EcoAnemia umoristica

Pubblicato il 19 Agosto 2019 da Veronica Baker

L’umorismo che mi piace è quello che mi fa ridere cinque secondi e pensare dieci minuti.

William Davis


EcoAnemia umoristica

Per molto tempo ho creduto che queste definizioni di satira risalissero all’anno 2000 o giù di lì.

Invece pare che il post originale sia addirittura datato 1936.
In ogni caso in rete girano per di più dei falsi (per di più modificati) che ne hanno stravolto completamente il significato.


Settembre 15, 2006


EcoAnemia umoristica
Un post nella sua forma originale…

Democratico
Hai due mucche. Il tuo vicino non ne ha nessuna.
Ti senti in colpa e vai a un concerto per l’Africa

Repubblicano
Hai due mucche. Il tuo vicino non ne ha nessuna.
E allora ?

Socialista
Hai due mucche. Il governo ti tassa per darne una al tuo vicino.
Formi un ente pubblico per spiegare al vicino come gestire la sua mucca

Comunista
Hai due mucche. Il governo le prende entrambe e fornisce il latte.
Aspetti ore in fila per averlo ed e rancido

Capitalismo tradizionale
Hai due mucche. Ne vendi una al tuo vicino.
Compri un toro e crei una mandria

Capitalismo moderno sociale europeo
Hai due mucche. In base al piano di sviluppo ed aiuto all’Agricoltura il governo paga affinchè tu ne abbatta una per ridurre l’inquinamento.
Poi mungi l’altra ed governo compra il latte in eccesso del tuo consumo per distruggerlo

Capitalismo moderno americano
Hai due mucche. Ne vendi una, la riprendi in leasing e in questo modo fai una IPO in borsa di una società che ha tre mucche.
Le spingi a produrre latte per quattro e ti stupisci che una muoia.
Fai un comunicato agli analisti spiegando che e un fatto positivo perchè hai ristrutturato il core business riducendo i costi, il titolo sale ed incassi le stock options


La giornata tipica (del financial planner)

La giornata tipica
La professione di financial planner non è certo per tutti…

La professione di financial planner non è certo per tutti.
Con un bel po’ di pelo sullo stomaco, buone conoscenze, ed abitando in una zona ricca può guadagnare (forse) un reddito dignitoso.

Dapprima inizia con il giro del parentado e dei conoscenti a cui provare a vendere i suoi prodotti.
Finiti parenti e amici, arriva la parte tragica.
Non gli resta che affidarsi all’elenco telefonico, oppure a mettere annunci su internet.

Ed inesorabilmente il (povero) financial planner ogni giorno penserà alla sua triste esistenza facendo le seguenti considerazioni sulla sua giornata tipica…

Lavoro ad ore tutti i giorni.
Passo la maggior parte del mio tempo in stanze di hotel.

Sono pagato per rendere felice il mio cliente.
Sono pagato per un certo tempo che può essere allungato per il giusto prezzo.

Non sono orgoglioso di quello che faccio.
Con la mia professione è difficile avere una famiglia.

La gente chiede il mio lavoro ma non riesco mai a spiegarlo.
I miei amici si sono allontanati tutti e mi vedo solo con altri miei colleghi.

I miei clienti pagano sia l’albergo che la parcella oraria.
Sono imbarazzato nel dire agli altri la mia professione.

Racconto fantasie ai miei clienti.
I miei clienti vogliono sempre sapere da me in anticipo cosa posso offrigli e cosa possono ottenere.

Quando vado da un cliente ho un aspetto molto curato, ma quando torno sembro uscito dall’inferno.
Il cliente pensa sempre a quanto è alta la mia parcella rispetto al suo stipendio, e quindi si aspetta miracoli da me.

Ogni mattina mi alzo e dico a me stesso : “Non farò questo per tutta la vita !”

Se sei un financial planner, non prendertela.
Sto scherzando !

Anche se un fondo di verità c’è…


Ingenua superficialità

Ingenua superficialità
Più contratti fai, più guadagni…

Non tutti i direttori di banca sono disonesti.

Ma ormai la loro unica motivazione è chiudere il maggior numero di contratti per ottenere maggiori provvigioni.

Nella maggior parte dei casi disinteressandosi se il cliente guadagnerà o meno.
Ovviamente più contratti fai, più guadagni.

Infatti nei corsi di “addestramento” la quasi totalità del tempo è dedicata ad affinare le tecniche di vendita :

Superare le obiezioni del potenziali clienti.
Capirne la tipologia (prudente, audace, dispersivo, concreto, timido, arrogante…).

Orientare la trattativa positivamente evitando errori : finte trattative con clienti “difficili” per capire .con i colleghi più esperti gli eventuali errori nella vendita.

Inoltre mi ha sempre colpito la superficialità ingenua e la dabbenaggine con la quale molta gente investe, solo perché chi propone un “affarone” è un amico, od un conoscente, od una persona “nota” a livello locale.

Non si dovrebbe mai guardare se chi propone un investimento (o qualunque altro prodotto nel mondo del commercio) è bello o brutto, famoso o sconosciuto, se ha giacca e cravatta o si presenta in jeans e felpa, se lo si conosce da 30 anni perché ex-compagno di scuola (potrebbe essere un solenne incompetente) o da 10 minuti (potrebbe essere un valido esperto).

Ma purtroppo questo succede molto più spesso di quello che si possa immaginare.



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