La piccola figlia del mare

Pubblicato il 13 Aprile 2021 da Veronica Baker

Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

Antoine de Saint ExuperyLe Petit Prince


La piccola figlia del mare

I ricordi non passano mai.
Perchè sono molto più forti di noi.



Aprile 2, 2005


La piccola figlia del mare
La Fenice aveva l’aspetto di un’aquila reale ed il piumaggio dal colore splendido…

La Fenice aveva l’aspetto di un’aquila reale ed il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo ed azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d’oro ed in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume – una rosa ed una azzurra – che le scivolano morbidamente giù dal capo, od erette sulla sommità del capo.

Dopo aver vissuto per 500 anni – secondo altri 540, 900, 1000, 1461/1468, od addirittura 12954/12994 – la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.

Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo, grande quanto era in grado di trasportarlo.

Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.

Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una Fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo.

Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice nell’arco di tre giorni dopodiché, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l’albero sacro.

Inoltre :

La Fenice, dal momento che si crea da sé, non può avere alcun Maestro.
Essendo unica è un essere solitario, ancora più solitario per via del fatto che non si riproduce.


La piccola figlia del mare
Un paradiso incontaminato dove scorgevi il nascere del sole…

Credevi di aver già conosciuto ogni dolore, ogni infima bassezza.
Ti sentivi forte delle tue conoscenze.

Improvvisamente un vortice inaspettato ha portato via tutto di te.

Ti sei trovata sola in una spirale senza fine, rendendoti conto di avere vissuto un’illusione.

Nel dolore spesso si vuole restar soli, si vuole meditare.

La sera quando tenti di dormire i pensieri ti assalgono, la testa ti duole, la mente si sente serrata da angoscia e senti calore…sempre più calore…

Un tunnel buio, scurissimo, lunghissimo, che appare senza fine.

Improvvisamente uno spiraglio : un paesaggio bellissimo, un paradiso incantato tropicale, incontaminato, dove scorgevi il nascere del sole.

Allora pensi che è arrivato il momento, comincerai ad ardere, brucerai nel tuo stesso fuoco, risorgendo dalle tue stesse ceneri.
Questo sarà il momento in cui tornerai a vivere.

E diventerai la piccola figlia del mare.



Novembre 25, 2004


Un muro di gomma

Un muro di gomma
Perché, talvolta, l’essenziale è invisibile agli occhi…

Da quando mi sono resa realmente e completamente conto della mia essenza interiore, la mia vita è profondamente cambiata.

C’era qualcosa che non andava e non capivo cosa.
Una confusione continua a cui non riuscivo a dare una spiegazione.

Mi rendevo conto della mia ansia, del mio disagio interiore.
Ma non riuscivo a ricondurlo ad un fatto, ad una situazione ben precisa.

Eppure erano anni che la soluzione era davanti a me.
Ma non volevo vederla.

Perché, talvolta, l’essenziale è invisibile agli occhi.

Quando tutto è divenuto chiaro, tante piccole cose, tanti indizi si sono magicamente ricondotti verso il filo conduttore della mia vita.
Era come se stessi cantando in una tonalità sbagliata, che non era la mia.

Ricordo benissimo la mia primissima infanzia.
Figlia unica, coccolata tantissimo soprattutto dalla mia mamma.

Una famiglia felice

Non eravamo benestanti.
Ma in fondo non ci mancava niente.
Io avevo un carattere molto esuberante, ma allo stesso tempo mite.

Preferivo più di ogni altra attività leggere libri.
Li divoravo, da Salgari a Topolino, ai libri di favole.

Inventavo nuovi giochi, con personaggi di fantasia, di cui io prendevo le sembianze immedesimandomi.
Arrivata intorno agli otto – nove anni, iniziò a nascere la mia passione per la musica.

Che ha sempre avuto un significato profondo nel corso della mia vita.
Dalla mia mente al mio cuore.
Emozioni, ricordi, immagini.
Un momento per fantasticare, per sognare.
Quindi fu naturale che io mi innamorassi della musica a prima vista.

Si cresce…

I miei genitori mi iscrissero ad una scuola media privata, rigidamente cattolica, di quelle il cui credo era la parola di Monsignor Milani.
In un tale ambiente non mi trovavo affatto bene.
I miei problemi di comunicazione con gli altri aumentarono.

Come conseguenza di tutto ciò mi rifugiavo nel mio mondo di fantasia.
Io volevo avere dei flirt, ed effettivamente talvolta capitavano.
Ma, fatalmente, era molto più facile che io avessi delle belle amicizie e nulla più.

Per me era naturale che tenessi un diario dove scrivere i miei pensieri.
C’era di tutto.

Testi delle mie canzoni preferite, risultati sportivi, fotografie.
Ma soprattutto i miei pensieri più intimi.

E ricordo tuttora la grande tristezza quando venni a sapere che i miei genitori leggevano quello che scrivevo.
Mi sentii molto triste, quasi violentata.
Da quel momento per un anno non scrissi più nulla.

Nel vestire usavo cose normalissime.

Adoravo le T-shirt con figure stampate.
Mi piaceva indossare camicie lunghe, che poi annodavo poco sotto l’ombelico.

La prima adolescenza

Nel periodo dell’adolescenza tutti i problemi che avevo avuto negli anni precedenti si ripresentarono in modo più acuto.
Soprattutto l’ansia che avevo dentro.

Un senso di insicurezza, di vuoto, che poteva prendermi in qualsiasi momento.
Anche se avevo un ottimo rendimento scolastico ed ero ben vista da tutti nel mio paese, dove tutti o quasi mi conoscevano, non ero affatto contenta.

Spesso capitava che io mi mettessi ad ascoltare musica od a suonare, ed a perdermi in navigazioni con la mente.

Gli anni dell’università

Cambio continuamente compagnie di amici, perché non mi trovo mai bene.
Non riesco a confidarmi, e fatalmente mi chiudo in me stessa.

Non vado molto d’accordo nemmeno a casa.
Sono sempre un po’ nervosa ed insofferente.
Rifugiandomi in me stessa, fatalmente.

Non riesco a trovare feeling con la gente.
Sentivo di poter dare affetto, di voler aiutare, di volere amare, di voler dialogare.

Ma era come se un muro di gomma fosse intorno a me.
Invalicabile.

