La frode del riscaldamento globale

Pubblicato il 23 Gennaio 2022 da Veronica Baker

Guardare la bellezza della natura è il primo passo per purificare la mente.

Amit Ray


La frode del riscaldamento globale

Già allora (2009) era facilmente prevedibile capire quali erano le losche intenzioni di questi personaggi “sinistri”.
Il bombardamento mediatico e la disinformazione sistematica – metodologie da loro utilizzate – hanno da sempre pesato nel radicare in buona parte dell’opinione pubblica convinzioni sbagliatissime e false.

Come quella che i cambiamenti climatici siano dovuti alla CO2 umana.

Fanatici del climate change che arrivano letteralmente ad odiare i bambini perchè il loro unico scopo (a parole) è salvare il pianeta.
Già da allora avevo capito di che pasta fossero questi personaggi che iniziavano a palesarsi sul web.

Alcuni perle dagli sguaiati e maleducati commenti (presi a caso e copiati esattamente come erano stati postati) a questo mio vecchissimo post.
Allora credevo ancora ingenuamente nella incondizionata libertà di parola a tutti, senza alcun filtro preventivo :

“non sono neanche daccordo con persone come te che liquidano questi argomenti estremamente importanti, in poche parole, basandosi su pochi fatti e su praticamente nessuna competenza”

“credo di essere più familiare io con il metodo scientifico di altri”

“renditi conto un po’ tu se è accettabile”

“6,5 miliardi di persone secondo te non alterano l’ambiente che li circonda, e quindi i suoi equilibri ?”

E così via…
Questi sono i medesimi personaggi che alterano i dati scientifici al fine di rendere il mondo “migliore”.
L’unica differenza è che oggi usano un argomento diverso dalla CO2 di allora.

Ma il metodo usato è esattamente il medesimo.

Da barzelletta il documento che allora prepararono.
In cui chiedevano alle nazioni di impegnarsi solennemente a non far salire le temperature oltre 1,5°-2° nei prossimi decenni.

Questi si illudevano – o meglio, intortavano il popolo bue con sciocche argomentazioni – di controllare le temperature terrestri entro un range definito.
Ma ovviamente basta un cambiamento di una corrente oceanica, od una variazione dell’attività solare, o l’eruzione di un grosso vulcano, per modificare le temperature di intere aree del globo, per diversi mesi o anni.

Ci sarebbe da ridere.
Se non fosse che oggi nel medesimo modo questi stessi pseudo-scienziati hanno letteralmente distrutto il futuro della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Ma ci sarà sempre un buona parte del mondo che mai si piegherà a diventare degli idioti senza cervello.


Maggio 20, 2009


Same scripts different cases

Una delle maggiori falsità, nella martellante campagna mediatica che da parecchi anni cerca di convincere l’opinione pubblica che il mondo sta andando in ebollizione per colpa della CO2 (o biossido di carbonio, o anidride carbonica) prodotto dalle attività umane, è la spudorata bugia con la quale giornali e televisioni ripetono costantemente che nella comunità scientifica esiste un consenso pressoché unanime sul fatto che sia l’uomo il responsabile dei cambiamenti climatici.

Nella comunità scientifica moltissimi scienziati – e basta leggere l’elenco dei 650 scienziati di tutto il mondo che hanno pubblicato a fine 2008 un rapporto diretto al Congresso americano che contestava le previsioni catastrofiste dell’IPCC (International Panel on Climate Change) sul futuro del clima – la pensano in maniera totalmente diversa dai catastrofisti del clima.

Ma i media non danno loro spazio, se non marginalmente.
L’ IPCC inoltre non è formato – come vogliono far credere – da soli scienziati.

Ma è un elefantiaco organismo pubblico dell’ONU, composto e diretto in gran parte da politici, interessati a ottenere fondi pubblici spremendo i cittadini con nuove tasse.

E per ottenerle senza proteste, devono necessariamente inculcare nell’opinione pubblica la paura per un futuro climatico spaventoso ed imminente.
Mari che si alzano di 2 metri, esodi biblici verso il nord, temperature che salgono di 5-6°.

