Market Wizards

Pubblicato il 8 Maggio 2013 da Veronica Baker

  • Win or lose, everybody gets what they want out of the market. Some people seem to like to lose, so they win by losing money
  • To avoid whipsaw losses, stop trading
  • Risk no more than you can afford to lose and also risk enough so that a win is meaningful
  • Trend following is an exercise in observing and responding to the ever-present moment of now
  • Fundamentalists and anticipators may have difficulties with risk control because a trade keeps looking ‘better’ the more it goes against them
  • Until you master the basic literature and spend some time with successful traders, you might consider confining your trading to the supermarket
  • If you want to know everything about the market, go to the beach. Push and pull your hands with the waves. Some are bigger waves, some are smaller. But if you try to push the wave out when it’s coming in, it’ll never happen. The market is always right
  • I don’t predict a nonexisting future

It can be very expensive to try to convince the markets you are right

Market Wizard: Intervista a Ed Seykota (courtesy : Jack Schwager ,1988)

Per quanto totalmente ignoti, non solo al grande pubblico, ma anche a gran parte del mondo della finanza, i successi di Ed Seykota lo annoverano certamente tra i migliori broker del nostro tempo. All’inizio degli anni settanta, è assunto da una delle più rinomate società di intermediazione. È lui che ha ideato e sviluppato il primo sistema commerciale di trading computerizzato per gestire il denaro dei clienti nel mercato dei future. Il sistema si è rivelato piuttosto redditizio, ma l’ingerenza e il second-guessing della dirigenza pone un notevole ostacolo al suo successo. Dopo questa esperienza Seykota decide di intraprendere una carriera in proprio.

Negli anni seguenti, Seykota applica il sistema computerizzato per gestire il suo denaro e quello di alcuni clienti. In questo periodo, il denaro gestito da Seykota ottenne un tasso di rendimento eccezionale. A titolo di esempio: il conto di un suo cliente che ammontava a $5.000 nel 1972, nel giugno del 1988 era cresciuto del 250.000% calcolato in controvalore in contanti (teoricamente, il conto era aumentato di alcuni milioni di punti percentuali, tenendo conto dei prelievi). Non conosco nessun altro trader che abbia realizzato un rendimento simile nello stesso periodo di tempo.

Non avevo mai sentito parlare di Seykota quando ho iniziato a scrivere questo libro. Il nome di Seykota è venuto fuori più volte durante la mia intervista con Michael Marcus perché egli lo aveva influenzato notevolmente nel cammino che l’ha portato a divenire un trader di successo. Dopo l’intervista, Marcus mi ha detto con fare pensieroso: “Dovresti davvero intervistare Ed Seykota. Non è solo un grande broker, è anche una mente”.

Me lo presentò Marcus al telefono, fu così che ebbi l’occasione di esporre brevemente Seykota l’idea del mio libro. Visto che mi trovavo già nell’Ovest, sarebbe stato comodo per me intervistare Seykota sulla via del ritorno per New York via Reno, e semplicemente cambiai rotta. Seykota si dimostrò lieto di essere intervistato, anche se un po’ scettico sul fatto che saremmo riusciti a completare l’intervista in sole due ore (giusto il tempo tra una coincidenza aerea e l’altra). Lo rassicurai dicendogli che avevo già fatto alcune interviste non avendo che quel breve lasso di tempo: “È fattibile, purché la conversazione sia ben mirata”.

Affittai un’auto perché il tragitto per arrivare a casa di Seykota era troppo lungo per il taxi. Era mattino presto e l’autostrada che si inerpicava su le montagne offriva un panorama eccezionale. La stazione radio di musica classica trasmetteva il Concerto per clarinetto di Mozart. Un connubio fantastico.
Seykota lavora in un ufficio all’interno di casa sua, la quale costeggia il lago Tahoe. Prima di cominciare l’intervista, abbiamo fatto una passeggiata sulla riva dietro casa. Era una mattina fredda con il cielo terso e una vista idilliaca. Il contrasto tra il suo ufficio e il mio – situato nella zona di Wall Street con un’ampia vista su un orribile edificio – non poteva essere più manifesto. Non potrei che invidiarlo.

A differenza di quasi tutti gli altri da me intervistati, la scrivania di Seykota non era costellata da una serie di schermi con le quotazioni, anzi, di questi non ce n’era nemmeno uno. La sua attività di trading si limita spesso ai pochi minuti necessari per utilizzare il programma che genera segnali per il giorno successivo.

Parlando con lui, mi ha colpito la sua acuta intelligenza e sensibilità – una strana accoppiata, pensavo. Vede le cose da un punto di vista privilegiato. A un certo momento, parla di analisi tecnica e sembra uno scienziato consumato (ha una laurea in ingegneria elettrotecnica ottenuta al MIT) mentre mostra un diagramma tridimensionale sul monitor del computer, elaborato da uno dei numerosi programmi da lui sviluppati. In un altro momento, quando la conversazione volge verso la psicologia del trading, riesce a trasmettere una grande sensibilità e senso critico relativamente al comportamento umano.
Negli ultimi anni, Seykota si è dedicato molto al campo della psicologia. A me pare che la psicologia, e il suo lato applicativo volto ad aiutare la gente a risolvere i problemi, sia diventata più importante delle analisi di mercato e del trading. Credo che Seykota trovi questo contrasto un po’ artificioso, dacché secondo lui il trading e la psicologia sono la stessa cosa.

La nostra conversazione non è stata così mirata come avrei voluto. In effetti, si è diramata in così tante direzioni che siamo solamente andati oltre la superficie nelle due ore a disposizione. Più tardi, Seykota mi ha detto che già dalla nostra conversazione telefonica aveva capito che ci sarebbe voluto un giorno intero. Ha una grande perspicacia in fatto di persone. Ad esempio, ad un certo punto della nostra conversazione, Seykota mi chiese: “Quanti minuti avanti mette il suo orologio?”. Mi è parsa una domanda piuttosto strana visto il breve tempo a nostra disposizione, aveva colto in pieno uno dei tratti principali della mia personalità. La domanda era giunta con un tempismo eccezionale, dato che avevo quasi perso il volo a inizio mattinata.
Il successo di Seykota va ben oltre l’ambito del trading. Mi ha colpito perché è una persona che ha trovato il significato da dare alla sua vita e perché vive proprio la vita come l’avrebbe voluta vivere.