Un muro di gomma
Una vacanza a Vigo di Fassa…

Erroneamente credo di poter risolvere questo mio desiderio iscrivendomi ad una associazione di volontariato.
Ragazzi della mia età, che si occupavano di aiutare le nuove generazioni e le persone più sfortunate e che ogni anno organizzavano due settimane di vacanze in montagna.

Finalmente una compagnia ideale per me, pensai.
Iniziai l’avventura con tanto entusiasmo.

Una vacanza a Vigo di Fassa.

Bellissimi ricordi riguardo il posto, la gente locale ed i ragazzi che avevamo accompagnato in gita.
Ma totalmente delusa dalla gran parte della compagnia che era con me.

In particolare i cattolicissimi organizzatori.
Fra cui in fondo c’ero anche io.

Addirittura mi sentii dire da due seminaristi che sarebbe stato meglio isolare dal resto della compagnia un ragazzo più o meno della mia età, con difficoltà motorie dovute ad una forma abbastanza grave di spasticità, solo perché aveva un carattere difficile.

Ma soprattutto era di peso nelle escursioni più impegnative.

Naturalmente io cercai in tutti i modi di diventare sua amica.
Ci riuscii facilmente, visto che era snobbato dal resto della compagnia.

E, nei limiti delle sue possibilità, lo accompagnai a fare le medesime escursioni degli altri.

Poco tempo dopo doveva capitare un punto di svolta fondamentale nella mia vita.
Che da questo momento in poi cambierà radicalmente.


Time in a bottle

All’epoca dei fatti ero poco più di un’adolescente.

A distanza di anni il mio subconscio iniziò a mandarmi un messaggio ben preciso riguardo quel triste periodo.
Ma costantemente lo ignoravo.
Anzi, lo sopprimevo.

Irrigendomi ogni volta sempre di più.
Diventando sempre più dogmatica nei miei pensieri.

Ero diventata improvvisamente statica.
L’impersonificazione del cambiamento, del coraggio e della modernità improvvisamente paralizzata ed indecisa.


Novembre 30, 2004


21 Novembre 1993.
Una Domenica piovosa di fine autunno.

Sto camminando per la città senza una meta ben precisa.
Ad un certo punto vedo una ragazza dai capelli neri, ricci, molto alta.

Teneva in mano un poster di un dinosauro.
La sua amica vicino a lei faceva lo stesso.

Mi fermo.
Le chiedo che significato avevano quei poster.

Mi risponde che ero finita nel “parco dei dinosauri”.
Mi metto a ridere chiedendole se mi stesse prendendo in giro.

Un incontro inaspettato

Dopo una buona mezz’ora ci scambiammo i numeri di telefono con la promessa di risentirci al più presto.

Time in a bottle
Mi avevano colpito molto queste parole…

Alla fine presentandosi disse : ”Mi chiamo Vera, come l’acqua, e come mi sembri tu come persona. Non ho mai visto fino ad ora nessuno come te”.

Avevo conosciuto quella che sarebbe diventata la mia adorata sorellina.

Alla sera non riuscivo a chiudere occhio.
Non pensavo che a lei.

Superata la iniziale timidezza la ricontattai.
Il sabato successivo uscimmo per andare in centro a fare compere.
Fare shopping insieme, andare in pizzeria, uscire, ascoltare musica, stare insieme a parlare per ore.

Finalmente ero felice.

Anche lei lo era.
Ma continuava a dirmi che avrei potuto cambiare.

Il motivo : la sua vita incasinata.
Vero.

Difficile trovare una casa.
Un lavoro normale.
Ci si deve arrangiare e fare di necessità virtù.

Ovviamente lo sapevo.
E segretamente di nascosto nella mia camera piangevo per le ingiustizie della vita.

Un giorno non ero riuscita a resistere.
E sul punto di salutarci dopo un pomeriggio ed una serata passata sul Garda a Sirmione scoppiai in un pianto dirotto.

Aveva capito subito il motivo.
Spiegandomi che non si poteva fare niente, di fare finta di non vedere.
Ma non ci riuscivo.

Dovevo trovare una soluzione.

Un terremoto nella mia vita

La mia richiesta di aiuto si trasformerà ben presto in un boomerang.
Non me lo aspettavo proprio.

Ma il peggio doveva ancora arrivare.

Time in a bottle Her Own Destiny
Non dimenticherò mai quel giorno terribile…

Doveva scomparire dalla mia vita.
Abbandonarla.

Senza incontrarla mai più.

Non dimenticherò mai quel giorno terribile.
All’insaputa della mia mamma mio padre mi diede calci e pugni.

Per farmi capire fisicamente che io avrei “dovuto” fare così.
Altrimenti mi avrebbe buttato fuori di casa.

Piansi, piansi.
Per una notte intera.

Mi costrinse a giurare che non l’avrei mai più rivista.
Per la prima volta nella vita mentii.

Anche questo tentativo era fallito.

Il suo mondo

Per prima cosa dovevo capire meglio.

All’apparenza tutte felici, contente e spensierate.
Ma in fondo molto tristi.

Fragili come una farfalla.
In balia delle onde della vita.

Un destino senza futuro.
Cinico e crudele.

Si ride e si scherza.
Perché questa è la vita.
Da qui non si può scappare.

Un mondo di sofferenza.
Che io iniziai ad amare.
Che sentivo in fondo mio.

Time in a bottle
Un mondo di sofferenza…

In questo scenario la prima cosa che potevamo fare era trovare un modo per potersi arrangiare.

In fondo qualche cosa riuscivo a guadagnare anche se studiavo.
Lezioni, ripetizioni.
Questa era una parte, non sufficiente però.

Fortunatamente lei aveva una professione.
Estetista, truccatrice.

Che avrebbe potuto garantirle da vivere.
A patto di avere qualcuno che la aiutasse, soprattutto moralmente.

A casa naturalmente la mia mamma ogni tanto mi faceva domande.

Negavo sempre.
Una spada nel cuore che mi trafiggeva.

Ma non avevo alternative.

Ed in fondo lei sapeva che mentivo.
Mi conosceva troppo bene.

Una vicenda atroce

Un altro fatto doveva scuotere la mia vita.
La mia mamma si ammalò di un tumore maligno ai polmoni.

Abbiamo combattuto.
Abbiamo lottato.
Nulla da fare.

La mia mamma si spegneva lentamente.
L’illusione della prima guarigione.

La malattia si aggrava.
Giorni e giorni in ospedale.
Speranze che si affievoliscono.

Il ritorno a casa.
C’è poco da fare, il decorso è irreversibile.

