nei trattamenti sperimentali per mitigare gli effetti delle malattie neurodegenerative, può essere (purtroppo) utilizzato anche per interferire direttamente con i neuroni, la secrezione di neurotrasmettitori come la dopamina, l’attivazione involontaria di alcune aree del cervello, la loro neurostimolazione o modulazione, attraverso impulsi elettrici, generati da nanotubi di carbonio (Suzuki, J .; Budiman, H .; Carr, TA; DeBlois, JH 2013 | Balasubramaniam, S .; Boyle, NT; Della-Chiesa, A .; Walsh, F .; Mardinoglu , A .; Botvich, D .; Prina-Mello, A. 2011), come risultato della ricezione di segnali e impulsi elettromagnetici dalla rete di nanocomunicazione (Akyildiz, IF; Jornet, JM 2010).

Va da sé comprendere cosa significa quando un segnale esterno, non controllato dalla persona “inoculata”, governa la secrezione di neurotrasmettitori.

Per esempio, i nanotubi di carbonio alloggiati nel tessuto neuronale potrebbero interferire con il funzionamento naturale della secrezione di neurotrasmettitori come la dopamina, che è responsabile in parte dei processi cognitivi, della socializzazione, del sistema di ricompensa, del desiderio, del piacere, dell’apprendimento condizionato o dell’inibizione (Beyene, AG; Delevich, K .; Del Bonis-O’Donnell, JT; Piekarski, DJ; Lin, WC; Thomas, AW; Landry, MP 2019 | Sun, F .; Zhou, J .; Dai, B .; Qian, T .; Zeng , J .; Li, X .; Li, Y. 2020 | Sun, F .; Zeng, J .; Jing, M .; Zhou, J .; Feng, J .; Owen, SF; Li, Y. 2018 | Patriarchi, T.; Mohebi, A.; Sun, J.; Marley, A.; Liang, R.; Dong, C.; Tian, ​​​​L. 2020 | Patriarchi, T.; Cho, JR; Merten, K .; Howe, MW; Marley, A.; Xiong, WH; Tian, ​​​​L. 2018).

Questo significa che potrebbe inferire nei normali modelli di comportamento, sentimenti e pensieri delle persone, e persino forzare l’apprendimento condizionato subliminale, senza che l’individuo sia consapevole di ciò che sta accadendo.

Oltre alle proprietà sopra menzionate, i nanotubi di carbonio non solo aprono la porta all’interazione wireless nel cervello umano, ma possono anche ricevere segnali elettrici dai neuroni e propagarli ai nanorouter, poiché godono delle stesse proprietà delle nano-antenne di grafene GQD e dei punti quantici di grafene, come spiegato in (Demoustier, S.; Minoux, E.; Le Baillif, M.; Carlo, M.; Ziaei, A. 2008 | Wang, Y.; Wu, Q.; Shi, W.; He, X .; Sun, X.; Gui, T. 2008 | Da-Costa, MR; Kibis, OV; Portnoi, ME 2009 ).

Ciò significa che possono trasmettere e monitorare l’attività neuronale degli individui.

Affinché i pacchetti di dati emessi e ricevuti dalla rete di nanocomunicazioni raggiungano la loro destinazione, è essenziale che il protocollo di comunicazione implementi in qualche modo l’identificazione univoca dei nanodispositivi (cioè tramite MAC) e trasmetta le informazioni ad un indirizzo IP

In questo senso, il corpo umano diventa un server IoNT (Internet of NanoThings) in cui è assimilabile il modello di comunicazione client/server.

Restano da determinare i meccanismi, i comandi od i tipi di richiesta, così come l’esatta frequenza e il tipo di segnale che opera la rete di nanocomunicazioni senza fili che verrebbe installata tramite ogni “vaccino”, anche se ovviamente questa informazione dovrebbe assolutamente rimanere molto riservata, date le possibili conseguenze di un potenziale biohacking (Vassiliou, V. 2011).

Infatti, il lavoro di (Al-Turjman, F. 2020) collega i problemi e le circostanze della sicurezza delle reti di nanocomunicazione connesse al 5G (riservatezza, autenticazione, privacy, fiducia, intrusioni, ripudio) ed inoltre presenta una sintesi del funzionamento della comunicazione elettromagnetica tra nano-nodi, nano-sensori e nano-router, utilizzando antenne e ricetrasmettitori in grafene per il loro collegamento con server di dati, al fine di sviluppare progetti Big-data.

