Industria e qualità della vita

Pubblicato il 27 Giugno 2021 da Veronica Baker

La funzione dell’industria non è solo e neanche principalmente quella del profitto.
Lo scopo è migliorare la qualità della vita mettendo a disposizione prodotti e servizi.

Giovanni (Giovannino) Alberto Agnelli


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Questa rivoluzione scientifico-tecnologica ha amplificato ogni gesto umano…

Nel 1899 quando mio nonno nacque non si viveva in modo molto diverso da quello degli antichi Romani.
Illuminazione a petrolio, si viaggiava in carrozza, si navigava sui velieri.
Non esistevano né la lampadina, né il telefono, né tutto ciò che oggi dipende dall’elettricità.

L’80% della popolazione lavorava nei campi, ed una percentuale molto simile era totalmente analfabeta.
La cultura era totalmente ad appannaggio di una ristrettissima elite.

Si moriva per una semplice infezione, a scuola andavano in pochissimi, la mortalità infantile era circa del 50%.
Del restante 50% la metà moriva prima dell’età riproduttiva.
Le informazioni e le idee circolavano pochissimo, in assenza di cinema, radio, televisione.

Nel giro di due generazioni si è invece verificata la più grande esplosione di scoperte, di conoscenze e trasformazioni che l’umanità abbia mai conosciuto in tutta la propria storia.

Questa rivoluzione scientifico-tecnologica ha amplificato ogni gesto umano.
Possiamo vedere più lontano, sentire più lontano, comunicare più lontano, viaggiare sempre più in fretta.

L’enorme sviluppo delle conoscenze ha modificato sempre più la stessa visione dell’uomo e della natura.
Andando nello spazio, in fondo agli oceani o penetrando nel nucleo di atomo o di una cellula abbiamo iniziato a trovare alcune risposte a dei quesiti che ci siamo da sempre posti.

Lo sviluppo tecnologico ci ha permesso di istruirci, curarci, informarci e liberarci dalla fatica.

Il ruolo fondamentale della tecnologia

Basta pensare semplicemente all’evoluzione della specie umana.
Pensiamo alla preistoria.

Quando l’uomo era raccoglitore e cacciatore doveva procurarsi tutto da solo : cibo, abiti, un riparo.
Con l’invenzione dell’agricoltura, vera e propria prima rivoluzione tecnologica, aumentarono le derrate alimentari.

E quindi alcuni uomini iniziarono ad occuparsi di cose diverse, mangiando il cibo prodotto da altri e dando in cambio, per esempio, vasi od attrezzi agricoli.

A mano a mano che il progresso avanzò alcuni si specializzarono in altri ambiti come il commercio od il trasporto di questi beni, offrendo cioè dei servizi.

Nacquero così il settore dell’agricoltura (primario), quello dell’industria (secondario) e quello dei servizi (terziario).
Quest’ultimo composto da persone che non più erano produttori, ma consumatori che offrivano il loro lavoro in altri settori : commercio, trasporti, insegnamento.

Questi tre settori naturalmente esistono tutt’oggi nelle nostre economie.
Ma con ripartizioni enormemente diverse a seconda dei paesi.

Naturalmente più un paese è industrializzato, meno gente lavora nell’industria.
Più aumenta l’efficienza nel produrre cibo ed oggetti, più la gente locale si potrà trasferire nell’educazione, nella sanità, nell’informazione, nell’assistenza, nel tempo libero, nella musica, nella scienza, nel turismo, nella letteratura, nella filosofia.

Le cosiddette attività definite a misura d’uomo.

Nei paesi più avanzati e più ricchi la maggioranza della popolazione si trova già nel settore terziario, delegando i compiti più umili nella maggior parte dei casi a persone provenienti dai paesi più poveri.
Le uniche ancora disposte a svolgere compiti che la gente indigena non vuole più svolgere.

Industria e qualità della vita

Come indirizzare nel modo giusto questo sviluppo reso possibile della tecnologia, facendo in modo che sia possibile l’accesso alla maggior parte della gente, e non solo a coloro che sono più fortunati perché nati in paesi più ricchi e più opulenti ?

Industria e qualità della vita
Il discorso è esclusivamente culturale…

Anche noi senza tecnologia torneremmo rapidamente a zappare la terra e quindi nell’analfabetismo, con una speranza di vita al massimo di 40 anni, senza possibilità di indipendenza economica e di istruzione.

Il discorso è esclusivamente culturale.
Più che la disponibilità di tecnologie è la cultura di un paese che può modificare realmente il quadro di vita.

Tutte le invenzioni e le tecnologie sono teoricamente disponibili per chiunque.
Ma in pratica solo pochissimi le utilizzano effettivamente.

Infatti il problema non è la disponibilità fisica.
Ma la capacità di usarle realmente, di disporre di progetti e di ampliarli.

Naturalmente servono molti finanziamenti.
Ma da soli servono a ben poco se non ci sono menti capaci di usarli nel giusto modo.

I finanziamenti che vengono fatti ad aree depresse prive di una qualsiasi cultura non riusciranno mai ad ottenere l’effetto che vorrebbero sortire.
Anche perchè nella realtà dei fatti gli stessi paesi ricchi che le finanziano non lo vogliono.

Vengono esclusivamente impiantati stabilimenti che richiedono manodopera a basso costo.
Dove naturalmente è più facile utilizzare risorse umane che insegnare alla gente il progresso.

In questo modo la gente uscirebbe dall’ignoranza.
E capirebbe.

Invece così facendo alla fine queste grandi masse di persone povere si sposteranno solamente in enormi flussi migratori.



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