Ecco la ragione di questo perverso circuito politico-mediatico.
I politici creano allarmismo nell’opinione pubblica.
Ed i mass-media (tutti soggetti al controllo politico) danno ampio spazio alle loro dichiarazioni, confondendole con pareri pseudo-scientifici.

Anche per gli scienziati non è facile essere indipendenti sull’argomento clima.
Molti enti pubblici di ricerca sul clima che non si conformano al pensiero catastrofista prevalente ricevono pochi (o nulli) finanziamenti.
Non pochi scienziati sono stati minacciati di licenziamento.

Ecco cosa ha scritto in proposito il prof. Richard Lindzen, Ordinario di Meteorologia presso il MIT di Boston (articolo pubblicato sul quotidiano inglese Daily Mail l’8 marzo 2007 col significativo titolo : “Global warming : the bogus religion of Our Age” = Global warming, la falsa religione dei nostri tempi) :

Come tutti sanno, vi sono state numerose profezie di sventura su scala globale.
Tra di esse, forse, nessuna ha raggiunto le vette retoriche del rapporto di Sir Nicholas Stern sulle conseguenze economiche del mutamento climatico.

Con una convinzione scevra da dubbi, l’autore afferma che : “Le prove scientifiche sono ormai preponderanti.
Il cambiamento del clima presenta gravissimi rischi su scala globale ed esige una urgente risposta sulla medesima scala”

Tutto ciò ha contribuito a far sì che il rapporto Stern si trovasse al centro del dibattito.

Il leitmotiv del rapporto consiste nell’asserzione che nella comunità scientifica esista un consenso pressoché unanime in merito ai pericoli posti dal cambiamento del clima.

Questa asserzione in realtà è falsa.
Tra gli scienziati non esiste alcuna unanimità.

In tutte le 550 pagine del suo rapporto, Stern mostra una baldanzosa sicurezza.
Come se in merito alle questioni affrontate non esistesse alcun dubbio.

E tuttavia, questa sicumera non è un alcun modo giustificata dalla realtà scientifica.
Per Stern ed i suoi alleati politici sarà una scomoda verità.
Ma in realtà i fatti concreti a sostegno delle sue tesi di così ampio respiro sono a dir poco esigui.

In una recente dichiarazione, Stern ha candidamente ammesso che, quando il governo britannico gli ha commissionato lo studio, aveva una vaga idea di cosa fosse l’effetto serra.
Ma non era del tutto sicuro.

Questa incapacità di comprendere la scienza del clima traspare da ogni pagina del rapporto.
Stern equivoca il significato dei dati, distorce le prove al fine di conformarsi ai dogmi dei suoi mandanti politici, spara più o meno a casaccio cifre di ogni tipo, suscita allarmismo invece di favorire una discussione razionale e inventa di sana pianta la storia del clima terrestre.”

Una breve divagazione personale

Fino al 2005 ero anch’io convinta – influenzata dai media – che il problema del riscaldamento globale di origine umana fosse una delle massime emergenze.

I dubbi – ed in seguito la certezza – che questa campagna mediatica non avesse solidi fondamenti scientifici, cominciai ad averli quando mi sono posta le seguenti domande :

“Quanta anidride carbonica produce il genere umano, per essere così dannosa per l’ambiente ?”

E soprattutto :

“Come mai l’anidride carbonica, che è un gas così comune in natura ed essenziale per la vita degli esseri viventi, sarebbe così pericolosa ?”

La risposta a questi quesiti mi ha rapidamente portato a capire dove stava l’inghippo.
Ovvero a capire che il catastrofismo sulla CO2 era una colossale bufala.

Cos’è esattamente la CO2 ?

Il biossido di carbonio, o anidride carbonica, o CO2, è un gas incolore e inodore, più pesante dell’aria, che si forma per combustione del carbonio o dei suoi composti in eccesso di ossigeno.
Il biossido di carbonio viene immesso continuamente nell’atmosfera dagli animali che lo eliminano con la respirazione.

La sua presenza nell’aria è indispensabile al processo di sintesi clorofilliana delle piante.

