L’Umanità inutile

Pubblicato il 10 Marzo 2022 da Veronica Baker

Ecco il mio segreto.
E’ molto semplice : non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi.

Antoine De Saint ExuperyLe Petit Prince


L’Umanità inutile

Non c’è cosa peggiore che chiudersi gli occhi e non voler vedere.

Oppure vedere ciò che non esiste.
Oppure storpiare la realtà per renderla congruente a ciò che si desidera.

E non a quello che realmente è.


L'Umanità inutile
Chi tira le redini della società in cui viviamo non vuole che le persone ragionino…(Thx to A. per la foto !)

Combattere contro l’ignoranza di chi non vuole capire è purtroppo una battaglia persa.

Chi tira le redini della società in cui viviamo non vuole che le persone ragionino.

Mettendosi a pensare, molto probabilmente si renderebbero conto dell’assurdità di alcuni fatti che capitano davanti a noi più o meno regolarmente.

Se sei un criminale, truffi, provochi disastri, rubi, uccidi, sarai perdonato e da alcuni quasi invidiato.

Se invece hai la “colpa” di essere espressione della imprevedibilità della natura, allora devi essere umiliato, deriso e allontanato.

Si provi ad esempio a pensare anche a chi ha problemi mentali e a come questi umani vengono trattati dalla società.

L’irrazionalità e falsità che ci hanno trasmesso per secoli (soprattutto personaggi appartenenti a qualche potere religioso) ha avuto come risultato finale il propagarsi di questi insani effetti sulla società.

Non il rispetto gli uni con gli altri.
Ma l’odio per il diverso.
In nome di una generalizzata omologazione alla massa.

Ci vorrà ancora molto tempo per fare accettare all’umanità il fatto che è meglio volersi bene piuttosto che odiarsi.


Una lapide anonima

L'Umanità inutile
Vite…non vite…

Una lapide dislocata nella zone delle fosse comuni.
Nessuno mai si reca a mettere un fiore, nè un lume.

Nè ovviamente a visitarla.
Un nome anonimo, due date, ed una piccola, fredda pietra grigia.

Kristina non l’ho mai conosciuta.
Si è addormentata quasi trenta anni fa nell’assoluta indifferenza di tutti, in una fredda corsia di ospedale.
Vite…non vite.

Lì ho visto per la prima volta la morte.
L’indifferenza.
Le ingiustizie.

Le malattie.
Prima dell’anima più che del fisico.

La vera emarginazione.
Il vero razzismo.
Uno spaccato di vita reale che in tutti i modi si vuole raccontare in un certo modo.

Il destino della vita, visto come un qualcosa da cui non si può sfuggire.

Una rosa bianca, una piccola preghiera.
In fondo, solo una goccia nell’oceano.


Chi piange ?
L'Umanità inutile
Un silenzio sempre assordante…

Il razzismo dell’esclusione proviene da tutti.

Dagli uomini che stuprano concedendosi l’alibi del prezzo.
Dalle attiviste che firmano appelli per le compagne di genere uccise, violate, schiacciate in ogni parte del mondo.

Che immancabilmente si dimenticano delle prostitute.

La sacrosanta indignazione per una ragazza “normale” straziata dal “mostro” che aveva accanto è un riflesso necessario, accompagnato da un coro di maggioranza.

Quando invece per lo stesso motivo muore una prostituta, il controcanto dolente è un flebile fiato di pochi, il lutto di una cerchia ristretta.

Un silenzio sempre assordante.

I media si concentrano esclusivamente sull’identità del presunto assassino, senza mai pensare a lei.
Il resto solo un cielo cupo e morboso.
Come se una fine tragica od uno stentato percorso ad ostacoli siano semplicemente la condanna che si deve a una colpa.

Chi piange per una puttana ?


Aiko, la donna perfetta

Le Trung, uno scienziato canadese di origine vietnamita, “non avendo tempo per le storie sentimentali” ha deciso di creare la donna robot perfetta per i suoi gusti.

Ha quindi creato Aiko, una ragazza devota e servizievole che si ricorda del suo drink preferito ed a richiesta raggiunge anche l’orgasmo.

Secondo i tabloid britannici Aiko, che ha tratti orientali, è anche gentile con la suocera, pulisce la casa e sa dare indicazioni stradali.
Le Trung, 33 anni, ha speso l’equivalente di 14mila euro per crearla, e ora dice di essere soddisfattissimo : la robot legge il giornale mentre lui fa colazione, e va in giro con lui in auto.