L’irreparabile successe

Pomeriggio del giorno di Santo Stefano.
Ero appena tornata dalla farmacia.

Time in a bottle
Un ultimo alito di vita…

Il suono dell’ambulanza a sirene spiegate.
Quando lo sento ancora oggi mi fa accapponare la pelle.

La corsa disperata all’ospedale più vicino.
Mio padre che se ne va via subito con altri parenti, con la scusa che non poteva sopportare il dolore.

Lasciandomi completamente da sola.

Sola nella sofferenza.
Nel momento del dolore più atroce.

Uno strazio.
Non potevo e non volevo piangere, anche se ero disperata.

L’agonia durò poco.
L’impressione di un sorriso.

Un ultimo alito di vita.
E si addormentò per sempre.

Piansi, piansi tanto.
Prima di riuscire a telefonare a casa per dare la triste notizia.

Da quel momento non sono più riuscita a piangere.

Mai più.
Vorrei tanto riuscirci di nuovo.



La fine di un’era

Un mio vecchissimo post.
Dove si intrecciano molti aspetti della mia vita.

Giorni che non dimenticherò mai.
Quando li stai vivendo non riesci a capirne l’importanza fino in fondo.

Pensi al passato.
E vengono ancora in mente tanti momenti.

La magia di ogni singolo istante.
Anche quando ormai è tutto si è sedimentato dentro di te.

E sai che è arrivato il momento di tornare indietro di una pagina.
In un certo senso, la fine di un’era.


Aprile 21, 2005


La fine di un'era
Trading is my life…

Improvvisamente lacrime liberatorie hanno iniziato a sgorgarmi copiosamente sul mio volto.
Per sfogare tutta la tensione accumulata nel corso di questi ultimi mesi.

La mia anima sarà sempre la stessa.
Ma tutto ciò che la circonda sarà distrutto per sempre.

Dentro di me ora provo un grande terrore.
Anche se in apparenza sono molto euforica e sicura di me.

Ma devo esserlo.

Se non lo fossi non riuscirei mai ad affrontare le numerose incognite che inesorabilmente mi si porranno davanti in futuro.
La prossima settimana inizio una pesante HRT.

Lo so, queste mie parole non centrano affatto con i temi solitamente trattati.
Ma anche nel nostro mondo, in apparenza così asettico, freddo e distaccato, c’è spazio per le emozioni.

The sun is sleeping quietly
Once upon a century
Wistful oceans calm and red
Ardent caresses laid to rest

For my dreams I hold my life
For wishes I behold my night
The truth at the end of time
Losing faith makes a crime

I wish for this night-time
to last for a lifetime
The darkness around me
Shores of a solar sea
Oh how I wish to go down with the sun
Sleeping
Weeping
With you

Quello spazio che fino ad ora ho occupato meritatamente e mi sono conquistata sul campo, con la mia abilità e, soprattutto, con la mia voglia di imparare qualcosa di nuovo tutti i giorni.

L’unico modo per poter raggiungere il vero obiettivo della mia vita.
Trading is my life.



Come posso non smettere di cantare ?

La vita è fatta di forti contrasti.
Quello che ci fa sentire noi stesse può essere allo stesso tempo fonte di grande dolore.

Spesso quando siamo felici non tardano a colpirci inesorabilmente eventi meno piacevoli.
Ma d’altro canto la sofferenza non è l’unica cosa che proveremo.

My life goes on in endless song
Above earth’s lamentations,
I hear the real, though far-off hymn
That hails a new creation.

Through all the tumult and the strife
I hear it’s music ringing,
It sounds an echo in my soul.
How can I keep from singing ?

Dopo torneranno sempre l’incantesimo e la magia.


Aprile 25, 2005


Carissima…cosa ti ha spinto a scrivere queste parole ?

Vorrei provare a spiegati la situazione che vivo in questo momento.

Come posso smettere di cantare ?
Carissima…

Avrai sicuramente molte domande da pormi.
La scoperta che hai appena fatto o che stai per fare potrà apparirti come choccante.
Forse fastidiosa.

Cercherò di risponderti in modo esauriente e con cognizione di causa.

Prima di tutto, parla un po’ della tua situazione.

Domanda difficile.
Non sono certo mai stata una persona semplice da capire, nonostante la maggior parte della gente abbia sempre pensato il contrario.

…perché in effetti non posso mica dare torto a chi trova strano il fatto di desiderare di svegliarsi una mattina e di ritrovarsi in un corpo del genere opposto.
La mente però non deve cambiare, ma rimanere sempre la stessa.

Non è certo una cosa normale.

Arrivi ad odiare totalmente la tua immagine e sei disposta a sopportare enormi sacrifici di ogni tipo per riuscire a trovare un’armonia che non hai mai avuto.
Se solo per un attimo riesci a comprendere questa situazione sei a buon punto per comprendere tutto ciò che è conseguente.

Non è possibile ricevere aiuto ?

Un problema di Disforia di Genere non può essere mai risolto con una terapia atta all’accettazione del proprio genere originario.
Nel passato remoto si pensava che questo fosse possibile.

Furono utilizzati vari “rimedi” davvero aberranti.
Dalla somministrazione massiccia di ormoni del genere “giusto“ all’elettrochoc.

Nessun trattamento di questo tipo ha mai ottenuto alcun risultato se non depressioni croniche e purtroppo molti casi di suicidio.

Oggi è scientificamente dimostrato che la comparsa di possibili problematiche di Disforia di Genere sono da ascriversi sin dalla fase di gestazione nella pancia della mamma.

Mi pongo dalla parte di una madre o di un padre.
Ho sbagliato qualcosa ?

Né la famiglia, né un ambito di qualsiasi genere può influenzare o causare la comparsa di uno stato di Disforia di Genere.
Altro fatto scientificamente provato.

Si parla spesso di processo di transizione.
Cosa si intende in realtà ?

Un’esperienza lunga, complessa, stimolante, bellissima, meravigliosa.
Ma anche allo stesso tempo molto spesso frustrante, piena di lacrime e di dolore.

All’inizio devi ammettere nei confronti di te stessa che non sei la persona che hai mostrato di essere fino a quel momento.
A questo punto devi contattare un centro specializzato che cercherà sia di capire le ragioni del tuo disagio interiore, sia di prepararti ad affrontare le problematiche cui dovrai andare incontro.

Ti capiterà di piangere perché ritieni di essere l’unica persona al mondo in questa condizione.
Oppure avrai una paura folle di rivelarti agli altri ed essere giudicata per come sei.

