Fallimento LTCM (1)

Pubblicato il 5 Luglio 2019 da Veronica Baker

Abbiamo quaranta milioni di ragioni per fallire, ma non una sola scusa.

Rudyard Kipling


Quanto più alta è la leva finanziaria di un portafoglio in derivati in seno ad un ristretto numero di istituzioni finanziarie, quanto più elevato è il rischio di un evento imprevedibile capace di minacciare la fragile stabilità del sistema finanziario globale.

Ecco un mio studio del 2004 sugli eventi che portarono al fallimento del Long Term Capital Management.
Naturalmente lo studio delle dinamiche mi fu assai utile per capire quello che successivamente capitò nel 2008 e poter affrontare quei difficili momenti in modo più tranquillo e rilassato.

Ed oggi a distanza di Venti/Dieci anni cosa è cambiato ?
Nulla.


Dicembre 21, 2004


Fallimento LTCM
Il crack dell’hedge fund LTCM…

Il crack dell’hedge fund LTCM ha fatto conoscere a tutta la comunità finanziaria i rischi che possono essere creati da questi particolari prodotti.

Fine agosto del 1998.
Scoppia sui mercati finanziari il bubbone scatenato dal crac del Long Term Capital Management (LCTM).

Le dimensioni del buco creato direttamente dal fallimento dell’hedge ammontarono a circa 1.2 miliardi di Dollari.

Mentre le perdite indirette, ovvero patite tramite lo smodato uso della leva finanziaria, arrivarono a ben 125 miliardi di Dollari.

Per arrivare a compiere un simile disastro, innescato formalmente dal default del debito russo dichiarato poche settimane prima, contribuì in maniera decisiva il livello di leverage.

Un modello apparentemente perfetto

L’hedge fund LTCM raccoglieva alcune superstar della cosiddetta industria dei servizi finanziari di Wall Street, banchieri con esperienza nel sistema di controllo finanziario ed i migliori cervelli della matematica.
Tra cui spiccavano due premi Nobel (Merton e Scholes).

Fallimento LTCM
Tra i gestori del fondi spiccavano i due premi Nobel Merton e Scholes…

Tutta la questione sembrava perfetta.

LTCM era infatti il segreto su cui si reggeva uno dei parametri chiave per la nascita dell’Euro.
La convergenza dei tassi d’interesse a lungo termine dei paesi membri.

Il miracoloso avvicinamento dei tassi dei titoli italiani a quelli tedeschi, verificatosi nel corso del 1997, non era stato provocato dal risanamento finanziario operato dal governo Prodi.
Ma da una spregiudicata operazione di megaspeculazione internazionale.

Secondo fonti londinesi LTCM aveva preso posizioni lunghe sui titoli del Tesoro Italiano per un ammontare di circa 40 miliardi di Dollari in derivati.

Per fare ciò era bastato che LTCM acquistasse “appena” 700 miliardi di lire in BOT.
Il cui valore per l’effetto leva fu moltiplicato per cento volte.

Un ordine di acquisto di tali dimensioni è di per sé sufficiente a provocare macroscopici cambiamenti nelle quotazioni di un qualsiasi titolo.

Ma a questo fu aggiunto l’effetto imitazione dei principali investitori istituzionali del mondo che studiavano le mosse di LTCM per poi copiarle, sicuri di realizzare giganteschi profitti.

Nella sostanza, il mercato fu “truccato” in modo da far affluire centinaia di miliardi di dollari di denaro virtuale che ipotizzava la convergenza dei tassi italiani con quelli tedeschi.

Questi massicci investimenti in derivati ebbero come effetto proprio quello di realizzare la convergenza.

La realtà non è lineare

I modelli computeristici che tengono conto di tutte le analisi dei dati finanziari del passato non possono prevedere la realtà che esiste al di fuori del loro universo lineare e statistico.

All’atto pratico i modelli finanziari di LTCM non erano in grado di prevedere gli scossoni sistemici verificatisi in Asia ed in Russia, che avrebbero gettato il mondo finanziario nel panico, ed avrebbero dato vita alla corsa dei risparmiatori ad investire nei buoni del Tesoro tedeschi e statunitensi.

Una corsa ai beni rifugio che accentuò la differenza dei tassi d’interesse, invece del presunto riavvicinamento.

A seguito di questa crisi, dall’inizio dell’anno LTCM perse la sua base di capitale che da 4.8 miliardi di Dollari si ridusse fino a 600 milioni di Dollari.
Solo ad Agosto 2008 registrò una perdita netta del 44% degli investimenti.

LTCM inoltre aveva anche venduto un numero grandissimo di call scoperte a lunghissimo termine sull’indice S&P500.
In teoria sarebbero dovute essere garantite dal collaterale composto dai titoli azionari componenti il paniere posseduti dall’hedge fund.
E quindi sufficienti a coprire le perdite.

Ma l’aumento improvviso della volatilità nei mercati ebbe come causa sequenziale un aumento improvviso e violento dei margini necessari per mantenere le posizioni aperte.

Che alla fine saltarono.



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