Credi ancora nella vergogna ?

Pubblicato il 1 Giugno 2021 da Veronica Baker

Do you believe in love ?
Do you believe in shame ?
And if love can conquer all
Then why do we only feel the pain ?

Duran Duran – Do you believe in shame ?”


Credi ancora nella vergogna ?
D’altra parte, avevo anche dimostrato…

Credi ancora nella vergogna ?
No, e da tempo immemore ormai.

Ma c’è stato un periodo che nonostante i successi, la libertà, la vita davvero piena di soddisfazioni, pensavo che fossi davvero “sprecata” per un certo tipo di professione.

Questo è stato essenzialmente il motivo per cui nel 2015 – dopo avere “conquistato” Zurigo e di conseguenza dimostrato “al mondo intero” che cosa significasse comprendere davvero le dinamiche dei mercati finanziari – decisi all’improvviso di abbandonare (e per di più nel mio momento migliore) l’adult entertainment.

D’altra parte, avevo pure dimostrato al celeberrimo Ed Seykota (considerato uno dei migliori trader americani di tutti i tempi) – con cui avevo avuto da Marzo ad Aprile 2014 una interessante e per certi versi animata discussione nel suo forum – che era assolutamente nel torto quando mi dileggiava apertamente sul mio equilibrio professionale e personale che avevo trovato nel periodo 2011-2013 (nel 2014 mi ero presa per così dire un anno sabbatico dall’entertainment).

In realtà stavo ancora una volta sbagliando.
E proprio di brutto.

Avevo ottenuto un successo spettacolare, vero.
Di quelli di cui ci si ricorda per tutta la vita.

Ma allo stesso tempo il mio modo di pensare inconsciamente era ancora (almeno in parte) viziato da una mentalità sbagliata che continuava a risiedere in una parte di me, votata al “ciò che in fondo era considerato più politicamente corretto”.

E questo era tremendamente in contrasto con il mio reale pensiero ed il mio reale comportamento, molto spesso al limite della provocazione, che avevo avuto negli anni precedenti.

In effetti scegliere come luogo di inizio della mia nuova attività la città che mi aveva dato la “notorietà” in un certo tipo di ambiente (ovviamente mi sto riferendo a quello scacchistico), per di più solamente due isolati vicino al luogo dove ero andata spesso a giocare tornei non era stata certo un’azione “politically correct”, ma piuttosto una provocazione di livello biblico…

Ma fra le altre cose volevo, desideravo, anelavo anche la rottura TOTALE con tutti loro, senza compromessi (come in effetti poi è realmente avvenuto).

Invece nel 2015 mi ero, per così dire, nuovamente “imborghesita”.
Una sorta di parziale “restaurazione”.

Abbandonai zeppe, decoltee tacco 12, lustrini, guepiere, baby-doll, reggicalze, giocattoli et similia prima dentro l’armadio e poi – in occasione del trasloco nel 2018 – nel cassonetto della raccolta dei vestiti usati.
Salvo poi tornare su Amazon dopo qualche mese a riprendere gli stessi oggetti (e rimetterli di nuovo nell’armadio, per di più).

Eh, sì, anche io a volte sono piuttosto ridicola nelle mie azioni…

Credi ancora nella vergogna ?

Credi ancora nella vergogna ?
Ovviamente fa di tutto per mantenere la sua vera identità privata…

(Ovvero un manuale di auto-difesa per lavorare come escort od in generale nell’adult entertainment senza vergogna o paura della persecuzione da parte della società “normale”)

La cosiddetta società “normale” non è esattamente gentile con chi lavora in generale nell’adult entertainment.
Mi sono sempre chiesta perché sia così.
Riflettendo sulle motivazioni storiche, culturali e soprattutto religiose.

Ma alla fin fine, considerando soprattutto l’evoluzione dei cosiddetti “costumi” nella storia più o meno contemporanea, la ragione di tutto questo rimane (almeno per me) un mistero.

