La frode del riscaldamento globale

Pubblicato il 1 Giugno 2020 da Veronica Baker

Guardare la bellezza della natura è il primo passo per purificare la mente.

Amit Ray


Già allora era facilmente prevedibile capire quali erano le losche intenzioni di questi personaggi “sinistri”.
Il bombardamento mediatico e la disinformazione sistematica – metodologie da loro utilizzate – hanno da sempre pesato nel radicare in buona parte dell’opinione pubblica convinzioni sbagliatissime e false.

Come quella che i cambiamenti climatici siano dovuti alla CO2 umana.

Da barzelletta il documento che allora prepararono.
In cui chiedevano alle nazioni di impegnarsi solennemente a non far salire le temperature oltre 1,5°-2° nei prossimi decenni.

Questi si illudevano – o meglio, intortavano il popolo bue con sciocche argomentazioni – di controllare le temperature terrestri entro un range definito.
Ma ovviamente basta un cambiamento di una corrente oceanica, od una variazione dell’attività solare, o l’eruzione di un grosso vulcano, per modificare le temperature di intere aree del globo, per diversi mesi o anni.

Ci sarebbe da ridere.
Se non fosse che oggi nel medesimo modo questi stessi pseudo-scienziati hanno letteralmente distrutto il futuro della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Ma ci sarà sempre un buona parte del mondo – almeno il 10-15% della gente – che mai si piegherà a diventare degli idioti senza cervello.


November 11, 2009


La frode del riscaldamento globale
Lo hanno già ribattezzato ovunque “Climategate”…

Mai come in questi giorni del “vertice di Copenhagen”, nei quali si stanno toccando le vette più ignobili della disinformazione e della stupidità conformista, da parte della maggioranza dei media, è importante ristabilire una corretta informazione sul tema del Global Warming, analizzando i fatti.

Lo hanno già ribattezzato ovunque “Climategate”.
Alludendo per similitudine al noto scandalo Watergate.
Quello delle intercettazioni telefoniche che nei primi anni ’70 costò la poltrona al presidente USA Richard Nixon, costretto a dimettersi.

E in verità quello che è venuto fuori in queste ultime settimane è qualcosa di assolutamente vergognoso.
Nulla ha a che vedere con la scienza.

Ma semmai con una colossale impostura.

Che da almeno 15 anni viene costantemente propalata da buona parte dei media compiacenti.
Asserviti come pavidi pecoroni agli interessi dei politici.

Ci riferiamo ovviamente alla vicenda, su cui è sceso subito un “assordante silenzio” nei media – ma non nel web – dello scandalo dei dati climatici taroccati, da parte del CRU.
Un ente legato alla britannica University of East Anglia.

Si è scoperto, anche se la cosa era ben nota da almeno 10 anni agli addetti ai lavori e agli scienziati e climatologi seri, grazie ad un’incursione di hackers russi tra le mail scambiate dal presidente di questo ente, Phil Jones, con un altro funzionario di punta, Michael Mann, (o forse grazie a qualche altro funzionario schifato dell’ente e che ha deciso di rivelare al mondo le molte nefandezze dei suoi dirigenti, ed il modo con cui questi ciarlatani “lavoravano”), che i dati climatici diffusi dal CRU erano falsi.

Frutto di deliberate frodi per nascondere che non è affatto vero che le temperature dal 1998 ad oggi sono aumentate.
Ma invece sono diminuite.
O quanto meno sono stabili in molte aree della Terra e nei punti di rilevamento atmosferici satellitari.

E ovviamente la diffusione onesta di questa verità scientifica avrebbe messo subito in grave crisi la falsa “religione” del GW antropico.
Cioè causato dalle emissioni di CO2 delle attività umane, con le temperature globali in presunta crescita inarrestabile.

La gravità assoluta dello scandalo – che alcuni hanno voluto minimizzare, affermando falsamente che il CRU è “un ente come tanti” – è facilmente dimostrabile.

Prima di tutto non è vero che il CRU dell’ University of East Anglia sia un “ente come tanti”.
In realtà il CRU è il vero e proprio “cervello informativo” (o stato maggiore, o “Pentagono”, per usare termini militari) dell’IPCC.

Un ente facente capo all’ONU, e responsabile della diffusione dei molti documenti “catastrofici”.
In base ai quali da almeno 10 anni i media nel mondo bombardano l’opinione pubblica con notizie agghiaccianti su imminenti disastri ecologici.
Scioglimento dei ghiacci polari, innalzamento delle temperature tra 2° e 6° entro il 2050 e del livello dei mari fino a 2 metri, esodi biblici delle popolazioni del pianeta.