Same scripts different cases
Il catastrofismo sulla CO2 una colossale bufala…

Ed infatti senza anidride carbonica neppure vi sarebbe la vita sulla Terra.

Le piante e moltissimi vegetali, partendo da sostanze organiche semplici, quali appunto anidride carbonica e acqua, le sintetizzano e le trasformano in sostanze organiche complesse, come zuccheri e amidi.

E’ vero però che l’anidride carbonica prodotta dall’uomo con le sue attività (industriali soprattutto) aggrava l’effetto serra, e quindi fa salire le temperature dell’atmosfera, con tutti gli inconvenienti di cui tanto si parla ?
(scioglimento dei ghiacciai, eventi meteorologici estremi, innalzamento del livello dei mari)

Ma cos’è l’effetto serra ?

E’ un fenomeno per cui le radiazioni solari che colpiscono la superficie terrestre vengono trattenute dai gas dell’atmosfera, ed innalzano le temperature terrestri.

Allo stesso modo in cui le coperture di plastica trasparente delle serre trattengono il calore solare.
E favoriscono la coltivazione delle piante che necessitano temperature piuttosto elevate.

Ora, secondo le teorie recenti, l’uomo dall’inizio della Rivoluzione Industriale (quindi  grosso modo dagli inizi dell’ Ottocento) starebbe producendo troppa anidride carbonica.
E ciò sarebbe responsabile della crescita delle temperature terrestri.

Quanta CO2 produce l’uomo ?

Già la risposta a questo quesito è piuttosto illuminante.

Grosso modo le attività umane e industriali producono annualmente circa 7 Gigatons (= miliardi di tonnellate) di CO2. (dato del prof. Guido Visconti, ordinario di fisica dell’atmosfera e consulente della NASA, del MIT e dell’Università del Maryland, e uno dei massimi esperti mondiali nello studio dei fenomeni atmosferici, nel libro : “L’atmosfera” Garzanti 1989).

Roberto Vacca parla di 798 Giga tons di CO2 presenti nell’atmosfera nel 2004.

Il prof. Visconti riporta più o meno lo stesso dato, 800 Gigatons di CO2 nell’atmosfera.
Mentre la biosfera (= alberi e vegetali) ne contiene 2000 Gigatons, e gli oceani ben 37.000 Gigatons

Questi dati numerici sono importanti.
Perché documentano che la CO2 è presente ovunque in natura.
Le quantità presenti nell’atmosfera sono ben poca cosa rispetto a quelle di mari e foreste.

Ed in natura – a prescindere dall’uomo – c’è da milioni di anni un continuo scambio e assorbimento di enormi quantità di CO2, tra oceani, foreste e atmosfera.

Quello che però è importante è che i vari dati riferiscono di quantità di CO2 antropico (cioè prodotto dall’uomo) che oscillano tra l’1% e il 3% sulla quantità totale dei gas (azoto= circa 78%, ossigeno= circa 20%) che compongono l’atmosfera terrestre.

A questo punto, per capire se il CO2 umano può influire o meno sul clima, è il caso di parlare di un importantissimo e moderno metodo fisico di rilevazione denominato spettrografia di assorbimento.

CO2
Cosa vuol dire ?

Ogni sostanza è composta da atomi e molecole.

I gas in particolare, se vengono posti in un contenitore di vetro, e poi sottoposti al passaggio di raggi solari ed esaminati con lo spettrografo, emettono una radiazione infrarossa che viene registrata dallo spettrografo sotto forma di bande verticali, diverse per ampiezza e numero per ciascun gas.
Nel caso della CO2, se facciamo attraversare un contenitore di quel gas da una sorgente di luce solare, lo spettrografo rileverà un assorbimento di radiazione IR (infra-rossa) che oscilla tra il 4% e l’8%.

Tutto questo cosa vuol dire ?

La CO2 trattiene al massimo l’8% della radiazione solare, il 92% non viene trattenuta.

Ma questo significa anche che se – per assurdo – tutta l’atmosfera terrestre fosse formata solo da CO2, il contributo di questo gas alla crescita delle temperature sarebbe solo dell’8%.

