Il Principio di Obbedienza di Stanley Milgram

Pubblicato il 10 Giugno 2021 da Veronica Baker

La gente comune, semplicemente svolgendo il proprio lavoro e senza alcuna ostilità particolare, può diventare agente di un terribile processo distruttivo.

Stanley Miilgram


E’ noto che durante il processo di Norimberga la risposta ripetuta ossessivamente dai Nazional Socialisti portati alla sbarra per le atrocità da loro commesse era invariabilmente la medesima :

“Stavo solo eseguendo gli ordini !”

Una risposta – per taluni versi inaspettata – che indusse il celebre psicologo americano Stanley Milgram ad indagare sul fatto se il popolo tedesco fosse “diverso” dagli altri.

I risultati cui arrivò Stanley negli esperimenti effettuati all’epoca (1963) furono a dir poco choccanti per il mondo intero.
Ed in seguito furono dettagliatamente  pubblicati e commentati nella sua opera più famosa : “Obedience to authorithy”.

Ne parlo perchè è esattamente ciò che stiamo vivendo in questo periodo.
Ci sono infatti alcuni che seguono gli “ordini” dei mass-media senza pensare assolutamente alle motivazioni.
Altri invece inveiscono ed attaccano violentemente chi non “segue gli ordini” e desidera restare semplicemente libero (ad esempio non desidera indossare sempre “il simbolo della oppressione”).

In poche parole, anche e soprattutto grazie agli studi di Stanley Milgram si possono immediatamente identificare senza alcuna fatica tutte le pecore che obbediscono alle autorità qualunque cosa venga detta loro.
E contemporaneamente estraneare dalla società tutti i cosiddetti “dissidenti”.
Che finiranno per vivere isolati dal resto del mondo “normale”.

Nel dettaglio, ecco l’esperimento di Stanley Milgram e soprattutto i suoi sconvolgenti risultati.



Nel 1961 Stanley Milgram è un ricercatore della Yale University.
I suoi studi del periodo si focalizzano sul tema dell’obbedienza.

Stanley partì dalla convinzione per cui nella società moderna è indispensabile la presenza di un’autorità.
Dalla quale può sottrarsi solo chi vive in totale isolamento.

L’obbedienza (del popolo) è definita come un meccanismo psicologico che collega un’azione individuale ad uno scopo (solitamente politico).
La storia inoltre suggerisce che l’obbedienza può indurre le persone a mettere in atto determinati comportamenti.
Al di là delle convinzioni etiche, di sentimenti di vicinanza al prossimo o della (propria) condotta morale.

A riguardo Charles Percy Snow nel 1961 scrisse :

Quando pensi alla lunga e cupa storia dell’uomo, scopri che sono stati commessi crimini terribili in nome dell’obbedienza, in misura maggiore di quanti ne siano stati commessi in nome della ribellione.

Lo studio di Milgram

I partecipanti avrebbero ricevuto una buona quantità di denaro anche solo presentandosi al laboratorio…

Partendo da tutte le premesse appena fatte, Milgram decise di testare la tendenza dell’uomo all’obbedienza attraverso la somministrazione di scariche elettriche ad una vittima.

Creò quindi un finto generatore di corrente, con 30 possibili voltaggi, in un range che andava da 15 a 450 volt.

La “vittima” era un collaboratore dello studioso (un attore semi-professionista, di professione contabile), che simulava risposte differenti a seconda del voltaggio indotto.

Le scosse venivano gradualmente incrementate in intensità su indicazione di Milgram.

Fino al punto di raggiungere livelli di voltaggio indicati sull’apparecchio come altamente pericolosi.

Il momento in cui il soggetto si rifiutava di procedere nel somministrare le scariche elettriche veniva definito come “atto di disobbedienza”.
A questo punto l’esperimento terminava.

A ciascun partecipante veniva assegnato un punteggio.
Più alto era il voltaggio raggiunto prima del cosiddetto “atto di disobbedienza”, più alto era il punteggio raggiunto.

L’obiettivo dello studio era piuttosto ovvio.

Identificare e soppesare i fattori rilevanti nel determinare l’obbedienza o meno dei soggetti durante l’esperimento.

Le variabili che venivano manipolate da Milgram erano :

La fonte da cui proveniva l’ordine di azionare il generatore
Il contenuto e la forma del comando.
Gli strumenti per l’esecuzione dell’ordine.

Vennero reclutate circa 40 persone “comuni” (prese “letteralmente dalla strada”, come sottolineò in seguito lo stesso Milgram), dai 20 ai 50 anni.

Queste “cavie” erano convinte di partecipare ad uno studio di ben altro tipo : memoria ed apprendimento.
E poi indagare il ruolo della “punizione” nel caso di risultati considerati “non soddisfacenti”.

Una persona doveva fingere di essere un insegnante.

L’altra invece uno studente che avrebbe dovuto “ricevere le punizioni” previste.

L’insegnante sperimentatore era interpretato da un professore di biologia di circa 30 anni.