Come hai iniziato a occuparti di trading?

Alla fine degli anni sessanta mi sono messo in testa che l’argento sarebbe salito allorché il Tesoro statunitense smise di venderlo. Aprii un conto per l’acquisto a margine di materie prime per sfruttare al meglio questa mia intuizione. Nell’attesa, il mio broker mi convinse a vendere un po’ di rame allo scoperto. Sono stato presto costretto a buttarmi fuori dal mercato, ho perso un po’ di soldi e soprattutto la verginità nel campo del trading. Così mi sono messo nuovamente ad aspettare il grande, inevitabile mercato al rialzo dell’argento. Finalmente, il momento giunse. Decisi di comprare. Con mia grande sorpresa e ancora a maggior danno per le mie finanze, il prezzo cominciò a calare. Inizialmente, mi sembrava impossibile che l’argento potesse scendere nonostante il mercato fosse impostato tanto bene al rialzo. Tuttavia il prezzo continuava a scendere, questo era un dato di fatto. Il mio ordine di stop è stato preso. Questa fu una strepitosa lezione su come il mercato ignori le informazioni.

Rimasi affascinato da come funzionano le logiche di mercato. In quello stesso periodo, vidi una lettera pubblicata da Richard Donchian, che lasciava intendere che un sistema prettamente meccanico di trend following avrebbe potuto battere il mercato. Anche questo mi parve impossibile. Così mi misi a sviluppare programmi computerizzati (su schede perforate, come si usava all’epoca) per verificare queste teorie. Incredibilmente, le sue teorie diedero prova di veridicità. Ancora oggi, non sono sicuro di avere capito perché o se ancor più ne ho veramente bisogno. Comunque, studiare i mercati e supportare le mie intuizioni con il denaro è stato così affascinante rispetto ad altre opportunità di lavoro di quel periodo che mi sono buttato nel mondo del trading come professione a tempo pieno.

Qual è stato il tuo primo lavoro legato al trading?

A Wall Street, all’inizio degli anni settanta cominciai il mio primo lavoro di analista finanziario per una grande società di intermediazione. Mi dovevo occupare dei mercati sulle uova e sui broiler. [I broiler sono giovani galletti da 1,2 kg peso con piumaggio. Il mercato dei futures per i broiler e le uova non esistono più poiché l’attività di trading divenne sempre meno intensa tanto da decretarne l’esclusione dal listino delle rispettive borse valori che le ospitavano]. Mi sembrava interessante che ad un giovane neoassunto come me fosse subito affidata la responsabilità di fornire consigli di trading. In un’occasione, scrissi un articolo in cui consigliavo ai trader di astenersi dalla loro attività per un breve periodo. La dirigenza censurò il mio articolo contenuto nella lettera di mercato – probabilmente perché non avrebbe stimolato gli scambi.

Volevo applicare l’utilizzo dei computer al mondo dell’analisi. Teniamo presente che all’epoca i computer non erano altro che strumenti a schede perforate utilizzati per la contabilità. Il responsabile del dipartimento dei computer mi vide come una minaccia alla sicurezza del suo posto di lavoro e mi cacciava via ripetutamente dal suo territorio. Dopo un mese circa, espressi la mia volontà di lasciare il posto. Il direttore del dipartimento mi convocò per capire le mie ragioni. Era la prima volta che scorgevo un interessamento da parte sua.

Andai a lavorare per un altra società di intermediazione, che stava attraversando un periodo di riorganizzazione. La dirigenza era meno oppressiva così sfruttai questa assenza di supervisione e utilizzai il computer per testare i sistemi di trading nei fine settimana. Il computer era un IBM 360 che occupava una grande stanza provvista di aria condizionata. In sei mesi circa, riuscii a testare un centinaio di variazioni di quattro semplici sistemi utilizzando circa dieci anni di dati raccolti su dieci merci. Oggi, la stessa operazione richiede una giornata con un PC. Ad ogni modo, ottenni buoni risultati, cioè la conferma che c’era la possibilità di guadagnare a partire dall’utilizzo di sistemi di trend following.

Dunque la verifica dei sistemi di elaborazione non era un compito che ti spettava, visto che lo facevi durante i fine settimana. In qualità di che cosa eri stato assunto?

Durante la settimana, il mio normale lavoro stile signor Bianchi consisteva nel caricare rulli di carta nella macchina Reuters quando il margine diventava rosa. Dovevo anche strappare le strisce di notizie in arrivo e affiggerle al muro dietro la macchina. Il trucco consisteva nello strappare tra una striscia e l’altra per avere dei bordi lisci. Il bello era che nessuno leggeva le notizie perché ci si doveva sporgere sulla macchina per potere vedere i fogli. Così cominciai a leggere le notizie e a consegnarle personalmente ai broker. Un lato positivo di questo lavoro era che riuscivo a osservare i diversi stili di trading dei vari broker.

La tua mansione ufficiale sembrerebbe quella di un giubilato segretario di ufficio. Perché accettasti un lavoro così umile?

Perché volevo a tutti i costi lavorare nel settore e non mi importava del tipo di lavoro che facevo o quanto ero pagato.

Perché lasciasti il precedente posto di lavoro? Se non altro facevi l’analista finanziario.

Perché era un ambiente soffocante. Non ero d’accordo con le pressioni della dirigenza che volevano che consigliassi di comprare e vendere quando non esisteva alcuna prospettiva. E poi mi resi conto che avere accesso ai computer della società per verificare i sistemi di trading (la mia vera vocazione) era assolutamente impossibile.

Sapeva di poter accedere al computer nel nuovo lavoro?

No, ma siccome la società era stata ridimensionata e la dirigenza decimata, ero sicuro che non poteva esserci troppa burocrazia che mi impedisse di usare il computer.

