Come crearsi un pensiero critico

Pubblicato il 7 Agosto 2022 da Veronica Baker

Sbagliare è umano.
Ma fare ancora lo stesso errore è stupido.

Reika Sanjo


Come crearsi un pensiero critico

Non sempre si fanno le scelte giuste e vincenti nella vita.
Ma questo aiuta a crescere, a diventare persone migliori, ad imparare dai propri errori.

Una frase apparentemente banale.
Ma che nasconde invece una verità profonda.

Imparare dai propri errori
Questa frase apparentemente banale nasconde invece una verità profonda…

Quando ci si interroga su questo fatto, in realtà ci si sta ponendo un problema che tradotto in altri termini è :

“Vorrei migliorare me stessa, forse gli errori sono una occasione per poterlo fare ?”

Sin da quando veniamo al mondo non facciamo altro che accrescere la nostra capacità intellettiva proprio per mezzo degli errori.

Un giorno ho sentito una interessante considerazione a questo proposito :

”Perché gli adulti non diventano più intelligenti di quello che potrebbero ?
Perché hanno paura di ammettere di sbagliare !”

Dimenticando che è proprio sbagliando che hanno imparato tutto quello che sanno.

Ogni volta che noi facciamo un qualsiasi errore, se riteniamo consapevolmente nella nostra memoria quanto è accaduto, quando si ripresenta la medesima situazione facciamo tesoro della memoria e ci comporteremo in modo che non si ripeta almeno lo stesso errore.

Personalmente ne ho compiuti tanti e ne farò ancora altrettanti nel corso della mia vita.
Ma difficilmente ne ripeto.



Imparare dai propri errori
Come crearsi un pensiero critico
Occorre semplicemente avere la capacità di mettere in dubbio una informazione ricevuta….

Molte persone non sono in grado di pensare da sole.
Né di valutare correttamente le informazioni ricevute.

Nè entrambe le cose.

Non occorre sempre e comunque essere esperti – od addirittura dei veri e propri professionisti – per poter correttamente avere una opinione.
Occorre semplicemente avere la capacità di mettere in dubbio una informazione ricevuta.

Saper pensare.
Avere un pensiero critico.
Saper utilizzare la logica.

Ed alla fine poter arrivare a fare le proprie considerazioni.

In poche parole stimolare il cosiddetto pensiero critico.
Quello che oggi viene regolarmente liquidato come “complottista” da coloro che vogliono imporre il cosiddetto “pensiero unico”.

In realtà basterebbe chiedersi più o meno questo :

“Hai mai avuto un momento nella tua vita in cui hai fatto qualcosa perché eri talmente presa dalla situazione che hai seguito senza riflettere ciò che facevano le persone intorno a te ?

E soprattutto, ti sei sentita influenzata da tutto quello che succedeva e che loro facevano ?
E più tardi pensi : come sono stata stupida !”

Solitamente sono eventi che capitano a tutti.
Soprattutto quando siamo giovani.
E quindi immaturi.

Anche io ovviamente, ripensando ai miei vent’anni, ora vedo quanto fossi stupida a quella età.

Ad esempio (una delle tante opinioni sbagliate che avevo allora !) ero convinta che l’UE fosse un progetto che avrebbe favorito l’integrazione fra i diversi paesi.
E che una moneta unica – l’Euro – fosse una “cosa buona e giusta”.

Ma ovviamente ero presa dal momento.
E non riuscivo a vedere altro.
Non avevo ancora imparato a riflettere in modo completamente critico ed autonomo.

Ma ben presto la realtà della vita mi ha portata a comprendere quanto di sbagliato ci fosse nella cosiddetta narrativa “ufficiale”.
E da quel momento ho iniziato a sviluppare un personale pensiero critico.
Senza prendere più nulla per oro colato.

Ed ecco il perchè in questo momento sono proprio i giovani ed i giovanissimi – e proprio a loro si rivolgono tutti questi “cospiratori dell’umanità” – a credere nella narrativa ufficiale.

