Confermata la presenza di nanoprocessori nei cosiddetti “vaccini”

Pubblicato il 27 Agosto 2021 da Veronica Baker

Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.

Albert Einstein


Confermata la presenza di nanoprocessori nei cosiddetti “vaccini”

Confermata la presenza di nanoprocessori
N.d.T. : Immagine scattata da me in un supermercato di cui in questo momento preferisco mantenere l’anonimato. Si noti la presenza di una stampante di sistema e di una serie di collegamenti bluetooth (attivabili tramite password) riconosciuti da un codice numerico che vengono rilevati dallo smartphone avvicinandosi ad un dipendente del supermercato stesso (ovviamente tutti “grafenati”). Notare la differenza fra l’indirizzo del “sistema ricevente” (quello del mio smartphone, in forma esadecimale) ed i codici numerici dei “sistemi disponibili”. Sono forse già tutti collegati ad un qualche sistema di neuromodulazione attivabile a distanza (probabilmente dal proprietario della catena di supermercati stessa) tramite tecnologia bluetooth ? Pur essendo nel campo delle ipotesi più estreme e non ancora verificate sperimentalmente, non è irreale pensare ad una possibilità del genere.

Così scrivevo solo una settimana fa :

“Immagine scattata da me in un supermercato di cui in questo momento preferisco mantenere l’anonimato.

Si noti la presenza di una stampante di sistema e di una serie di collegamenti bluetooth – attivabili tramite password – riconosciuti da un codice numerico che vengono rilevati dallo smartphone avvicinandosi ad un dipendente del supermercato stesso, ovviamente tutti “grafenati”.

Notare anche la differenza fra l’indirizzo del “sistema ricevente” – quello del mio smartphone, in forma esadecimale – ed i codici numerici dei “sistemi disponibili”.

Sono forse già tutti collegati ad un qualche sistema di neuromodulazione attivabile a distanza – probabilmente dal proprietario della catena di supermercati stessa – tramite tecnologia bluetooth ?

Pur essendo nel campo delle ipotesi più estreme e non ancora verificate sperimentalmente, non è irreale pensare ad una possibilità del genere”.

Così scrivevo solo una settimana fa.
Ed adesso iniziano ad arrivare le conferme alle cosiddette ipotesi più estreme…anche se siamo davvero solo all’inizio.

Molti da molto tempo si chiedono se il “vaccino” all’interno abbia un chip.
Ed altrettanti in molti letteralmente ridono quando sentono questa affermazione.

Naturalmente è completamente sbagliato parlare di chip – ed infatti non ho mai fatto uso di questo termine.
Si tratta infatti di un nanoprocessore, e coloro che sono stati inoculati hanno già al loro interno un codice di identificazione unico che può essere rilevato tramite la tecnologia NFC (di cui ho ampiamente parlato due giorni fa in questo mio post sul cosiddetto “vaccino” AstraZeneca).

Questa tecnologia è facilmente rilevabile dagli smartphone fabbricati negli ultimi due anni, in particolare, quando si attiva la funzione di rilevamento di dispositivi vicini tramite Bluetooth.

Nella prossima intervista viene spiegato il funzionamento di questa nanotecnologia, e come si collega all’ossido di grafene ed al 5G.


Mónica Calcedo : Il chip. È reale o è una bugia?

Dr. Chinda Brandolino : È un nanoprocessore.

Ripeto che è in bella vista per chi vuole vedere le micrografie dello studio al microscopio elettronico fatto dal Dr. Andreas Kalcker (N.d.T. : notare che il Dr. Kalcker è uno dei più “moderati”…)

Si vede chiaramente, nell’ingrandimento, un piccolo corpuscolo metallico, perfetto, quadrangolare, dai bordi precisi, che è lo stesso di qualsiasi nanoprocessore nei dispositivi nanotecnologici reattivi.

Quel nanoprocessore è pilotato da un’antenna 4G Plus o 5G.
In pratica, tutta la tecnologia G funziona sempre allo stesso modo.
La differenza sta nel fatto che il pacchetto di informazioni che un’antenna può trasmettere è molto più grande nel 4G Plus, nel 5G, e nelle cosiddette prossime generazioni 6G e 7G.

Cioè, tutte quelle informazioni compatte sono gestite da un nanoprocessore – cioè un dispositivo – che sarà proprio dentro le nostre cellule.
Avendo i Morgellons nel polietilenglicole, si autoriproducono.

(N.d.T. : secondo la medicina “ufficiale”, Morgellons sarebbe il nome informale di una condizione della pelle auto-diagnosticata e scientificamente non comprovata in cui gli individui soffrirebbero di piaghe che loro stessi credono contenere materiale fibroso.
In poche parole una forma di parassitosi delirante.

Sempre secondo la cosiddetta medicina “ufficiale” tali piaghe sarebbero tipicamente il risultato di graffi compulsivi, dovuti ad un qualche stato di alterazione mentale.

