Autoassemblaggio di cristalli di DNA

Pubblicato il 19 Febbraio 2022 da Veronica Baker

Da questa affermazione si evince chiaramente l’esistenza di nanorouter al fine di consentire l’instradamento di segnali e dati, nell’ambito delle reti di comunicazione cellulare e molecolare e quindi nelle reti di nanocomunicazione intracorporee, rispondendo alla necessità di sviluppare e testare nanotecnologie che sarebbero poi state introdotte nei cosiddetti “vaccini”.

Veronica Baker


Autoassemblaggio di cristalli di DNA

Le immagini al microscopio osservate da (Campra, P. 2021) continuano a fornire fondamentali informazioni per chiarire sia il contenuto che i materiali presenti nelle fiale dei cosiddetti “vaccini”.

Questa volta sono state trovate prove di fondamentale importanza che confermerebbero come il cosiddetto “vaccino” Comirnaty™ Pfizer presenti una tecnologia di autoassemblaggio dei cristalli di DNA, in linea con quanto riscontrato nell’articolo sulle prove di autoassemblaggio dei reticoli di origami di DNA.


Identificazione di pattern nei cosiddetti “vaccini” : prove di auto-assemblaggio dei reticoli di origami di DNA


Questa scoperta è stata possibile, confrontando le immagini del Dr. Campra con la letteratura scientifica, in particolare con il lavoro di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z. ; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018) dal titolo “Modulazione dell’autoassemblaggio del cristallo di DNA con agenti progettati razionalmente”.

Quest’ultima scoperta aiuta a comprendere meglio la natura degli oggetti osservati, nonché la loro conformazione, in modo tale da escludere ogni eventuale casualità o mera coincidenza, visto che quanto osservato sembrerebbe piuttosto un progetto premeditato e studiato in laboratorio.

Analisi dell’immagine

La Fig.1 mostra la sequenza di immagini dello studio di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018) in cui il processo di autoassemblaggio dei cristalli di DNA è osservato su una scala di 200 μm, compatibile con la scala di osservazione del Dr. Campra.

Si può notare come le “molecole di DNA” si formino in cristalli bidimensionali e tridimensionali, con struttura quadrangolare, rettangolare, cubica, secondo un ordine di costruzione predeterminato.

Quando la morfologia di questi cristalli di DNA viene confrontata con quella degli oggetti osservati nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, si può trarre la concusione che la coincidenza è decisamente precisa sia in termini di formati che di prospettive, dimensioni e geometrie.


Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig. 1. Immagini di cristalli di DNA in gocce diverse. La sua morfologia corrisponde esattamente a quella osservata nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

La figura 2 confronta le immagini dello studio di Zhao e quelle ottenute dal Dr. Campra nella sua analisi del cosiddetto “vaccino” Pfizer, dove è ormai evidente che gli oggetti osservati sono cristalli di DNA.

Vengono forniti anche altri riferimenti dalla letteratura scientifica che confermano questa identificazione (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018 | Chandrasekaran , AR 2019 | Hernandez, C.; Birktoft, JJ; Ohayon, YP; Chandrasekaran, AR; Abdallah, H.; Sha, R.; Seeman, NC 2017).


Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.2. Processo di formazione dei cristalli di DNA nella letteratura scientifica e suo confronto con quelli osservati nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, nelle immagini del Dr. Pablo Campra.

Altri test aggiuntivi sono riportati di seguito nelle figure 3, 4 e 5.

Ad esempio in figura 3, la presenza di cristalli di DNA e quello che sembrerebbe essere una fibra di carbonio o un nanotubo, il che potrebbe effettivamente corrispondere alla struttura di un micro/nanotubo.

L’importanza della scoperta è rilevante, in quanto implicherebbe un ripensamento sulla composizione degli oggetti finora individuati, in particolare le strutture rettangolari, romboidali e quadrangolari, che in un primo momento sembravano essere nanotubi di carbonio CNT.


Identificazione di pattern nelle persone vaccinate : nanopolpi e nanotubi di carbonio/grafene


Per la complessità e le considerazioni che questo risultato potrà rivestire nelle ricerche, questo punto specifico sarà affrontato in una sezione diversa.


Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.3. Occorre notare come sia nell’immagine del campione del cosiddetto “vaccino” Pfizer, sia nella letteratura scientifica, appaiano sia cristalli di DNA, sia una fibra che in precedenza è stata descritta come nanotubi di carbonio CNT. Secondo la letteratura scientifica, questo potrebbe corrispondere anche a formazioni o strutture di DNA in particolare, nanotubi di DNA. Il fatto di trovare immagini che presentino gli stessi elementi, nella stessa cornice, con la stessa morfologia e la stessa scala, è tutt’altro che una semplice coincidenza, fino ad affermare che esiste un’alta probabilità che siano strutture di DNA. Tuttavia, per ottenere una ulteriore certezza delle prove raccolte, sono in corso ulteriori prove di laboratorio. Immagini dalla letteratura scientifica di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

La Fig. 4 mostra strutture cubiche che ricordano piriti raggruppat ; molto probabilmente sono strutture dei cristalli di DNA 3D nel processo di formazione.

È interessante anche notare come le “crepe” ed i “segni” che si osservano sulla superficie di questi cristalli siano molto simili a quelle che si vedono nei cristalli di DNA presenti nella letteratura scientifica.

Non è stato ancora scoperto con esattezza a cosa corrispondano queste crepe :  se si tratti di difetti di costruzione, o se rispondano alla progettazione di canali predeterminati da parte di molecole di DNA, oppure se seguano uno schema circuitale, come spiegato già in precedenza nell’articolo che trattava la presenza dei nanorouter nei cosiddetti “vaccini”.


Nanorouters nei cosiddetti vaccini : una scoperta fondamentale


Tutte quete ipotesi sono ancora da verificare, e sono ancora necessarie ulteriori ricerche e studi al fine di garantire una precisione ancora maggiore.


Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.4. In questo confronto si può notare come durante il processo di formazione dei cristalli di DNA, questi ultimi possano presentare forme cubiche, di piriti combinate in 3D, con quelle che sembrano essere delle crepe, non ancora identificate e che potrebbero rispondere a molteplici fenomeni costruttivi, come osservato nella voce su nanorouter. Non sembra esserci però alcun dubbio sul fatto che quanto osservato nei cosiddetti “vaccini” abbia un’approssimazione morfologica molto chiara rispetto alle strutture del DNA cristallizzato. Immagini dalla letteratura scientifica di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

La Fig. 5 mostra una fibra o micro/nanotubo molto simile, quasi identica, a quelle osservate nei campioni del cosiddetto “vaccino”, in questo caso Pfizer.

E’ necessario in ogni caso riconoscere in modo onesto che esiste tuttora la possibilità che molte delle fibre osservate nei cosiddetti “vaccini” non corrispondano a nanotubi di carbonio a parete singola o composita, ma che siano in realtà nanotubi di DNA a parete singola o composita, molto probabilmente ibridato con grafene.


Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.5. E’interessante osservare come queste fibre comunemente appaiano insieme ai cristalli di DNA, già osservati in Fig. 3. Morfologicamente si tratta di una corrispondenza esatta, il che fa pensare che in realtà molte delle fibre o nanotubi osservati nei cosiddetti “vaccini” potrebbero essere in realtà nanotubi o fibre di DNA. Immagini dalla letteratura scientifica di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

Se fossero confermati i risultati ottenuti in quest’ultima ricerca, non solo sarebbero stati individuati sostanze come grafene ed idrogel, ma anche del DNA (sintetico) utilizzato per costruire le strutture che sono già state in precedenza osservate e che non lasciano spazio a dubbi sull’esistenza di nanotecnologie e della bioingegneria, come chiaramente spiegato nel lavoro di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018) ed anche in altri riferimenti nella letteratura scientifica, in questo particolare campo molto ampio e che quindi richiederà diverso tempo per essere analizzata e rivista.

Altre immagini importanti del lavoro di Zhao sono le figure 6-X.


Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.6. Esempio di autoassemblaggio di cristalli di DNA mediante molecole di DNA a triangolo simmetrico H=1:3 (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, c .2018)

Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.7. Autoassemblaggio di cristalli con molecole di DNA in formazione H=1:0. Osserva come appaiono i cristalli 3D e 2D. Si può vedere anche una di queste fibre, che coincide con i già noti nanotubi di carbonio, che ora potrebbero corrispondere a nanotubi di DNA. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

Autoassemblaggio di cristalli di DNA
Fig.8. Un’altra immagine che presenta lo stesso tipo di molecole di DNA in un rapporto H=1:0, dove si osservano alcune composizioni perfette sotto forma di una scatola 2D e di un diamante. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.9. Cristalli formati con molecole di DNA triangolari simmetriche del tipo H=1:6. Si può notare come queste proporzioni varino la morfologia del cristallo. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.10. Sono osservati cristalli di DNA simili a quelli trovati dal Dr. Campra nell’analisi delle fiale del cosiddetto “vaccino” Pfizer. In questo campione, non vengono aggiunti additivi al DNA, il che consente l’evoluzione in un rapporto 1:1, secondo gli autori. E’ possibile osservare anche la formazione di una fibra di DNA, che in precedenza sarebbe stata identificata come un SWCNT di nanotubi di carbonio a parete singola. Ora sappiamo che potrebbe corrispondere alle strutture del DNA. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.11. Nel riquadro in basso a sinistra è visibile una sovrastruttura dalla quale i cristalli in formazione sembrano staccarsi. Questi tipi di sovrastrutture vengono prodotti quando viene utilizzato DNA con filamenti H ” accoppiati con estremità appiccicosa”. Un risultato molto simile a quanto osservato dal Dr. Campra nella Fig. 12. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C 2018).

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Fig.12. Confronto dei cristalli di DNA nella letteratura scientifica e loro corrispondenza con le osservazioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, ottenute dal Dr. Campra. I noduli di DNA si disintegrano per diventare cristalli. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.13. In questa occasione, sono stati osservate formazioni di cristalli di DNA i cui filamenti H` primi presentano “estremità appiccicose non corrispondenti”. In quesoi caso la morfologia è leggermente più irregolare. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.14. Un’altra configurazione di cristalli di DNA con estremità appiccicosa non corrispondenti, conformi al modello a doppio primo H“. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.15. Un’altra osservazione di cristalli di DNA nella cui soluzione è presente una fibra di DNA in formazione, aderente ai cristalli, a causa dell’estremità appiccicosa dei filamenti di DNA. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.16. Nella formazione dei cristalli si rilevano alcune aberrazioni strutturali dovute alla ridondanza delle molecole di DNA. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.17. L’immagine mostra un nodulo da cui si staccano e si formano i cristalli di DNA, simile a quello osservato nelle figure 11 e 12. Il tipo di molecola di DNA è il doppio primo H:H´´ in un rapporto di 1:20:20. (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

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Fig.18. Quando la molecola di DNA è del tipo a doppio triangolo primo H´´ in un rapporto 1:5, si ottengono questi tipi di oggetti, che sono stati osservati anche nei campioni di vaccino, vedere il video 1. (Zhao, J.; Zhao, Y . ; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018)

Il resto delle immagini possono essere consultate nel pdf integrale di questo studio.



Lo studio di Zhao e la tensegrità del DNA

La formazione di cristalli di DNA è importante non solo per lo sviluppo di nanotecnologie compatibili con il corpo umano, ma anche per consentire precisi processi di autoassemblaggio nella configurazione di dispositivi più complessi.




Infattiil DNA è una potente molecola per l’autoassemblaggio programmato…Nell’ultimo decennio sono stati sviluppati cristalli di DNA 3D razionalmente progettati, che possono funzionare da scaffold per il caricamento degli enzimi e la determinazione della struttura, come la filtrazione e come sistemi di dispositivi controllabili (Hao, Y.; Kristiansen, M.; Sha, R.; Birktoft, JJ; Hernandez, C.; Mao, C.; Seeman, NC 2017)…In questi cristalli, le interazioni tra i motivi (ibridazioni appiccicose) sono state progettati razionalmente e possono essere facilmente programmati/modificati in base all’accoppiamento di basi Watson-Crick…Grazie alla programmabilità del DNA, questi cristalli di DNA ingegnerizzati forniscono un eccellente sistema modello per lo studio di questioni fondamentali nella cristallizzazione biomacromolecolare” (Zhao, J.; Zhao Y., Li Z ., Wang Y., Sha R., Seeman NC, Mao C. 2018).

Questo rende il DNA il materiale ideale da somministrare in una soluzione acquosa, come quella del cosiddetto “vaccino”.

Secondo Zhao e il suo team, la creazione di cristalli di DNA dipende dal numero di nuclei di cristallizzazione.
Si tratta di molecole di DNA con una struttura chiamata “
triangolo di tensegrità del DNA” e dal fattore tempo.

Secondo il loro studio, “la crescita dei cristalli dipende in modo critico dalla cinetica di cristallizzazione.
In generale, pochi nuclei portano a pochi (e grandi) cristalli ; un lento tasso di crescita porta ad un’elevata qualità del cristallo.
Usando il cristallo del triangolo di tensegrità del DNA progettato come sistema modello, abbiamo ipotizzato che potremmo far crescere grandi cristalli aggiungendo un agente che interferisce con la nucleazione e la crescita dei cristalli
“.



Il triangolo della tensegrità del DNA sembra essere un elemento importante per la conformazione delle strutture cristalline, configurando una complessa rete di DNA, secondo schemi geometrici predeterminati, vedi figura 19.

Il concetto di “Tensegrity” si riferisce al principio strutturale che permette l’unione di oggetti in una rete tesa, che è applicabile alle catene di DNA, che danno origine a questi cristalli.

In altre parole, l’equilibrio del cristallo dipende dalla tensione che viene esercitata tra le parti della catena del DNA che sono in contatto, il che è particolarmente vero alle estremità dei filamenti del genoma alla loro unione con il resto delle molecole del DNA.


