Le chiavi dell’Abisso : grafene ed informatica quantistica (Q)

Pubblicato il 3 Novembre 2021 da Veronica Baker

La cosa più importante del mondo.
E praticamente nessuno la conosce.

Pensano solo a diventare “milionari”.
Ma stanno collaborando affinché la Bestia possa crescere.
E provano a trascinare tutti gli altri nella loro avidità per parteciparvi.

Veronica Baker


Le chiavi dell’Abisso : grafene ed informatica quantistica (Q)

Le chiavi dell'Abisso
Se alla fine non si vede l’inganno, lo scopo sottostante, si è semplicemente un cucciolo cieco che viene usato, un pezzo di carne guidato da istinti primitivi, un algoritmo programmato…

Qui ci troviamo in una situazione piuttosto curiosa.

Come per la Plandemia e tutte le prove che si tratta di una bufala, sembra incredibile che medici, scienziati e professionisti della salute non vedano nulla.

Bene, con la Blockchain, l’intelligenza artificiale ed il calcolo quantistico sta accadendo esattamente la stessa cosa.

E ci troviamo nella stessa situazione.
Non è più nemmeno una questione di prove, ma di VEDERE o non VEDERE.

E la cosiddetta “visione” di Santa Ildegarda si sta purtroppo realizzando :

“…molti saranno terrorizzati e crederanno in lui ; ed alcuni, conservando la loro fede primitiva, saranno tuttavia giudicati e costretti a chiudere l’occhio interno della loro anima…

Non servono a nulla la cultura, le tecnologie, le lauree, la medicina.

Perchè se alla fine non si vede l’inganno, lo SCOPO SOTTOSTANTE, si è semplicemente un cucciolo cieco che viene usato, un pezzo di carne guidato da istinti primitivi, un algoritmo programmato.

In poche parole, sei già un androide biologico.

O stai con l’umanità o stai con la Bestia delle bestie.
Tu sei colui che possiede il cosiddetto libero arbitrio, che può scegliere tra il bene ed il male.

Ora tutti i FINTI “risvegliati” che parlano della vergogna di quello che sta succedendo con le inoculazioni venefiche, ma continuano ad appoggiare il mondo delle cryptovalute, non fanno altro che dare sempre più vita alla Bestia esclusivamente per DENARO (ricordo la etimologia : DEMONE = DEnaro+MONEta).

Quindi sono assolutamente uguali a coloro che già ne fanno parte.
Un inganno MASSIMO.


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1.Grafene

Il grafene è un materiale che fino a pochi mesi fa era rimasto totalmente inosservato.
Se fate una piccola ricerca vi renderete conto che non si tratta di un materiale qualsiasi e che sono stati investiti miliardi in questo materiale.

Per capire perché il grafene è una delle tre chiavi che apre l’abisso, dobbiamo analizzare più attentamente la storia di questo materiale per poi arrivare ad analizzare l’utilizzo di questo materiale (grafene) nel presente.

Nel 2013, due macro progetti sono stati integrati nel progetto Horizon 2020 e sono stati dotati di 2 miliardi di euro.


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Uno dei progetti selezionati è sul cervello e l’altro sul grafene.


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La rete dello Spazio europeo della ricerca (Flag Era), che coordina i finanziamenti nazionali e regionali per i progetti faro nelle tecnologie emergenti e future, comprese le telecomunicazioni e le reti 6G.


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Il progetto Macro “Human Brain Project si occupa della ricerca e ricreazione di un cervello virtuale, toccando aree come la robotica, la medicina, le neuroscienze, la simulazione digitale del cervello, il suo comportamento e la creazione di un BIG DATA attraverso l’infrastruttura FÉNIX, tra le altre cose.


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Qui due pezzi cominciano ad unirsi (Human Brain Project” e Graphene, poiché l’imprenditore farmaceutico che produce parte del cosiddetto “vaccino” di AstraZeneca, Hugo Sigman è il padre di Mariano Sigman, direttore del programma decisionale del “Human Brain Project“.