Ora, noi sappiamo invece che l’uomo e le sue attività industriali immettono nell’atmosfera solo l’1% – max 3% di CO2 sul totale dei gas che si trovano oggi nell’atmosfera.
Consideriamo pure il quantitativo massimo, cioè il 3%.

Quindi, per sapere qual è il contributo massimo del CO2 prodotto dall’uomo all’effetto serra ed alla crescita delle temperature, è sufficiente una piccola moltiplicazione :

0.08 (= 8% di contributo del gas CO2 alla crescita delle temperature) * 0.03 (= 3% di quantità max di CO2 prodotto dall’uomo sul totale dei gas dell’atmosfera) e il risultato è : 0.0024.

Questo significa che il CO2 prodotto dall’uomo può contribuire all’effetto serra e alla crescita del riscaldamento globale solo di poco più di un duemillesimo.
Cioè nulla.

Quindi, la matematica e l’analisi chimico-fisica del CO2 con lo spettrografo dimostrano in modo inoppugnabile che non è il CO2 prodotto dall’uomo a poter influire sui cambiamenti climatici e sulle temperature atmosferiche.

Ed infatti il famoso rapporto di Stern del 2006 dell’IPCC, per quanto incredibile, neppure menziona il fatto che il 95% dell’effetto serra non è causato dal CO2, o dal metano, o da altri gas.
Ma dal vapore acqueo, dall’evaporazione dell’acqua degli oceani che produce le nubi.

Quindi da un fenomeno del tutto naturale, sul quale l’uomo non può in alcun modo influire.
A meno di ipotizzare che un telone di plastica di parecchi milioni di km quadrati possa ricoprire gli oceani.
E così impedire l’evaporazione delle acque.

Ma questa è un’ulteriore dimostrazione che solitamente chi parla di questi argomenti, parla in base ad incompetenti affermazioni politico-ideologiche.
E non in base a rigorose e obiettive analisi scientifiche.
Su dati e cifre ricavati dalla misurazione e quantificazione di fenomeni naturali.

Perché è evidente che questa gente non sa nemmeno cosa sia il CO2, quanto l’uomo ne produce, quanto è lo spettro di assorbimento della CO2.

E possiamo essere sicuri che chi ha fatto del Global Warming d’origine umana la propria falsa religione, ben difficilmente accetterà di riconoscere di avere sbagliato esaminando con obiettività i veri dati scientifici.

Contro il fanatismo ideologico e la malafede, purtroppo la scienza non può nulla.


Da barzelletta il documento che allora prepararono.
In cui chiedevano alle nazioni di impegnarsi solennemente a non far salire le temperature oltre 1,5°-2° nei decenni successivi.

Questi si illudevano – o meglio, intortavano il popolo bue con sciocche argomentazioni – di controllare le temperature terrestri entro un range definito.
Ma ovviamente basta un cambiamento di una corrente oceanica, od una variazione dell’attività solare, o l’eruzione di un grosso vulcano, per modificare le temperature di intere aree del globo, per diversi mesi o anni.

Ci sarebbe da ridere.
Se non fosse che oggi nel medesimo modo questi stessi pseudo-scienziati hanno letteralmente distrutto il futuro della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Ma ci sarà sempre un buona parte del mondo che mai si piegherà a diventare degli idioti senza cervello.


Novembre 11, 2009


Una frode globale

La frode del riscaldamento globale
Lo hanno già ribattezzato ovunque “Climategate”…

Mai come in questi giorni del “vertice di Copenhagen”, nei quali si stanno toccando le vette più ignobili della disinformazione e della stupidità conformista, da parte della maggioranza dei media, è importante ristabilire una corretta informazione sul tema del Global Warming, analizzando i fatti.

Lo hanno già ribattezzato ovunque “Climategate”.
Alludendo per similitudine al noto scandalo Watergate.
Quello delle intercettazioni telefoniche che nei primi anni ’70 costò la poltrona al presidente USA Richard Nixon, costretto a dimettersi.