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Fig.19. Struttura e codifica genetica dei triangoli del DNA o tensegrità del DNA (acido desossiribonucleico) dove si osservano i filamenti che compongono la struttura triangolare. Osserva come molti di questi triangoli possono essere uniti ai collegamenti alle loro estremità, formando strutture più complesse, secondo uno schema che può essere predeterminato. Infine si configurano i cristalli osservati in letteratura, identici a quelli analizzati nei campioni vaccinali.

Inoltre, viene spiegato che il meccanismo di legame tra i triangoli di tensegrità del DNA, o altre strutture del DNA, sono le estremità dei filamenti del genoma e dei loro nucleotidi, il che consente la crescita dei cristalli, il suo orientamento, dimensionalità e limitazione dell’assemblaggio.

Questo è spiegato come segue : “Il motivo di base del DNA è un triangolo tensegrile con triplice simmetria rotazionale.
Ci sono un paio di estremità adesive complementari lungo ciascun bordo del triangolo, quindi i motivi triangolari possono essere associati tra loro in tre direzioni indipendenti mediante identica associazione di estremità adesive per formare cristalli 3D.

Per questo sistema, abbiamo progettato un filamento a forcina (H) lungo 12 nucleotidi (nt).
Contiene un’estremità adesiva lunga 2 nt, che è identica alle tre estremità adesive e complementare alle altre tre del triangolo del DNA.
La catena H può legarsi transitoriamente alla superficie di cristalli triangolari in crescita e motivi triangolari, ed impedire che i cristalli crescano ulteriormente e impedire che i motivi triangolari si associno tra loro
“.

Ciò dimostrerebbe il controllo nella produzione dei cristalli, nonché l’uso di filamenti H (tornante) nel cosiddetto “vaccino” Pfizer, ottenendo risultati identici, come mostrato nelle immagini in figura 2 e 2.

Nella Fig. 20 si possono osservare altre forme di cristalli di DNA, secondo i filamenti H, che agiscono come agenti modulanti.
Rispetto alle immagini al microscopio ottico dei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, viene nuovamente dimostrata un’elevata somiglianza, come mostato in Fig. 18.


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Fig.20. Sulla sinistra si trova il triangolo della tensegrità del DNA con diverse terminazioni o filamenti H che consentono lo sviluppo di diversi tipi di cristalli, con crescita controllata 2D o 3D. Sulla destra ci sono le immagini del cosiddetto “vaccino” Pfizer ottenuto dal Dr. Campra, in cui la crescita di cristalli analoghi è corroborata secondo lo schema del DNA sintetico con terminazioni in H, H´ prime e H´´ double prime.

Nanotecnologie basate su DNA e grafene

Se viene ipotizzata l’esistenza di una tecnologia di autoassemblaggio basata sul DNA, che forma cristalli identici a quelli osservati nei campioni del cosiddetto “vaccino” Pfizer, si potrebbe anche considerare che esistano tecnologie a DNA per l’autoassemblaggio dei circuiti.

Ed infatti questo è quanto si scopre analizzando lo studio di (Scalise, D.; Schulman, R. 2019).
Questo risultato è infatti possibile grazie ai filamenti di DNA sintetico, che utilizzano sequenze molto specifiche, che “
possono rilevare informazioni nel loro ambiente e controllare l’assemblaggio, lo smontaggio e la riconfigurazione del materiale.

Queste sequenze potrebbero servire come input e output per i circuiti di calcolo del DNA, consentendo ai circuiti del DNA di agire come elaboratori di informazioni chimiche, per programmare comportamenti complessi nei sistemi chimici e materiali” .

Ed infatti potrebbero non solo elaborare informazioni chimiche : “In particolare, esistono interfacce che possono rilasciare filamenti di DNA in risposta a segnali chimici, lunghezze d’onda della luce, pH o segnali elettrici, nonché filamenti di DNA che possono dirigere l’autoassemblaggio e la riconfigurazione dinamica delle nanostrutture del DNA, regolare gli assemblaggi di particelle, controllare l’incapsulamento e manipolare materiali, inclusi cristalli di DNA, idrogel e vescicole.

Queste interfacce hanno il potenziale per consentire ai circuiti chimici di esercitare il controllo algoritmico sui materiali senzienti, che alla fine possono portare allo sviluppo di materiali che crescono dinamicamente, guariscono e interagiscono con i loro ambienti“.

Queste affermazioni di Scalise e Schulman sono molto illuminanti, poiché confermano che è possibile creare circuiti con strutture sintetiche del DNA, prendendo la lunghezza d’onda della luce come segnali, sviluppando dispositivi optoelettronici ed operando con segnali elettrici.

Inoltre, fa una chiara allusione a cristalli di DNA, idrogel e vescicole che possono essere manipolati per sviluppare un autoassemblaggio controllato e persino un’autoriparazione.

Tuttavia, i circuiti del DNA non sarebbero in grado di funzionare ricevendo solamente segnali elettro-magnetici.
Ed è
a questo punto che entra in scena il grafene, poiché è stato dimostrato che viene sintetizzato negli aptameri dei filamenti di DNA, conferendo loro sia capacità superconduttive, sia la capacità di ricevere segnali elettromagnetici, vista la proprietà del grafene capacità di assorbire le radiazioni (per di più assorbendo le onde elettromagnetiche moltiplicandole fino a 1000 volte), come in un forno a microonde.

Ciò è affermato da (Wang, L.; Zhu, J.; Han, L.; Jin, L.; Zhu, C.; Wang, E.; Dong, S. 2012) che hanno inoltre sviluppato un metodo per sintetizzare l’ossido di grafene GO su aptameri di DNA per creare porte logiche e multiplexing nel contesto dello sviluppo dei circuiti del DNA.

Un concetto spiegato nel seguente paragrafo : “È stato creato un sistema GO/aptamer per creare operazioni logiche multiplex e consentire il rilevamento di target multiplex.

L’aptamero legante l’adenosina trifosfato (ABA) marcato con 6-carbossifluoresceina (FAM) e l’aptamero legante la trombina (TBA) marcato con FAM sono stati prima adsorbiti sull’ossido di grafene (GO) per formare un complesso GO/aptamer, che ha portato all’estinzione della fluorescenza FAM .
Abbiamo dimostrato che l’esclusiva interazione GO/aptamer e il riconoscimento target-specifico dell’aptamer nel sistema target/GO/aptamer erano programmabili e potevano essere utilizzati per regolare la fluorescenza FAM tramite porte logiche OR e INHIBIT.
“.

Configurando gli aptameri con ossido di grafene, aumenta la conduttività elettrica della struttura del DNA bersaglio e consente loro di agire come transistor di campo, riducendo il consumo di energia necessario per eseguire la rete di nanocomunicazione intracorporea.


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Fig.21. Ossido di grafene negli aptameri del DNA per creare porte logiche con proprietà superconduttive ed elettromagnetiche migliorate. L’esperimento conferma che può essere sintetizzato in modo semplice e migliora le capacità di riconoscimento del segnale, consentendo la sua applicazione come recettori biomimetici e la sua applicazione nello sviluppo di circuiti di calcolo nanotecnologici. (Wang, L.; Zhu, J.; Han, L.; Jin, L.; Zhu, C.; Wang, E.; Dong, S. 2012)

Tornando al lavoro di (Scalise, D.; Schulman, R. 2019), viene confermato più volte che lo sviluppo dei circuiti del DNA consente di svolgere le stesse operazioni dei circuiti elettronici a transistor : “i circuiti di DNA sono un mezzo particolarmente promettente per il calcolo all’interno dei sistemi chimici.

