Gli scacchi in Italia : crescita o declino ? (2)

Pubblicato il 25 Dicembre 2009 da Veronica Baker

Più volte ho parlato della mentalità esasperatamente agonistica, nell’ambiente scacchistico, oltre al fatto di essere  molto chiuso e conservatore, serioso e privo di umorismo.

Ho sottolineato  più volte l’erroneità dell’approccio che si respira nell’ambiente , e come ciò impedisca agli scacchi di diffondersi come gioco realmente popolare e non di elite.

Ed ecco perché i tesserati sono condannati da decenni a essere poco più di 10.000, come una piccola setta .

L’errore sta – da parte di istruttori, organizzatori, responsabili federali, dirigenti di circolo, giocatori – nel non divulgare un’immagine rilassata e piacevole del gioco, insistendo sulla sua importanza formativa, sulla bellezza delle partite, delle combinazioni spettacolari e dei piani geniali.

Facendo capire a tutti che non è importante diventare un super campione, o raggiungere chissà quale punteggio elo o categoria.
Bisognerebbe far capire a un ragazzino – od ad una ragazzina – che una bella combinazione è sempre spettacolare.
E una bella combinazione può giocarla anche un giocatore di categoria sociale,non solo Topalov o Anand.

Bisogna far capire ai giovani e ai ragazzini che gli scacchi sono belli sempre, e chiunque può giocare delle belle partite, e magari divertirsi molto più del GM o dell’IM che spesso gioca anche per i premi, o per vivere, o arrotondare se è semi-pro, con una tensione nervosa logorante.

E invece in Italia domina un approccio al gioco nevrotico e ansiogeno.
Trovi gente che venderebbe i figli se potesse raggiungere una o due categorie in più, e non dorme se perde 30 punti elo!

Elo e categorie, elo e categorie, la gente non pensa ad altro!
Perché?
E’ ridicolo!

Ricordo che una volta il MI iugoslavo Nicevski anni fa mi disse : “Gli italiani pensano solo alle categorie !”
Aveva ragione!
In altri paesi la gente gioca a scacchi per divertirsi, per socializzare nei circoli, per passare il tempo con gli amici, per assaporare le belle partite, per tenere allenata la mente.

Ecco perché poi tanti giocatori mollano .

Perché appunto non sopportano più questo clima ansiogeno, in cui ogni sconfitta diventa quasi un dramma, e perdere elo è quasi peggio che subire il furto dell’auto !

Ho visto ragazzini piangere disperati e ritirarsi anche dopo solo una-due sconfitte, quando magari erano in testa a un torneo, perché quella sconfitta li aveva demoralizzati, o giocatori adulti dire sconsolati che non avrebbero mai più giocato perché avevano fatto una banalissima cappella, prendendo magari un doppio o un’infilata.

Perché?
Io poi a volte ho cercato di consolare chi si disperava dopo le cappelle parlandogli di Petrosian, che la prese sul ridere dopo aver lasciato la Donna in presa una volta.
In un torneo dei Candidati , e non in un torneo sociale !

Eppure poi era diventato Campione del mondo, mica aveva mollato!
Ma era inutile…

Per circa tre anni ho provato a portare avanti una serie di progetti all’interno di due circoli scacchistici del milanese : Tal Lentate ed Accademia Scacchi Milano .
Tutti i problemi citati in precedenza sono puntualmente avvenuti !

Prima di tutto, la grande difficoltà di far cambiare ai soci quella mentalità da dopolavoro ferroviario o da bar Sport  che notariamente castra ogni possibile sviluppo di una realtà scacchistica non solo locale, ma anche presente in grandi città :  basti pensare , ad esempio, che in tutta la città di Brescia non esiste un solo circolo di scacchi !

E difficile anche in questo caso cambiare la mentalità di persone che hanno sempre visto gli scacchi come un qualche cosa da fare dentro le quattro mura amiche …

Se non crei un ambiente adatto , non riuscirai mai ad andare avanti !
Sembra che ci si stia dimenticando dellopera del compianto Nicola Palladino , lunico che aveva capito la forza della comunicazione e dello spirito di socializzazione .

Non si deve privilegiare lo spirito agonistico, altrimenti, volente o nolente, prima o poi smetti perchè la pressione diventa insostenibile , oppure perchè per fare progressi occorre molto , molto più tempo di prima !

Esempio .
Nella mia ultima esperienza come istruttrice al Tal Lentate ho avuto un bimbo che non frequentava mai il circolo nè socializzava con gli altri bimbi , pur essendo regolarmente iscritto.

Il padre ha deciso che deve diventare un campione .
Un GM.

Allora dall’età di sette anni gli fa fare ogni settimana  :

  • Un torneo
  • Una lezione personalizzata con un allenatore personale
  • Training vari.

Risultato : questo bimbo l’anno scorso ( e pure quest’anno ! ) , in occasione dei campionati nazionali giovanili, ad un certo punto del torneo – in entrambi i casi dopo una partenza fulminante che lo aveva portato ai primi posti in classifica – si è ammalato per la tropppa tensione accumulata …

…ecco, un altro che, non appena crescerà un po’, gli verrà la nausea ed abbandonerà il gioco.

Infatti spesso dietro ai ragazzini che girano come trottole nei tornei per qualche anno, e poi mollano del tutto, ci sono genitori imbecilli e frustrati, che sfogano sui figli le loro frustrazioni e grandi sogni mancati, e si illudono di coltivare dei “campioni”.

Rovinati da genitori esaltati, che li fanno correre qua e là nei tornei come  trottolini.
E quando ottengono buoni risultati, vengono “gasati” con interviste ed articoli di giornale.
Ed immancabile, poi arriva  – prima o poi – la crisi di rigetto , e smetteranno di correre qua e là.

Però per i danni che fanno sull’equilibrio mentale dei figli quei genitori andrebbero denunciati con energia, quasi roba da Telefono Azzurro!

Invece moltissimi, nella federazione e nell’ambiente, fanno finta di non vedere, preferiscono lasciare nevrotizzare un bambino, tanto se poi scoppia e molla tutto a loro non frega nulla.

Probabilmente pensano che anche se 100 bambini vengono nevrotizzati, la cosa è accettabile per avere un buon giocatore,  solitamente un IM  , ma che però nel panorama mondiale non è nessuno !

A me invece sembra una mostruosità, perché un giocatore forte non vale 100 bambini che si rovinano l’infanzia e stanno male, e poi scoppiano e non giocano più a scacchi.

Continuino pure così,illudendosi che i tesserati crescano.
Quando invece quei bambini cui fanno i corsi nelle scuole e che tesserano a forza poi dopo qualche tempo spariranno  definitivamente.

Inoltre , quando gli viene insegnato che ” l’elo è tutto ”  e che ” si deve vincere con ogni mezzo lecito ed anche illecito ” ( frasi sentite dire da istruttori dell’ASM ) c’è poco da fare.

Se si gioca solo per vincere, quando non vinci più smetti per forza !
E siccome prima o poi troverai sempre qualcuno più forte di te, e con il tempo per migliorare dovrai faticare molto ( la crescita da esponenziale diventerà giocoforza lineare, ed anche con pendenza molto bassa ) allora la stragrande maggioranza di loro smette.

Anche perchè nel frattempo sono cresciuti, ed altri interessi sono sopraggiunti all’orizzonte……

( 2 – fine )

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