Una cinica strumentalizzazione mediatico/politica

Pubblicato il 8 Giugno 2014 da Veronica Baker

Sa che penso? Che la chiesa cattolica stia registrando oggi il suo più grande trionfo: l’uomo odia finalmente la donna. (Leonardo Sciascia)

Nella storia dell’uomo , la lotta tra bene e male incrocia in alcune sue fasi la lotta tra elemento maschile ed elemento femminile dell’intera umanità.

La parola femminicidio (termine veramente brutto da sentire e da pronunciare , come tutte le parole composte che usano il termine latino “cidius”) da un punto di vista legale ha ben poco valore : ogni vita umana è (ovviamente) preziosa,ed ogni omicidio di qualsiasi essere umano è sempre un reato gravissimo.
Invece, in questi ultimi anni la parola femminicidio evoca un simbolo : l’uccisione , o meglio la soppressione, il controllo, dell’elemento femminile, dei valori positivi, della bellezza interiore, della tranquillità, dell’amore materno, della solidarietà.
E se da una parte il ricordo ossessivo che tutto questo è costantemente minacciato può generare (forse) un risveglio delle coscienze ed indignazione, dall’altra può al contrario funzionare come arma a doppio taglio, scoraggiando o annichilendo chi (non sono solo donne)  si riconosce REALMENTE in quel tipo di valore e in quel tipo di società.

La preminenza dell’elemento maschile, cioè la competitività, la forza bruta , la gerarchia, sono in questo caso funzionali a una dialettica di guerra, di reattività, di risposta alla paura , come una vera e propria strategia della tensione e della paura dell’altrui persona da istillare giorno dopo giorno nella mente della gente (occidentale).

Insieme al femminicidio si parla molto diffusamente di omofobia, soprattutto in occasione di suicidi di ragazzi gay in giovane età .
Suicidi di questo genere purtroppo ce ne sono sempre stati, e l’omofobia era sicuramente molto più diffusa nel nostro Paese fino a 10/15 anni fa di quanto non lo sia adesso ; ma era protetta a livello sociale da un forte muro di omertà, soprattutto istituzionale.

Oggi invece se ne parla anche (troppo) diffusamente , e questo fatto mi fa ritenere che anche nel continuo dibattere riguardo l’omofobia, così come del femminicidio, sia presente la medesima logica : generare una globale indignazione e provocare una risposta di segno opposto, cioè di repressione.

In entrambi i casi , i media interpellano fortemente le coscienze delle persone , costringendole a fare i conti in primis con la propria coscienza.
Questo fatto nelle personalità irrisolte o disequilibrate (davvero molte), può scatenare all’improvviso panico (soprattutto interiore) ed in seguito generare risposte violente.

E’ molto facile per altro smascherare da un punto di vista statistico la frottola sui femminicidi , come da dati di pubblico dominio del Ministero degli Interni .

L’analisi condotta sui 127 omicidi (commessi in Italia nel 2010) aventi come vittime una o più donne – ed indicati nel ddl 3390 come prova di una presunta “emergenza femminicidio in Italia” (uccisione di una donna in quanto donna, compiuta da un uomo con l’implicita volontà di riaffermare un potere storicamente ineguale fra i Generi) – ha portato ai seguenti risultati:

  • 5 casi: è ignoto il sesso dell’autore
  • 5 casi: fra gli autori vi sono anche donne (esecutrici materiali o mandanti)
  • 3 casi: preterintenzionali
  • 15 casi: compiuti da soggetti incapaci d’intendere e di volere
  • 2 casi: frutto di errore di rilevazione (un caso verificatosi all’estero; nell’altro la vittima risultava contestualmente assassina dell’uomo)
  • 30 casi (31 vittime): movente totalmente estraneo alla sfera relazionale-passionale (e dunque a presunte concezioni “patriarcali” sulle “ineguaglianze di Genere”), ma comune, invece, a centinaia di altri omicidi, compiuti da uomini in danno di uomini (e donne in danno di donne), in Italia, nel 2010; ed in particolare:
  • 12 casi (13 vittime) con movente economico-patrimoniale
  • 6 casi (7 vittime) con movente di rancore maturato in ambito professionale, familiare-allargato, di vicinato
  • 9 casi di omicidio eutanasico
  • 2 casi per rapina o per procurarsi l’impunità da un reato comune

Pertanto, l’analisi criminologica certifica “soltanto” 66 donne uccise da uomini, in Italia, nel 2010, per movente relazionale-passionale.