Che ne è stato del tuo lavoro sui sistemi di trading computerizzati?

Alla fine la dirigenza cominciò a essere interessata ai risultati delle mie ricerche sulla gestione del denaro. Sviluppai il primo sistema commerciale di trading computerizzato su larga scala.

Cosa intendi per larga scala?

Il prodotto fu commercializzato da alcune centinaia di agenti della società, e i titoli gestiti avevano un valore di alcuni milioni di dollari – una grande quantità di denaro all’inizio degli anni settanta.

Come riuscisti a portare dalla tua parte la dirigenza fino a questo punto?

Conoscevano Richard Donchian, il pioniere nello sviluppo di sistemi di trading trend following, anche se all’epoca faceva tutto a mano. Per questa ragione, avevano già una considerazione favorevole dell’utilizzo di sistemi di trading per la gestione di capitali. Inoltre, all’epoca i computer erano una cosa talmente nuova che “sistema computerizzato” divenne un’espressione estremamente à la page.

Come andò il tuo programma di trading?

Il programma andò bene, il problema era che la dirigenza non riusciva a non indulgere nel second-guessing. Per esempio, ricordo che una volta il programma generò un segnale di acquisto sullo zucchero che quotava circa 5 centesimi. La dirigenza ritenne che il mercato era già ipercomprato e decise di non seguire il segnale. Quando il mercato continuò a crescere, decisero di imporre la regola secondo cui avrebbero acquistato una volta che avesse ritracciato di 20 punti [100 punti uguale 1 centesimo]. Quando questo ritracciamento non si verificò, la regola veniva modificata nell’acquistare alla prima reazione di 30 punti. Poiché il mercato continuò a crescere senza ritracciamenti significativi, la regola venne tramutata in 50 punti e infine 100. Con prezzi che si aggiravano intorno ai 9 centesimi, fu deciso finalmente che il mercato tendeva al rialzo e che era meglio comprare prima che i prezzi salissero nuovamente. Per i conti gestiti, a quell punto si comprò.

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Come si può intuire, il mercato dello zucchero arrivò al suo picco poco tempo dopo. Resero l’errore ancora più grosso ignorando anche il segnale di vendita – un segnale che si sarebbe rivelato molto redditizio. Il fattore cruciale fu questo e la causa fu quell’ingerenza, l’affare più redditizio dell’anno fu di fatto una perdita di denaro. Ne risultò che invece di un profitto teorico del 60 % per quell’anno, un buon numero di conti persero soldi. Questo tipo di intromissione è stata una delle cause principali per cui ho lasciato il posto.

Quali erano le altre ragioni?

La dirigenza voleva che cambiassi il sistema cosicché le contrattazioni avvenissero più frequentemente, generando quindi più utili provenienti dalle commissioni. Spiegai loro che effettuare un cambiamento di quel genere era molto semplice, ma così facendo sarebbero peggiorate le performance. Non se ne curarono.

Cosa feci dopo avere lasciato questo lavoro?

Lascia il dipartimento di ricerca, ma rimasi in qualità di broker nella gestione conti. Dopo circa due anni, lasciai l’intermediazione per gestire direttamente denaro. Questo cambiamento mi consentì di staccarmi dagli incentivi sulle commissione che ritengo essere controproducenti se il fine è far guadagnare i clienti. Sono passato a uno schema di compenso basato puramente sull’utile conseguito.

Continuò a commercializzare il suo sistema dopo avere lasciato il lavoro?

Sì, anche se ho continuato a ritoccare il sistema nel corso degli anni.

Qual è la performance migliore?

Non pubblicizzo più i risultati conseguiti se non del mio “conto modello”, che è un conto clienti vero e proprio avviato nel 1972 con $5.000 e che è diventato più di $15 milioni. Teoricamente, il ritorno totale sarebbe stato di molti ordini di grandezza maggiore se non ci fossero stati prelievi.

Con performance come questa, come è possibile che non sia stato subissato dalle richieste di gestire soldi, giunte attraverso passaparola?

Ricevo richieste, ma è piuttosto raro che accetti di gestire nuovi conti. Se lo faccio, è solo dopo avere scrutinato e indagato approfonditamente per capire la motivazione e l’attitudine del cliente. Mi sono accorto che le persone con cui entro in società hanno un’influenza sottile ma molto importante sulla mia performance. Se, per esempio, sono disposti a sostenermi e se condividono i miei metodi sul lungo periodo tendono ad essermi d’aiuto. Se, tuttavia, si preoccupano troppo dei movimenti in su in giù del loro conto di breve periodo possono costituire un ostacolo.

Con quanti conti ha cominciato?

Quasi una decina all’inizio degli anni settanta.

Quanti di questi conti gestisci ancora oggi?

Quattro. Un cliente ha realizzato $15 milioni e ha deciso di prelevare i suoi soldi e di gestirseli da solo, un altro è arrivato a $10 milioni e ha deciso di comprarsi una casa con vista sull’oceano e andare in pensione.

Da quali fonti hai attinto prima di elaborare il tuo primo sistema?

Mi sono ispirato e sono stato influenzato dal libro Reminescenze di un operatore di borsa e anche dal sistema ad incrocio delle medie mobili a cinque e venti giorni di Richard Donchian e dal suo sistema basato su segnali settimanali. Ritengo Donchian uno dei luminari del trading tecnico.

Qual è stato il tuo primo sistema di trading?

Il mio prima sistema era una variante del sistema a medie mobili di Donchian.
Mi servii di un metodo a medie esponenziali perché il calcolo era più semplice e gli errori di elaborazione tendevano a scomparire nel tempo. Era così nuovo all’epoca che si diffuse come “sistema espedenziale”.

Il tuo riferimento ad un primo sistema significa che poi cambiavi il sistema. Come facevi a sapere quando era necessario cambiare il tuo sistema?

Non è necessario che i sistemi vengano cambiati. Il trucco per un trader è di sviluppare un sistema con cui è compatibile.

Eri dunque incompatibile con il sistema originario?