Le Trung nega di averla costruita per avere un giocattolo sessuale, ma ammette che può essere programmata per raggiungere un orgasmo.

L’inventore così giustifica la sua creazione :

“Aiko, che in giapponese vuol dire ‘figlia dell’amore’ è quel che accade quando la scienza si unisce alla bellezza
Non ha bisogno di vacanze, di mangiare, o di riposo, lavora quasi 24 ore al giorno.
È la donna perfetta.
La unica cosa che non sa fare è sentire i profumi”.

Ma Aiko non è certo una robot dai facili costumi : se viene avvicinata dal partner con troppa irruenza, e toccata nei punti sbagliati, reagisce con uno schiaffo.

Le Trung dice che non tutti apprezzano il suo lavoro :

“Alcuni mi accusano di voler giocare a fare Dio.
Una volta qualcuno ha tirato un sasso ad Aiko.

Sono rimasto molto turbato”.



Un futuro asettico ?

“In 2050, Amsterdam’s red light district will all be about android prostitutes who are clean of sexual transmitted infections (STIs), not smuggled in from Eastern Europe and forced into slavery, the city council will have direct control over android sex workers controlling prices, hours of operations and sexual services.

This paper presents a futuristic scenario about sex tourism, discusses the drivers of change and the implications for the future.
The paper pushes plausibility to the limit as boundaries of science fiction and fact become blurred in the ever increasing world of technology, consumption and humanity, a paradigm known as liminality”.

L'Umanità inutile
Un futuro non troppo lontano, con scenari “alla Blade Runner”…

Un futuro non troppo lontano, con scenari “alla Blade Runner“, almeno per quanto riguarda il sesso a pagamento.

E’ quello descritto in uno studio dei ricercatori dell’Università neozelandese di Wellington, pubblicato sulla rivista “Futures”.

Nel lavoro, intitolato “Robots, Men and Sex Tourism” si prevede che tra qualche anno, grazie agli sviluppi tecnologici, verranno allestite case chiuse nelle quali, invece che con prostitute in carne e ossa, i frequentatori potranno intrattenersi con prostitute-robot.

E’ quanto avveniva nel celebre film di Ridley Scott, nel quale Pris (Daryl Hannah), una delle replicanti alle quali Deckard (Harrison Ford) dà la caccia, era appunto una “modella di piacere”, creata per l’intrattenimento degli esseri umani.

L”innovazione”, scrivono i ricercatori neozelandesi, libererebbe gli esseri umani dai problemi di ordine morale che spesso vengono associati alla frequentazione di prostitute.

Beh, è evidente che nel mondo c’è qualcuno che ci vorrebbe ridurre a dei semplici pupazzetti ai loro ordini, incapaci di fare qualsiasi cosa autonomamente.

Agire, fare, amare, sbagliare.
Ed anche peccare.

Semplicemente aberrante.


Un cerotto sulla coscienza

Le case chiuse tedesche sono legali e pubblicizzabili : le insegne sono sulle fiancate dei taxi e girano pulmini pubblicitari con le reclame.
Andando nella hall di un hotel locale e prendendo una brochure ad esempio di Nürnberg, alla voce “relax” sono indicati i cosiddetti FKK.
Spesso se arrivate di sera e chiedete di andare in un hotel ve li consigliano i tassisti.

L'Umanità inutile
Jeux d’amour – © 2013 Veronica Baker – All right reserved

Nürnberg non è come Amburgo, quindi non c’è un “quartiere a luci rosse” (anche se esiste una Sperrbezirk).
Essendo legale, per un tedesco è sempre possibile andare in un bordello senza il rischio che irrompa la Polizia, o che qualcuno mandi multe a casa come in Italia.

Per altro i bordelli sono solitamente edifici fuori città circondati da siepi, oppure hanno androni in comune con altri edifici.

Insomma, non si può mai stabilire con certezza che state andando proprio lì.
Farlo è punibile per legge, ed è un reato penale.

A meno che non siate minorenni, nessuno può avere da ridire sul fatto che entriate in un bordello, e la privacy sul piano giuridico è tutelatissima.

In Italia è possibile trovare ragazze schiavizzate, picchiate, minorenni.
In Germania è più difficile, anche se succede.

Di solito sono donne provenienti da Romania e Bulgaria, etnie che tendono a creare dei veri e propri ghetti nelle città più grandi e che non sono viste di buon occhio dalla cosiddetta POLIZEI.

In Germania la seconda guerra mondiale non è mai finita perché non esiste alcun contratto di pace.
Inoltre esistono due forze armate interne chiamate “Polizei” e “POLIZEI”.