Va comunque notato che i rischi di hacking di rete sono molto simili a quelli che possono essere perpetrati in qualsiasi rete connessa a Internet (attacco masquerade, localizzazione, trappole informative, denial of service, dirottamento di nanodispositivi, wormhole, attacco intermediario MITM, malware, spam, sybil, spoofing, attacco di illusione di neurostimolazione), il che significa un rischio potenziale ed aggiuntivo molto serio per tutte le persone già inoculate dai cosiddetti “vaccini” contenenti tale hardware di rete di nanocomunicazioni.

In questo contesto si colloca la scoperta dei circuiti di un nanorouter in alcuni campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer.

Un tassello fondamentale in tutte le ricerche che sono state effettuate e che confermerebbe l’installazione di un hardware nel corpo delle persone “inoculate” senza il loro consenso informato che esegue processi di raccolta e di interazione completamente fuori dal loro controllo.

Nanorouter QCA

Il circuito trovato in questo studio, vedi figura 3, corrisponde al campo degli automi cellulari a punti quantici, noti anche come QCA (Quantum Cellular Automata), caratterizzati da una scala nanometrica e da un consumo energetico molto basso, come alternativa alla sostituzione della tecnologia basata su transistor.

Così viene definito dal lavoro di (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013) da cui è stato ricavato lo schema di detto circuito.

Il nanorouter a cui fanno riferimento i ricercatori è caratterizzato da un fattore di consumo ultrabasso, un’elevata velocità di elaborazione (il suo clock di frequenza opera in un intervallo di 1-2 THz), che corrisponde alle condizioni di potenza e ai requisiti di trasferimento dati nel contesto delle reti di nanocomunicazione per il corpo umano descritte da (Pierobon, M.; Jornet, JM; Akkari, N.; Almasri, S.; Akyildiz, IF 2014).


Nanorouters nei cosiddetti vaccini
Fig 3. : Circuito a punti quantici in grafene nelle celle QCA. Schema circuitale di (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013) osservato in un campione del cosiddetto “vaccino” Pfizer.

Secondo le spiegazioni del lavoro di (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013), si distingue il concetto di punto quantico e cella quantistica, come in figura 4.

La cella QCA consiste di quattro punti quantici la cui polarizzazione è variabile.
Ciò consente di distinguere il codice binario di 0 e 1 in base alla carica positiva o negativa dei punti quantici.

Nelle parole degli autori tutto questo è spiegato in questo modo : “Le unità di base dei circuiti QCA sono celle composte da punti quantici.
Un punto, in questo contesto, è solo una regione in cui una carica elettrica può essere localizzata o meno.

Una cella QCA ha quattro punti quantici situati negli angoli.
Ogni cella ha due elettroni liberi in movimento che possono creare tunnel tra i punti quantici.
Si presume che il tunneling verso l’esterno della cella non sia consentito a causa di un’elevata barriera ad alto potenziale”.

Estrapolando ai punti quantici di grafene, noti come GQDs, che sono stati identificati nei campioni di sangue (a causa della fluorescenza emessa), una cella QCA richiederebbe quattro GQDs per comporsi, il che è perfettamente compatibile con la descrizione data dai ricercatori (Wang, ZF; Liu, F. 2011) nel loro lavoro intitolato “Graphene quantum dots as building blocks for quantum cellular automata“, dove è confermato l’uso del grafene per creare questo tipo di circuito.


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Fig.4. : Schema di una cella QCA composta da quattro punti quantici (che possono essere di grafene, tra gli altri materiali). Si noti la grande somiglianza con i memristori, infatti QCA e memristors sono transistor. (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013 | Strukov, DB; Snider, GS; Stewart, DR; Williams, RS 2009)

Quando le celle QCA sono combinate, si creano fili e circuiti, con un’ampia varietà di forme, schemi e applicazioni, come si può vedere in figura 5, dove si osservano inverter, crossover e porte logiche, affrontati anche da altri autori come (Xia, Y.; Qiu, K. 2008).