Tecnicamente invece con il termine transizione si intende l’adeguamento del proprio aspetto al genere cui senti di appartenere.

Per cui, per prima cosa terapia ormonale sostitutiva.
Che effetto ha ?

Divieni piano piano congruente con chi senti di essere.

Gli ormoni iniziano a femminilizzare il corpo, ammorbidiscono la pelle, modificano la struttura muscolare, ridistribuiscono il grasso del corpo, addolciscono i lineamenti del volto, producono un aumento di volume del seno.

Come posso smettere di cantare
La mia anima sarà sempre la stessa…

Successivamente sarà il tempo della chirurgia e dei ritocchi estetici.

Il passo successivo quale sarà ?

Iniziare a vivere a tempo pieno come membro del nuovo genere.

Non sarà un momento facile.
Perché il tempo immediatamente precedente alla RLT sarà il tempo delle confessioni e del graduale coming-out.

Se i problemi sono solo di facciata con banche, colleghi di lavoro, burocrati comunali, con le persone che tengono a me farò davvero fatica.

Cosa posso fare per te ?

Prima di tutto ho bisogno di comprensione e rispetto.
Poi possibilmente supporto.

Unica cosa, non sovraccaricami di domande.
Ma sii presente e soprattutto cerca di starmi vicina.

Cosa ti riserverà il futuro ?

Il futuro ?
L’unica cosa sicura è che sarò una persona molto migliore di prima.

La mia anima sarà sempre la stessa.
I miei pregi ed i miei difetti pure.

Il mio cuore non cambierà.
Sarà diverso solo l’aspetto esteriore.

Come posso non smettere di cantare ?



Autostima

L’autostima è uno dei punti più controversi e difficili.
Prima di tutto dobbiamo imparare ad amarci per come siamo.


Maggio 15, 2005


Autostima
Dobbiamo amarci per come siamo…

Possiamo improvvisamente essere ignorate, discriminate, persino odiate dalle persone che fino a poco tempo prima ci ammiravano.

Tutto questo può avere un impatto devastante con la stima di noi stesse.

“Senti un po’ signorina
mia sfinge regina
lì sita, squisita le chiese :
dimmi ma-l’essere è bene ?
ella è là è là”

Sicuramente il nostro aspetto esteriore ha un punto fondamentale in questo cammino.

Una parte fondamentale della nostra esperienza di vita.

Ma non è la società che ci deve accettare.

Piuttosto la nostra apertura al mondo esterno.

L’accettazione di noi stesse può arrivare esclusivamente ascoltando la voce che arriva dal nostro cuore.

Non sarà mai facile.

Ma se si riesce siamo sulla strada giusta.



Consapevolezza interiore

Tutto sta nella nostra testa, nel nostro cervello.
Nella nostra consapevolezza interiore.


Luglio 6, 2005


Ed io rinascerò...
Sublimare ciò che si è…

Il sistema endocrino agisce direttamente sulla percezione della realtà.
A vederlo da fuori è evidente solo l’effetto estetizzante.

Ma non si legge quasi mai quale sia il sentimento interiore di questa trasformazione.
Nè cosa si provi nel mentre.

Cioè, se il sentimento della realtà sia mutato.
Oppure se si abbia istintivamente un’attenzione verso aspetti nuovi dell’ambiente che prima erano secondari.

Sembrano stereotipi.
Ma non lo sono affatto.

Il vero cambiamento è interiore.
Non è solamente quello esteriore.

Cambia totalmente la percezione della realtà.
Il modo di vivere, di provare sentimenti ed emozioni.

L’armonizzazione del proprio carattere con il lato estetico.


Febbraio 7, 2007


How we are ?
How we are
Most human lives are utterly mundane….

Most human lives are utterly mundane, devoid of any real uniqueness.

The average person somnambulates through an existence devoted to filling the roles expected of them.

We are given many gifts in compensation for the terrible loss of our childhood as ourselves, and for the pain we endure.
We are by some as yet unknown mechanism statistically far more intelligent, as a class, than perhaps any other kind of people.

We are almost universally more creative.

And we often possess incredible levels of courage and self determination, demonstrated by our very survival, and ultimate attainment of our goal.

We are rare as miracles, and in our own way, as magical, or so has been the belief of all ancient cultures on the earth.

We are given awareness that others would never experience, of the human condition, of society and the roles and hidden rules unquestioned within it.
We have much to add to the world, and to give to ourselves and those who love us.


Novembre 1, 2007


Metamorfosi

Metamorfosi
Metamorfosi…

A volte le trasformazioni possono essere drastiche.

In natura non c’è esempio migliore della metamorfosi del bruco in una farfalla.

Una trasformazione davvero straordinaria.

Perchè riguarda sia l’aspetto fisico che la funzionalità, l’organizzazione dei vari organi e lo scopo stesso della vita di un essere vivente.

Un goffo essere strisciante diventa un volatile sottile e grazioso.

Nei tessuti del bruco ci sono delle cellule definite “immaginali” che risuonano di una diversa frequenza.

E sono così diverse dalle altre che il sistema immunitario le considera nemiche e le elimina.

Ma queste nuove cellule immaginali continuano a comparire sempre più numerose.

Finchè il sistema immunitario del bruco non ce la fa più a tenere il passo.

In questo modo diventano più forti ed iniziano a connettersi.
Formando in seguito una massa critica che porta a termine la loro missione.

La nascita di una farfalla.


Settembre 19, 2009


Un bozzolo esistenziale
Un bozzolo esistenziale
E’ importante costruire un bozzolo sociale ed esistenziale…

Ogni periodo di transizione è estremamente difficile, umiliante e pieno di possibili situazioni traumatiche.

Per i giovani a scuola, fra gli amici e spesso pure in casa propria.
Per le persone adulte sul posto di lavoro, nei rapporti interpersonali e nella vita di tutti i giorni.

Gli adulti difficilmente possono aggirare questa sofferenza.
Ma per una ragazza (od un ragazzo) questa angoscia non è necessaria.

E invece importante che venga risparmiato il maggior numero di sofferenze possibili, visto che già di per sè il cammino è irto e denso di difficoltà di ogni tipo.

Occorre garantire sin dall’inizio armonia e felicità.

Soprattutto quando si tratta di giovani, in particolar modo adolescenti.
Una protezione contro qualsiasi aggressione da parte dell’ambiente e della società.