E’ dal CRU e da Phil Jones che sono partite le false informazioni sulle serie storiche delle temperature (di cui non vi è traccia alcuna negli archivi dell’ente.

Ciò significa che se erano falsi i dati diffusi dal CRU – il cui direttore Phil Jones, lo ricordiamo, si è dimesso per la gravità di questo scandalo – di conseguenza sono false anche le motivazioni con le quali, tra le altre cose, nel 2007 è stato conferito il Premio Nobel ad Al Gore e all’IPCC per le loro presunte attività a favore del clima, e contro il Global Warming antropico.

La frode del riscaldamento globale
Questi comportamenti nulla hanno a che fare con la scienza…

Ma quel che è ancora più grave è che lo scandalo “Climategate” ha squarciato uno scenario ripugnante.
Nel quale da anni era considerato “normale” non solo taroccare spudoratamente le rilevazioni sul clima, per manipolarle fraudolentemente allo scopo di ingannare l’opinione pubblica e cercare di convincerla dell’inesorabile crescita delle temperature terrestri a causa della CO2 prodotta dall’uomo.

Ma addirittura mobbizzare, o censurare, o minacciare gli scienziati che onestamente (come Stephen McIntyre ad esempio) erano pervenuti a conclusioni non in linea con la “nuova religione della CO2” ed esprimevano dubbi e riserve.

Questi comportamenti nulla hanno a che fare con la scienza.
Che come noto progredisce proprio mettendo costantemente in discussione i risultati raggiunti ed accettando di valutare serenamente e senza pregiudizi qualsiasi nuova scoperta, purché seria.
Ma molto con la mafia o il crimine organizzato.

Non è affatto un’esagerazione.
Manipolare costantemente i dati scientifici, da parte di molte persone.
Allo scopo di ingannare l’opinione pubblica, ed ottenere fraudolentemente denaro da enti pubblici per fare affari.

Qualcosa di criminale.
Soprattutto per le dimensioni della frode.

E non si dica che – anche se i dati sul riscaldamento globale e sul ruolo della CO2 umana sono fasulli – dopo tutto non è male il fine di ridurre le emissioni di CO2, perché così diminuirebbe l’inquinamento.

Moltissimi scienziati veri hanno già avuto modo di dire – e in passato lo abbiamo riportato anche in questo blog – che in realtà la CO2 non ha nulla a che fare né con l’inquinamento atmosferico.
Di cui sono invece responsabili sostanze chimiche e metalli pesanti come i benzeni, i fenoli, il piombo, il cadmio, il mercurio, la combustione di materie plastiche, di petroli, di carbone e sostanze bituminose.

Né col riscaldamento del pianeta.

La CO2 è un gas naturale ed innocuo prodotto in quantità enormi da oceani, foreste, esseri viventi, da milioni di anni.
E vi sono state ere geologiche passate in cui la quantità di CO2 presente nell’atmosfera era addirittura 20 volte superiore a quella attuale.
Inoltre l’effetto serra è per il 95% dovuto all’evaporazione delle acque degli oceani, e per meno dell’ 1% alla CO2 umana.

Ma quel che molti hanno sottolineato, ed è ben più grave, è che questa colossale bufala mediatica sulla CO2, oltre a non servire a nulla per combattere l’inquinamento, ha già distolto risorse economiche ingentissime dai veri problemi.
Deforestazione, tutela delle risorse idriche e agricole, salvaguardia dei suoli e la desertificazione, istruzione e scolarizzazione delle persone povere nelle aree del Sud del pianeta, gestione dei rifiuti industriali e urbani.

Inoltre l’isteria modaiola anti-CO2 di questi anni ha portato ad una devastante corsa alla produzione di biocarburanti a base di etanolo.

Per la cui coltivazione non si è esitato a deforestare e devastare aree enormi, o a riconvertire alla produzione di cereali per ricavare l’etanolo colture agricole da cui popolazioni povere del terzo mondo traevano una fonte – per quanto modesta – di reddito.

E invece dalla sera alla mattina, grazie alla demenziale corsa ai biocarburanti e alle mode occidentali, queste popolazioni sono state gettate nella miseria più nera.

Che l’IPCC tutto sia, fuorché un’istituzione in grado di fornire una base scientifica seria e attendibile alle ricerche sul clima, era peraltro già chiaro fin dalla sua fondazione nel 1988.

L’IPCC (Intergovernmental Panel for Climate Changes) nel suo statuto poneva quale oggetto sociale del comitato :

“Stabilire in modo completo, oggettivo, aperto e trasparente, le informazioni scientifiche, tecniche e socioeconomiche per comprendere le basi scientifiche dei rischi dei cambiamenti climatici indotti dalle attività umane”.