E in verità quello che è venuto fuori in queste ultime settimane è qualcosa di assolutamente vergognoso.
Nulla ha a che vedere con la scienza.

Ma semmai con una colossale impostura.

Che da almeno 15 anni viene costantemente propalata da buona parte dei media compiacenti.
Asserviti come pavidi pecoroni agli interessi dei politici.

Ci riferiamo ovviamente alla vicenda, su cui è sceso subito un “assordante silenzio” nei media – ma non nel web – dello scandalo dei dati climatici taroccati, da parte del CRU.
Un ente legato alla britannica University of East Anglia.

Si è scoperto, anche se la cosa era ben nota da almeno 10 anni agli addetti ai lavori e agli scienziati e climatologi seri, grazie ad un’incursione di hackers russi tra le mail scambiate dal presidente di questo ente, Phil Jones, con un altro funzionario di punta, Michael Mann, (o forse grazie a qualche altro funzionario schifato dell’ente e che ha deciso di rivelare al mondo le molte nefandezze dei suoi dirigenti, ed il modo con cui questi ciarlatani “lavoravano”), che i dati climatici diffusi dal CRU erano falsi.

Frutto di deliberate frodi per nascondere che non è affatto vero che le temperature dal 1998 ad oggi sono aumentate.
Ma invece sono diminuite.
O quanto meno sono stabili in molte aree della Terra e nei punti di rilevamento atmosferici satellitari.

E ovviamente la diffusione onesta di questa verità scientifica avrebbe messo subito in grave crisi la falsa “religione” del GW antropico.
Cioè causato dalle emissioni di CO2 delle attività umane, con le temperature globali in presunta crescita inarrestabile.

La gravità assoluta dello scandalo – che alcuni hanno voluto minimizzare, affermando falsamente che il CRU è “un ente come tanti” – è facilmente dimostrabile.

Prima di tutto non è vero che il CRU dell’ University of East Anglia sia un “ente come tanti”.
In realtà il CRU è il vero e proprio “cervello informativo” (o stato maggiore, o “Pentagono”, per usare termini militari) dell’IPCC.

Un ente facente capo all’ONU, e responsabile della diffusione dei molti documenti “catastrofici”.
In base ai quali da almeno 10 anni i media nel mondo bombardano l’opinione pubblica con notizie agghiaccianti su imminenti disastri ecologici.
Scioglimento dei ghiacci polari, innalzamento delle temperature tra 2° e 6° entro il 2050 e del livello dei mari fino a 2 metri, esodi biblici delle popolazioni del pianeta.

E’ dal CRU e da Phil Jones che sono partite le false informazioni sulle serie storiche delle temperature (di cui non vi è traccia alcuna negli archivi dell’ente.

Ciò significa che se erano falsi i dati diffusi dal CRU – il cui direttore Phil Jones, lo ricordiamo, si è dimesso per la gravità di questo scandalo – di conseguenza sono false anche le motivazioni con le quali, tra le altre cose, nel 2007 è stato conferito il Premio Nobel ad Al Gore e all’IPCC per le loro presunte attività a favore del clima, e contro il Global Warming antropico.

La frode del riscaldamento globale
Questi comportamenti nulla hanno a che fare con la scienza…

Ma quel che è ancora più grave è che lo scandalo “Climategate” ha squarciato uno scenario ripugnante.
Nel quale da anni era considerato “normale” non solo taroccare spudoratamente le rilevazioni sul clima, per manipolarle fraudolentemente allo scopo di ingannare l’opinione pubblica e cercare di convincerla dell’inesorabile crescita delle temperature terrestri a causa della CO2 prodotta dall’uomo.

Ma addirittura mobbizzare, o censurare, o minacciare gli scienziati che onestamente (come Stephen McIntyre ad esempio) erano pervenuti a conclusioni non in linea con la “nuova religione della CO2” ed esprimevano dubbi e riserve.

Questi comportamenti nulla hanno a che fare con la scienza.
Che come noto progredisce proprio mettendo costantemente in discussione i risultati raggiunti ed accettando di valutare serenamente e senza pregiudizi qualsiasi nuova scoperta, purché seria.
Ma molto con la mafia o il crimine organizzato.