Questo dà origine a strutture più complesse, che consentono di riprodurre gli schemi elettronici dei transistor, processori, ricetrasmettitori, multiplexer, demultiplexer e quindi di qualsiasi router.


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Fig 5. : I QCA possono formare vari tipi di circuiti, ad esempio porte logiche, cavi incrociati, inverter o cavi. (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013)

È importante spiegare che i circuiti composti da celle QCA possono funzionare in diversi strati sovrapposti, permettendo una struttura 3D (tridimensionale) per creare un’elettronica molto più complessa e compressa, vedi figura 6.


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Fig.6.: Secondo (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013) si possono realizzare circuiti più complessi annettendo più strati sovrapposti. Questo è identificato dal simbolo di un cerchio nel disegno. Sono inoltre presenti tre illustrazioni artistiche che rappresentano vari livelli di circuiti (elaborazione propria).

Per sviluppare un nanorouter, secondo i ricercatori (Sardinha, L.H.; Costa, A.M.; Neto, O.P.V.; Vieira, L.F.; Vieira, M.A. 2013), sono necessarie diverse strutture circuitali, ovvero incroci di fili (che formano porte logiche), demultiplexer (demux) e convertitori parallelo-serie, vedi figura X.

I demux sono dispositivi elettronici in grado di ricevere un segnale all’ingresso QCA e di inviarlo a una delle diverse linee di uscita disponibili, permettendo al segnale di essere instradato per un’ulteriore elaborazione.

Il convertitore parallelo-seriale è un circuito in grado di prendere diverse serie di dati in ingresso, trasportarli su diversi fili QCA e trasmetterli in tempi diversi sui fili di uscita.
Questo sarebbe proprio il componente visto nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, vedi figura 7.


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Fig 7. : Dettagli del circuito per convertire i segnali TS-OOK in serie ad un’uscita parallela, confermando uno dei compiti tipici di un router. (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013)

Un altro aspetto rilevante del lavoro di (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013) è la dimostrazione del funzionamento del circuito, dove la ricezione di un segnale TS-OOK e la sua conversione in codice binario, vedi figura 8.

Una volta ottenuto il codice binario, il circuito “demux” si occupa della generazione dei pacchetti dati, secondo la struttura del corrispondente protocollo di comunicazione.


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Fig 8. : I test del circuito demux, già osservati in figura 7, forniscono la prova di come i segnali TS-OOK vengono interpretati e convertiti in codice binario, per generare infine i pacchetti dati del corrispondente protocollo di nanocomunicazioni. (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013)

Tutto ciò che spiegato da (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013) è confermato anche da (Das, B .; Das, JC; De, D .; Paul, AK 2017) nella cui ricerca si osservano disegni di circuiti QCA per demux e nanorouter, con schemi molto simili a quelli già presentati, il che conferma la ricerca di soluzioni al problema della semplice trasmissione ed elaborazione di segnali e dati su scala nanometrica, per rendere efficaci le reti di nanocomunicazione.

Infine, anche se si può già dedurre dalla natura, dalle caratteristiche e dalle proprietà dei circuiti delle celle QCA, il concetto di velocità di clock deve essere evidenziato.

Interessante, infatti, la capacità di questi componenti elettronici di funzionare quasi autonomamente, senza bisogno di un processore dedicato.

Questo perché i fili delle celle QCA possono misurare il tempo di trasferimento dei segnali tra le diverse celle, in quelle che vengono chiamate “zone di clock”, come mostrato sia dalla figura 9 che nella successiva ricerca di (Sadeghi, M.; Navi, K.; Dolatshahi, M . 2020 | Laajimi, R.; Niu, M. 2018 | Reis, DA; Torres, FS 2016 | Mohammadyan, S.; Angizi, S.; Navi, K. 2015).

Questo effetto permette la trasmissione di segnali attraverso il circuito, ma anche la creazione di una frequenza di clock, che è la propria velocità di elaborazione.

Se questo concetto è accoppiato con l’uso di materiali superconduttori come il grafene e più specificamente i punti quantici di grafene, allora si possono raggiungere velocità di elaborazione molto elevate.