Ora, a parte che ci sarebbe molto da obiettare a proposito del loro modo “aperto e trasparente” di ottenere e fornire i dati, alla luce delle prove di questi giorni sulle taroccature dei medesimi, nonché delle minacce e censure agli scienziati che dissentivano.

Ma quello che già allora suonava ridicolo, e avrebbe dovuto far capire subito a tutti la natura ideologica, e non certo scientifica, di questo grottesco ente dell’ONU, era proprio – come ha fatto notare il prof. Battaglia – la premessa.
L’IPCC aveva già stabilito prima ancora di iniziare l’attività che l’uomo – e non eventualmente la natura – era responsabile dei cambiamenti climatici.

Ridicolo, non certo scientifico.

Sarebbe un po’ come – tanto per fare un paragone – se si aprisse un processo a carico di un imputato.
Stabilendo già prima di iniziare che è colpevole.

Ma i processi si fanno appunto per sentire cosa hanno da dire l’imputato a sua difesa, e l’accusa contro di lui.
Per decidere dopo chi dei due ha ragione, prima si deve indagare ed ascoltare le parti.
E solo dopo decidere.

Ma se invece si parte già con una convinzione preconcetta, a che serve indagare ?

Eppure, nonostante queste premesse tutt’altro che incoraggianti, l’IPCC iniziò la sua attività.
Con la benedizione della presidenza ONU, e di altri politici famosi (tra cui Al Gore e Tony Blair).

Che quell’ente ebbe modo di gratificare dicendo loro quello che si aspettavano venisse detto.
Ovvero una montagna di menzogne ideologiche e pseudoscientifiche, scritte da autentici incompetenti.

E così, nel suo primo rapporto, l’IPCC nel 1990 ignorò incredibilmente gli effetti del vapore acqueo e del Sole quali causa primaria dell’effetto serra e nella formazione delle temperature terrestri, fece orecchie da mercante alle lamentele di molti scienziati.
Ed esordì col suo primo “rapporto”, pronosticando il disastro ecologico nel breve volgere di alcuni decenni, a causa della CO2 umana.

Inoltre si limitò ad analizzare le temperature dei soli ultimi 150 anni, dall’inizio della rivoluzione industriale.
Un’inezia per la storia geologica della Terra, di centinaia di milioni di anni.

Il secondo rapporto del 1996 operò addirittura delle censure spudorate al parere e alle riserve di alcuni scienziati che vi avevano collaborato (tra cui Frederick Seitz, presidente dell’accademia delle scienze americana, che scrisse indignato al Wall Street Journal), pur di continuare a sostenere le solite tesi catastrofiste.

Nel terzo rapporto uno degli autori – il famigerato Michael Mann (uno studentello incompetente poi promosso dirigente) , al centro dello scandalo delle mail del CRU di questi giorni – si spinse oltre.
Taroccando graficamente i dati sull’evoluzione delle temperature dall’anno 1000 d.C. ad oggi, escogitando il tristemente noto grafico ” a mazza da hockey”.

La frode del riscaldamento globale
Nessuno vuole affrontare i veri problemi del mondo…

Nel quale aveva allegramente cancellato sia i dati sul periodo caldo medievale (in cui le temperature erano più alte di oggi), che quelli della PEG (Piccola Era Glaciale) dal 1600 alla fine del 1800 (in cui le temperature erano molto basse).

In modo da fare fraudolentemente sembrare che le temperature del pianeta fossero state uniformi dal 1000 alla fine del 1800.
E poi si fossero impennate per effetto dell’attività industriale degli ultimi 150 anni.

E’ da notare che questo grafico truffaldino di Mann ebbe una notevole influenza nell’approvazione del protocollo di Kyoto.
La taroccatura e l’omissione delle vere temperature di diversi secoli divenne in breve troppo evidente ed imbarazzante per continuare a mostrarla.

Il quarto rapporto dell’IPCC merita un cenno.
Poiché – a dimostrazione dell’incompetenza scientifica e della malafede ideologica dell’ente – esso venne redatto e sottoscritto da sir Nicholas Stern.

Un funzionario incompetente che pochissimi anni prima aveva ammesso candidamente di avere solo una vaghissima idea di cosa fosse l’effetto serra.

Eppure ciò non gli impedì di essere nominato responsabile della stesura del rapporto.

Infatti un vero scienziato come l’americano Richard Lindzen del MIT di Boston, scrisse che quel rapporto meritava solo di essere cestinato.
E lo avrebbe subito bocciato se fosse stato scritto da uno dei suoi studenti.