Proprio perchè non hanno ancora avuto il tempo di crearsi autonomamente uno spirito critico.
Esattamente ciò che il cosiddetto sistema educativo/scolastico moderno vuole distruggere sempre di più.


Il “ruolo” degli insegnanti

È importante comprendere come la scuola abbia ormai come scopo insegnare a “disimparare” piuttosto che ad “imparare”, sottoponendo i bambini e gli adolescenti ad un’intensa falsa propaganda prima per staccarli dai genitori, e poi per “riciclarli” facilmente nel sistema senza che si pongano troppe domande.

Ma il vero ruolo dell’insegnante dovrebbe essere quello di “formare” prima che “insegnare”.
E per formare le persone occorre in qualche modo essere modelli, per essere credibili.



Il ruolo dell'insegnante
Se ripenso al mio passato di studentessa…

E se ripenso al mio passato di studentessa…non è che allora fosse così tanto diverso, anzi.
Ecco alcuni “modelli” avuti come insegnanti.

In prima liceo una Prof. di lettere e latino che faceva parte dell’Opus Dei.
A scuola non faceva altro che affermare che Dante faceva bene a mettere i gay all’Inferno e che ogni Venerdì Santo il cielo si oscurava all’ora precisa in cui era morto Gesù Cristo.

Successivamente nel biennio ho avuto per un brevissimo periodo come insegnante di lettere e latino un prete laico.
Un pessimo Prof. sotto tutti i punti di vista.
Odiava i comunisti ed amava invece molto le ragazzine.

In terza liceo una Prof. di lettere alla quale piaceva ostentare il suo status sociale.

Buon matrimonio più che un buono stipendio, ovviamente.
Arrivava a lezione sempre molto ben vestita, griffata, ingioiellata, con una bella macchina.

In quarta e quinta liceo una Prof. di lettere e latino che pensava esclusivamente alla sua carriera politica (ed in effetti è riuscita nel suo intento, essendo diventata sindaco di Rho).
Un giorno sì ed un giorno no ostentava questo suo pensiero.
Ovviamente non faceva nulla per interessare i suoi allievi allo studio delle materie da lei insegnate svogliatamente.

In terza liceo un Prof. di filosofia che odiava a priori le ragazze, dandole spesso a priori dei brutti voti anche quando mostravano di essere preparate.
Però adescava i maschietti (con una marcata predilezione per i biondini con gli occhi azzurri) nel suo appartamento a vedere film porno gay.

In quarta liceo ho avuto per poche settimane un insegnante di filosofia che entrava in classe, si sedeva alla cattedra, diceva letteralmente di “non rompere i coglioni” e poi apriva il giornale leggendolo per tutto il tempo.
Naturalmente era il suo secondo lavoro.

E voglio tralasciare molti altri esempi (perchè qua si scenderebbe troppo nel personale), come la mia Prof. di Inglese (purtroppo per ben cinque anni) che mi odiava visceralmente solo perchè nello studio del pianoforte allora ero considerata un talento naturale (decisamente proprio altri tempi…), mentre suo figlio (che frequentava la mia medesima scuola) era stonato come una campana e soprattutto non era minimamente portato allo studio della materia.

Cosa voglio arrivare a dire ?

Che non concordo affatto sul ruolo dell’insegnante come modello.
Perchè l’educazione ed i valori dovrebbero essere trasmessi principalmente dai genitori (o dai tutori).

Un insegnante non può fare altro che fornire una preparazione didattica ed insegnare il rispetto per le regole.
Non può (e non potrà mai) sostituirsi ad una madre (od un padre) e diventare per loro un modello di riferimento da seguire.

Il vero problema è l’ignoranza e la poca professionalità di molti docenti.
Situazione che comporta il discredito della intera categoria.

La scuola non riconosce certo le differenze fra chi è davvero colto e preparato, e chi è semi-analfabeta.
Appiattisce tutti verso il basso.


No, Thanks
No thanks
Riconoscere i propri errori è fondamentale…

Riconoscere i propri errori è fondamentale nella vita.
Anche se l’imparare è molto soggettivo.