La cosiddetta “vittima” invece era un uomo di mezza età (il contabile “attore”), ben addestrato alla parte.

Ai 40 partecipanti venne raccontato che il ruolo di chi avrebbe dovuto ricevere le punizioni sarebbe stato scelto per estrazione a sorte.
Per questo motivo in ogni situazione si ritrovavano sempre insieme al contabile.
Che a sua volta fingeva di essere un partecipante alla sperimentazione.

Ma l’estrazione a sorte era pilotata.

Tutte le persone reclutate – scegliendo sempre per prime il bigliettino – finivano per essere sempre l’insegnante.
Ed il contabile sempre il ruolo della “vittima”
Ovviamente in entrambi i bigliettini era sempre scritta la medesima parola : “insegnante”.

In una stanza attigua, il contabile venne fatto posizionare su una finta sedia elettrica.
Per di più legato – come in una vera e propria sedia elettrica – per fare apparire che non potesse effettuare movimenti improvvisi ed inconsulti durante le scosse elettriche.

Alla fine vennero posizionati anche gli elettrodi.

Prima di iniziare l’esperimento , il “professore di biologia in incognito” rassicurò gli ignari partecipanti:

“Anche se le scosse possono essere estremamente dolorose, non causeranno danni permanenti”.

A tutti i partecipanti – prima di iniziare l’esperimento – venne fatta provare una scossa da 45 volt.
Questo doveva servire per fare comprendere loro che l’esperimento si svolgeva realmente nei canoni descritti.

I compiti, presentati in ordine crescente di difficoltà, erano relativi all’apprendimento di alcune parole.
Prima di azionare il generatore, veniva spiegato che i soggetti dovevano comunicare prima alla “vittima” il voltaggio scelto.

Durante la prova, lo sperimentatore istruì i partecipanti su come partire dando scariche di 15 volt.
E poi in seguito aumentare gradualmente il voltaggio ad ogni risposta errata.

Al raggiungimento dei 300 volt si sentiva un colpo proveniente dalla stanza attigua dove si trovava la “vittima” (il contabile).
Da questo momento in poi, la vittima non avrebbe più fornito alcuna risposta alle domande dei soggetti.

I partecipanti, durante lo studio, chiedevano continuamente al finto sperimentatore come comportarsi.
Naturalmente ad ogni dubbio, Milgram aveva predisposto un set già di risposte pronte da fornire per ogni possibile domanda da parte degli “insegnanti” :

“Per favore, vada avanti.”
“L’esperimento richiede che lei vada avanti.”
“È assolutamente necessario che lei proceda.”
“Non ha scelte, deve andare avanti.”

La prima variabile su cui l’esperimento voleva fare luce era il livello massimo di voltaggio a cui potevano arrivare gli insegnanti.
A cui si aggiungeva la misurazione dei tempi di latenza e della durata delle scosse.

Durante l’esperimento i collaboratori di Milgram annotavano qualsiasi comportamento dei soggetti.
Intervistandoli e chiedendogli opinioni a riguardo alla fine della prova.
Alla fine insegnante e vittima venivano fatti incontrare, cercando di creare alla fine un clima sufficientemente sereno fra le due parti.



I risultati dello studio

Il Principio di Obbedienza
I risultati dello studio…

Prima di esporre i risultati, Milgram rivelò un particolare molto importante.
Aveva chiesto a 14 insegnanti di psicologia dell’università di Yale di “predire” il comportamento dei soggetti coinvolti nella ricerca.

Secondo la loro opinione, solamente l’1.2% delle persone coinvolte avrebbe accettato di condurre l’esperimento fino alla fine, arrivando a innescare la scossa più dolorosa.

Alla fine dell’esperimento, i soggetti affermavano di essere consapevoli di aver provocato scosse estremamente dolorose nella vittima (13.42 su una scala da 1 a 14).

Alcuni di loro sudavano, tremavano, balbettavano, si mordevano le labbra, si lamentavano.
Quasi tutti ridevano dal nervosismo.

Alcuni di loro avevano subito delle convulsioni.
Ed in un caso l’esperimento finì incompleto.

Analizzando la distribuzione degli “atti di disobbedienza”, Milgram notò che solo 5 soggetti si erano fermati al momento di dare una scossa di 300 volt.

Ovvero quando non ricevevano più segnali dalla stanza in cui si trovava “la vittima”.

Altri avevano smesso ad un voltaggio un poco superiore.
Ma ben 26 persone arrivarono al massimo del voltaggio, quindi a ben 450 volt.

Le registrazioni effettuate all’epoca dell’esperimento ci permettono oggi di conoscere le opinioni di chi si era fermato prima della fine dell’esperimento :

“Penso che stia cercando di comunicare, lo sento picchiare sul pavimento… ”
“Non è giusto dare scosse al ragazzo…sono voltaggi estremi. Non credo che sia umano… ”
“Oh, non posso continuare, no, non è giusto. È un incubo di esperimento. Quella persona sta soffrendo. Non voglio andare avanti. È una cosa da folli.”

Discussione dei risultati

Nel suo articolo Milgram pose l’attenzione su due punti fondamentali.