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Ed è qui che il grafene, lo Human Brain Project e le “inoculazioni” cominciano a incontrarsi.
Diamo ad esempio uno sguardo all’iniziativa Graphenexplora :


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Qui cominciamo a collegare il grafene e il progetto Human Brain : creare un’interfaccia cervello-computer.
Questo è già abbastanza materiale per cominciare a vedere che il grafene è il candidato perfetto per essere la chiave che collega il cervello a un’altra dimensione.

Ma scaviamo più a fondo e vediamo cosa c’è dietro a tutto questo.


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Qui, la neuroscienziata Mavi Sánchez Vives, che ha coordinato il progetto SloW-Dyn sulla dinamica della corteccia cerebrale, sta già iniziando a parlare di collegare il cervello a una nuvola.

Non è l’unica che sta iniziando a parlare di questo.
Per esempio, abbiamo José Luis Cordeiro Mateo, che è un ingegnere, economista, futurista e transumanista che parla di collegare il cervello al cloud.

Ed è qui che aziende come Google, StarLink, il grafene e il cosiddetto Human Brain Project iniziano a collegarsi.
Tutti uniti con un unico scopo.

Collegare il cervello umano al cloud.
E per questo abbiamo bisogno della chiave magica : il grafene.


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Ma è possibile iniettare questo materiale nel corpo ?
Certo, e lo stanno facendo proprio ora.

Guardiamo tutte le prove.


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Ogni azienda con l’etichetta Graphene Flagship partecipa al progetto Horizon 2020 patrocinato dall’Unione Europea ed in particolare al progetto grafene, al quale è stato assegnato un budget iniziale di 1 miliardo di euro.


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G-Immunomics è impegnata nella ricerca, in particolare lo studio dei modi per “mascherare” il grafene evitandone il rigetto da parte del corpo umano.
Questo è già un’indicazione che l’obiettivo era quello di introdurre l’ossido di grafene nel corpo attraverso iniezioni.

Un altro indizio si trova nella società spagnola Inbrain Neuroelectronics, specializzata in impianti neurali fatti di grafene.


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Come possiamo vedere, questa azienda ha anche il sigillo di approvazione Graphene Flagship e, secondo il loro sito web, è un processo non invasivo.

È chiaro che qualsiasi processo che comporta l’integrazione di elettrodi nel cervello deve essere invasivo per natura, a meno che non sia somministrato per via endovenosa.

Ma è molto interessante notare i collegamenti tra questa azienda ed Elon Musk.
Ricordate che prima ho segnalato che Google e Space-X hanno collaborato per migliorare il servizio cloud Star Link di Google ?


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Qui possiamo vedere come questa start-up spagnola sta già facendo concorrenza al famoso Neural Link di Elon Musk.


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Possiamo vedere ancora una volta il ben noto schema dei tre cubi nella figura della molecola di grafene che mostra un 333 e un 666.


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Sullo stesso sito web di Inbrain Neuroelectronics, è possibile vedere un grafico dove possiamo leggere la parola Graphene e Intelligenza Artificiale, e questo comincia ad assomigliare molto di più al Neural Link di Elon Musk.

Ed è qui che tutti i pezzi cominciano a riunirsi, perché è proprio in questo momento che entra in scena Geordie Rose (un nome, un programma) che possiede la chiave dell’informatica quantistica.


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All’inizio di quest’anno (2021), l’anno delle inoculazioni, la casa farmaceutica GlaxoSmithKline stava già iniziando a “considerare” l’informatica quantistica per carichi di lavoro specifici che raggiungevano barriere di scalabilità e complessità con architetture e approcci tradizionali, in particolare algoritmi genetici.


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Subito dopo (ovviamente…) GlaxoSmithKline iniziava la fase 3 della sua “inoculazione”.