Non è affatto un’esagerazione.
Manipolare costantemente i dati scientifici, da parte di molte persone.
Allo scopo di ingannare l’opinione pubblica, ed ottenere fraudolentemente denaro da enti pubblici per fare affari.

Qualcosa di criminale.
Soprattutto per le dimensioni della frode.

E non si dica che – anche se i dati sul riscaldamento globale e sul ruolo della CO2 umana sono fasulli – dopo tutto non è male il fine di ridurre le emissioni di CO2, perché così diminuirebbe l’inquinamento.

Moltissimi scienziati veri hanno già avuto modo di dire – e in passato lo abbiamo riportato anche in questo blog – che in realtà la CO2 non ha nulla a che fare né con l’inquinamento atmosferico.
Di cui sono invece responsabili sostanze chimiche e metalli pesanti come i benzeni, i fenoli, il piombo, il cadmio, il mercurio, la combustione di materie plastiche, di petroli, di carbone e sostanze bituminose.

Né col riscaldamento del pianeta.

La CO2 è un gas naturale ed innocuo prodotto in quantità enormi da oceani, foreste, esseri viventi, da milioni di anni.
E vi sono state ere geologiche passate in cui la quantità di CO2 presente nell’atmosfera era addirittura 20 volte superiore a quella attuale.
Inoltre l’effetto serra è per il 95% dovuto all’evaporazione delle acque degli oceani, e per meno dell’ 1% alla CO2 umana.

Ma quel che molti hanno sottolineato, ed è ben più grave, è che questa colossale bufala mediatica sulla CO2, oltre a non servire a nulla per combattere l’inquinamento, ha già distolto risorse economiche ingentissime dai veri problemi.
Deforestazione, tutela delle risorse idriche e agricole, salvaguardia dei suoli e la desertificazione, istruzione e scolarizzazione delle persone povere nelle aree del Sud del pianeta, gestione dei rifiuti industriali e urbani.

Inoltre l’isteria modaiola anti-CO2 di questi anni ha portato ad una devastante corsa alla produzione di biocarburanti a base di etanolo.

Per la cui coltivazione non si è esitato a deforestare e devastare aree enormi, o a riconvertire alla produzione di cereali per ricavare l’etanolo colture agricole da cui popolazioni povere del terzo mondo traevano una fonte – per quanto modesta – di reddito.

E invece dalla sera alla mattina, grazie alla demenziale corsa ai biocarburanti e alle mode occidentali, queste popolazioni sono state gettate nella miseria più nera.

Che l’IPCC tutto sia, fuorché un’istituzione in grado di fornire una base scientifica seria e attendibile alle ricerche sul clima, era peraltro già chiaro fin dalla sua fondazione nel 1988.

L’IPCC (Intergovernmental Panel for Climate Changes) nel suo statuto poneva quale oggetto sociale del comitato :

“Stabilire in modo completo, oggettivo, aperto e trasparente, le informazioni scientifiche, tecniche e socioeconomiche per comprendere le basi scientifiche dei rischi dei cambiamenti climatici indotti dalle attività umane”.

Ora, a parte che ci sarebbe molto da obiettare a proposito del loro modo “aperto e trasparente” di ottenere e fornire i dati, alla luce delle prove di questi giorni sulle taroccature dei medesimi, nonché delle minacce e censure agli scienziati che dissentivano.

Ma quello che già allora suonava ridicolo, e avrebbe dovuto far capire subito a tutti la natura ideologica, e non certo scientifica, di questo grottesco ente dell’ONU, era proprio – come ha fatto notare il prof. Battaglia – la premessa.
L’IPCC aveva già stabilito prima ancora di iniziare l’attività che l’uomo – e non eventualmente la natura – era responsabile dei cambiamenti climatici.

Ridicolo, non certo scientifico.

Sarebbe un po’ come – tanto per fare un paragone – se si aprisse un processo a carico di un imputato.
Stabilendo già prima di iniziare che è colpevole.