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Fig 9.: Il nanorouter non richiede un processore indipendente, perché le celle QCA organizzate nei cavi del circuito svolgono già questa funzione a causa delle proprietà superconduttive e di polarizzazione dei punti quantici, che consente di dedurre una velocità di clock per fasi o zone fisiche del circuito. (Sardinha, LH; Costa, AM; Neto, OPV; Vieira, LF; Vieira, MA 2013 | Sadeghi, M .; Navi, K .; Dolatshahi, M. 2020)

Autoassemblaggio del circuito

Anche se può sembrare impossibile, l’auto-assemblaggio dei circuiti è una possibilità da considerare nell’ipotesi appena spiegata.

Infatti secondo (Huang, J .; Momenzadeh, M .; Lombardi, F. 2007) “i recenti sviluppi nella produzione di QCA (che coinvolgono implementazioni molecolari) hanno sostanzialmente cambiato la natura dell’elaborazione.

A dimensioni molto ridotte, è previsto l’autoassemblaggio o deposizione cellulare su larga scala su substrati isolati.
In queste implementazioni, le celle QCA (ciascuna composta da due dipoli) sono disposte in binari paralleli a forma di V.

Le celle QCA sono disposte in uno schema denso e il calcolo avviene tra adiacenti cellule.
Queste tecniche di fabbricazione sono adatte per l’implementazione molecolare
“.

Esistono però anche altri metodi, come i nanopattern di DNA (Hu, W.; Sarveswaran, K.; Lieberman, M.; Bernstein, GH 2005),  che creano un modello per l’allineamento dei punti quantici di grafene, formando le cellule QCA, generando così il circuito di cui sopra, vedi figura 10.


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Fig 10. : Autoassemblaggio di un circuito con punti quantici da un pattern di DNA. Le linee dei cavi del circuito sono molto simili a quelle osservate nel campione del vaccino, vedi figura 2 e 3. (Hu, W.; Sarveswaran, K.; Lieberman, M.; Bernstein, GH 2005)

Secondo (Hu, W .; Sarveswaran, K .; Lieberman, M .; Bernstein, GH 2005) “le zattere di DNA a quattro file sono state sintetizzate con successo e caratterizzate con il metodo dell’elettroforesi su gel nel nostro lavoro precedente“, un concetto in linea con i risultati mostrati anche da (Sarveswaran, K. 2004).

Questo coincide con la ormai quasi certa esistenza di un gel/idrogel nella composizione del cosiddetto “vaccino”, un risultato ottenuto dall’analisi micro-Raman del Dr. (Campra, P. 2021) in cui sono stati ottenuti picchi con valori prossimi a 1450, che potrebbero corrispondere a PVA, PQT-12, poliolefina, poliacrilammide o polipirrolo, tutti componenti riconosciuti nella letteratura scientifica come gel e derivati.

D’altra parte, si allude esplicitamente al metodo dell’elettroforesi, o, che è lo stesso, al processo di polarizzazione elettrica che provoca la teslaforesi, su nanotubi di carbonio, grafene, punti quantici e altri semiconduttori, come descritto da (Bornhoeft, LR; Castillo, AC; Smalley, PR; Kittrell, C.; James, DK; Brinson, BE; Cherukuri, P. 2016) nella loro ricerca.

Questo confermerebbe che la teslaforesi gioca un ruolo chiave nella composizione del circuito, insieme al DNA patterning.

Se tutto questo venisse confermato, significherebbe che i circuiti potrebbero auto-assemblarsi in presenza di campi elettrici od anche alla ricezione di onde elettromagnetiche (microonde EM).

Anche lo studio di (Pillers, M.; Goss, V.; Lieberman, M. 2014) conferma la costruzione di nanostrutture e CQA utilizzando in questo caso grafene, ossido di grafene (GO), elettroforesi e gel, provocando una deposizione controllata nelle zone indicate dal pattern del DNA, riproducendo risultati simili a quelli presentati nello studio di Hu e Sarveswaran, rendendo così possibile la creazione dei circuiti elettronici già citati, come in figura 11. 


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Fig 11. : I progressi nel campo dell’autoassemblaggio di punti quantici e cellule QCA possono essere osservati nella letteratura scientifica utilizzando il metodo del modello del DNA per contrassegnare l’ordine di costruzione e l’elettroforesi per avviare o innescare il processo nei materiali della soluzione. (Pillers, M.; Goss, V.; Lieberman, M. 2014)

Nanoemettitori plasmonici

Un’altra questione che richiede una spiegazione nel ritrovamento dei circuiti nanorouter nei campioni dei cosiddetti “vaccini” è la loro collocazione in quello che sembra essere un cristallo di forma quadrangolare.