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Allo stesso tempo, la FDA approvava l’uso del chip cerebrale negli esseri umani.


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Allo stesso tempo, Inbrain Neuroelectronics sta dando in licenza la sua tecnologia a Merck.

Va notato che GSK ha collaborato con D-Wave e che Inbrain Neuroelectronics svolge il ruolo di Neural Link.
Un procedimento noto è usare aziende o i progetti schermo (le cosiddette start-up).

Nel caso di Neuralink di Elon Musk, il progetto schermo riceve tutta l’attenzione del pubblico, mentre il progetto reale, finanziato con gli stessi fondi, viene sviluppato in parallelo, in modo che nessuno lo noti (la solita strategia della Matrix)

Un esempio è Inbrain Neuroelectronics, una start-up che sviluppa lo stesso progetto di Neuralink, ma che è più in ombra.
Vale anche la pena notare che Merck e GSK stavano ufficialmente già collaborando insieme allo sviluppo di un farmaco contro il cancro.

E’ importante sottolineare che in realtà tutte le aziende farmaceutiche collaborano sempre insieme…


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Anche D-Wave collabora con aziende farmaceutiche (scontatissimo), ed ovviamente anche con il CERN.


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Va ricordato che il CERN ha originariamente istituito il progetto di calcolo distribuito LHC@home, creato per supportare la costruzione e la calibrazione dell’LHC, dove chiunque abbia una connessione internet e un computer con Mac OS X, Windows o Linux può utilizzare il tempo inattivo del proprio computer per simulare come le particelle viaggerebbero all’interno dei tubi del fascio.

Questo stesso progetto è attualmente in corso, ma con supercomputer (non quantistici) apparentemente utilizzati per la ricerca sui “virus” (a proposito, vi ricordate mica i miei commenti quando ho commentato il cosiddetto “manuale d’uso della plandemia” alias Bibbia della menzogna pubblica diffuso dall’OMS ?) .

Al JSC (German Supercomputing Centre) troviamo un progetto piuttosto strano composto da un consorzio di 18 istituzioni.

Exscalate4COV è il consorzio pubblico-privato sostenuto dal programma H2020 della Commissione europea (ancora un programma “griffato” 2020 !).

Attualmente rappresenta il più avanzato centro di competenza volto a combattere il “virus”(farsa), combinando le migliori risorse di supercalcolo ed intelligenza artificiale con strutture sperimentali all’avanguardia fino alla validazione clinica (non vi ricorda per caso il programma BEAST già citato appunto dall’OMS ?).


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Ed è qui che l’informatica quantistica e il grafene iniziano ad avere molto in comune, perché i computer quantistici hanno bisogno di temperature estremamente basse, vicine allo zero assoluto.

Infatti D-Wave utilizza l’elio liquido come refrigerante per il raffreddamento.
I raffreddatori D-Wave sono “a diluizione secca”, il che significa che l’elio liquido è in un “sistema a circuito chiuso”.

Utilizza la tecnologia del tubo ad impulsi per riciclare e ricondensare l’elio liquido.
La maggior parte dei computer usa intervalli con spazi estremamente piccoli tra gli intervalli per rappresentare gli stati quantici.

Con solamente un piccolo errore nelle tensioni, è possibile facilmente spingere un qubit dallo stato quantico A allo stato quantico B.
O da B a C.
O da B ad A, e così via.

Ed ecco perché i computer quantistici devono essere freddi.
A temperature estremamente fredde, gli atomi e le molecole semplicemente si muovono di meno.

Più bassa è la temperatura, in generale, più stabile diventa una molecola.
Meno movimento significa meno energia espulsa.

Ed è qui che entra in gioco il grafene, perchè gli elettroni del grafene si “congelano” con il calore.