Una definizione che non deve assolutamente stupire, anzi dovrebbe porre ulteriori domande.

Perchè il fenomeno del cosiddetto Morgellons – dove la maggior parte degli individui affetti da tale morbo riportano inquietanti sensazioni di strisciamento, puntura e morso, così come lesioni cutanee non cicatrizzantiè strettamente legato al fenomeno delle chemtrails, argomento di cui è stata negata l’esistenza per più di un ventennio e di cui solo negli ultimi tempi per la prima volta la scienza ufficiale ha ammesso la sua esistenza).

Vale a dire, si auto-replica.
Ma siccome è nel grafene… Il grafene è un catalizzatore e, come ti ho spiegato, fa risuonare quella cellula con l’antenna 5G e le microonde del pensiero umano.
Riesci a capirlo ?

C’è un nanoprocessore guidato da un’antenna 5G che va direttamente al funzionamento del nostro cervello (N.d.T. : neuromodulazione, chi segue da settimane questo mio sito ormai conosce bene sia il significato di questa parola, sia come funziona il sistema criminale ideato dalle elite, sia in cosa consista il cosiddetto COVID neurologico)

Confermata la presenza di nanoprocessori
Sembrerebbe che questo chip verrebbe utilizzato…

D’altra parte, ho visto che i microchip vengono già inoculati nell’emisfero Nord (N.d.T. : negli USA).

In una delle mani di molti dirigenti d’azienda.
Questa sarebbe un’informazione “annessa”.

Questo chip viene utilizzato…Ho visto molti documenti firmati in questo modo da dirigenti, impiegati di alto livello delle aziende lo usano come carta d’identità per aprire la porta della banca…

In questo chip è presente pure la loro storia medica.
Tutti i dati riassuntivi saranno in quel microchip, il che è già un fatto concreto.

Se vi ricordate, volevano già imporlo nei nostri paesi qualche anno fa.
È stato prodotto ufficialmente da Motorola nel 2000, e già nell’emisfero nord è utilizzato da tutte le aziende.

Ma sono due cose diverse : il microchip per le informazioni ed il nanoprocessore gestito dalle antenne 5G.

Diana Schroeder : Dottore, un’altra domanda.
Un collega ha fatto un test con il wi-fi.
Era in un centro commerciale, ed i codici sono venuti fuori quando ha messo il telefono direttamente sulla persona “vaccinata”.
Sono venuti fuori dei codici.

Confermata la presenza di nanoprocessori
Il primo ed il terzo dispositivo rilevato sono corretti ovviamente, ma il secondo ed il quarto…a cosa si riferiscono ?

Dr. Chinda Brandolino : È corretto.
È così.

Ho fatto l’esperimento con alcuni familiari inoculati dei miei pazienti.
Se si attiva l’opzione Bluetooth, che cerca i dispositivi, lo si mette sul braccio della persona “vaccinata”, si ottiene un codice di circa 10 cifre.

È sempre lo stesso per quella persona.
E se lo metti sull’altro braccio, quel codice appare di nuovo.

Credo che sia il numero del nanoprocessore che è stato inoculato con il vaccino.

(N.d.T. : in realtà ora occorre fare delle precisazioni perchè la dr. Chanda Brandolino qua sta facendo un po’ di confusione ed i disinformatori potrebbero sguazzarci, anche se la sua affermazione è corretta.
Bluetooth e 5G sono due tecnologie completamente diverse.

La prima è uno standard di comunicazione “senza fili”, la seconda è una rete internet mobile.
Una antenna Bluetooth non può collegarsi a una rete di tipo G, ed ovviamente viceversa.

Per verificare la attendibilità della affermazione della dottoressa, infatti, non si deve MAI mostrare le foto degli indirizzi MAC address degli smartphone rilevati, nè parlare in questi termini.

Perchè per definizione gli indrizzi MAC address rilevati dagli smartphone, come ad esempio D4:9D:C0:4A:C3:5B spesso sono nei cosiddetti database della Institute of Electrical and Electronics Engineers – ed ovviamente quando non coincidono con questi poi i soliti fact-checkers possono ribattere aggiungendo che “esistono indirizzi casuali che non richiedono la registrazione all’IEEE (a pagamento)” – ma va, mica me lo aspettavo questo modo di confondere la acque…- e soprattutto “vengono utilizzati per garantire la privacy di un dispositivo e per impedirne il tracciamento” – certo come no !

Ma nessuno ha ancora saputo spiegarmi il significato della schermata che ho messo all’inizio di questo post e di cui sopra ne ho messa ancora un’altra…vero Chicco Ment-ira ?

Ovviamente sono sempre pronta a smentire qualsiasi affermazione errata scritta in questo mio sito.
Ma purtroppo colgo nel segno anche quando non lo vorrei per nulla…)



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