Il sistema originario era molto semplice con regole rigide e concise che non consentivano alcuna deviazione. Era difficile per me rimanere coerente al sistema e non curarmi del mio istinto. Continuavo ad entrare e uscire dal sistema – spesso proprio al momento peggiore. Pensavo di saperne di più del sistema. All’epoca non ero molto convinto che i sistemi di trend following potessero funzionare. C’è molta letteratura che “dimostra” la loro inefficacia. E poi mi sembrava uno spreco non utilizzare il mio intelletto e l’istruzione ricevuta al MIT stando a guardare senza cercare di immaginare l’andamento dei mercati. Infine, una volta che fui in grado di riporre maggiore fiducia nell’operare parallelamente alla tendenza del mercato, e divenuto più capace di ignorare le notizie, ho acquisito una certa dimestichezza con questo metodo. Inoltre continuando a introdurre sempre più regole derivanti dall’esperienza di trader, il mio sistema diventò più compatibile con il mio stile di trading.

In cosa consiste questo tuo stile di trading?

Si fonda essenzialmente sul trend following cui vanno aggiunti algoritmi di riconoscimento di figure particolari e di gestione di capitale.

Senza svelare troppi segreti, come sei riuscito ad arrivare a un modello così eccezionale di sistemi di trend following?

Il punto chiave per sopravvivere e avere successo a lungo termine è molto legata alle tecniche di gestione del capitale inserite nel sistema tecnico. Ci sono trader navigati e trader audaci, ma pochi sono insieme navigati e audaci.

È un’osservazione arguta e corretta, ma il quesito permane, anche se lo esprimo con altre parole: esistono numerosi sistemi di trend following con regole per la gestione del capitale, qual è la tua marcia in più?

È un dono. Penso che sia legato alla mia filosofia generale, che dipende fortemente dall’amore per i mercati e da uno spirito sempre ottimista. Inoltre, continuando a fare trading imparando sempre cose nuove, il mio sistema (vale a dire la versione meccanica di ciò che faccio) continua a evolversi. A ciò va aggiunto che considero me stesso e il modo in cui faccio le cose una specie di sistema che, per definizione, seguo sempre. A volte faccio trading svincolandomi completamente dall’aspetto meccanico, altre volte prendo il sopravvento sui segnali e seguo il mio istinto, altre volte non faccio assolutamente nulla. Il risultato finale immediato di questa continua alternanza di atteggiamento è forse vicino alla pari o semmai negativo. Comunque se non mi concedessi la libertà di dare libero sfogo alla mia creatività, quest’ultima potrebbe aumentare fino ad esplodere. Il trovare un equilibrio perseguibile sembra che aumenti la longevità del trader, che è il segreto per avere successo.

Come confronteresti i vantaggi e gli svantaggi del trading basato su sistema rispetto a quello discrezionale?

Anche il trading basato su sistema è in ultima analisi discrezionale. Colui che gestisce deve decidere fino a che punto vuole rischiare, in quali mercati vuole operare e con quanta aggressività si è disposti ad accrescere o diminuire la base di trading in funzione della variazione del proprio capitale. Queste decisioni sono assai importanti – spesso più importanti rispetto alla tempistica della transazione.

In che percentuale è presente nel tuo trading, quello basato sui sistemi? Questo dato si è modificato nel corso degli anni?

Nel tempo, il mio stile è divenuto più meccanico, perché (1) la mia fiducia nei confronti del trading basato sulla tendenza è aumentata e (2) i miei programmi meccanici si sono scomposti in sempre maggiori “trucchetti del mestiere”. Vivo sempre dei momenti in cui penso di poter superare il mio sistema, ma questi fuoripista si sono spesso rivelati catartici dopo averci perso dei soldi.

Quali sono le prospettive attuali e future per i sistemi di trend following? Ritieni che il loro utilizzo sempre più preponderante li porti inevitabilmente alla rovina?

No. Tutti i trading sono fatti bene o male attraverso dei sistemi, anche se non vi è consapevolezza. I sistemi di buona qualità si fondano sul trend following. Anche la vita stessa si basa sulle tendenze. Gli uccelli migrano verso sud per fuggire l’inverno senza mai fermarsi. Le aziende seguono le tendenze e modellano i prodotti in base ad esse. I piccoli protozoi si muovono tutti assieme seguendo gradienti chimici e di luminescenza.
La redditività dei sistemi di trading sembra seguire dei cicli. Nel momento in cui i sistemi di trend following avranno più successo, la loro popolarità sarà sempre maggiore. Man mano che il numero di utilizzatori di sistemi aumentano e i mercati passano da movimenti direzionali a fasi di stallo, tali sistemi non sono più redditizi, in questo modo, i trader sprovvisti di capitale e di esperienza saranno buttati fuori. La longevità è il segreto per avere successo.

Cosa ne pensi dell’utilizzo dell’analisi fondamentale come input al trading?

Le analisi fondamentali che si leggono qua e là sono particolarmente inutili poiché il mercato le ha già scontate nel prezzo, io le chiamo “caramelle per la mente”. Comunque, se salti sul treno presto, prima che gli altri ci credano, allora possono diventare “caramelle con sorpresa”.

La tua risposta è un po’ scherzosa. Questo significa che ti servi esclusivamente dell’analisi tecnica?

Sono prima di tutto un trader che segue le tendenze del mercato e che usa un pizzico del suo istinto, il tutto corroborato da vent’anni di esperienza. Per ordine di importanza elencherei: (1) le tendenze a lungo termine, (2) il grafico attuale, e (3) pescare un buon punto per comprare e vendere. Questi sono i principî fondamentali del mio modo di operare.

Molto più in basso, al quarto posto metto le mie idee fondamentali e che, probabilmente, tutto compreso, mi sono costate un po’ di soldi.

Quando dici di scegliere il punto giusto per comprare, intendi fissare un punto di reazione a cui comprerai? Se è così, come fai a evitare di mancare le grandi variazioni di prezzo?