E se diventi farfalla
nessuno pensa più
a ciò che è stato
quando strisciavi per terra
e non volevi le ali.

Alda Merini

Quindi è importante costruire un bozzolo sociale ed esistenziale.
Da cui solo alla fine la farfalla ne uscirà.


Lontani per sempre

E’ proprio per amare se stesse che in alcuni casi occorre allontanarsi da genitori dannosi.
Per non cadere nel burrone insieme a loro.

Senza odiare, ovviamente.
Ma non c’è bisogno di frequentare persone che fanno del male prima a se stesse.
E poi ai propri figli.
Talvolta inconsapevolmente.

Ci sono genitori egoisti.
Che non danno amore.

Ma fanno i calcoli con i propri figli e più o meno ragionano in questo modo :

“Io sono il padre, quindi ho ragione e tu, figlia(o), sei mia(o) e devi fare quello che dico io.
Se non lo fai allora non mi vuoi bene”.

Un bel problema gestire un padre così.
Ne so qualcosa.

Alla fine non poteva che finire in questo modo.
Lontani per sempre.


Maggio 14, 2009


Lontani per sempre
Donne picchiate, donne violentate, donne che non hanno più lacrime….

Il libro della nostra vita.
Donne picchiate, donne violentate, donne che non hanno più lacrime.

Una traccia sul selciato di questo mondo virtuale.
Una pagina di un libro che nessuno leggerà mai.

Oggi purtroppo sono stata vittima anche io di violenza fisica.
Il fatto mi ha ferita particolarmente soprattutto interiormente.

I segni sul volto, sul collo e sul mio seno sono evidenti.
Ed oltre alla violenza c’è stato pure un puerile e vigliacco tentativo di vendetta da quattro soldi che mi ha fatto solo sorridere per la sua incosistenza e per la sua idiozia.

Quanta gente piccola c’è nel mondo.
Soprattutto mi rattrista profondamente.

E’ proprio vero che spesso le cattiverie più grandi e le violenze gratuite capitano nella maggior parte sotto le mura domestiche.

Ma tant’è.
Ho tirato avanti come se nulla fosse successo.

Mi sono recata a fare il mio piccolo intervento di natura ambulatoriale che dovevo subire.
Naturalmente con i segni ben visibili su di me.

Ed alle domande ho dato tranquillamente spiegazione di cosa mi fosse successo.
Rtengo che non ci si debba mai nascondere anche davanti alle vigliacchierie più grandi che si possono subire.

Ed immediatamente dopo mi sono rimessa a lavorare.
Come al solito.

Una lezione ad una persona che non ha mai posseduto la necessaria umiltà per andare veramente avanti nella vita.
E che si ritiene molto più importante di quello che in realtà è.

Ma questa volta è stata l’ultima.



Lassù qualcuno mi ama

Sarei dovuta partire una settimana dopo per fare una delle mie (poche) operazioni di chirurgia estetica da un macellaio…


Febbraio 7, 2009


Lassù qualcuno mi ama
Ma che nasconde al suo interno parecchie insidie…

Mi ritengo miracolata.

Avrei dovuto essere ricoverata entro pochi giorni ed essere operata da un chirurgo (personaggio assai noto e considerato un luminare nel suo settore) in un intervento all’apparenza semplice.

Ma che in realtà nasconde al suo interno parecchie insidie.

Meno male che nell’era di Internet le notizie viaggiano per tutto il mondo alla velocità della luce .

Una vergogna per il suo settore.

Una arroganza senza pari.

E questo sarebbe uno dei chirurghi più stimati ?

Meno male che è scoppiato il caso in anticipo.
E ne sono venuta a conoscenza in tempo.

Solo successivamente sono stata contattata dalla clinica
Tutto il mondo è paese.


Una vittoria di Pirro

Allora la ritenevo una grande soddisfazione.
Ma in realtà era solo una vittoria di Pirro.

Non avevo risolto i miei problemi più importanti.
Continuavo ad ignorarli, ponendo l’attenzione esclusivamente sulla problematica del rispetto dell’altrui persona.

In realtà il mio desiderare a tutti i costi una visibilità sociale “normale” ed il rivendicare continuamente le mie capacità sottolineandolo sempre non era altro che continuare a rinviare il confronto con le mie paure.


Aprile 1, 2009


Una vittoria di Pirro
Stava solo arrivando il momento della verità…

Mi ritrovo sdraiata sul letto di una clinica.

Un momento in cui si fa il bilancio di ciò che si è compiuto di buono – e naturalmente anche di cattivo – nel corso della propria vita.

Nel culmine dei miei pensieri posso solo dire senza ogni ombra di dubbio che il mio vero vanto :

Non è certo stato quello di avere azzeccato negli ultimi anni praticamente tutti i movimenti importanti dei mercati finanziari.

Nemmeno avere raccolto numerose manifestazioni di invidia un po’ in tutti i campi.

Neanche i numerosi impegni sociali cui ho partecipato.

Ma avere centrato il mio obiettivo primario : la visibilità sociale.

Una sfida ritenuta impossibile

Ho raggiunto il mio scopo grazie al duro lavoro svolto in questi anni.

La conoscenza di un lavoro che amo profondamente e che mi ha permesso di guadagnare i fondi necessari per poter essere me stessa pur avendo a disposizione capitali modesti.
Guadagnando in modo trasparente, senza strafare.

Molti inseguono sempre e comunque guadagni a 4 cifre percentuali, millantando capacità previsionali spacciandosi da guru e da profeti.
Come se esistesse qualcuno con la palla di cristallo in grado di prevedere tutto.

Invece si sopravvive solo se il saldo fra le operazioni in utile e quelle in perdita è positivo.
Il saldo complessivo, non il numero di operazioni.
Può bastare una scorretta gestione della operatività per veder sfumare il guadagno complessivo di settimane od addirittura mesi.
Questo a prescindere dal Black Swan che talvolta può accadere.

Tutto il resto sono chiacchiere da bar.
Per me infatti è già abbastanza quello che ottengo.



Una tappa fondamentale

Dodici anni sono passati da allora.
E sembra ieri.

Meglio bruciare fra le fiamme che vivere in ostaggio del pensiero comune.


Agosto 04, 2009


Una tappa fondamentale
Intense emozioni….

Passati alcuni giorni.

Mente fredda.
Ma brividi ancora su tutto il corpo.

Intense emozioni.
Violente, intense, inaspettate.

Il timore nel lasciarsi andare completamente.
Il cercarsi e poi prendersi.