Ma i processi si fanno appunto per sentire cosa hanno da dire l’imputato a sua difesa, e l’accusa contro di lui.
Per decidere dopo chi dei due ha ragione, prima si deve indagare ed ascoltare le parti.
E solo dopo decidere.

Ma se invece si parte già con una convinzione preconcetta, a che serve indagare ?

Eppure, nonostante queste premesse tutt’altro che incoraggianti, l’IPCC iniziò la sua attività.
Con la benedizione della presidenza ONU, e di altri politici famosi (tra cui Al Gore e Tony Blair).

Che quell’ente ebbe modo di gratificare dicendo loro quello che si aspettavano venisse detto.
Ovvero una montagna di menzogne ideologiche e pseudoscientifiche, scritte da autentici incompetenti.

E così, nel suo primo rapporto, l’IPCC nel 1990 ignorò incredibilmente gli effetti del vapore acqueo e del Sole quali causa primaria dell’effetto serra e nella formazione delle temperature terrestri, fece orecchie da mercante alle lamentele di molti scienziati.
Ed esordì col suo primo “rapporto”, pronosticando il disastro ecologico nel breve volgere di alcuni decenni, a causa della CO2 umana.

Inoltre si limitò ad analizzare le temperature dei soli ultimi 150 anni, dall’inizio della rivoluzione industriale.
Un’inezia per la storia geologica della Terra, di centinaia di milioni di anni.

Il secondo rapporto del 1996 operò addirittura delle censure spudorate al parere e alle riserve di alcuni scienziati che vi avevano collaborato (tra cui Frederick Seitz, presidente dell’accademia delle scienze americana, che scrisse indignato al Wall Street Journal), pur di continuare a sostenere le solite tesi catastrofiste.

Nel terzo rapporto uno degli autori – il famigerato Michael Mann (uno studentello incompetente poi promosso dirigente) , al centro dello scandalo delle mail del CRU di questi giorni – si spinse oltre.
Taroccando graficamente i dati sull’evoluzione delle temperature dall’anno 1000 d.C. ad oggi, escogitando il tristemente noto grafico ” a mazza da hockey”.

La frode del riscaldamento globale
Nessuno vuole affrontare i veri problemi del mondo…

Nel quale aveva allegramente cancellato sia i dati sul periodo caldo medievale (in cui le temperature erano più alte di oggi), che quelli della PEG (Piccola Era Glaciale) dal 1600 alla fine del 1800 (in cui le temperature erano molto basse).

In modo da fare fraudolentemente sembrare che le temperature del pianeta fossero state uniformi dal 1000 alla fine del 1800.
E poi si fossero impennate per effetto dell’attività industriale degli ultimi 150 anni.

E’ da notare che questo grafico truffaldino di Mann ebbe una notevole influenza nell’approvazione del protocollo di Kyoto.
La taroccatura e l’omissione delle vere temperature di diversi secoli divenne in breve troppo evidente ed imbarazzante per continuare a mostrarla.

Il quarto rapporto dell’IPCC merita un cenno.
Poiché – a dimostrazione dell’incompetenza scientifica e della malafede ideologica dell’ente – esso venne redatto e sottoscritto da sir Nicholas Stern.

Un funzionario incompetente che pochissimi anni prima aveva ammesso candidamente di avere solo una vaghissima idea di cosa fosse l’effetto serra.

Eppure ciò non gli impedì di essere nominato responsabile della stesura del rapporto.

Infatti un vero scienziato come l’americano Richard Lindzen del MIT di Boston, scrisse che quel rapporto meritava solo di essere cestinato.
E lo avrebbe subito bocciato se fosse stato scritto da uno dei suoi studenti.

Sembra il caso di citare cosa pensa dei rapporti dell’IPCC un altro vero scienziato, il prof. Scafetta della americana Duke University, intervistato dal sito “Meteogiornale”, che è noto per l’equilibrio e la prudenza con cui riporta documenti sulla ricerca scientifica in materia di clima.

Ebbene, Scafetta fa notare come le ricerche dell’IPCC siano prive di vera attendibilità dal punto di vista scientifico.
Poiché si tratta di conclusioni ottenute con simulazioni al computer nelle quali vengono inseriti input parziali e discutibili.