Al contrario. Se dovessi comprare, il mio punto d’entrata sarebbe sopra il mercato. Cerco di individuare un punto in cui mi aspetto che avvenga un forte slancio del mercato nella direzione della compra-vendita, così facendo riduco la componente di rischio probabile. Non cerco un punto in basso o in alto.

Questo significa che se pensi che il mercato debba salire, aspetti evidenza di forza a breve termine prima di prendere posizione, o a volte compri in base a una reazione?

Se mi aspetto che il mercato salga, non compro su una reazione ma non aspetto nemmeno la forza, sono già nel mercato. Passo al rialzo nel momento in cui il mio ordine di stop a comprare viene battuto, e resto al rialzo finché il mio ordine di stop a vendere viene colpito. Pensare che il mercato debba salire e non comprare è illogico.

Ti capita mai di usare la cosiddetta contrary opinion come ausilio alla tua attività?

A volte. Per esempio, mi trovavo a un convegno sull’oro, quasi tutti gli oratori erano ribassisti. Mi sono detto: “Forse l’oro à vicino al punto più basso”. [Il mercato è in effetti salito violentemente dopo tale convegno].

Questo tipo di input potrebbe costituire la molla che ti induce a comprare?

No, il trend era ancora ribassista. Ma potrebbe invogliarmi a riconsiderare la mia posizione in vendita.

Qual è l’esperienza più carica di emozione o di drammaticità che hai vissuto?

Di solito, le esperienze drammatiche e emotive tendono ad essere negative. L’orgoglio è insidioso come una buccia di banana, così come lo è la speranza, la paura e l’avidità. I miei più grandi scivoloni, li ho vissuti poco dopo essere stato coinvolto emotivamente nelle mie posizioni.

Perché non mi parli di qualche “racconto di guerra”?

Non mi piace rimuginare esperienze passate. Cerco di tagliare prima possibile da operazioni andate male, me le dimentico e guardo avanti verso nuove prospettive. Dopo avere sepolto un’operazione negativa, non mi piace rivangarne i dettagli – almeno non sulla carta. Magari passo qualche serata, dopo cena, davanti al camino, lontano da tutto, immerso nell’inverno di Tahoe.

Mi puoi descrivere un’esperienza specifica in cui hai commesso errori da cui hai tratto una lezione?

Ho avuto per anni un debole per l’argento. Una delle mie prime perdite è legata all’argento, come le mie più grandi perdite. Sembra che mi scorra nelle vene e che si impossessi di me. Mi induce a fare del mio meglio per non essere assalito da un atteggiamento al ribasso. Naturalmente l’argento mantiene il suo prezzo per un po’ dopodiché scivola un po’ di più. Sono stato ucciso talmente tante volte da movimenti repentini dell’argento che ho cominciato a pensare di essere un licantropo. Ho lavorato su me stesso con l’aiuto dell’ipnosi e di pensiero positivo. Evito anche di uscire con la luna piena. Per ora, pare che funzioni.

Come scegli le operazioni di trading?

Utilizzo principalmente il mio sistema di trading, anche se, di tanto in tanto, agisco d’impulso e salto sul sistema. Per fortuna, solitamente, non assumo una posizione così rilevante da danneggiare il mio portafoglio.

Quali sono gli ingredienti per un buon trading?

Sono i seguenti: (1) ridurre le perdite, (2) ridurre le perdite e (3) ridurre le perdite. Se si seguono queste tre regole, ci sono buone probabilità di avere successo.

Come ti comporti se ti capita una serie negativa?

Gestisco la serie negativa riducendo via via la mia attività. Aspetto che finisca. Fare trading durante una serie negativa è una devastazione emotiva. E cercare di recuperare il terreno perduto è letale.

Poiché sei principalmente un trader che si basa sui sistemi, il seguire i sistemi non comporta alcuna modifica dell’attività di trading durante le serie negative?

Ho inserito qualche criterio di logica nei miei programmi, per esempio la modulazione dell’attività secondo il comportamento del mercato. Comunque le decisioni importanti vengono prese al di fuori dei limiti del sistema meccanico, per esempio come mantenere la diversificazione per un conto che cresce quando alcune posizioni sono al loro limite o quando i mercati sono troppo sottili.

Dal punto di vista psicologico, tendo a variare la mia attività secondo i risultati conseguiti. Sono più aggressivo dopo operazioni in guadagno, lo sono meno dopo operazioni in perdita. Questo atteggiamento è normale. Per converso, un atteggiamento costoso è farsi prendere dallo sconforto per via di una perdita e poi cercare di recuperare terreno assumendo una posizione troppo ampia.

Sei un trader autodidatta o altri operatori ti hanno insegnato delle preziosi lezioni?

Sono un autodidatta che continua a studiare se stesso e gli altri trader.

Decidi quale è il punto di uscita prima di imbarcarti in un’operazione?

Predispongo degli stop protettivi ma, nel contempo, mi butto nell’operazione. Di solito sposto questi stop per mettere al sicuro un profitto quando la tendenza continua. A volte prendo profitti quando il mercato diventa vivace. Questo di solito non mi giova più dell’attendere che i miei stop si azionino, ma riduce la volatilità del portafoglio, il che rilassa i nervi tesi. Se perdere una posizione è grave, perdere il controllo dei nervi è devastante.

Qual è la percentuale massima del capitale che rischieresti per un’unica operazione?

Per una sola operazione tendo a rischiare il 5%, lasciando spazio per un’esecuzione penalizzante degli ordini. Talvolta, ho subito perdite superiori a quella percentuale quando notizie importanti facevano sì che un mercato fiacco scavalcasse i miei stop in grande velocità.

Qual è stata la perdita singola più disastrosa causata da un mercato fiacco?

Tutti i mercati sono troppo sottili quando ho fretta di uscire da una cattiva posizione. Talvolta, la maggior parte dei mercati si è mossa repentinamente contro di me per via di notizie a sorpresa. Appena la notizia viene digerita, il mercato si rafforza e si riassesta a un nuovo livello. Durante il grande mercato al rialzo dello zucchero quando i prezzi sono passati da 10 a 40 centesimi, possedevo migliaia di contratti e ho ceduto alcuni centesimi mentre cercavo di uscire dalla mia posizione. [Ogni centesimo per lo zucchero equivale a $1.120 per contratto].