Se si dà ascolto al mainstream (vabbè, oggi forse l’unica pagina degna di attenzione è quella degli oroscopi) le escort e le sex-workers (due categorie ben diverse fra loro, anche se in Europa da almeno 30 anni si sta facendo una grandissima confusione sull’utilizzo dei termini) sono degne di una qualche “gentilezza” esclusivamente se sono state vittime del traffico di esseri umani.
Sicuramente il crimine più riprovevole che esista (ammesso che si possa fare una classifica dei peggiori).

Il che significa più o meno implicitamente che in un qualche modo tutte coloro che lavorano in quest’ambiente “devono” essere esclusivamente “aiutate”.
Un pensiero aberrante che soprattutto nella ormai irriconoscibile Europa Occidentale ha preso piede praticamente dappertutto.

E chi decide consapevolmente di lavorare in questo settore ?

Al rogo, al rogo, dagli all’untore !

Siamo purtroppo rimasti ai tempi dell’Inquisizione.
Infatti la maggior parte delle volte (e questo è un pensiero assolutamente sconcertante) quando qualcuna è vittima di un crimine violento la società sembra dire loro : “Questo è quello che si sono cercate !”.

Quindi prendendo in considerazione tutto questo è assolutamente comprensibile il perché chi sceglie di lavorare in questo settore cerchi sempre di rimanere nella massima discrezione possibile.
Ed ovviamente fa di tutto per mantenere la sua vera identità privata.

Ma non deve preoccuparsi esclusivamente della cosiddetta società “normale”.
Famiglie, parenti ed amici nella maggior parte dei casi semplicemente non capirebbero.

Credi ancora nella vergogna ?
Chi sono stata in passato, chi non sono nel presente, e chi potrei essere forse (di nuovo) in un futuro prossimo…

E quindi la volontà di non danneggiare tutte queste relazioni o dover prendere le distanze dai propri cari fa sì che ben poche parlino apertamente in pubblico di questa scottante tematica.

Tuttavia, vorrei condividere (ancora una volta, ma in modo decisamente più approfondito) con tutti voi la mia esperienza di NON nascondere questa parte di me.
Chi sono stata in passato, chi non sono nel presente, e chi potrei essere (forse, ma decisamente improbabile) di nuovo in futuro.

Con il passare degli anni ho completamente abbracciato tutto questo come una parte di me.
E di conseguenza ho scelto di presentarlo apertamente senza (ovviamente) dare alcuna giustificazione a nessuno.
Nè tantomeno chiedere scusa (a chi poi ?).

Ovviamente agendo in questo modo ci si imbatte prima o poi in tutta una serie di svantaggi più o meno pesanti.
Ma ho accuratamente soppesato nel corso degli anni tutti i cosiddetti pro e contro.
Ed ho appurato che – almeno per quanto mi riguarda – la mia scelta non mi crea assolutamente alcun problema.

Quindi, se vivere una doppia vita come Paperino/Paperinik (o forse un esempio decisamente più calzante con l’argomento sarebbe Belle de Jour) non è qualcosa che trovi facile da portare avanti (io non ci riuscirei mai, ad esempio), ti senti come se fossi sempre braccata da qualcuno che sta seguendo le tue “tracce” ed hai costantemente paura che qualcuno scopra il tuo “segreto”, allora questo mio post è per te.

Spero che tu possa trovare qualcosa di utile nei miei consigli, come una musica che possa dare un qualche conforto alla tua anima.
Ti invito (se lo ritieni opportuno) ad usare uno qualsiasi dei miei suggerimenti per farti forza.
Quindi affrontare il mondo senza alcuna paura.

Un’idea completamente sbagliata

Esiste un’idea comune (completamente sbagliata) per cui se si è disponibili a parlare del proprio lavoro come escort, ormai si sia fuori dal cosiddetto “giro”.
In realtà, come tutte le leggende metropolitane che più o meno girano su internet, è assolutamente falso.