Per poi nuovamente dividersi.

Cedere lentamente ma inesorabilmente.
L’innalzarsi dell’intensità giorno dopo giorno.

Una tappa fondamentale sia per quanto riguarda la mia maturazione interiore, sia come approccio nei confronti della vita in generale.

Che cambierà profondamente, dopo gli errori – ahimè ! – compiuti da parte mia nei mesi scorsi.
Nella illusione di voler alienare il mio modo di vivere e di essere per rimanere in ambienti dove mi sentivo un pesce fuor d’acqua.

Sii sempre te stessa.
Altro non puoi essere.


Sterili polemiche

Sterili polemiche
Lo si poteva percepire da alcuni piccoli particolari…

Che le cose per me non andassero per il verso giusto lo si poteva percepire da alcuni piccoli particolari.

Ad esempio entravo troppo spesso in contrasto con quelli che allora chiamavo “annientatori professionisti”.
Facendomi trascinare nella loro arena di sterili polemiche.

Dove puntualmente vincevano.
Perchè il loro scopo era solamente innervosirmi per farmi passare come una persona molta diversa dalla realtà.
Brutta, sporca, cattiva, maleducata che “rivolge cattivi epiteti agli altri”.
Immatura, irritante e nevrotica.

Arrabbiandomi davo una immagine di me assai diversa.

Ma soprattutto mi “umiliavo” nei confronti di queste persone.
Quasi sentendomi in dovere di fornire continuamente delle prove del mio valore professionale.

Rispondendo alle persone che mi offendevano in modo veemente.
Sicuramente giustificata dalla situazione.
Ma palesemente in contrasto con il mio carattere.


Novembre 15, 2009


Prima di scrivere questo post ho studiato la situazione per qualche mese.
Poi ho deciso di vuotare il sacco.

Non è nella mia abitudine sparare cifre a casaccio.
Oppure parlare di argomenti cui non sono sicurissima al 100%.

Ma c’è molto di più di quello che avrei immaginato.

I fatti fondamentali

La chiave e l’argomento di ricerca più gettonato con cui si arriva in questo blog fa sì che da molti mesi sia ai vertici (nazionali) di consultazione.
Forse addirittura al numero 1.

Questo blog è giornalmente monitorato da istituzioni di vario tipo.

Il numero dei commenti rispetto alla media è assolutamente ridicolo.

Questo blog ha contenuti assai originali ed utilizza un metodo narrativo/divulgativo completamente diverso dai freddi, pedanti, noiosissimi e pallosissimi blog che solitamente si leggono.

Il punto cruciale

Sono completamente indipendente ed autonoma, scevra da ogni qualsiasi interesse personale, assolutamente apolitica ed apartitica.
Ecco perchè questo blog riesce a dare una voce equilibrata ed obiettiva.

La libera informazione passa anche da queste piccole cose.


Highway to freedom

Nella vita il momento peggiore è sempre precedente a quello in cui viene toccato il minimo.


Luglio 15, 2011


Highway to freedom
Il coraggio è il prezzo da pagare per essere libera…

Ho cercato di mantenere contatti ed amicizie in ambienti ormai non più adatti a me.
Un fallimento totale, al di là dei singoli episodi positivi.

Nulla di particolare.
Semplicemente sono cambiata.

Decisamente più importante l’altra rottura.
Non solo e non tanto una lotta impari.

Nemmeno energie sprecate, tempo perso, capacità costantemente ignorate.
Ho semplicemente aperto gli occhi.

Tutto ciò che gravita intorno all’informazione economico/finanziaria “ufficiale” (anzi, intorno a tutta l’informazione “mainstream”) è solamente un enorme baraccone da circo che non solo non ha alcuna utilità pratica, ma è completamente dannoso.

Chiunque decide di farne parte (analisti, giornalisti, consulenti vari) ne è pienamente consapevole in ogni momento.
Nessuna novità.

Ed anche chi finge di opporsi radicalmente al sistema (almeno chi riesce ad ottenere visibilità mediatica) in realtà ne fa parte ancora di più in tutto e per tutto.
Anche questo caso nulla di nuovo.

Tutto il sistema è un enorme “mostro” mediatico che si basa su Falsi Opposti.
E questo “mostro” aveva bloccato il mio pensiero.

In quel preciso momento non solo ho iniziato a comprendere ciò che è veramente utile per sopravvivere nei mercati.
Non certo complicatissimi algoritmi contenenti una miriade di inutili indicatori nei più improbabili time-frames, oppure sofisticatissimi sistemi di HFT all’interno di black box contenenti istruzioni segretissime, come viene normalmente narrato.

Ma soprattutto ho capito che se avessi continuato a mandare avanti il progetto del mio blog “antisistema” avrei sempre fatto parte del sistema stesso.
Umiliando ancora di più il mio cervello e soprattutto la mia anima.

In questo preciso momento ho scelto la libertà.
Dicono che occorra davvero molto coraggio.

Ma il coraggio è semplicemente il prezzo da pagare per essere libera di essere, di comportarmi nel modo che ritengo giusto e di affermare il mio pensiero realmente indipendente.
E da sempre sono convinta che paghi moltissimo.


Novembre 11, 2012


Un mondo tollerabile

La società cerca di normalizzare inculcandoci il senso di esclusione.
Ma una volta capito che si tratta solamente di convenzioni e nulla più, non occorre nemmeno gettare fango o colpevolizzare alcuno.

Il buon costume, la famiglia, il vicinato.
La “normalità”.

Ritengo che tutto questo possa essere superato in maniera intelligente e soprattutto indolore.

Parlo ovviamente per esperienza personale.
Infatti non mi sono mai sentita discriminata da nessuno.

Se mai in molti ambienti hanno provato a farmelo credere.
Fa parte del gioco di “normalizzazione” dare la consapevolezza di non essere suscettibile di inclusione sociale in un sistema che si autodefinisce giusto in apparenza, ma che alla fine invece risulta essere esclusivamente ipocrita e che soffoca ogni istinto alla vita.

Un mondo tollerabile
La società cerca di normalizzare inculcandoci il senso di esclusione…

Ho avuto esperienze nei campi più disparati, soprattutto lavorative.

Di quelle considerate davvero di alto livello.

Ed alla fine mi sono resa conto che molto spesso viene demonizzato ciò che è fonte di libertà, autostima, responsabilità e soprattutto permette di dare un senso alla propria esistenza.

