Gocce d’acqua

Pubblicato il 8 Settembre 2020 da Veronica Baker

Il dolore se condiviso si dimezza.
La gioia se condivisa si raddoppia.

Tommaso d’Aquino


Gocce d’acqua

Ciò che tutti noi possiamo fare è una goccia nell’oceano.
Ma anche l’oceano è l’insieme di tante gocce d’acqua.

I tuoi bei modi sempre riservati e disponibili, il racconto dei gesti quotidiani più semplici, gli aneddoti e le esperienze di vita.
Facendo riaffiorare dal passato immagini di ricordi sedimentati nell’anima.

Grazie Luca, per avere condiviso con me un momento così triste come la perdita del tuo carissimo papà.
Possa questo mio piccolo ricordo accendere la fiaccola nelle ore buie di qualche nostro fratello.

Davvero onorata di essere tua amica.

Un abbraccio davvero forte,
Veronica


Novembre 30, 2004


Un altro fatto doveva scuotere la mia vita.
La mia mamma si ammalò di un tumore.
Maligno.
Ai polmoni.

Di quelli che difficilmente ti lasciano scampo.

Abbiamo combattuto.
Abbiamo lottato.
Nulla da fare.

Vidi la mia mamma spegnersi piano piano.
L’illusione della prima guarigione.
Il successivo scoramento alla notizia che non era così.
Tristezza.
Malinconia.

La malattia si aggrava.
Giorni e giorni in ospedale.
Speranze che si affievoliscono giorno dopo giorno.
Dottori senza cuore, abituati oramai a situazioni come queste da esserne totalmente anestetizzati.

Il ritorno a casa.
Proprio perché c’è oramai poco da fare, il decorso è irreversibile.

Ricordo il giorno di Natale.
1998.
Sola, insieme a mio papà.
Non avevo il coraggio di sorridere.
Mi misi alla tastiera e suonai per tutto il giorno.

Gocce d'acqua
Il giorno dopo l’irreparabile successe…

Il giorno dopo l’irreparabile successe.
Era pomeriggio.

Tornavo dalla farmacia.
C’era bisogno di medicinali.

Non appena entro in casa, vedo la mia mamma, oramai completamente immobile, sdraiata sul letto.
La sirena dell’ambulanza.
Un suono che, ancora oggi, mi fa accapponare la pelle.

La corsa disperata all’ospedale più vicino.
Al pronto soccorso dissero immediatamente che c’era poco da fare.

Uno strazio.
Non potevo e non volevo piangere.

Anche se ero disperata.
L’agonia durò poco.

L’impressione di un sorriso.
Un ultimo alito di vita.

Piansi, piansi tanto.
Prima di riuscire a telefonare a casa per dare la triste notizia.

Da quel momento non sono più riuscita a piangere.

Mai più.
Ma vorrei tanto riuscirci di nuovo.



Veronica


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