Sebbene si possa pensare che sia una forma generata casualmente, la revisione della letteratura rivela e giustifica tali forme che servono come quadro di riferimento per questo tipo di circuiti.

Si tratta in realtà di un “nanoemettitore plasmonico“, in altre parole, corrisponderebbe ad una nanoantenna (monocristallino) di forma cubica di dimensioni variabili sulla scala nano-micrometrica, che può emettere, ricevere o ripetere segnali.

Ciò è possibile attraverso la proprietà di attivazione plasmonica della sua superficie (quella del cubo del nanoemettitore) che viene eccitata localmente per generare un segnale oscillatorio, come spiegato da (Ge, D.; Marguet, S.; Issa, A.; Jradi, S.; Nguyen, TH; Nahra, M.; Bachelot, R. 2020), vedi figura 12.

Questo è coerente con il tipo di segnali TS-OOK, che sono infatti trasmessi attraverso la rete di nanocomunicazione intra-corpo, essendo un prerequisito per un nano-router per avere un metodo per catturarli.

In altre parole, il cubo cristallino funge da ricetrasmettitore per il nanorouter, grazie alle sue proprietà speciali, derivate dalla fisica del plasmone.

Ciò trova conferma quando si consulta la letteratura scientifica sulle nanoreti elettromagnetiche per il corpo umano (Balghusoon, AO; Mahfoudh, S. 2020), i protocolli MAC applicati al caso (Jornet, JM; Pujol, JC; Pareta, JS 2012), i metodi di debugging degli errori nei segnali (Jornet, JM; Pierobon, M.; Akyildiz, IF 2008), la modulazione di impulsi a femtosecondi nella banda dei terahertz per reti di nanocomunicazione (Jornet, JM; Akyildiz, IF 2014), la parametrizzazione di nano-reti per il loro funzionamento perpetuo (Yao, XW; Wang, WL ; Yang, SH 2015), ed infine le prestazioni nella modulazione di segnali wireless per nano-reti (Zarepour, E .; Hassan, M .; Chou, CT; Bayat, S. 2015).

In tutti questi casi, i nanoricetrasmettitori sono essenziali per poter ricevere o emettere un segnale TS-OOK.


Nanorouters nei cosiddetti vaccini
Fig 12. : I cristalli a scala nanomicrometrica possono svolgere il ruolo di antenna o ricetrasmettitore, il che fa immaginare che trovare il circuito in una struttura quadrangolare non sia frutto del caso. (Ge, D .; Marguet, S .; Issa, A .; Jradi, S .; Nguyen, TH; Nahra, M .; Bachelot, R. 2020)

I nanoemettitori plasmonici possono essere a forma di cubo, come nel il caso osservato nei campioni dei cosiddetti “vaccini”, ma anche sferici e discoidali, e possono essere auto-assemblati per formare nano-microstrutture più grandi (Devaraj, V.; Lee, JM ; Kim , YJ; Jeong, H .; Oh, JW 2021).

Tra i materiali con cui potrebbe essere prodotto questo nano-emettitore plasmonico ci sono oro, argento, perovskiti e grafene, come mostrati negli studi di (Oh, DK; Jeong, H.; Kim, J.; Kim, Y.; Kim, I.; Ok, JG; Rho, J. 2021 | Hamedi, HR; Paspalakis, E .; Yannopapas, V. 2021 | Gritsienko, AV; Kurochkin, NS; Lega, PV; Orlov, AP; Ilin, AS; Eliseev, SP; Vitukhnovsky, AG 2021 | Pierini, S. 2021), anche se è probabile che se ne possano utilizzare molti altri

Memoria CAM e TCAM per MAC e IP

Se si considera la presenza di nanorouter nei cosiddetti “vaccini”, potrebbe essere confermata l’ipotesi dell’esistenza di uno o più indirizzi MAC (fissi o dinamici), che potrebbero essere trasmessi dalle cosiddette persone “vaccinate” od attraverso qualche altro dispositivo intermediario (ad esempio un telefono cellulare).