Sono composti principalmente da oligonucleotidi di DNA (cioè brevi filamenti di DNA), ma possono anche contenere enzimi come la DNA polimerasi o esonucleasi (Zhang, D.; Seelig, D. 2011 | Baccouche, A.; Montagne, K.; Padirac, A ., Fujii, T., Rondelez, Y. 2014 | Willner, I., Shlyahovsky, B., Zayats, M., Willner, B. 2008).

I circuiti del DNA possono eseguire le stesse operazioni fondamentali dei circuiti elettronici a transistor, tra cui logica booleana e aritmetica (6–9), generazione di oscillazioni e temporizzazione (10–13) ed esecuzione di algoritmi interattivi“.

Sulla base di queste affermazioni, ampiamente documentate nella letteratura scientifica, sembra essere ormai certo che l’elettronica tradizionale, basata su tecnologia CMOS e silicio, sia perfettamente riproducibile su scala genetica.
Non vi è quindi motivo di dubitare della presenza di micro/nano dispositivi elettronici basati su DNA sintetico, indicando con un’altissima probabilità che i cosiddetti “vaccini” (sicuramente quelli prodotti da Pfizer) possiedano nanotecnologie non dichiarate nel foglietto di posologia.

In modo molto chiaro, Scalise e Schulman hanno spiegato come funzionano l’Input e l’Output in questo tipo di circuito : “Gli input ai circuiti del DNA sono filamenti di DNA con sequenze specifiche che possono trasmettere al circuito informazioni su un materiale o su un ambiente.

Allo stesso modo, le uscite di un circuito del DNA sono fili che possono controllare gli stati di materiali o molecole.
I filamenti di input/output dei circuiti del DNA sono quindi analoghi alle porte USB dei computer elettronici, ovvero un’interfaccia standard che consente al circuito di comunicare con dispositivi periferici, in questo caso molecole o materiali.

L’uso di interfacce di input/output modulari è un principio di progettazione chiave che consente agli stessi tipi di circuiti di interfacciarsi con un insieme diversificato di materiali.

In linea di principio, un sensore di ingresso potrebbe essere sostituito con un tipo diverso di sensore per consentire allo stesso circuito di ricevere ed elaborare informazioni su un diverso tipo di stimolo ambientale.
Allo stesso modo, gli attuatori di uscita potrebbero essere scambiati per consentire allo stesso circuito di pilotare risposte diverse
“.

Ciò consente di comprendere l’interoperabilità dei circuiti del DNA, con porte dati ben definite.

Lo sviluppo di circuiti molecolari di DNA autoassemblati avverrebbe tramite un mezzo idoneo, in particolare, attraverso l’uso di idrogel.
Questo dettaglio è assai importante, poiché era stata verificata la presenza di idrogel nei cosiddetti “vaccini”, come spiegato nell’articolo riguardante lo spettro Raman 1450.


Lo spettro Raman 1450 nelle fiale dei cosiddetti “vaccini” : rassegna della letteratura scientifica


Infatti Scalise e Schulman affermano che “gli idrogel sono materiali composti da catene polimeriche reticolate in acqua.
Incorporando il DNA nell’idrogel come legami incrociati (Nagahara, S.; Matsuda, T. 1996), le proprietà del materiale dell’idrogel possono essere manipolate dinamicamente aggiungendo filamenti di DNA per alterare, rompere o creare nuovi reticoli.

Secondo (Lin, DC; Yurke, B.; Langrana, NA 2004) sono stati sviluppati incroci di DNA che potrebbero dissociarsi in modo reversibile aggiungendo un filamento complementare ad uno dei filamenti incrociati.
Gli idrogel reticolati del DNA possono anche
essere induriti od ammorbiditi aggiungendo del DNA che modifica la conformazione dei legami incrociati tra uno stato a doppio filamento od una conformazione parziale a filamento singolo (Lin, DC; Yurke, B.; Langana, NA 2005)
“.

Questa descrizione è compatibile con i cristalli di DNA, che infatti inizialmente appaiono flessibili durante il processo di autoassemblaggio, ma che in seguito si induriscono man mano che vengono completati, mostrando una morfologia rigida coerente con quanto conosciuto nella letteratura scientifica.

Un altro dettaglio che conferma quanto è stato osservato nelle immagini al microscopio sono tracce di colorazioni fluorescenti, che si svilupperebbero in strutture tridimensionali a seguito della modifica od alterazione delle loro catene di DNA o dell’introduzione di oligonucleotidi colorati.

(Scalise, D.; Schulman, R. 2019 | Hao, Y.; Kristiansen, M.; Sha, R.; Birktoft, JJ; Hernandez, C.; Mao, C.; Seeman, NC 2017) affermano infatti che “le reazioni di spostamento del filamento di DNA operano all’interno di cristalli di DNA tridimensionali, ad esempio, utilizzando filamenti di DNA con diverse modifiche fluorescenti per cambiare il colore di un cristallo“.

Questa pratica colorante è stata ampiamente studiata nella letteratura scientifica ; vale la pena evidenziare quella di (Rusling, DA; Chandrasekaran, AR; Ohayon, YP; Brown, T.; Fox, KR; Sha, R.; Seeman, NC 2014) dove è stato ottenuto un colore verde turchese fluorescente, simile ad alcune delle tracce osservate nei cristalli dei campioni fotografati del cosiddetto “vaccino” Pfizer, come in Fig. 22.


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Fig.22. Tracce di fluorescenza in alcuni dei cristalli di DNA osservati nei campioni di vaccino Pfizer. (Campra, pag. 2021)

Inoltre, Rusling e il suo team affermano che “il DNA è una molecola molto utile per l’autoassemblaggio programmato di oggetti 2D e 3D su nanoscala.

Il design di queste strutture sfrutta l’ibridazione Watson-Crick e lo strand swapping per unire duplex lineari in assiemi finiti.
Le dimensioni di questi complessi
possono essere aumentate di oltre cinque ordini di grandezza mediante l’autoassemblaggio di segmenti coesivi a filamento singolo (estremità coesive).

I metodi che sfruttano l’indirizzabilità di sequenza delle nanostrutture di DNA consentiranno il posizionamento programmabile dei componenti nello spazio 2D e 3D, offrendo applicazioni come l’organizzazione della nanoelettronica, la direzione delle cascate biologiche e la determinazione della struttura di molecole periodicamente posizionate mediante diffrazione di raggi X.

A tal fine, presentiamo un cristallo 3D macroscopico basato sul triangolo di tensegrità rotazionalmente simmetrico di 3 pieghe, che possono essere funzionalizzate da un oligonucleotide che forma triplex su ciascuno dei suoi bordi elicoidali (TFO)…In presenza di TFO i cristalli erano verdi, dimostrando ancora una volta la riuscita incorporazione di TFO all’interno del cristallo.