Sembra il caso di citare cosa pensa dei rapporti dell’IPCC un altro vero scienziato, il prof. Scafetta della americana Duke University, intervistato dal sito “Meteogiornale”, che è noto per l’equilibrio e la prudenza con cui riporta documenti sulla ricerca scientifica in materia di clima.

Ebbene, Scafetta fa notare come le ricerche dell’IPCC siano prive di vera attendibilità dal punto di vista scientifico.
Poiché si tratta di conclusioni ottenute con simulazioni al computer nelle quali vengono inseriti input parziali e discutibili.

Mentre altri vengono omessi.
Per fare dire al computer ciò che si vuole.
E cioè che le temperature cresceranno sensibilmente in pochi anni.

Mentre invece Scafetta ha elaborato uno studio rigoroso, che prevede un futuro prossimo di probabile calo, o al più di stabilizzazione delle temperature.
Ma non certo crescita drammatica sulla base dei dati reali di lunghi periodi del passato.

Ma c’è dell’altro.

In breve, il circuito perverso innescato da questi “rapporti” dell’IPCC, avallati da un’istituzione prestigiosa (o almeno lo era in passato) come l’ONU, ha fatto sì che lo scenario apocalittico che essi prefiguravano portasse inevitabilmente audience e grande interesse mediatico.
Oltre che grande attenzione dei politici più ideologizzati (tra cui Al Gore).
Cui ha fatto sempre seguito la richiesta di nuove risorse pubbliche da destinare urgentemente agli enti che si occupano di clima.

Il risultato è quello che tutti possono vedere, e che gli stessi Lindzen e Battaglia hanno più volte denunciato.
In questi anni migliaia di personaggi privi di competenze scientifiche, ma foraggiati da denaro pubblico dei contribuenti e sostenuti dai media compiacenti, hanno trovato un lavoro alla moda improvvisandosi “climatologi” ed “esperti in meteorologia”.

Che l’attuale vertice che si apre in questi giorni a Copenhagen sia una buffonata, come i tanti che l’hanno preceduto, lo dimostra infine la lettera firmata dai top managers di ben 500 multinazionali.

Tra cui Nike, Chevron, Dow Chemical, con l’alto patrocinio di Carlo d’Inghilterra.
Il principe che invita a scelte ecologiche, pur possedendo ben 6 auto di grossa cilindrata…

La frode del riscaldamento globale
La truffa del Global Warming

Ebbene, i top managers di queste multinazionali ora – fiutato l’affare – si spingono a raccomandare con convinzione ai governanti del mondo l’adozione di misure severe per limitare le emissioni di CO2.

E’ a tutti evidente che queste furbastre intercessioni ruffiane, da parte di notori inquinatori e devastatori dell’ambiente, hanno il solo scopo di compiere un po’ di “green washing”.
Ovvero di accreditarsi come “aziende verdi” con qualche trovata ecologica di facciata.

Produzione di carburanti “ecologici”, o la certificazione di essere in regola nell’impiego di materie prime “ecologiche”, o di investire parte degli utili in “energie pulite”.
Glissando elegantemente sulle molte nefandezze che queste multinazionali compiono da anni.

Ed anzi sperando di coprirle.

Ad esempio, la Nike è stata denunciata per il suo contributo alla devastazione della foresta in Amazzonia.
Poiché per procacciarsi il pellame delle calzature sovvenziona gli allevatori di bestiame che disboscano.

Idem per quanto riguarda Dow Chemical, Procter & Gamble, Nestlè.
Fra i maggiori produttori mondiali di olio di palma.
Per la cui coltivazione vengono rase al suolo le foreste indonesiane, tra i maggiori polmoni del pianeta.

Quindi, alla fine anche questo ultra-ipocrita vertice di Copenhagen si concluderà come tutti gli altri del passato (Berlino, Ginevra, Marrakech, New Delhi, Bali, Rio).
Parole, dichiarazioni solenni, buone intenzioni, protocolli d’intesa che mai verranno rispettati.

E’ noto che il protocollo di Kyoto fallì miseramente.
Non vi fu alcuna riduzione delle emissioni, nemmeno per il 5%, per risolvere un problema che non esiste (CO2 e riscaldamento globale), non dipende dall’uomo ed è insolubile.

Mentre nessuno vuole affrontare i veri problemi del mondo (deforestazione, desertificazione, istruzione, fame).
Ed alla fine gli unici che ingrasseranno come porcellini – nei tanti pranzi e cene tra un intervento e l’altro – saranno proprio i grotteschi esponenti delle delegazioni partecipanti.



StrongerthanDestiny


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