La maggior parte della gente infatti cappella sempre.
Ma non impara mai nulla.

Cambiare mentalità o cercare di fare ragionare le persone ?
Da tempo ho capito che è del tutto impossibile.

Aggiungo un pensiero su alcuni aspetti della società odierna che ritengo gravissimi.
Opportunismo dilagante, estrema ricerca dell’ego.
E soprattutto essere valutati solo per quanto si ha (o si puo dare, in vari ambiti) e non per quello che si è come persone.

Stiamo scendendo sempre più velocemente una pericolosa china.
E temo che andremo di male in peggio.

Ne consegue che per il prossimo Natale – naturalmente dopo una richiesta effettuata tramite un ordine virtuale effettuato dal PC – mi farò stampare una maglietta con su scritto :

“No thanks.”

Consegna richiesta esclusivamente tramite droni, ovviamente.
Ed a chi mi chiederà :

“Perchè no thanks ?”

Risponderò :

“Non mi interessa più nulla delle chiacchiere.”

Viviamo ormai in un mondo di chiacchieroni e di incompetenti.
Un mondo da non prendere mai troppo sul serio.



Alla fine…

Nel corso di questi ultimi anni ho avuto per ben due volte la possibilità di lavorare a stretto contatto con alcuni dei cosiddetti personaggi più “prestigiosi” (in ambito economico/finanziario) a livello mondiale.

Pensavo che fossero esperienze uniche.
Che mi avrebbero fatto crescere molto.

Ain’t it strange
When everything you wanted
Was nothing that you wanted
In the end

Invece non è stato così.

Alla fine...
Un giudizio negativo condizionato dalle alte aspettative che questa volta riponevo…

Ed alla fine sono arrivata a fare le mie personali considerazioni sul perchè di quanto accaduto.

Nella maggior parte dei casi chiunque ottenga grande visibilità (mediatica, accademica o quant’altro) non è detto che sia una persona che ne sappia davvero più degli altri.
E fin qui, nulla di nuovo.

Certamente si può conoscere un argomento più di ogni altra persona, avere progettato il migliore linguaggio di programmazione, possedere la migliore intelligenza artificiale.

Ma per trasmettere le proprie conoscenze, per essere un vero formatore, occorre possedere umanità.

Se ci si affida esclusivamente al giudizio di una macchina, se si fa di tutto per non prendere opinioni personali (forse perchè non si è minimamente capaci di farlo…), quando si sta palesemente sbagliando trincerandosi dietro la frase “è la macchina che ragiona, e non io”, se si vuole cercare di uniformare le tesi alle ipotesi fatte anzichè provare ad ascoltare chi ha una opinione contraria basata su un altro tipo di ipotesi…

…beh, non solo non riuscirai mai a trasmettere il tuo immenso sapere.
Ma soprattutto sei arrivato – a mio avviso – al capolinea del tuo progetto.
Perchè possedere un Ego così elevato da non ammettere mai di avere sbagliato è sempre l’anticamera del fallimento.

Anche perchè l’uomo alla fine è e sarà sempre superiore alla macchina.

Ma avevo già visto questa pellicola.

Alla fine
L’uomo è sempre superiore alla macchina…

Quanti oggi veramente hanno realmente la capacità di pensare in modo critico e soprattutto indipendente senza avere alcun interesse di parte ?

Davvero in pochi.
E chi lavora ad un certo livello, in realtà è sempre un burattino di qualcuno più grande di lui.

Quindi la mia risposta è stata davvero semplice.

Dovevo fare un passo indietro.

Ho scelto la libertà.
Dicono che occorra davvero molto coraggio.

Ma il coraggio è semplicemente il prezzo da pagare per essere libera di essere, di comportarmi nel modo che ritengo giusto e di affermare il mio pensiero realmente indipendente.
E da sempre sono convinta che paghi moltissimo.

In fondo, ci vuole poco.

Take my house
Take the car
Take the clothes
But you can’t take the spirit

In fondo anche la vita è composta da cicli.



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