Per quanto riguarda la possibilità di sviluppare circuiti e dispositivi elettronici, esiste un’abbondante letteratura scientifica che dimostra l’implicazione diretta del DNA autoassemblato nella creazione di sistemi informatici e nanotecnologici, anche attraverso cristalli di DNA.

Un esempio può essere trovato nell’articolo di (Jackson, T.; Fitzgerald, R.; Miller, DK; Khisamutdinov, EF 2021) : “L’integrazione dei progressi nella nanotecnologia degli acidi nucleici e nelle tecnologie degli aptameri degli acidi nucleici consente di costruire nuove nanoparticelle che svolgono ruoli intermedi tra computer elettronici e sistemi biologici.

La programmazione con molecole biologiche, in particolare con acidi nucleici (NA), sta diventando molto interessante grazie al suo potenziale per funzioni che vanno dalla semplice emissione di fluorescenza alla sofisticata regolazione genica in vivo.

Il comportamento strutturale racchiuso dalle loro sequenze può essere previsto e manipolato utilizzando algoritmi di piegatura 2D.

I biopolimeri di acido nucleico risultanti possono essere utilizzati come nanoagenti a controllo logico per specifiche applicazioni biomediche.
Gli aptameri di RNA fluorogenico
possono essere progettati per funzionare come un semplice circuito all’interno di singole porte logiche binarie.

Ciò dimostra il grande potenziale della nanotecnologia degli acidi nucleici e promette di sviluppare tecnologie all’avanguardia, soprattutto se è combinato sinergicamente con altri sistemi informatici e nanorobotici ”.

Quindi è confermato che possono essere progettati dispositivi per “la trasduzione e la elaborazione del segnale”, che coincide con i compiti svolti da router, trasduttori, controller, tutti dispositivi esplicitamente citati nell’ambito delle nanocomunicazioni intracorporee wireless.

In effetti, Jackson e il suo team affermano che “la nanotecnologia del DNA potrebbe fornire un approccio semplice per progettare in modo modulare interfacce intuitive per I/O di segnale in cui tutte le attività di trasduzione del segnale, elaborazione delle informazioni e generazione del segnale sono eseguite da elementi del circuito DNA/RNA.

In primo luogo, poiché molte nanostrutture di DNA sono facilmente interiorizzate dalle cellule viventi, possono essere utilizzate come veicoli di consegna multifunzionali per fornire proteine ​​​​regolatrici e circuiti di calcolo del DNA/RNA agli organismi viventi.

Inoltre possono essere mirati a specifici organelli od organi con piccoli ligandi, aptameri o segnali peptidici precaricati su nanostrutture di DNA.
Tali sistemi permetterebbero la progettazione di un sistema universale per
trasportare le istruzioni genetiche nella cellula utilizzando moduli basati su nanostrutture di DNA.

In secondo luogo, le nanostrutture dinamiche del DNA che incorporano gli FNA (Functional Nucleic Acids) offrono una grande flessibilità nella progettazione dei trasduttori di segnale grazie alla disponibilità di un’ampia gamma di FNA identificati da SELEX (Systematic Evolution of Ligands by Exponential Enrichment) od estratti da genomi naturali.

Questi trasduttori possono trasformare in modo specifico un segnale di ingresso in stati binari digitali (On 1/Off 0) attraverso la commutazione strutturale.
Le biomolecole regolatorie rilasciate durante il cambiamento strutturale possono essere inoltrate e riconfigurate a percorsi o circuiti di segnalazione intracellulare.

Terzo, i circuiti DNA/RNA possono agire direttamente sugli acidi nucleici prodotti durante la trasduzione del segnale in ingresso per elaborare le informazioni e prendere decisioni logiche.
In quarto luogo, una volta che i segnali sono stati elaborati, il DNA/RNA
può essere utilizzato per generare segnali di uscita che vengono trasmessi a un osservatore esterno in altre cellule.

Operazioni booleane e porte logiche tramite DNA

Esiste una grande abbondanza di letteratura scientifica sulla progettazione di aritmetica booleana, calcolo, porte logiche tramite DNA.

L’elenco è infatti molto lungo, come ad esempio (George, AK; Kunnummal, IO; Alazzawi, L.; Singh, H. 2020 | Fan, D.; Wang, J.; Wang, E.; Dong, S. 2020 | Xiong , X., Xiao, M., Lai, W., Li, L., Fan, C., Pei, H. 2021 | Zhao, S., Yu, L., Yang, S., Tang, X., Chang, K., Chen, M. 2021 | Yao, CY, Lin, HY, Crory, HS, de-Silva, AP 2020 | Zhou, Z., Wang, J., Levine, RD, Remacle, F., Willner , I. 2021 | Katz, E. 2020 | Lv, H., Li, Q., Shi, J., Fan, C., Wang, F. 2021 | Jiang, C., Zhang, Y., Wang, F. ., Liu, H. 2021 | Liu, Q., Yang, K., Xie, J., Sun, Y. 2021 | Chen, Z., Yin, Z., Cui, J., Yang, J., Tang , Z. 2021 | Zhang J., Liu C. 2021 | Wang Y., Qian M., Hu W., Wang L., Dong Y. 2020).

La maggior parte delle ricerche effettuate concorda sul fatto che sia lo spostamento del filamento di DNA che consente lo sviluppo di modelli di calcolo molecolare.
In questo modo, circuiti di commutazione digitali, porte logiche, flussostati consentono di adattare l’elettronica convenzionale al modello di calcolo digitale molecolare.

Ciò è confermato, ad esempio, da (Chatterjee, G.; Dalchau, N.; Muscat, RA; Phillips, A.; Seelig, G. 2017) nel loro lavoro “Architettura localizzata nello spazio per un veloce calcolo modulare del DNA“, articolo presente per molto tempo nella homepage del blog di ricerca di Microsoft.

I ricercatori hanno creato circuiti di commutazione del DNA, noti anche con l’acronimo in inglese DSC, che consentono di programmare il comportamento delle catene di DNA per eseguire operazioni di calcolo, radici quadrate, addizioni, prodotti.

Lo stesso risultato è stato ottenuto anche da (Wang , F.; Lv, H.; Li, Q.; Li, J.; Zhang, X.; Shi, J.; Fan, C. 2020) dove si può verificare come l’attivazione e la disattivazione di sequenze genetiche, siano state utilizzate per eseguire calcoli aritmetici, vedi Fig. 23 e 24.