Quando in passato ho dato la disponibilità a parlare del mio lavoro di escort (nel prossimo post ripubblicherò una mia intervista di allora), sono stata avvicinata dai media più di una volta per discuterne.
Anche se poi alla fine hanno sempre pubblicato quello che volevano loro e non le mie dichiarazioni reali, ovviamente.

Inoltre – e questo per certi versi può apparire ancora più strano – allora sono stata pure contattata dalla Polizia (no, non ero Reika Sanjo in incognito…) per avere un mio parere su come combattere la cosiddetta criminalità organizzata ed in generale il racket.

Vero anche che conoscevano il mio numero di telefono (per legge avevo dovuto fornirlo al momento della mia “registrazione”).
Però all’epoca non mi sono sentita perseguita in alcun modo, nè ho mai avuto il timore di avere un qualche guaio con la giustizia.

Forse perchè per abitudine studio sempre prima le diverse normative di legge, cui naturalmente mi sono sempre adeguata.

Un curiosa morbosità

Che ci crediate o no, per quanto la società mandi messaggi non proprio “gentili” nei confronti delle escort, allo stesso tempo ne è morbosamente curiosa (e questa mia affermazione ovviamente non piacque alla giornalista che mi intervistò).

Ovviamente sin da allora ho usato questa curiosità a mio vantaggio, raccontando la mia esperienza in questo particolare mondo in alcuni siti e portali “a tema”.
Il che è sempre positivo, perchè può aiutare gli altri a comprendere meglio quello che facciamo e perchè in fondo sia giusto aprirsi al mondo intero.

Inoltre esistono molti modi “creativi” per incorporare nel tuo curriculum o nella tua biografia la professionalità che hai acquisito nel corso degli anni.
Il mondo solitamente lo troverà molto intrigante e non ti disapproverà.

Privacy ed intrusione nella propria vita privata

Ho sempre avuto un modo di vedere le cose un po’ particolare (sì, lo ammetto, non ho un cervello molto “normale”).
Pur essendo davvero molto preoccupata della continua intrusione nei confronti della mia privacy da parte dei governi mondiali (e non solo loro) che ripetutamente provano a violare i miei diritti più elementari, allo stesso modo ritengo che il continuo nascondere ciò che si fa possa dare in apparenza l’impressione che stiamo commettendo qualcosa di sbagliato o più o meno illecito.

Ed allo stesso modo questo può (più o meno) indirettamente indurre anche noi stesse a pensare che in fondo in fondo lo sia.
Altrimenti non lo si nasconderebbe agli altri.

Quindi, partendo dal presupposto fondamentale che non venga violata alcuna legge (e qui la situazione decisamente cambia da stato a stato e talvolta anche da città a città), NON è intrinsecamente sbagliato per te avere un certo tipo di professione.
Anche se non è certo apprezzata (usando un eufemismo) dal cosiddetto mainstream.

Ma conoscendo proprio il funzionamento dei mass-media oggi essere non apprezzate da loro a mio parere è davvero più di un punto a favore.
Perchè significa che non stai uniformandoti alla cosiddetta “massa” o “normalità”.

Quando ho avuto l’occasione per parlarne, personalmente ho sempre cercato di essere il più trasparente possibile sulla mia professione, perché credo che possa essere un giorno la chiave per sbloccare l’immeritato stigma cui è associata.

Se nessuna esce allo scoperto e racconta davvero le cose come stanno, non cambierà mai nulla.
E questo vale per qualsiasi ambito.

Come possiamo aspettarci che gli altri si avvicinino a noi e ci possano accettare indipendentemente da quello che facciamo se non possiamo esserne orgogliose e soprattutto difendere noi stesse dalle critiche cui la società ci investe giornalmente ?

Famiglia ed amici

E’ piuttosto normale (e sfido chiunque ad affermare il contrario) che la propria famiglia ed i nostri amici possano inizialmente non gradire la nostra professione, o quantomeno esserne in un primo momento choccati.
Lo comprendo bene.

Io stessa, quando ho vissuto dall’altra parte della barricata la medesima situazione, ho pianto per giorni e giorni.
Ed inizialmente difendevo in modo accanito il pensiero comune della società.