La prima sarebbe quella ufficiale che in pratica non esiste.
La seconda è una corporation commerciale privata.

Questa è la ragione perché le lettere sono scritte in maiuscolo.
Un tedesco che non possiede un documento d’identità come “Reichsbürger” non può neanche far valere i suoi diritti umani davanti al tribunale internazionale di Den Haag.

Per altro il mercato è decisamente vario, ed esistono posti per tutte le tasche, anche economici.

Ma se qualcuno pensa che il mito del bordello legale sia il viatico all’esaurimento della prostituzione come problema sociale, si sta sbagliando davvero di grosso.
Ecco quello che si apprende frequentando un centro come Kassandra a Nürnberg ; ma più o meno in ogni grande città tedesca esiste un centro di aiuto del genere, i più famosi sono Hydra a Berlino e Madonna a Bochum.

Innanzitutto, è una chimera che le donne “si pagano i contributi per la pensione”.

Non perchè non li paghino, perchè senza registrazione al Finanzamt non lavorano proprio.
Ma per il semplice motivo che le ragazze non arrivano mai alla pensione.

La carriera inizia solitamente intorno ai 20-25 anni.

Ed all’inizio “potrebbe” andare discretamente bene.

L'Umanità inutile
Una verità nuda e cruda…

Il problema è che la concorrenza è in continuo aumento ed ormai è arrivata a livelli assolutamente folli visto il continuo afflusso di nuove ragazze praticamente da ogni parte del mondo.

Quindi i prezzi sono costantemente al ribasso visto che ormai l’offerta supera di gran lunga la richiesta.

I costi massimi a prestazione sono intorno ai 50-60€, di cui il 50% va alla ragazza ed il 50% al gestore.

Ma sul 50% la ragazza deve pure pagare a fine anno le tasse e quindi mediamente le resta il 25% : in pratica dai 15 ai 20 € a prestazione.

Infatti le ragazze lavorano 10-12 ore al giorno per guadagnare il reddito per vivere.

Ecco perchè nella stragrande maggioranza dei casi interviene lo stato sociale con un miniappartamento in qualche quartiere di periferia ed un sussidio base.

E’ quindi assolutamente falso che le prostitute legali (quelle residenti in Germania, almeno) pagando le tasse come tutti gli altri, mettano da parte i fondi per la pensione.
Semplicemente perchè non lavorano fino alla pensione, oppure non riescono ad avere un reddito tale da poter pagare i contributi necessari.

Inoltre lo stato sociale interviene praticamente quasi sempre, dato che il break-even lo si raggiunge con un fatturato minimo di circa 4500€ al mese.
Un valore evidentemente assai proibitivo da raggiungere : pagando le tasse, non riescono a mettere da parte nulla per il futuro.

Ad esclusione delle Hobbyhüre, ragazze “comuni” per cui è una seconda professione e che lavorano saltuariamente nei FKK, oppure più frequentemente in hotel od al loro domicilio.

Chi pensa e soprattutto parla a sproposito nei mass-media che basti legalizzare la prostituzione per renderla “umana” è sempre e comunque in malafede.

La sicurezza del reddito ?

Le ragazze non possono avere contratti come dipendenti con i bordelli, per una semplice ragione di costituzionalità : in questo caso semplicemente non possono essere stabiliti diritti e doveri.

E’ una libera professionista che paga un affitto in percentuale ai ricavi al gestore del locale, e poi sul restante deve pagare le tasse.
In pratica, quindi, non solo non hanno sicurezza (guadagnano solo se lavorano) ma sono anche vessate sul piano fiscale.

Quindi faticano a mettere da parte soldi, a meno che non siano straniere (moltissime sono italiane, per la cronaca), nel qual caso non pagano le tasse allo stato tedesco.
La legalizzazione dei bordelli ha esclusivamente un effetto cosmetico : lava la coscienza ai clienti, la gente crede che “se paga le tasse” è una cittadina a tutti gli effetti, e quindi nessuno si sente in colpa.

Ed il mito della pensione è solo un mito, dato che non garantisce alle donne nessun servizio sociale che non avrebbero già come disoccupate.

E’ solo un cerotto sulla coscienza.


Mano nella mano

L'Umanità inutile
Un argomento estremamente delicato…

Un argomento estremamente delicato, da affrontare con intelligenza e soprattutto con la dovuta sensibilità.

Al netto del fin troppo facile buonismo che troppo spesso nasconde la paura di discutere a proposito di un tema decisamente scomodo : la sessualità nei portatori di handicap.