Tutto questo può essere utilizzato al fine di effetuare operazioni a codice binario e di conseguenza permettere il funzionamento di transistor e circuiti integrati, come dimostrato dagli esempi descritti da (Polonsky, S.; Stolovitzky, G.; Rossnagel, S. 2007 | Ogata, N. 2012 | Gupta, RK; Saraf, V. 2009 | Sawlekar, R.; Nikolakopoulos, G. 2021 | Yan, S.; Wong, KC 2021 | Bhalla, V.; Bajpai, RP; Bharadwaj, LM 2003 | Zahid, M.; Kim, B.; Hussain, R.; Amin, R.; Parco, SH 2013 | Matsuo, N.; Takagi, S.; Yamana, K.; Ehi, A.; Takada, T.; Yokoyama, S. 2012 | Lyshevski, MA 2005 | Wang, K. 2018).


computacion booleana ADN 900x480 1
Fig.23. Implementazione del calcolo digitale booleano, con circuiti a DNA. Nota come il processo di attivazione e disattivazione della catena causa la logica booleana che può essere utilizzata per eseguire calcoli aritmetici. (Wang, F.; Lv, H.; Li, Q.; Li, J.; Zhang, X.; Shi, J.; Fan, C. 2020)

computacion booleana ADN2 900x480 1
Fig.24. Implementazione di funzioni booleane con circuiti di DNA sintetico. Si può vedere come i dati binari nella tabella possono essere rappresentati in circuiti di molecole di DNA. Sono stati effettuati anche calcoli di consumi energetici molto bassi. (Wang, F.; Lv, H.; Li, Q.; Li, J.; Zhang, X.; Shi, J.; Fan, C. 2020)

Il progetto CORDIS DISCORdia

Nonostante l’ironia nel titolo di questa sezione, penso sia giusto definiree “DISCORdia” il progetto CORDIS avente identificatore 321772, dal titolo “Logical re-routing of cellular communication networks by DNA origami nanorobot” (CORDIS. Commissione Europea. 2019).



Un titolo decisamente esplicito, che conferma come che i nanorouter si basino su reticoli di origami di DNA che sviluppano un calcolo logico.


Identificazione di pattern nei cosiddetti “vaccini” : prove di auto-assemblaggio dei reticoli di origami di DNA


Tutto questo è inoltre confermato dalla presenza di nanorouter nella ormai ampiamente accertata rete di nanocomunicazione wireless interagente con il corpo umano.


Nanorouters nei cosiddetti vaccini : una scoperta fondamentale


Reti di nanocomunicazione wireless interagenti con il corpo umano : i “vaccinati” possono già essere controllati dall’esterno !


Inoltre la sintesi del progetto CORDIS non lascia alcun dubbio sulle finalità del progetto :

“L’obiettivo del progetto nanorouters è stato quello di progettare robot su scala nanometrica, realizzati con molecole di DNA sintetico, in grado di reindirizzare la comunicazione cellulare tra le cellule in un modello clinicamente rilevante…Il lavoro si è concentrato sulla progettazione di robot sintetizzabili su larga scala, realizzati interamente tramite DNA (esclusi farmaci e proteine ​​​​chimiche, per mantenere l’omogeneità e la semplicità dei materiali).

La sua dimostrazione in sistemi a più tipi di cellule in vitro e infine la sua dimostrazione in vivo è stata completata alla fine del 2017″

Da questa affermazione si evince chiaramente l’esistenza di nanorouter al fine di consentire l’instradamento di segnali e dati, nell’ambito delle reti di comunicazione cellulare e molecolare e quindi nelle reti di nanocomunicazione intracorporee, rispondendo alla necessità di sviluppare e testare nanotecnologie che sarebbero poi state introdotte nei cosiddetti “vaccini”.

Implicazioni della scoperta di cristalli di DNA assemblati

La presenza di cristalli di DNA autoassemblati nei campioni dei cosiddetti “vaccini” ha davvero notevoli implicazioni pratiche.

In primo luogo implica l’uso di nanotecnologie molto avanzate, come l’autoassemblaggio di oggetti secondo schemi e modelli predeterminati in laboratorio, confermando quindi non solo l’intenzione, ma soprattutto lo scopo premeditato. 

In secondo luogo, è necessario a questo punto analizzare tutti i tipi di oggetti autoassemblati tramite DNA, il che amplia le possibili tecniche di bioingegneria utilizzate, oltre allo sviluppo di biosensori e dispositivi nel contesto della rete intracorporea di nanocomunicazioni wireless.

Terzo, la presenza di cristalli di DNA implica con alta probabilità la presenza di circuiti e sistemi informatici basati sul DNA.

Esistono infatti numerose pubblicazioni scientifiche che dimostrano come sia possibile sviluppare circuiti, transistor e dispositivi elettronici con stringhe di DNA, consentendo il funzionamento di tutti i tipi di segnali e dati, in particolare di tipo binario.

Ecco alcuni esempi.

1.Nanotubi di carbonio e nanotubi di DNA.
Secondo le figure 3, 5, 7, 10 osservate nel lavoro di (Zhao, J.; Zhao, Y.; Li, Z.; Wang, Y.; Sha, R.; Seeman, NC; Mao, C. 2018), è possibile affermare che alcuni degli oggetti a forma di fibra potrebbero non corrispondere effettivamente a micro/nanotubi di carbonio CNT, ma in realtà essere micro/nanotubi di DNA.

Tuttavia, non è possibile escludere del tutto la possibilità che nei cosiddetti “vaccini” non siano presenti nanotubi di carbonio, proprio per la presenza della piegatura di fogli di grafene o nanofogli.

Infatti, l’ossido di grafene nei cosiddetti “vaccini” implica con alta probabilità la presenza di nanotubi di carbonio a parete singola o multipla.
Pertanto, è plausibile che possano esistere strutture micro/nanotubulari di carbonio e DNA mescolate con la cosiddetta soluzione “vaccinale”.

A questo punto è importante sottolineare che la letteratura scientifica afferma in modo chiaro e convincente come il DNA possa ibridarsi, funzionalizzare o decorare con il grafene in soluzioni acquose (Sun, J.; Li, Y.; Lin, J. 2017 | Premkumar, T.; Geckeler, KE 2012 | Peña-Bahamonde, J.; Nguyen, HN; Fanourakis, SK; Rodrigues, DF 2018 | Zhang, H.; Gruener, G.; Zhao, Y. 2013), vista la più che probabile presenza sia di micro/nanotubi di DNA che di grafene, diventando un materiale ibrido che otterrebbe le proprietà superconduttive, elettromagnetiche, piezoelettriche dei nanotubi di carbonio CNT, quindi facile da assimilare negli organi bersaglio del corpo umano, essendo composto di DNA.

In altre parole, il rigetto dei micro-nanotubi può essere ridotto al minimo (Gangrade, A.; Stephanopoulos, N.; Bhatia, D. 2021 | Fu, X.; Peng, F.; Lee, J.; Yang, Q. Zhang, F.; Xiong, M.; Zhang, XB 2020) nel passaggio verso il tessuto cardiaco e verso il sistema nervoso centrale (Sidharthan, DS; Abhinandan, R.; Balagangadharan, K.; Selvamurugan, N. 2021 | Bhattacharya, S. 2021).