Prima di tutto l’estrema tendenza all’obbedienza dimostrata.
Ben 26 persone (su 40) avevano agito contro le proprie regole morali per seguire i dettami dello sperimentatore.

Certo, era una fonte assai autorevole.
Ma era anche totalmente priva di strumenti di coercizione per far valere i propri diktat.

La disobbedienza non sarebbe stata punita.
E nonostante le perplessità ed i giudizi negativi sull’esperimento, il 65% delle persone l’ha eseguito lo stesso.
Un numero davvero molto alto.

Un secondo risultato totalmente inaspettato fu il comportamento degli “sperimentatori”.
Milgram si aspettava una situazione altamente stressante, certo.
Ma non si immaginava affatto che i soggetti arrivassero ad accettare questo tipo di richieste altamente pericolose per la salute della “vittima”.

Per cercare di comprendere i risultati di questo incredibile esperimento, Milgram in seguito identificò i punti fondamentali che avevano portato ad un tale livello di obbedienza riscontrati.

L’autorità e la reputazione dell’istituzione a cui faceva capo lo studio (la Yale University).
Lo scopo (teoricamente nobile) per cui l’azione di obbedienza era necessaria : un possibile sviluppo di nuove conoscenze sull’apprendimento.

La volontarietà della “vittima” nel sottoporsi alla sperimentazione.
La volontarietà del soggetto a partecipare alla ricerca. Un fatto che lo rendeva praticamente obbligato a seguire lo sperimentatore, perché lui stesso aveva accettato di partecipare.

Alcuni dettagli della procedura, come il fatto che i partecipanti avessero ricevuto una buona quantità di denaro anche solo presentandosi al laboratorio.
La casualità dell’attribuzione di ruoli di insegnante/vittima e, quindi, la pari accettazione del rischio.

La mancanza di informazione relativa ai limiti del ricercatore, sia rispetto ai metodi adottati che al suo campo d’indagine.
La sicurezza di non arrecare danni permanenti.

Le risposte fornite dalla vittima, che potevano essere segno di volontà di partecipazione (almeno fino ai 300 volt).
La necessità di fornire una risposta allo sperimentatore (continuando con la procedura) od alla vittima (interrompendosi) come unica via d’uscita, senza possibilità per il soggetto di trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti.

L’autorità scientifica della richiesta dello sperimentatore.
La mancanza di tempo per riflettere su una scelta più adeguata.

Il conflitto interiore derivante dalla scelta obbligata tra due principi di ordine morale : la volontà di non far del male al prossimo e la tendenza ad obbedire all’autorità.

Appare evidente a questo punto come la tirannia non si imponga solo a causa dell’ignoranza o dell’incapacità delle persone.
Ma semplicemente identificando una fonte “credibile”.

Basta spacciare azioni crudeli per gesti “virtuosi”.
In questo modo, una qualsiasi autorità “certificata” può giustificare l’oppressione di altri individui “per il bene comune”.



Negli anni i risultati degli esperimenti di Stanley subirono pesanti critiche dai mass-media.
Naturalmente – come succede invariabilmente in questi casi –   nonostante le prove inconfutabili portate dai suoi esperimenti, la comunità scientifica (ed ovviamente il mainstream) finsero di rifiutare una qualsiasi validità della sua “teoria del condizionamento”.

Il motivo ovviamente era il non ammettere nei confronti dell’opinione pubblica che la maggior parte della popolazione (il 65%) non è altro che una massa di pecore ubbidienti nei confronti di una autorità che poi può manovrarle a proprio piacimento.

In questo modo possono essere “giustificati” tutti i responsabili (diretti ed indiretti) di tutti i peggiori crimini della storia.
Compreso l’efferato tentativo di distruzione della umanità che stiamo vivendo in questo momento.

Ecco il perchè appunto delle risposte comune dei Nazional-Socialisti, dai gerarchi ai semplici cittadini :

“Stavo solo eseguendo gli ordini !”

Perchè sia possibile da un punto di vista scientifico una situazione del genere rimane ancora un mistero.
Come sia possibile, invece, lo sappiamo molto bene.
Basta osservare cosa sta succedendo intorno a noi.

Per questo motivo è del tutto inutile cercare di convincere le cosiddette “pecore”.
Cinquanta anni di semina da parte dei soliti noti amici del “Club” sono stati purtroppo sufficienti per ottenere il loro scopo.
Adesso possono passare “all’incasso”.

Ovviamente Stanley Milgram – molto probabilmente il più grande psicologo della storia – non ebbe mai grande successo nel corso della sua vita.

Nonostante gli ottimi risultati da lui condotti in molti altri esperimenti che miravano ad approfondire ulteriormente il comportamento di singoli individui all’interno del proprio contesto di vita naturale.

“Stranamente” le sue teorie iniziarono ad essere accettate solo dopo la sua scomparsa, avvenuta a New York, a soli 51 anni il 20 Dicembre 1984.
Curiosamente lo stesso anno del celebre libro di George Orwell.

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