E’ ancora il gioco dei re ?

Pubblicato il 20 Aprile 2019 da Veronica Baker

Il forte giocatore di scacchi è una persona dotata di un cervello dalle capacità straordinarie che rovina inutilmente davanti a una scacchiera piuttosto che di servirsene per altri fini altamente più importanti.

Albert Einstein


In questo mio vecchissimo articolo provai a spiegare il perchè molti giocatori smettessero nel praticare la disciplina.
E soprattutto perchè gli agonisti in realtà non crescono.

Una immagine non certo buona.
Un ambiente che – a mio parere – allora era già diventato assai tossico.


16 Agosto, 2009


E' ancora il gioco dei re
Apparentemente i tesserati sono in crescita…

Chi predilige gli articoli zuccherosi e trionfalistici, nello stile tipico di molte riviste scacchistiche e siti web, quali ad esempio : “tutto va bene…nuovi giovani campioni spuntano all’orizzonte…gens una sumus…” farebbe bene a smettere sin da ora di leggere il contenuto di questo articolo.

Perché quella che si descrive è l’immagine dettagliata dell’ambiente scacchistico italiano (anche se non esclusivamente italiano).

Ed è la spietata elencazione dei motivi per cui, nonostante molti cerchino in ogni modo di far credere il contrario gettando – come si suol dire – lo sporco sotto il tappeto, non vi siano speranze – stando così le cose – che il numero degli scacchisti praticanti salga significativamente.

A differenza di altri sport (come ad esempio nuoto, pallavolo, atletica leggera), dove il numero di praticanti si è davvero moltiplicato nel corso dei decenni, dagli anni ’60 a oggi , non vi è alcuna speranza che ciò accada per gli scacchi.

E’ ancora il gioco dei re ?

E se anche nell’immediato futuro vi sarà – come assai probabile – una crescita di giocatori di alto livello (GM), non cambierà nulla, quanto a prospettive per lo sport degli scacchi in Italia.
Senza un numero adeguato di praticanti che portano interesse dei media, sponsor e denaro liquido, perfino un GM non può seriamente pensare al professionismo.
A meno che non sia un top player tra i primi dieci al mondo, o non sia ricco di famiglia.

E già a questo punto mi pare di sentire le obiezioni risentite di alcuni responsabili federali:

“Ma come ? Non è vero, i tesserati sono in crescita !”

Non è vero, o meglio, apparentemente i tesserati sono in crescita.
Ma se poi vai a scavare ti accorgi che diverse migliaia di tesserati sono semplicemente bambini delle scuole elementari o medie, che sono stati fatti partecipare a qualche torneo scolastico e sono stati tesserati “obtorto collo”.

Poi di solito quei bambini nel 90% e oltre dei casi giocheranno solo un torneino scolastico o due, e poi non toccheranno più gli scacchi.
Quindi è del tutto arbitrario aggiungerli al numero dei veri scacchisti praticanti.

In tal modo, con un po’ di maquillage sui dati del tesseramento, è facile gonfiare le cifre.
E far credere che i tesserati siano in crescita.

E' ancora il gioco dei re
Non perché gli scacchi non attraggano ed abbiano perso il loro fascino millenario…

Mentre invece è vero proprio il contrario.
In Italia sempre meno scacchisti frequentano i circoli.
E sempre meno scacchisti praticano con una certa assiduità e stabilità i tornei.

Quindi, anche se in apparenza i tesserati oggi sono circa 14.000 e 30 anni fa erano meno (ma anche la popolazione era inferiore), nella sostanza non è cambiato nulla.
Non c’è stata una vera crescita.

E ciò – attenzione ! – non perché gli scacchi non attraggano ed abbiano perso il loro fascino millenario.
Come dimostra ad esempio il fatto che il gioco in rete sia in crescita esponenziale.
E moltissimi appassionati dedicano parte del tempo libero a giocare a casa e tra amici.
O seguire partite di scacchi dei tornei più importanti.

Ma se i giocatori sommersi (diciamo così) sono almeno 15 o 20 volte tanto il numero dei praticanti assidui, i motivi sono molti.
Ma tra i tanti, uno dei più importanti, quello che tutti negano, o fingono di non vedere, è dato dal fatto che purtroppo imperversano i frustrati repellenti.
Coloro che ammorbano e fanno scappare i nuovi giocatori.

Attenzione.
Qui si parla di ambiente.
Costituito principalmente da una mentalità diffusa.
Da un modo tipico e generale di comportarsi, al di là dei singoli individui presi uno per uno, e delle percentuali.

E’ un po’ come se qualcuno di voi fosse un insegnante di scuola, e dovesse esprimere un giudizio su una classe nella quale ci fossero 4-5 bulletti che disturbano sempre.

Poco vi importerebbe se gli altri 15 ragazzini fossero educati e studiosi.

Alla fine il giudizio su quella classe sarebbe negativo.
Perché sicuramente anche una minoranza di 4-5 teppisti che disturbano sistematicamente le lezioni renderebbe esasperante ed estremamente penoso insegnare.

E poco importa se voi (ed io) conoscete alcuni giocatori simpatici, equilibrati, cordiali e gradevoli da frequentare.

Ma se poi – come accade – chi riesce ad imporsi, nei circoli, a livello dirigenziale, tra giocatori, istruttori, organizzatori, sono spesso degli squilibrati, frustrati e arroganti, allora alla fine non ci si può stupire se moltissimi neofiti che mettono piede nell’ambiente scacchistico poi nel giro di poco tempo lo abbandonano, e le percentuali di giocatori attivi sono sempre da prefisso telefonico.

E’ un po’ – se ci pensate – come il principio della resistenza alla trazione di una catena, che è data proprio dal suo anello più debole, non già da quello più forte.

Per capire cosa non va , occorre sentire cosa hanno da dire coloro che hanno smesso di giocare.
Non coloro che giocano ancora.



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