Nella letteratura scientifica esistono chiari riferimenti allo sviluppo di nano-biosensori di DNA, nanotubi di carbonio e punti quantici di grafene (Qian, ZS; Shan, XY; Chai, LJ; Ma, JJ; Chen, JR; Feng, H. 2014 | Q . Chi; Z. Yang; K. Xu; C. Wang; H. Liang 2020 | DY Tam; JWT Ho; MS Chan; CH Lau; TJH Chang; HM Leung ; Lo, PK 2020 | Stephanopoulos, N.; Freeman, R.; North, HA; Sur, S.; Jeong, SJ; Tantakitti, F.; Stupp, SI 2015 | Silva, GA; Khraiche, ML 2013), ma anche dall’ibridazione di aptameri di DNA (Wang, L.; Wu, A.; Wei, G. 2018 | Wang, L.; Zhu, J.; Han, L.; Jin, L.; Zhu, C. Wang, E ; Dong, S. 2012).

2.Transistor e circuiti DNA, Pipeline Microfluidic, Circuiti QCA.
In accordo con tutte le prove già osservate nelle immagini al microscopio dei cosiddetti “vaccini”, ipotizzando la presenza di strutture sintetiche del DNA si può dedurre che le strutture rettangolari, quadrangolari, di varia complessità sono proprio ciò che sembrano essere : circuiti integrati.

Infatti (Mohanty, N.; Berry, V. 2008 | Green, NS; Norton, ML 2015 | Premkumar, T.; Geckeler, KE 2012) nel loro studio parlano dello sviluppo di transistor, biodispositivi, biosensori e sistemi integrati circuiti basati su DNA e grafene.

Per quanto riguarda il rilevamento o la presenza di canalizzazione microfluidica, indicativa di chip microfluidici (Materón, EM; Lima, RS; Joshi, N.; Shimizu, FM; Oliveira, ON 2019 | Ang , PK; Li, A.; Jaiswal, M.; Wang, Y.; Ho, HW; Thong, JT; Loh, KP 2011), in alcuni oggetti osservati nei cosiddetti “vaccini”, è una possibilità che non può ancora essere esclusa.

In effetti, i cristalli e le strutture del DNA non sarebbero incompatibili con la progettazione di questo tipo di chip e circuiti canalizzati.
Tuttavia, i
circuiti microfluidici nella maggior parte dei casi compaiono nella letteratura scientifica in una scala molto più grande di quella osservata nei campioni del cosiddetto “vaccino”.

D’altra parte è logico che se da una parte esiste la possibilità di creare circuiti e transistor con DNA e grafene, dall’altra non avrebbe molto senso costruire chip microfluidici molto più grandi della scala molecolare.


https://herowndestiny.com/nanorouters-nei-cosiddetti-vaccini/


Per quanto riguarda invece i circuiti QCA (Quantum Cellular Automata) descritti in precedenza, sebbene quanto osservato già suggerisca la presenza di un circuito di punti quantici composto da cavi e porte logiche fra i diversi componenti, esistono nella letteratura scientifica numerosi articoli che dimostrano una reale possibilità di creare circuiti QCA su scala molecolare da nanopattern di DNA (Hu, W.; Sarveswaran, K.; Lieberman, M.; Bernstein, G.H. 2005 | Walus, K.; Karim, F.; Ivanov, A. 2009 | Dysart, T.J. 2009 | Ma, X.; Lombardi, F. 2008 | Ma, X.; Lombardi, F. 2009 | Hänninen, I.; Takala, J. 2010 | Jang, B.; Kim, Y.B.; Lombardi, F. 2008).

In particolare è degno di nota il lavoro di (Chaudhary, A.; Chen, D.Z.; Hu, X.S.; Niemier, M.T.; Ravichandran, R.; Whitton, K. 2007) dal titolo “Fabricable interconnection and molecular QCA circuits“, da cui è stato estratto questo importante passaggio :

“I requisiti per il posizionamento delle cellule QCA molecolari sono rigorosi.
Più che in qualsiasi altra implementazione, le singole molecole devono essere collocate in posizioni specifiche con precisione nanometrica.

A partire da questo momento inizieremo a spiegare esattamente la precisione necessaria per realizzare circuiti QCA, ed anche perché la costruzione del crossover sarà fisicamente difficile da costruire.
Risultati recenti sui mosaici di DNA suggeriscono una possibilità di utilizzo del DNA come
circuito stampato per posizionare le celle QCA.

Un bersaglio vitale assume mosaici di DNA come impalcatura.
In questo modo le molecole QCA si legherebbero in modo covalente ai nucleotidi del DNA modificati.

Supponendo che i mosaici conservino il duplex B-DNA, i siti nel solco maggiore potrebbero funzionare da punti di giunzione con una periodicità di 3,6 Å lungo l’asse dell’elica e 2 o 4 Å perpendicolarmente all’asse dell’elica (creando un potenziale per densità di 1013/cm2).

Una massa critica significativa ; infatti molti gruppi di ricerca attualmente cercano di creare e attaccare nanoparticelle a scaffold basati sul DNA”.

Una spiegazione decisamente indicativa del tipo di circuiti che si potrebbero trovare nei campioni del cosiddetto “vaccino”.
Gli autori spiegano l’uso del DNA, che funzionerebbe come una piastra o scaffold per il posizionamento dei QCA con cui verrebbe configurato un circuito.

Questi QCA possono essere realizzati con materiali diversi, incluso il grafene, utilizzando GQD (Graphene Quantum Dots) o punti quantici di grafene. Inoltre Chaudhary spiega anche il funzionamento di un autoassemblaggio :

Zattere di DNA con molecole possono essere guidate in determinati luoghi per formare sistemi più complessi.

In precedenza, abbiamo discusso dell’uso della sintesi chimica e dell’autoassemblaggio dal basso verso l’alto per formare circuiti stampati molecolari.
Questa sezione esamina come questi circuiti verranno utilizzati per formare i sistemi.

L’assemblaggio diretto prevede l’utilizzo della litografia top-down da 10 a 100 nm per guidare il legame dei circuiti stampati ai substrati CMOS.
Le interazioni tra le schede elettroniche consentiranno loro di agganciarsi, mantenendo la registrazione sub-nanometrica da una scheda all’altra.

Per tutti questi motivi, l’ipotesi della presenza di circuiti QCA nei cosiddetti “vaccini” diventa sempre più probabile.
Tuttavia, l’indagine è ancora in corso, e naturalmente sono necessarie ulteriori prove per rafforzare ancora di più questa ipotesi.

Ma non è affatto da escludere la ipotesi che il tipo di circuito utilizzato sia semplicemente composto da catene di DNA sintetiche, incapsulate a loro volta in cristalli di DNA.

3.Circuiti del DNA nella rete intracorporea di nanocomunicazioni wireless.
Secondo il lavoro di (Zhang, Y.; Feng, Y.; Liang, Y.; Yang, J.; Zhang, C. 2021) si possono creare “circuiti e reti sintetiche di DNA per l’elaborazione molecolare delle informazioni“, il che effettivamente corrisponde al tipo di comunicazione “molecolare“, risultante dal funzionamento dei neuroni nel sistema nervoso centrale
(Balasubramaniam, S.; Boyle, NT; Della-Chiesa, A.; Walsh, F.; Mardinoglu, A.; Botvich, D .; Prina-Mello, A. 2011 | Suzuki, J.; Budiman, H.; Carr, TA; DeBlois, JH 2013 | Abd-El-atty, SM; Lizos, KA; Gharsseldien, ZM; Tolba, A. ; Makhadmeh, ZA 2018 | Yang, K.; Bi, D.; Deng, Y.; Zhang, R.; Rahman, MMU; Ali, NA; Alomany, A. 2020), come già in precedenza indicato nell’articolo riguardante le reti di nanocomunicazione wireless interagenti con il corpo umano e sui nanotubi e nanopolpi di carbonio/grafene.