Peraltro, nello stesso anno, sono stati 18 gli uomini uccisi da donne, in Italia; di questi:

  • 1 caso: compiuto da soggetto incapace d’intendere e di volere
  • 3 casi: preterintenzionali
  • 5 casi: movente economico-patrimoniale
  • 1 caso: per rapina
  • 8 casi: movente relazionale-passionale

In questa macabra contabilità, le “poste” uguali e speculari si elidono a vicenda; per cui è corretto affermare che in Italia, nel 2010, sono state uccise, per movente relazionale-passionale, 58 donne “in più” degli uomini: un dato fisiologico ed ineliminabile (così come ad esempio sono considerati gli uomini morti per incidenti sul lavoro , naturalmente assai superiori rispetto alle donne perchè evidentemente le donne si cimentano molto meno in professioni rischiose fisicamente)

Anzi, non solo l’emergenza femminicidio non esiste proprio in Italia, ma anzi, è il paese più sicuro d’Europa per le donne da quel punto di vista, come è attestato da statistiche sia dell’OMS e che dell’ONU.

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Ma allora , appurato che il femminicidio è una falsa emergenza , cosa è dovuto il grande clamore che gli dedicano giornalisti e (soprattutto) politici ?
Oltre ai motivi spiegati in precedenza , il principale è solo squallidamente materiale :

All’art. 20 (“Copertura finanziaria”) del ddl 3390 (Serafini-PD) si legge: “Agli oneri derivanti dalla presente legge, pari a 85 milioni di euro, si provvede a decorrere dal 2013…”.

Ecco quindi svelato il disegno :

“La gestione delle case e dei centri per le donne è assicurata attraverso convenzioni tra gli enti locali e i loro consorzi ed una o più associazioni o cooperative di donne… nelle convenzioni può essere previsto l’apporto di idoneo soggetto bancario (…) al fine di garantire la regolarità delle erogazioni…”

Capo VIII, art. 35, Fondo per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne.

  1. “È istituito presso la Presidenza del Consiglio… un apposito fondo destinato al cofinanziamento degli interventi di cui alla presente legge, con le seguenti finalità:… finanziamento degli interventi in corso… per l’attività delle case e dei centri delle donne…”
  2. “Al fondo affluiscono… il 5% delle disponibilità del Fondo unico giustizia…”
  3. “A favore delle regioni… che redigono… un programma triennale per favorire l’attività delle case e dei centri delle donne, che preveda finanziamenti o conferimenti di beni o di strutture, possono essere disposti trasferimenti a carico del fondo di cui al comma 1”
  4. “Alle province, ai comuni e ai loro consorzi che stipulano… convenzioni… è riservato… almeno il 50% delle disponibilità annuali del fondo di cui al comma 1.…”
  5. “… i presidenti delle province e i sindaci delle aree metropolitane… presentano al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali… un programma per la promozione di nuove case e centri delle donne…”.

Quindi sindacalismo rosa in servizio permanente effettivo (il personale operante nelle “case delle donne” e nei nuclei speciali istituiti presso le ASL, le Questure  sarebbe esclusivamente femminile), volto ad accaparrarsi ulteriori fette privilegiate – nel più puro spirito di casta – di welfare parassitario (trattasi, infatti, di spesa del tutto improduttiva, non certo d’investimento)

Quindi esclusivamente una finta empatia verso le vittime femminili ,in realtà cinicamente strumentalizzate, allo scopo di creare artificiosamente occupazione femminile parassitaria del welfare.
Nulla di nuovo,sempre e comunque monopolio governativo che piano piano fagocita tutto (Govopoly).

Tutto questo non significa invece che il maschilismo non esista.
Il maschilismo esiste, eccome se esiste ed è presente.
Solo che i suoi segni distintivi sono altri, per esempio l’ultima colonna a destra di un qualsiasi giornale di tiratura nazionale.

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