Ho deciso quindi non di piacere agli altri, ma di piacere a me stessa, affinando ciò che la natura mi ha donato.

Talento intellettuale, allegria, curiosità e senso della misura.

I miei rapporti con gli altri ?

Semplicemente scelgo chi frequentare e come rapportarci vicendevolmente sulla base della comune voglia di stare assieme.

Nessuna regola invasiva della libertà altrui.

Vivo semplicemente per ciò che sono, non per quello che mi vogliono far credere di essere.


La libertà di decidere (la propria vita)

La libertà di decidere
Il grande dono che puoi fare al mondo è seguire la tua strada…

Sii sempre te stessa.
Anche se questo vuol dire spesso soffrire.

La vita è molto più semplice di quello che possa sembrare.
Ma occorre possedere l’umiltà di ammettere di avere sbagliato.
Imparando dai propri errori.

Non tirarti indietro.
Non chiuderti in te stessa.

La voglia di fare sempre la cosa giusta spinge talvolta a sopprimere la propria vera identità.

Il grande dono che puoi fare al mondo è seguire la tua strada.

Essere libere, riscoprirsi.
Non è difficile, in fondo.

Non reprimere la tua natura in favore di quello che credevi fosse “meglio”.

Questo non ha fatto altro che darti uno stile di vita che non hai mai voluto.

Una routine che nel profondo non hai mai gradito.
I’ll never be Maria Magdalena…


Settembre 16, 2011


Ogni persona ha – almeno in teoria – il diritto di fare della propria vita ciò che desidera, a patto naturalmente di non infrangere il minimo diritto altrui.
Ma non sempre è possibile.

Purtroppo decisamente spesso ci si scontra con persone che hanno una strana concezione del significato di “altrui”.
C’è infatti chi, pur non avendone alcun diritto, ama insinuarsi abusivamente e prepotentemente nelle pieghe della vita degli altri, tentando di condizionarle secondo i canoni del tutto arbitrari della sua filosofia, spesso non corrispondente alle esigenze di alcuno se non alle proprie.

La mia piccola ed insignificante esperienza di vita mi ha insegnato che sono proprio coloro che ossessivamente indicano rigidi percorsi ad alto concentrato morale quelli che, nel loro privato, commettono ciò che pubblicamente disapprovano.

Per rendere il mondo migliore non c’è bisogno di creare dogmi che limitino le scelte individuali o che le indirizzino verso specifiche concezioni esistenziali.
Regole sono ovviamente necessarie per evitare un’anarchia totale.

In realtà nella vita occorre coraggio.
Il coraggio di lottare per vivere secondo ciò che ci suggerisce la nostra intima natura, di mostrarci come siamo, di mettere a nudo le nostre debolezze.

La vera libertà, oltre che per le innumerevoli altre cose, passa anche per queste e fare certe scelte non significa non rispettare la libertà altrui ma esercitare la propria.

Un errore gravissimo

Vanno molto di moda ora le persone che criticano ferocemente l’immoralità dilagante del corpo femminile ed i facili costumi associati.
Un tempo anche io ragionavo allo stesso modo.
Ma come tutte loro ero semplicemente fuori peso e soprattutto assai infelice.

La libertà di decidere
La mia vita è cambiata esattamente nel momento in cui me ne sono resa conto…

La mia vita è cambiata esattamente nel momento in cui me ne sono resa conto.
Volevo essere considerata esclusivamente per le mie capacità intellettuali e per le mie capacità lavorative che proprio non vedevo le potenzialità inespresse che il mio fisico ed il mio carattere avevano.

Un errore gravissimo.
Perchè io mi ero dovuta conquistare con impegno e con fatica quello che Madre Natura non mi aveva concesso.
Ma semplicemente mi ritenevo ancora inadeguata, avevo paura della mia sensualità e soprattutto della mia capacità di attrarre sessualmente.

E sono finita così in depressione.

In realtà chi si maschera dietro la dignità della donna oggetto non è altro che l’oggetto vero e proprio da sfruttare.

Quelle usate solo come cameriere, come operaie.
Quelle con cui non si fa sesso perchè brutte e grasse, spettatrici delle Venere bellissime, corteggiate da tutti.

La verità è che sono solamente invidiose.
Invidiose delle donne belle.

Anoressiche quando in realtà sono più in salute di loro.
Superficiali quando vivere bene lo vorrebbero tutte.
Troie perchè sono ammirate dagli uomini.

Ma sono le stesse che si buttano al collo del primo che solamente le guarda.

La verità

Spesso le brutte e grasse invidiano a morte le belle, fino a diventare cattive.
Questo è il vero dramma.

L’invidia che cresce dentro e divora come un morbo.
Quante sognano segretamente di uccidere una ragazza colpevole solo di essere bella ?

La libertà di decidere
L’invidia che cresce dentro e divora come un morbo…

E qualcuna c’è già pure tristemente riuscita.

E’ su questo che dovremmo riflettere.

A furia di fare manifestazioni, di dare spazio e voce a psicosi di donne frustrate travestite da femministe, non ci si accorge di quanto in realtà si alimentino queste menti malate.

Persone normali non hanno bisogno di odiare una donna bella.
Ma vivono la loro vita, tranquille, non passano le giornate ad escogitare morte.

Accettare che in questo mondo esistano donne che nascono o diventano belle e snelle, oppure che esistano persone ricche e famose, è chiedere troppo ?

O vogliamo incentivare tante femministe represse in nome dell’equazione bruttezza/grassezza=intelligenza ?

Ci rendiamo conto verso quale sfacelo stiamo andando, oppure no ?
E che la stragrande maggioranza delle persone ormai vive solo in funzione dell’invidia e dell’odio nei confronti di qualcuno ?


Marzo 27, 2021


Che dire ?

Che dire ?
Che dire ?

Siamo sempre lì, al solito punto, al solito problema.

In teoria ognuno fuori dall’ambito lavorativo e nella vita privata è libero di fare tutto ciò che vuole.
Libero di dire e di essere chi vuole.
Di comportarsi come vuole, di frequentare chi vuole.

Ma nella pratica la situazione è davvero molto diversa.
Nel mondo del lavoro la vita privata (e soprattutto chi siamo) conta.

E conta eccome.
Forse troppo.

Nonostante i benpensanti e nonostante i liberali.
Per le famiglie, per le scuole, le istituzioni.

Insomma conta per tutto quello che sta attorno.
Si può essere le migliori nella propria professione.