Reti di nanocomunicazione wireless interagenti con il corpo umano : i “vaccinati” possono già essere controllati dall’esterno !


Identificazione di pattern nelle persone vaccinate : nanopolpi e nanotubi di carbonio/grafene



Zhang e il suo team affermano infatti che “attraverso una reazione di spostamento del filamento di DNA, un circuito di DNA sintetico può essere utilizzato per regolare con precisione reti genetiche complesse e biosistemi molecolari, ad esempio, sistemi di reti neurali del DNA… È stato dimostrato che i circuiti di DNA sintetico possiedono la superiorità nella simulazione e nella regolazione della segnalazione del DNA, a causa di proprietà di programmabilità e facilità d’uso…Una varietà di funzioni di bioingegneria e bioinformatica sono state regolate variando le architetture e le integrazioni dei circuiti del DNA, come la loro simulazione dei segnali, l’interruttore molecolare, il ciclo catalitico, la cascata di amplificazione e le porte logiche“.

Con questa spiegazione, la relazione tra lo sviluppo dei circuiti del DNA, del DNA e dei nanotubi di carbonio (grafene) e l’obiettivo di servire il calcolo e la ricezione di segnali e dati come risultato della comunicazione molecolare, che avviene principalmente nel sistema nervoso centrale ed in particolare nel tessuto neuronale del cervello.


Nanoantenne plasmoniche ed identificazione di pattern nelle persone “vaccinate”


Nano-rectenne : ulteriori prove che confermerebbero la teoria delle nano-reti incentrate nel corpo umano


Pertanto, si può concludere che il DNA fornisce la capacità computazionale della rete neurale artificiale che può essere configurata nel sistema nervoso centrale, elaborando i segnali generati a livello molecolare dai neuroni, trasmettendo e propagando le informazioni codificate al resto del rete mediante nano-antenne plasmoniche e nano-rectenne.

4.Produzione in serie di strutture di DNA.
Una delle domande che possono essere sollevate intorno alla scoperta di cristalli di DNA e di sequenze artificiali finalizzate alla costruzione di strutture e circuiti è sia la produzione in serie delle sequenze genetiche, sia della loro introduzione nei cosiddetti “vaccini”.

Può sembrare una sfida impossibile, ma la scienza è riuscita a risolvere questo problema, come mostra ad esempio il lavoro di (Praetorius, F.; Kick, B.; Behler, KL; Honemann, MN; Weuster-Botz, D.; Dietz, H .2017) dal titolo “Produzione in serie biotecnologica di origami di DNA”.

Infatti, il questo studio si spiega come il DNA sintetico degli origami utilizzato nell’autoassemblaggio è costituito da una “nanostruttura da una molecola di scaffold a filamento singolo molto lunga tenuta in posizione da molti oligonucleotidi di base a filamento singolo corti “, e continua affermando che “solo le molecole di scaffold derivate da batteriofagi sono suscettibili di una produzione di massa scalabile ed efficiente ; i filamenti più corti sono ottenuti mediante costose sintesi in fase solida o processi enzimatici…mostriamo che filamenti singoli di DNA di lunghezza virtualmente arbitraria e con sequenze virtualmente arbitrarie possono essere prodotti in modo scalabile ed economico utilizzando batteriofagi per generare un DNA a filamento singolo.

A questo punto non esiste più alcun dubbio che la produzione di massa di DNA sintetico sia fattibile sia in quantità che in efficienza, il che è compatibile con la produzione di massa di milioni dei cosiddetti “vaccini”.

5.Ibridazione di DNA sintetico e grafene nel corpo umano .
Sebbene la ricerca sull’ibridazione del DNA sintetico e del grafene nel corpo umano non sia ancora iniziata, stanno già cominciando ad apparire prove che indicano questa ipotesi coem pienamente fattibile.

Il grafene infatto può essere combinato ed ibridato con il DNA sintetico del cosiddetto “vaccino” soprattutto negli aptameri dei filamenti.
Questo permette di dedurre che sia possibile ottenere il medesimo risultat anche con il DNA naturale del corpo umano.

In assenza di indagini a riguardo e di una possibile revisione della letteratura scientifica esistenet, vale la pena sottolineare questa possibilità estremamente preoccupante per le conseguenze e le finalità possibili.



In questo caso i circuiti di DNA si riprodurrebbero come il resto delle catene di DNA del corpo, il che richiederebbe implicherebbe l’utilizzo della tecnica CRISPR-Cas-9 oppure CRISPR-Cas-13 : in poche parole l’editing genetico dell’essere umano, per trasformarlo in un dispositivo intelligente, connesso alla rete, costituente una fonte di informazioni e dati bio/neurologici, interattivo e stimolato con qualsiasi tipo di segnale compatibile, ricevuto dall’esterno, sempre tenendo conto di ciò che è stato ampiamente spiegato nell’articolo già citato i precedenza che spiega il funzionamento delle reti di comunicazione wireless interagenti con il corpo umano.

D’altra parte, non bisogna dimenticare il dettaglio dell’ibridazione del grafene in aptameri di DNA che, dividendo e degradandosi in punti quantici, potrebbe contaminare il DNA naturale e trasformarlo in un superconduttore, essendo particolarmente applicabile nel sistema nervoso del corpo umano, trasformandolo in un’autostrada di fibre ottiche attraverso la quale i segnali ed i dati vengono trasmessi e propagati in modo efficiente in ogni angolo del corpo.

Un’altra conseguenza molto importante è la trasmissibilità delle modifiche genetiche che possono essere avvenute, cioè la “contaminazione genetica“, la cui purificazione e reversibilità è ancora sconosciuta.

Ulteriori ricerche

L’importanza di questa scoperta richiede ulteriori ricerche.
In quest’ottica, occorre lavorare ancora su test scientifici per confermare la presenza di DNA nelle fiale del cosiddetto “vaccino”.

D’altra parte, grazie agli articoli scientifici studiati è stato già elaborato un vero e proprio catalogo di sequenze di DNA : cristalli di DNA, auto-assemblaggio di DNA, ibridazione di aptamers e DNA sintetico, loop di DNA.

Con questi test, i ricercatori stanno cercando di trovare la prova definitiva, che permetterà di affermare, senza alcun margine di errore, che i cosiddetti “vaccini” contengono DNA sintetico, nanotecnologia, auto-assemblaggio di componenti, dispositivi nano-elettronici e circuiti di DNA.

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Articolo originario : Mik Andersen, Autoensamblaje de cristales de ADN (2022)
Completa rielaborazione, integrazione con ulteriori materiali e ricerche, nonchè traduzione effettuata a mano (senza traduttore automatico) a cura di Veronica Baker


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