Questo approccio è in linea con quanto già spiegato ed evidenziato in questa pubblicazione, ma anche secondo le principali pubblicazioni scientifiche riguardanti le reti di nanocomunicazione per il corpo umano.

Secondo (Abadal, S.; Liaskos, C.; Tsioliaridou, A.; Ioannidis, S.; Pitsillides, A.; Solé-Pareta, J.; Cabellos-Aparicio, A. 2017) questi indirizzi MAC consentono alla nanorete di trasmettere e ricevere dati, poiché l’individuo ha un identificatore univoco che gli consente di accedere al mezzo, cioè ad Internet.

In questo modo, il nano-router può ricevere i segnali corrispondenti ai dati dai nano-sensori e nano-nodi della nano-rete per trasmetterli all’esterno del corpo, purché vi sia un dispositivo mobile nella vicinanze, che funzioni da gateway per Internet.

Pertanto, l’ipotesi che gli indirizzi MAC delle cosiddette persone “vaccinate” possano essere osservati (per mezzo di applicazioni di tracciamento del segnale Bluetooth) quando c’è qualche tipo di interazione con il supporto mobile che funge da gateway è pienamente verificata.

Questo non significa che ci sia una comunicazione permanente, a causa della necessità di risparmiare ed ottimizzare il consumo di energia (Mohrehkesh, S .; Weigle, MC 2014 | Mohrehkesh, S .; Weigle, MC; Das, SK 2015), il che potrebbe spiegare l’intermittenza nelle comunicazioni, i periodi di connessione e di inattività. 

La novità nel campo dell’indirizzamento MAC, che è legato ai circuiti QCA, con cui si possono sviluppare i nanorouter, è che si possono creare anche circuiti di memoria.

Gli stessi ricercatori  (Sardinha, LH; Silva, DS; Vieira, MA; Vieira, LF; Neto, OPV 2015) hanno sviluppato un nuovo tipo di memoria CAM che “a differenza della memoria ad accesso casuale (RAM), che restituisce i dati che sono memorizzati nel dato address.

CAM, invece, riceve i dati come input e restituisce dove i dati possono essere trovati.
CAM è utile per molte applicazioni che richiedono ricerche veloci, come trasformazioni di Hought, codifica di Huffman, compressione Lempel-Ziv e switch di rete per mappare indirizzi MAC su indirizzi IP e viceversa.

CAM è molto utile per creare tabelle che cercano corrispondenze esatte, come le tabelle di indirizzi MAC “.

Questa dichiarazione è stata estratta e copiata testualmente per evidenziare che i circuiti QCA sono la risposta all’archiviazione e alla gestione degli indirizzi MAC per la trasmissione dei dati nelle nano-reti, che confermerebbe che i cosiddetti “vaccini” sono, tra l’altro, un mezzo per installare hardware per il controllo, la modulazione e il monitoraggio delle persone.


Nanorouters nei cosiddetti vaccini
Fig. 13. : Circuiti di memoria per la memorizzazione di indirizzi MAC e IP realizzati con la stessa tecnologia QCA del nanorouter osservata nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer. (Sardinha, LH; Silva, DS; Vieira, MA; Vieira, LF; Neto, OPV 2015)

Inoltre, (Sardinha, LH; Silva, DS; Vieira, MA; Vieira, LF; Neto, OPV 2015) hanno sviluppato anche la memoria TCAM, che è un tipo speciale di memoria CAM che sarebbe utile per “creare tabelle per cercare più corrispondenze, come le tabelle di routing IP organizzate per prefissi IP.
Per ridurre la latenza e velocizzare la comunicazione, i router utilizzano TCAM
“.

Questa affermazione riguarda chiaramente il suo utilizzo nei nano-router al fine di poter trasmettere i dati ottenuti nella nanorete ad un server destinatario specifico, accessibile su Internet.

In altre parole, i dati raccolti dalla nanorete dovrebbero essere archiviati/registrati in una banca dati, di cui il soggetto definito impropriamente “vaccinato” non avrebbe avuto conoscenza della loro esistenza, di cui non fosse informato, e in cui non si sappia quali informazioni vengono utilizzate.

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