Essere scrupolisssime, preparatissime.
Nel mio caso, avere un ottimo track-record, un’esperienza ventennale nel settore, una conoscenza approfondita dell’ambiente lavorativo.

Ma la nostra società è pesantemente condizionata dal giudizio esterno.
Ed alla fin fine è tutto questo che ci ruota intorno.

Ad un certo punto mi sono posta la seguente domanda.
Partendo dal presupposto che nel mondo del lavoro non ho davvero più nulla da dimostrare in quanto a preparazione, esperienza, scrupolosità e risultati, in quanti realmente avrebbero fiducia in me e soprattutto nelle mie capacità ?

Oppure hanno ben altro giudizio su di me ?

La risposta – come ho già raccontato più volte – è stata semplice.

Ecco perchè alla fine (molti anni fa) ho scelto di abbandonare il cosiddetto mondo benpensante.
Quello della gente cosiddetta “normale”.


Una verità allora scomoda

Le persone forti sono quelle che sanno soffrire in silenzio.
Hanno le cicatrici nel cuore e il sorriso negli occhi…

La storia che racconterò, pur essendo molto diversa dalla mia, spiega esattamente molte “curiosità” da parte dei soliti noti, compresa la mia “apparente” assenza di curriculum.

D’altra parte, arrivata ad un certo punto della mia carriera, ho dovuto evidentemente fare una scelta ben precisa.
Se avessi voluto “fare ulteriore carriera” e “rispetto”, avrei dovuto scendere a patti con “loro””.
La mia risposta fu eloquente.

Da allora non devo dimostrare più nulla proprio a nessuno.


21 Novembre, 2009


IntroToVLSI s
Molte metodi algoritmici trovano base nel suo lavoro…

Lynn Conway è una ben conosciuta pioniera della progettazione di microchip.
Le sue innovazioni durante gli anni Settanta al centro di ricerca Xerox di Palo Alto (PARC) hanno avuto un impatto globale nei metodi di progettazione dei chip.
Molte società high-tech e metodi algoritmici trovano base nel suo lavoro.

Migliaia di progettisti di chip hanno imparato le basi della propria professione nel libro di testo “Introduction to VLSI Systems“, scritto da Lynn e il professor Carver Mead del Caltech.
Probabilmente ancora più progettisti hanno completato il loro primo progetto VLSI usando il sistema di creazione prototipi MOSIS del governo americano, basato direttamente sul lavoro di Lynn al PARC.

Nella sua carriera è stata insignita di vari premi e onoranze, tra cui l’elezione a membro dell’ Accademia Nazionale di Ingegneria, la più alta qualificazione professionale per gli ingegneri americani.

Quello che nessuno ha saputo fino a pochi anni fa è che ha pure compiuto ricerche per la IBM negli anni Sessanta.
Appena uscita dall’università ha inventato un metodo molto efficace per assegnare multiple istruzioni non lineari a ciascun ciclo di clock nei supercomputers.

Avendo risolto questo fondamentale problema di progettazione nel 1965, ha reso possibile la creazione del primo vero computer superscalare, e ha partecipato alla sua costruzione all’IBM.

Lynn ha chiamato questa sua invenzione “Dynamic Instruction Scheduling” (DIS), pianificazione dinamica delle istruzioni.

Quando negli anni Novanta i chip commerciali sono diventati in grado di contenere abbastanza transistor da poter montare un intero computer superscalare su un singolo circuito, l’invenzione del DIS ha cominciato ad essere usata nei personal computer, rendendoli più veloci e potenti di quanto non avrebbero potuto essere altrimenti.

La maggior parte degli ingegneri informatici pensa che il sistema DIS sia frutto di ricerche combinate attraverso decenni.
E non è al corrente del fatto che invece risale al 1965.

Come mai Lynn è rimasta in silenzio a proposito del suo lavoro all’IBM per più di trent’anni ?

La risposta è che nei decenni passati persone come Lynn hanno vissuto in un clima di stigmatizzazione, persecuzione e violenza.
Senza poter rivelare la verità sul proprio passato.

Durante il periodo in cui ha lavorato all’IBM, lei era legalmente ed anagraficamente un maschio.
Dopo una ricerca lunga anni per qualcuno che potesse aiutarla conobbe il dottor Harry Benjamin, pioniere nel trattamento del disordine di identità di genere.

Con il suo aiuto nel 1967 iniziò una terapia ormonale.
Ma nel 1968, dopo un scontro molto violento con la direzione dell’IBM venne licenziata in tronco perdendo completamente i contatti con il lavoro che stava facendo per loro.

Fino ad allora era riuscita a costruire un certo supporto da parte della propria famiglia e dei propri amici.
Ma dopo il suo licenziamento la sua rete collassò rapidamente.

DIS fig.6small
“Dynamic Instruction Scheduling” (DIS)

Lynn dovette andare all’estero per completare la sua transizione.
E tornata a casa si accorse di aver perso non solo la propria reputazione professionale.
Ma anche la sua famiglia e la maggior parte dei propri amici e colleghi.

Così decise di ricominciare da capo la sua carriera come programmatrice a contratto, senza referenze passate.

Dopo aver ricoperto nel 1971 il ruolo di progettista alla Memorex, nel 1973 venne selezionata dalla Xerox per una posizione di ricerca nel nuovo centro di Palo Alto che stava costruendo a quei tempi.

Nel 1978 acquisì fama internazionale nel suo campo per il suo lavoro nel campo dell’integrazione su vasta scala (VLSI).
Il suo libro stava procedendo bene e lei stessa stava per trasferirsi al MIT per insegnare il primo corso sui prototipi VLSI.

In due anni, molte università in tutto il mondo stavano cominciando ad adottare il suo libro di testo per corsi simili.

Persino il Dipartimento della Difesa americano stava dando avvio a un programma di ricerca basato sul suo lavoro.

Tutto questo stava succedendo senza che nessuno avesse la minima idea a proposito del suo passato.
Forse niente di questo sarebbe accaduto se la sua storia fosse stata resa pubblica allora.

Nel 1999, alcuni studiosi decisero di determinare la paternità dei suoi primi lavori.
Quando riuscirono a scoprire chi fosse, il suo passato divenne di dominio pubblico tra i colleghi.

La sua prima reazione fu di paura.
Tuttavia i tempi erano cambiati abbastanza per fare sì che non avesse niente da temere nell’essere aperta sulla vicenda.



BannerVeronica 1


You cannot copy content of this page