Mentre altri vengono omessi.
Per fare dire al computer ciò che si vuole.
E cioè che le temperature cresceranno sensibilmente in pochi anni.

Mentre invece Scafetta ha elaborato uno studio rigoroso, che prevede un futuro prossimo di probabile calo, o al più di stabilizzazione delle temperature.
Ma non certo crescita drammatica sulla base dei dati reali di lunghi periodi del passato.

Ma c’è dell’altro.

In breve, il circuito perverso innescato da questi “rapporti” dell’IPCC, avallati da un’istituzione prestigiosa (o almeno lo era in passato) come l’ONU, ha fatto sì che lo scenario apocalittico che essi prefiguravano portasse inevitabilmente audience e grande interesse mediatico.
Oltre che grande attenzione dei politici più ideologizzati (tra cui Al Gore).
Cui ha fatto sempre seguito la richiesta di nuove risorse pubbliche da destinare urgentemente agli enti che si occupano di clima.

Il risultato è quello che tutti possono vedere, e che gli stessi Lindzen e Battaglia hanno più volte denunciato.
In questi anni migliaia di personaggi privi di competenze scientifiche, ma foraggiati da denaro pubblico dei contribuenti e sostenuti dai media compiacenti, hanno trovato un lavoro alla moda improvvisandosi “climatologi” ed “esperti in meteorologia”.

Che l’attuale vertice che si apre in questi giorni a Copenhagen sia una buffonata, come i tanti che l’hanno preceduto, lo dimostra infine la lettera firmata dai top managers di ben 500 multinazionali.

Tra cui Nike, Chevron, Dow Chemical, con l’alto patrocinio di Carlo d’Inghilterra.
Il principe che invita a scelte ecologiche, pur possedendo ben 6 auto di grossa cilindrata…

La frode del riscaldamento globale
La truffa del Global Warming

Ebbene, i top managers di queste multinazionali ora – fiutato l’affare – si spingono a raccomandare con convinzione ai governanti del mondo l’adozione di misure severe per limitare le emissioni di CO2.

E’ a tutti evidente che queste furbastre intercessioni ruffiane, da parte di notori inquinatori e devastatori dell’ambiente, hanno il solo scopo di compiere un po’ di “green washing”.
Ovvero di accreditarsi come “aziende verdi” con qualche trovata ecologica di facciata.

Produzione di carburanti “ecologici”, o la certificazione di essere in regola nell’impiego di materie prime “ecologiche”, o di investire parte degli utili in “energie pulite”.
Glissando elegantemente sulle molte nefandezze che queste multinazionali compiono da anni.

Ed anzi sperando di coprirle.

Ad esempio, la Nike è stata denunciata per il suo contributo alla devastazione della foresta in Amazzonia.
Poiché per procacciarsi il pellame delle calzature sovvenziona gli allevatori di bestiame che disboscano.

Idem per quanto riguarda Dow Chemical, Procter & Gamble, Nestlè.
Fra i maggiori produttori mondiali di olio di palma.
Per la cui coltivazione vengono rase al suolo le foreste indonesiane, tra i maggiori polmoni del pianeta.

Quindi, alla fine anche questo ultra-ipocrita vertice di Copenhagen si concluderà come tutti gli altri del passato (Berlino, Ginevra, Marrakech, New Delhi, Bali, Rio).
Parole, dichiarazioni solenni, buone intenzioni, protocolli d’intesa che mai verranno rispettati.

E’ noto che il protocollo di Kyoto fallì miseramente.
Non vi fu alcuna riduzione delle emissioni, nemmeno per il 5%, per risolvere un problema che non esiste (CO2 e riscaldamento globale), non dipende dall’uomo ed è insolubile.

Mentre nessuno vuole affrontare i veri problemi del mondo (deforestazione, desertificazione, istruzione, fame).
Ed alla fine gli unici che ingrasseranno come porcellini – nei tanti pranzi e cene tra un intervento e l’altro – saranno proprio i grotteschi esponenti delle delegazioni partecipanti.



StrongerthanDestiny


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