Vivere una sessualità serena dovrebbe essere un diritto primordiale ed universale, un’esigenza basilare comune a tutti gli individui.

Ma spesso se ne parla solo fra i diretti interessati.

Storie di solitudine, disperazione, episodi di incesti consumati al limite dell’esasperazione e che distorcono l’affetto e il calore familiare pur di alleviare le pene di un parente disabile.

Esclusivamente menti libere hanno il coraggio di parlare senza mezzi termini ed in faccia all’opinione pubblica di certe scomode (a loro) realtà.

Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere.
La negazione di un diritto.

Quindi, più che invocare una società perfetta, dove tutti sono senza macchia, non sarebbe meglio riflettere più concretamente, con meno moralismo, ma con molta più umanità e soprattutto decisamente più terra-terra ?

Madre Natura purtroppo non fa sconti, nemmeno quando compie (purtroppo) un torto.
Un messaggio che è a mio avviso un faro nella notte, ma che non è affatto comprensibile ad una lettura superficiale.
Nè potrà mai essere compreso da tutti coloro che non sono dotati di una sensibilità particolare.

Ma avendo approfondito la tematica in questione (2013) mentre seguivo il corso di Qualifizierte Sexualbegleiterin a Nürnberg posso facilmente argomentare sia dal punto di vista “umano” che da quello “sociale“.



L'Umanità inutile
Helen Hunt & John Hawkes – The Sessions (2012)

Dall’inizio di questo secondo millennio, le persone disabili hanno la possibilità di avvalersi di assistenti sessuali ben preparate professionalmente.

Si tratta finalmente di un importante passo in avanti verso la loro completa autodeterminazione ?

Jürgen (nome di fantasia) soffre di una tetra-spasticità completa.
Persino le sue mani ed i suoi piedi hanno una mobilità davvero molto limitata.
Ma come ogni uomo necessita di vivere esperienze sessuali.

Tuttavia non ha purtroppo avuto molte opportunità a causa della sua disabilità.
Per molto tempo il suo desiderio è rimasto insoddisfatto.

Finché non ha incontrato Catharina.

Catharina König è un’assistente sessuale professionale da circa quattro anni.
Sul suo sito web, scrive in modo assolutamente sincero le seguenti parole : “Carezze – Massaggi –Incontri”.
Una descrizione che in prima apparenza può sembrare piuttosto particolare.

Ma rappresenta per molti suoi pazienti l’unico modo per poter vivere concretamente le loro “pulsioni sessuali e sensuali”.
Oppure “l’occasione che mancava di poter vivere finalmente questo tipo di esperienza”.

Un tema davvero molto delicato

Che sensualità potrà mai possedere una persona paraplegica ?
Un uomo che soffre di sclerosi multipla può avere un’erezione ?
Una persona affetta da disabilità mentale necessita lo stesso di vivere esperienze sessuali ?

Nella nostra società tuttora c’è davvero molta paura nell’affrontare queste situazioni evidentemente assai delicate.
Parlare di sessualità è ancora in questo caso un vero e proprio tabù.
Un argomento delicatissimo anche per molti genitori di bambini disabili.

Pensare che un giorno il proprio figlio (o figlia) disabile possa avere rapporti sessuali può metterli davvero in imbarazzo ed è spesso inimmaginabile da parte loro.
Perché sesso significa anche riproduzione.

E quindi anche un possibile trasferimento – nel caso di una disabilità ereditaria – di geni difettosi.
Oppure pensano che i loro figli disabili non siano in grado da grandi di essere potenziali padri o madri.

Il mio bambino disabile potrà da grande avere rapporti sessuali ?

Una vera e propria autodeterminazione tuttavia comprende anche lo scegliere di vivere la propria sessualità come si desidera.

Così Jürgen ha telefonato a Catharina, anche se in fondo “avevo paura persino del mio coraggio”.
Ed hanno avuto un lungo colloquio.

Infatti per Catharina è molto importante in primo luogo approfondire la conoscenza.
Sia prima che durante l’incontro.

Semplicità, innocenza e purezza sono qualità essenziali che devono essere nel bagaglio
professionale di ogni assistente sessuale.
Poi hanno fissato un appuntamento.

Jürgen ha dovuto usare tutta la sua forza di volontà per superare la sua grande paura.
Ma oggi è felice.

Il primo, per lui “molto emozionante” incontro con Catharina, Jürgen se lo ricorda ancora molto bene.