Sono molto poco numerosi i trader che hanno goduto del successo eccezionale da te ottenuto. Che cosa ti rende diverso dagli altri?

Credo che il mio successo scaturisca dal mio amore per i mercati. Non sono un trader improvvisato. È la mia vita. Nutro una forte passione per il trading. Per me, non si tratta di un semplice hobby o una scelta professione. Non c’è alcun dubbio che questo sia quello che sono nato per fare.

Quali sono le regole di trading su cui ti basi?

a. Ridurre le perdite.
b. Cavalcare i cavalli vincenti.
c. Tenere basse le scommesse.
d. Seguire le regole senza metterle in discussione.
e. Sapere quando infrangere le regole.

Curiose le ultime due, ne vedo solo io la contraddizione? Seriamente, a quale credi che si debba seguire le regole, o sapere quando infrangerle?

Credo in entrambe. Nella maggior parte dei casi seguo le regole. Continuando a studiare i mercati, a volte reperisco una nuova regola che è in contrasto e che sostituisce la precedente. A volte arrivo a un punto di rottura. Quando questo avviene, esco dal mercato e mi prendo un periodo di riposo finché non mi sento pronto a ricominciare a seguire le regole. Forse un giorno, troverò regole più esplicite per infrangere le altre. Non credo che i trader possano seguire le regole molto a lungo, a meno che ciò rifletta il loro stile. Alla fine si raggiunge il punto di rottura e il trader deve lasciare o cambiare, o trovare una nuova serie di regole che è in grado di seguire. Questo sembra fare parte del processo di evoluzione e crescita di un trader.

Variare l’entità della scommessa è un fattore importante per avere successo nel trading?

Potrebbe essere una buona idea a seconda della ragione per cui lo si fa. Tieni tuttavia in considerazione il fatto che se trovi una valida politica di variazione, diciamo “M” per introdurre un cambiamento nel sistema “S”, è allora probabile che ti convenga utilizzare direttamente il sistema “M”.

Quanto conta l’istinto?

Conta moltissimo. Se viene ignorato può emergere in maniera subdola alterando e dando un colore alla logica. Lo si può gestire attraverso la meditazione e la riflessione per arrivare a ciò che sta dietro. Se persiste, allora può costituire un valido strumento di analisi derivante dal subconscio di una qualche informazione non ancora emersa. Altrimenti, potrebbe trattarsi di una sublimazione insidiosa di un desiderio interiore di entusiasmo che non riflette le condizioni del mercato. È necessario essere sensibile alla sottile differenza tra “intuito” e “desiderio”.

Qual è stato il tuo anno peggiore e che cosa è andato storto?

Uno degli anni peggiori è stato il 1980. I mercati al rialzo erano finiti, ma ho cercato di andare avanti e di ricomprare a prezzi inferiori. I mercati continuavano a crollare. Non avevo mai visto un grosso mercato al ribasso, così il campo era vergine per un’importante esperienza formativa.

Che ne è stato delle regole di gestione del capitale del tuo sistema nel 1980, le hai per caso gettate alle ortiche?

Ho continuato a fare trading anche se il mio sistema si era completamente imballato a causa dell’enorme volatilità. Ho cercato di sfruttare gli alti e i bassi dei mercati che ritenevo essere sostanzialmente ipercomprati e ipervenduti. I mercati hanno proseguito nel loro movimento e ho perso molto. Alla fine, mi sono reso conto dell’inadeguatezza del mio approccio e ho staccato per un po’ di tempo.

Se ti trovassi di fronte al trader medio quale sarebbe il consiglio più importante che ti sentiresti di dare?

Che dovrebbe trovare un trader migliore di lui che lavori al suo posto, e trovare un’attività a cui sia veramente appassionato.

Credi che la lettura dei grafici sia utile per arrivare a dei buoni risultati?

Ritengo che il trend following sia un sottoinsieme della lettura dei grafici. È un po’ come fare surf. Non è necessario conoscere molto della fisica delle onde, della risonanza e della dinamica dei fluidi per prendere una buona onda. Devi solo riuscire a sentire quando questo succede per poi passare all’azione nel momento più opportuno.

Qual è stata la tua esperienza personale nell’ottobre del 1987?

Ho guadagnato molto durante il crollo avvenuto nell’ottobre del 1987. Ho fatto soldi per tutto il mese e per l’intero anno. Ho perso solo il giorno dopo il crollo perché ero in posizione corta sui mercati dei tassi di interesse. Durante il crollo, gran parte dei trader che si basano sulle tendenze o non avevano posizioni o avevano una posizione allo scoperto sulle azioni e sugli indici azionari.

Adesso i mercati sono diversi rispetto a cinque o dieci anni fa per via della partecipazione più massiccia di professionisti?

No. Attualmente i mercati sono uguali a quelli di cinque o dieci anni fa perché continuano a mutare – esattamente come in passato.

Il trading diventa più difficile se acquisti importanza?

Diventa più difficile perché è più difficile muoversi in ampie posizioni senza muovere il mercato. Diventa più facile perché si è più a contatto con persone competenti che ti sostengono.

A quale tipo di sostegno fai riferimento?

A una squadra di broker con un lunga esperienza e molta professionalità. I trader esperti possono essere di grande aiuto per il solo fatto che sono lì a condividere con te gioie e dolori. I veterani del trading poi fiutano inizio e fine dei movimenti più importanti. Il sostegno mi viene anche dagli amici, soci e famiglia.

Ti servi di qualche servizio di consulenza esterno?

Seguo con attenzione molti consulenti esterni, principalmente grazie alla stampa finanziaria e alle opinioni dei miei broker. Di solito, i servizi di consulenza hanno un esito complessivo nullo dal punto di vista dei guadagni tranne quando diventano avidi, allora portano solo a dei guai.

Che mi dici delle lettere di mercato?