Gli elettroni in un materiale tendono a muoversi di più quanto più alta è la temperatura, ma nei bilayer di grafene filato è vero il contrario.
L’effetto si verifica quando i due strati di grafene formano un “angolo magico” di circa 1,1 gradi (lo stesso angolo perché il sistema diventi superconduttore).


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Qui il tutto inizia a diventare molto particolare, perché la ben nota simbologia comincia ad apparire ancora di nuovo.
Possiamo vedere per esempio la struttura familiare che si crea quando due strati di grafene vengono ruotati con un angolo magico (1,1 gradi).


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Questa torsione cambia radicalmente le proprietà del bilayer, trasformandolo prima in un isolante e poi, con l’applicazione di un campo elettrico più intenso, in un superconduttore.

Si scopre che questa struttura è anche molto familiare.
Per cominciare, il grafene è prodotto dal carbonio.

Un atomo di carbonio ha 6 elettroni, 6 protoni e 6 neutroni, dando il numero 666.
Ma la sua struttura è anche molto familiare.


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In questa immagine possiamo vedere a sinistra un atomo di carbonio ed a destra il cubo di Metatron.

Vi sembra familiare ?
Di nuovo la parola cubo, i cui vertici formano un 6.


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Ma la coincidenza non finisce qui.
Possiamo vedere il modello caratteristico di due strati di grafene magicamente angolato ed il fiore della vita che contiene il cubo di Metatron.


Le chiavi dell'Abisso


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La sincronicità diventa sorprendente.
Ma il numero 6 incorporato in queste forme comincia a darci l’indizio che il grafene è inequivocabilmente il candidato perfetto per essere una chiave che apre la strada verso l’abisso.

Una somiglianza impressionante si trova nel Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (1478-1519) dove possiamo vedere il fiore della vita, un esagono e motivi che sembrano indicare una sorta di angolo.


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Il cubo sembra essere sempre la forma scelta perché rappresenta Saturno.
Ricordo il significato del cubo nero di Saturno, che rappresenta Satana, quindi il 666.


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Possiamo vedere un cubo e il quadrato massonico all’interno, che rappresentano perfettamente un atomo di carbonio.


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Tornando al calcolo quantistico, abbiamo visto che il grafene è un candidato ideale, poiché le sue molecole diventano stabili con il calore, rendendolo un candidato perfetto.

Gli esperimenti condotti presso l’Università Autonoma di Madrid hanno dimostrato che magnetismo e superconduttività possono coesistere nel grafene, generando uno stato esotico chiamato Yu-Shiva-Rusinov.

Questi risultati aprono la porta alla creazione di cubiti o bit quantistici basati su questo materiale, chiave per il futuro del computing quantistico topologico.


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Il nome dello stato è curioso : Yu-Shiva-Rusinov.
Viene in mente la statua di Shiva al CERN…


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I cubiti topologici forniscono la base per il calcolo quantistico topologico, una classe molto meno sensibile alle interferenze esterne.
Oltre a diventare un superconduttore, il grafene può avere proprietà magnetiche e persino avere entrambe le proprietà allo stesso tempo, rendendolo un materiale veramente rivoluzionario.


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Nell’ambito dell’iniziativa European Graphene Flagship, tre gruppi di ricerca di Spagna, Francia e Germania hanno iniziato a dimostrare sperimentalmente che il grafene può essere magnetizzato a volontà adsorbendo singoli atomi di idrogeno (H).

Ricordate che l’idrogeno è l’atomo più abbondante in tutto l’universo e che la molecola di acqua contiene 2 molecole di idrogeno, e il corpo è composto dal 60% al 70% di acqua.

È evidente che il grafene è il materiale “inoculato”, visto il gran numero di persone che hanno sofferto di un qualche fenomeno di magnetismo nel loro corpo.

D’altra parte, abbiamo il rapporto preliminare del dr. Campra, Madrid, laureato in Scienze Biologiche all’Università di Granada, con un dottorato in Scienze Chimiche all’Università di Almeria e professore alla Scuola Politecnica dell’Università di Almeria, che mostra tracce di ossido di grafene all’interno di una fiala.