“Dopo quella che sembrava un’eternità, potevo finalmente sdraiarmi a letto vicino ad una bella donna, dolce e di mentalità aperta. Per quanto le mie mani potessero essere delicate, mi ha permesso di fare qualsiasi cosa, senza che mi dicesse nulla”.

Le prime esperienze sessuali

Quello che vive con Catharina lo aiuta molto di più “di tutte le fantasie” – anche se non tutto gli è permesso.
I baci con la lingua, il sesso completo ed il sesso orale sono di solito esclusi.

Jürgen non si illude e considera l’assistenza sessuale una soluzione duratura per “persone con un handicap così complesso” come il suo.
Tuttavia, consiglia ad altre persone disabili come lui di valutare con attenzione in anticipo “se possono permettersi i costi nel lungo termine”.

Sesso in cambio di denaro

Non c’è ovviamente da stupirsi se l’assistenza sessuale sia stata messa in relazione con la pessima reputazione che ha tutto ciò che gira intorno al mondo della prostituzione.
Per fissare una distinzione ben precisa, l’ISBB (Institut zur Selbstvestimmung Behinderter e.V., in italiano : Istituto per la auto-determinazione delle persone disabili) in Germania parla di “surrogate Partnership”, in italiano “surrogato del sesso”.

Quindi di una sorta di rapporto sostitutivo dove l’atto sessuale non rappresenta la parte fondamentale dell’incontro.
Ma è il tempo trascorso insieme.

Non (Solo) Sesso

Questa è anche l’opinione di Catharina.
Il suo principale obiettivo è “creare uno spazio per l’esperienza”, dove le fantasie dei suoi clienti possano diventare (almeno in parte) realtà.
Per esempio, “sperimentare, provare, percepire, essere in contatto tra loro, la tenerezza, il contatto fisico, la vicinanza e la nudità, forse anche le prime esperienze sessuali”.

Si può così costruire una cosiddetta “autostima fisica”, che può anche influire positivamente sulla vita quotidiana.
D’altra parte, oltre alle reazioni positive, ci sono anche molti suoi pazienti che si deprimono ed affermano più o meno testualmente “non riuscirei mai a fare una cosa del genere”.

Poiché la maggior parte delle persone non conosce per nulla in cosa consista la sua professione, nel suo sito internet Catharina descrive minuziosamente il suo lavoro con attenzione.
Inoltre occasionalmente scambia opinioni con le sue colleghe e colleghi, tiene seminari e conferenze.

Si lamenta inoltre del fatto che negli istituti per disabili, anche se sono coscienti della necessità dei loro pazienti di avere una vita sessuale, manchi ancora una vera comprensione della problematica.

Affrontare il “doppio tabù” in modo aperto
L'Umanità inutile
Logo della LIBIDA Sexual Assistance (© alpha-nova.at)

L’opinione pubblica è davvero molto controversa riguardo a questa problematica.
La onlus svizzera “Pro Infirmis“ nel 2003 ha proposto ai suoi dipendenti un corso di formazione per diventare assistenti sessuali.

Ma ha dovuto immediatamente cancellare questo progetto per l’improvviso ed inopinato crollo delle donazioni ricevute.
Simili progetti invece hanno avuto successo in Germania ed in Austria.

L’ISBB, ad esempio, offre un corso di formazione per le future assistenti sessuali, che Catharina ha già frequentato.
Per questo motivo in questo momento può fregiarsi della qualifica di “assistente sessuale certificata”.

Anche in Austria, a Kalsdorf la LIBIDA Sexual Assistance si occupa della formazione di nuove assistenti sessuali.
Per partecipare non è necessaria alcuna qualifica preventiva.

I corsi non sono strutturati in modo classico.

Le partecipanti – solitamente divise in due team differenti di cinque, sei persone al massimo – scambiano opinioni sulle loro esperienze, riflettendo profondamente sul loro svolgimento e soprattutto considerando anche il delicato contesto etico e legale in cui giocoforza si muovono.

In breve, si apprende con l’esperienza.

Le persone disabili sono persone autodeterminate

Una tale tipo di offerta favorisce una sorta di dipendenza fra l’assistente sessuale e la persona disabile, come alcuni temono ?

Il punto è che esistono sia una domanda che un’offerta.
Inoltre è una professione assolutamente legittima e soprattutto molto nobile.

Jürgen ha una sua opinione personale a riguardo : è importante avvicinarsi ad un’assistente sessuale “con dignità ed empatia”, ma “non innamorarsi, se possibile”.
Ma in ogni caso non vede l’ora di avere il prossimo incontro con lei.




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