Difficile da credere dopo avere letto tutte le parole che ho scritto fino ad ora, vero ?
Certo, ero davvero molto giovane e soprattutto assai immatura.

Credi ancora nella vergogna ?
E’ stato un percorso molto duro scendere nei miei abissi più profondi…

Ed in seguito è stato un percorso molto duro scendere nei miei abissi più profondi.
Gli inferni della mia vita istintiva, il viaggio nei miei incubi necessario per rinascere ancora una volta e – di conseguenza – cambiare.

Ma una cosa è certa.
La famiglia, gli affetti e gli amici più cari non ti ripudieranno mai se tengono davvero a te e soprattutto ti vogliono nella loro vita.

Certo, è difficile.

Tuttavia con il tempo ho compreso (soprattutto ripensando ai miei pensieri di allora) che la paura di solito riguarda la preoccupazione e la sicurezza personale di qualcuno a cui si tiene per davvero.
E non tanto per il tipo di professione.

Quando qualcuno vicino a te ti ama veramente, non ti abbandonerà o ti rinnegherà per il tuo lavoro di accompagnatrice.

Può non essere di supporto e può essere un argomento che è meglio evitare quando si passa del tempo insieme.
Ma di solito ti ameranno lo stesso.

Nel mio caso, la mia famiglia non ha mai saputo nulla di questa parte di me semplicemente perchè la rottura – per ben altri motivi – era già avvenuta molti anni prima.

Semplicemente non mi amavano.

Cosa farò quando…

Una grande preoccupazione è sicuramente il momento del “ritiro” dalle scene.
Il futuro, il cosiddetto “dopo”.

La maggior parte delle aziende (ed in generale tutte le istituzioni, governi e banche comprese) infatti cerca informazioni cercando semplicemente il tuo nome su Google oppure sui social network come Facebook ed Instagram.

E la triste realtà dei fatti – nell’ipocrita mondo di oggi – ci dice che la stragrande maggioranza di loro depennerà istantaneamente il tuo nome dalla lista delle possibili “candidate”  se scoprono che nel tuo passato c’è una qualche attività legata all’adult entertainment.

Credi ancora nella vergogna ?
Cosa farò se scoprono che nel passato…

La mia opinione – da prendere ovviamente con le molle – è che è interamente un problema loro.
E che ragionando in questo modo superficiale molto spesso perderanno dei veri e propri talenti.
Soprattutto menti molto acute ed intelligenti.

Ma la domanda viene spontanea.
Cosa pensi di fare (o cosa puoi fare) se un giorno vuoi cambiare attività ?

La mia risposta a questo quesito è piuttosto semplice.
Dovresti già decidere sin dall’inizio che lavorerai sempre per te stessa, e mai per una multinazionale o – peggio – per un qualsiasi governo od ente pubblico.

Chi ti dice che non puoi mantenere lo stesso tipo di modo di lavorare che avevi prima, con gli stessi metodi e la stessa accortezza ?
Io penso che non esista alcun motivo valido per non continuare a farlo.

Per quanto mi riguarda, sin dal mio primo giorno di lavoro (anche se come noto in ben altro ambito) ho deciso che sarei sempre stata padrona del mio destino.
Quindi avrei sempre lavorato in modo autonomo.
E, parliamoci chiaro, a chi non piacerebbe avere questa libertà per sempre ?

Certo, probabilmente occorre aggiungere che le mie preoccupazioni rispetto ad altre sono (almeno in parte) minori.
Anche io ho una famiglia.
Che però mi ha sempre appoggiata in ogni mia decisione.

Certo, non ho figli a cui pensare.
Questo in effetti può essere un fattore determinante.

Ma se tutti questi miei pensieri hanno toccato una qualche corda della tua anima, ricordati delle mie parole.
Forse un giorno potrebbero esserti di conforto.
Ed offrirti una visione alternativa ai problemi che probabilmente stai vivendo in quel momento.



Veronica


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