Le lettere di mercato tendono a rimanere indietro rispetto al mercato poiché, generalmente, sono il risultato della domanda di notizie sulle attività recenti. Anche se ci sono eccezioni importanti, scrivere lettere di mercato è un modo per inserirsi nel settore e per questo può essere fatto da trader inesperti o anche da persone che non sono trader. I validi trader fanno trading. I validi autori di lettere scrivono lettere.

Sfrutti le opinioni di altri trader per prendere le tue decisioni o operi completamente da solista?

Di solito non considero i consigli degli altri trader, specialmente di quelli che dicono di fare “la cosa giusta”. I veterani che invece dicono “forse c’è una possibilità che si verifichi” hanno spesso ragione e giocano d’anticipo.

Fino a che punto eri sicuro di poter continuare a essere vincente come trader?

Oscillo tra (a) “Posso continuare a essere vincente”, e (b) “È stata solo fortuna”. Solitamente acquisisco la massima sicurezza appena prima di una grave serie negativa.

Quanto si assomigliano i diagrammi di prezzi nei vari mercati?

I diagrammi abituali trascendono il comportamento del singolo mercato. Per esempio: i prezzi delle obbligazioni sono molto simili al movimento degli scarafaggi che vanno su e giù per la parete.

Il mercato azionario si comporta diversamente dagli altri mercati?

Il mercato azionario si comporta diversamente da tutti gli altri e si comporta persino diversamente dal mercato azionario. Questo è difficile da capire perché cercare di capire i mercati è piuttosto inutile. Penso che non abbia molto più senso cercare di capire il mercato azionario così come la musica. Molte persone preferiscono capire il mercato e non fare soldi.

Cosa intendi quando dici: “Il mercato azionario si comporta diversamente dal mercato azionario”?

Il mercato azionario non si comporta come se stesso nel senso che i movimenti di prezzo facilmente identificabili raramente si ripetono.

Qual è la tua opinione a lungo termine sull’inflazione, il dollaro e l’oro?

L’inflazione è parte integrante del modo in cui le società spazza via il vecchio ordine. Le valute si deprezzano in ultima analisi – che ci piaccia o meno. Per capirlo si pensi di avere investito un penny al tempo di Cristo ad un tasso composto del 3% annuo, si arriverà a una cifra che nessuno, nemmeno lontanamente, oggigiorno possiede.
L’oro viene dissotterrato, raffinato e sepolto nuovamente. L’entropia geografica di tutto l’oro della Terra sembra decrescere col passare del tempo. Una buona parte la troviamo nelle volte. Il trend sembra confluire verso una riserva d’oro concentrata al centro del pianeta.

I grandi trader hanno un talento particolare per il trading?

I grandi trader hanno un dono speciale per il trading esattamente come i musicisti e i migliori atleti. I grandi trader sono inoltre totalmente pervasi da questo talento. Non possiedono un talento è il talento che li possiede.

Qual è l’equilibrio tra il talento e il lavoro per ottenere risultati?

È difficile individuare dove cominci l’uno e finisca l’altro.

Che ruolo svolge la fortuna?

La fortuna ha un ruolo fondamentale per avere successo nel trading. Alcuni sono stati così fortunati da nascere intelligenti, mentre altri sono stati così intelligenti da nascere fortunati.

Se ti chiedessi una risposta seria?

“Fortuna”, “intelligenza” o “dono” sono termini che indicano una propensione naturale per la maestria. L’una si sviluppa al richiamo dell’altra. Ritengo che gran parte dei trader migliori abbia una marcia in più per quanto riguarda il trading. Musicista, pittore, venditore o analista si nasce. Penso che sia difficile acquisire un talento per il trading. Comunque, se è presente può essere scoperto e sviluppato.

Che risvolti ha prodotto il trading sulla tua vita privata?

La mia vita privata si integra con quella professionale.

La gioia della vittoria ha la stessa intensità del dolore della sconfitta?

La gioia della vittoria e il dolore della sconfitta sono assimilabili al dolore della vittoria e alla gioia della sconfitta. Non vi è da dimenticare naturalmente la gioia e il dolore di non partecipare. La forza derivante da questi sentimenti tende ad aumentare proporzionalmente alla distanza del trader dal coinvolgimento esistente nell’essere un trader.

Appena guadagnati i primi milioni, li hai messi sotto chiave per evitare di ripetere l’esperienza di Jesse Livermore? [Livermore era un famoso speculatore d’inizio Novecento che ha fatto e perso molti soldi].

L’esperienza di Livermore era funzionale alla sua psicologia e aveva poco a che spartire con dove fossero i suoi soldi. Ricordo di aver letto che Jesse Livermore era solito mettere sotto chiave le sue vincite e, poi, trovare una chiave quando aveva bisogno di riprenderle. Quindi mettere sotto chiave le vincite sarebbe solo un emulare la sua esperienza e non aggirarla. Inoltre, sarebbe forse necessario avere posizioni eccessive e farsi sbattere fuori dal mercato in maniera violenta, una volta annullate le proprie emozioni per il bruciante desiderio di “riprendersi subito i propri soldi”.
Manifestare questo dramma potrebbe apparire entusiasmante. Ma sembra anche molto costoso. Un’alternativa consiste nello scommettere poco e ridurre sistematicamente il rischio durante i periodi di diminuzione del proprio capitale. In tal modo ci si avvicina al capitale sicuro in modo asintotico e l’impatto emotivo e finanziario sarà lieve.

Ma non hai nessuno schermo con le quotazioni sulla tua scrivania!

Sarebbe come avere una slot machine sulla scrivania – non fai altro che alimentarla per tutto il giorno. Attingo ai dati sui prezzi ogni giorno dopo la chiusura.

Perché molti trader falliscono?

Per la stessa ragione per cui i piccoli delle tartarughe non raggiungono la maturità: fra le molte che vengono chiamate poche vengono scelte. La società funziona per mezzo dell’attrazione dei molti. Durante la selezione, i migliori vengono messi da parte e gli altri vengo liberati in modo che possano cercare qualcos’altro prima che vengano chiamati. Lo stesso vale per gli altri casi.