E proprio ieri sera abbiamo ricevuto i risultati definitivi sempre dal Dr. Campra, che sostanzialmente hanno confermato tutto questo.




Tutto questo indica che il grafene, in particolare l’ossido di grafene, viene utilizzato come supporto per l’interfaccia cervello-computer, come abbiamo già visto all’inizio di questa pubblicazione.

Inoltre, il grafene è un eccellente moltiplicatore di frequenza.
Il grafene può essere usato come moltiplicatore di frequenza per ottenere una radiazione nella gamma di frequenza dei terahertz.

Questo è l’ideale per creare interfacce cervello-macchina.


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“Si sta facendo un lavoro affascinante con il “biology-driven design”, specialmente nel campo dell’elettronica organica”, che, secondo Science Direct, “è un ramo dell’elettronica moderna e si occupa di materiali organici, come polimeri o piccole molecole.
I materiali utilizzati in questo tipo di tecnologia sono basati sul carbonio, che è lo stesso delle molecole degli esseri viventi”.

È chiaro che il grafene e il calcolo quantistico hanno molto in comune e che questo materiale “meraviglia” sta rivoluzionando tutto.


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All’interno della struttura del Progetto Grafene dell’Unione Europea troviamo anche EBRAINS, che si occupa di neuroscienze digitali, medicina del cervello e tecnologia ispirata al cervello.
In poche parole, la parte digitale.

Il progetto SHERPA ha applicazioni più generali sull’intelligenza artificiale ed i suoi usi in ambito civile, i sistemi informativi intelligenti (SIS ; la combinazione di intelligenza artificiale ed analisi dei grandi dati) ed il loro impatto su questioni di etica e diritti umani.
Toccano anche il settore delle cosiddette “armi intelligenti”.

Il progetto Graphene Flagship Core 3  che contribuisce a portare le innovazioni del grafene fuori dal laboratorio per la commercializzazione entro il 2023, consiste in 19 pacchetti di lavoro e 11 progetti principali.
I partner principali del progetto sono università, aziende e centri di ricerca responsabili del completamento dei compiti assegnati a questi gruppi.

I partner di 2D-EPL sono attori industriali europei chiave che fanno parte del nuovo progetto di punta di Graphene, 2D-Experimental Pilot Line, che mira a guidare l’introduzione del grafene e dei materiali correlati nei semiconduttori.
I partner di 2D-EPL hanno ruoli di leadership in prima linea nei gruppi di ricerca Graphene Flagship e molti di loro fanno anche parte del progetto principale.

Tutto questo fa parte del progetto Horizon 2020 della Comunità Europea, che è anche legato al CERN e al LHC (Large Hadron Collider).
Possiamo trovare collegamenti tra il grafene e la neuromodulazione attraverso un’interfaccia cervello-macchina nelle serie trasmesse da Netflix come Altered Carbon.


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È chiaro che il grafene è il materiale delle “meraviglie” e che detiene un profondo simbolismo nascosto del numero 666, che lo rende la seconda chiave che apre l’abisso (la terza sarà il Quantum Computing di cui parlerò nella prossima parte di questo lungo post ; la prima è ovviamente il CERN) attraverso un’interfaccia cervello-macchina, che aiuta il cervello a collegarsi alla “nuvola” e da lì al Metaverso di Zuckerberg, di cui faremo la conoscenza fra poco.


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Facebook è ora diventato Meta.
Mark Zuckerberg ha confermato il cambio di nome della società che dirige per rappresentare l’inizio di una nuova fase incentrata sul “metaverso“.

Meta sarà la società madre che comprende quelli che ora sono i social network di Facebook, WhatsApp e Instagram, così come altri progetti come Quest, Messenger e Horizon.

Secondo Zuckerberg il metaverso è un universo virtuale che estende il mondo fisico in quello digitale, con realtà aumentata, avatar o interfacce virtuali.
Uno degli esempi di questo metaverso è Facebook Horizon, una sorta di “Second Life” in realtà virtuale.

Per capire il significato occulto delle “strane” parole di Marc Zuckerberg, occorre ricordare le parole citate ieri nel post precedente di Rafael Yuste.

Il cervello umano è un supercomputer che consuma solo 20w, ed è l’organo “ospite” ideale per ospitare il grafene (una delle tre chiavi che aprono l’abisso), dando luogo a una sorta di “possesso” dall’altra parte, sotto forma di parassitismo.
In poche parole utilizzando l’ospite come portale organico.

2. Informatica quantistica (Q)

L’informatica quantistica può sembrare qualcosa di molto tecnico che riguardi al creazione di super-computer, ma in realtà è solo una parte, e nemmeno troppo complessa.

Quella più importante ai fini della analisi di questo post è quella “metafisica”.

Un computer quantistico non è un supercomputer e permette di accedere a dimensioni nascoste.
Questo ci dà un buon indizio che l’informatica quantistica sia una candidata perfetta per essere una delle tre chiavi.

Si può accedere a dimensioni parallele attraverso il calcolo quantistico, ma non specifica quali o come lo fa.

Tecnicamente, un computer quantistico è in grado di portare un bit quantico in uno stato in cui entra in una superposizione.
Questo significa che se in un computer classico ci possono essere solo due posizioni o stati, cioè o 1 o 0, in un computer quantistico 1 e 0 coesistono allo stesso tempo.

In un computer classico l’operazione è lineare, cioè dovrebbe scrivere 1 e 0 in una lunga serie, mentre in un computer quantistico questa procedura può essere saltata, il che fa risparmiare molta memoria e tempo.
Ma questa parte dell’informatica quantistica non spiega come sia possibile accedere a dimensioni parallele per fare questi calcoli, per non parlare del concetto di “accesso alle dimensioni” quando si parla di fare operazioni di calcolo con un “computer”.

Questo può sembrare qualcosa che solo una persona qualificata o qualcuno con un background in informatica quantistica potrebbe capire, ma non è necessariamente il caso.
A volte il tecnicismo maschera dei concetti che sono molto semplici da capire.

Per esempio, possiamo guardare un articolo in cui il fisico David Deutsch afferma chiaramente che il calcolo quantistico può essere utilizzato per compiti in COLLABORAZIONE con un altro universo.

Qui la parola “collaborazione” non è banale, poiché perché ci sia una collaborazione deve esserci un “lavoro” congiunto tra due persone od esseri e questo non è affatto come la definizione di fare calcoli, come si fa in un computer classico.


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La chiave qui è che per accedere ad un altro universo parallelo, si dovrebbe necessariamente creare un wormhole (ponte di Einstein-Rosen), che sarebbe un buco nero a tutti gli effetti, e questa è la chiave che ci dice che è una delle chiavi.

Ma questo è un concetto reale od è solamente fantascienza ?

Quando il qubit entra in uno stato di sovrapposizione (1 e 0 allo stesso tempo) sta aprendo un micro “wormhole”, quanto basta per far passare l’informazione.

Ovviamente un veicolo spaziale non potrebbe passare attraverso qualcosa di così piccolo, ma quando parliamo di informazioni che vengono trasmesse, possono passare attraverso questi micro tunnel ed essere raccolte per, ad esempio, ricevere un progetto di come costruire un veicolo spaziale.

Il film Event Horizon lo illustra abbastanza bene, in modo che possiamo avere un’idea di come sarebbe il wormhole quantistico attraverso il quale passa l’informazione.

L’informatica quantistica è quindi una chiave per apre la porta attraverso la quale l’informazione scorre tra le dimensioni.
In poche parole uno dei tre 6 che compongono il cosiddetto marchio della bestia.


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