Cosa può fare un trader perdente per trasformarsi in un trader vincente?

Può fare poco per diventare un vincente. Un trader perdente non vorrà trasformarsi. Questo è ciò che fanno i trader vincenti.

Quanta importanza attribuisci alla psicologia e all’analisi del mercato per avere successo in quest’attività?

La psicologia è la ragione della qualità dell’analisi e la mette in pratica. Chi guida è la psicologia ma l’analisi la fa la cartina stradale.

Ti sei addentrato molto nel campo della psicologia. Riesci a capire parlando con una persona se è un trader vincente o perdente?

Sì, i trader vincenti solitamente sono stati vincenti in qualunque campo abbiano lavorato per anni.

Quali caratteristiche cerchi per individuare la personalità del trader vincente?

1. Egli/ella ama fare trading e
2. Egli/ella ama la vittoria.

Non è forse vero che tutti i trader vogliono vincere?

Vincere o perdere, tutti ottengono ciò che vogliono prendersi dal mercato. Sembra che ad alcuni piaccia perdere e così vincono perdendo soldi.
Conosco un trader che arriva vicino all’inizio di ogni mossa al rialzo e con i suoi $10000 arriva a un milione in un paio di mesi. Poi cambia personalità e perde tutto. Questo processo si ripete di continuo. Mi è capitato di operare con lui una volta ma mi sono allontanato quando mi accorgevo che stava cambiando. Io ho raddoppiato i miei soldi e lui li ha persi tutti come sempre, ragione per cui pensai di dire che cosa avevo fatto e gli riconobbi perfino una commissione di gestione. Non riusciva a uscirne e non credo che possa fare diversamente. Non è ciò che vuole e anche se ha molto entusiasmo ha una forte propensione a diventare un martire, condivide le sue emozioni con gli amici e si trova al centro dell’attenzione. Forse, si sente a suo agio quando è a contatto con la gente se si trova sulla loro “barca” finanziaria. In un certo senso, penso che lui ottenga ciò che vuole.

Se si guardasse abbastanza a fondo dei propri schemi di trading si troverebbe che mettendo tutto sul piatto della bilancia e tenendo presente i propri obiettivi, si riesca veramente a ottenere ciò che si desidera, anche se non lo si vuole capire o ammettere. Un mio amico medico mi ha raccontato una storia su una paziente malata di cancro che sfruttava la sua condizione per avere attenzione e in generale per dominare le persone che la circondavano. Attraverso un esperimento pianificato precedentemente con la famiglia, il medico le disse che esisteva un’iniezione che l’avrebbe curata. Trovò sempre delle scuse per evitare di fare quell’iniezione e alla fine non la fece. Forse la sua posizione nella società era più importante della sua stessa vita. Le performance della gente ne riflettono le priorità più di quanto non vogliano ammettere.

Ritengo che alcuni dei trader più interessanti ed esplosivi non operino solo per i profitti, lo fanno anche per una questione di adrenalina/eccitazione. Uno dei modi migliori per aumentare i profitti è di definire gli obiettivi e visualizzarli per allineare conscio e subconscio. Ho lavorato con molti trader per esaminare le loro priorità e allineare i loro obiettivi. Mi servo dell’ipnosi, della respirazione, del controllo della frequenza cardiaca, della visualizzazione, della terapia Gestalt, dei massaggi e così via. Solitamente, i trader (1) hanno molto più successo o (2) si rendono conto che in realtà non volevano fare i trader in primis.

Sicuramente alcuni perdono perché non possiedono le competenze necessarie, anche se hanno davvero la volontà di guadagnare soldi. È molto bello il fatto che la natura ci instilli forti desideri e che ci dia anche i mezzi per poterli soddisfare. Coloro che vogliono vincere e non possiedono le competenze possono trovare qualcuno in possesso di queste ultime che li possa aiutare.

A volte i miei sogni sono legati alla direzione che prenderà il mercato. Anche se questi sogni non sono molto frequenti si rivelano corretti. Ti è mai capitato?

Conosco molta gente che dice di ricevere delle dritte sul mercato durante i sogni. Credo che una delle funzioni dei sogni sia conciliare l’informazione e i sentimenti che la mente consapevole rinnega. Per esempio, una volta ho detto a molti miei amici che mi aspettavo che l’argento continuasse a salire. Mentre scendeva, ignoravo i segnali e cercavo di dire a me stesso che si trattava di una correzione temporanea. Non solo persi dei soldi ma anche la faccia. Non potevo pensare di essere in errore. In quel momento, sognavo di essere su un grande e splendente aereo in argento che dapprima entrava in stallo e poi precipitava verso il basso per schiantarsi inevitabilmente. Alla fine ho abbandonato la mia posizione sull’argento, riuscii addirittura a venderlo allo scoperto e poi i sogni sono finiti.

Come giudichi il successo?

Perché giudicarlo? Mi limito a celebrarlo. Ritengo che il successo deve essere legato all’inseguimento della propria chiamata senza curarsi del ritorno economico.

Non vi sentiate presi in giro dai commenti umoristici di Seykota: c’è molta serietà e saggezza nelle sue efficaci risposte. Il commento che più mi ha colpito personalmente è stato: “Tutti ottengono ciò che vogliono prendersi dal mercato”. Quando Seykota ha detto questa frase pensavo che volesse soltanto fare scena. Mi sono subito accordo che faceva sul serio. La reazione meditata dopo questa premessa è stata l’incredulità: ciò significa che tutti i perdenti vogliono perdere e che tutti i vincenti che non sono in grado di raggiungere i propri obiettivi (come me) stanno soddisfacendo qualche recondito desiderio di non oltrepassare la soglia del successo – una pensiero difficile da mandare giù. Anche se la mia mente rigidamente logica rifiuterebbe tale idea, il mio rispetto per le conoscenze di Seykota in fatto di mercati e persone mi obbliga a considerare la verità potenziale contenuta nell’affermazione che tutti ottengono ciò che vogliono prendersi dal mercato – un concetto assai provocatorio.

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